Un turbinio mattutino

campagnaedit

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Il protocollo si sta automatizzando: la voce che passa ad annunciare, con cadenza diventata ormai sistematica, che viene sospesa l’erogazione dell’acqua, è diventata simile a quella, metallica, impersonale, dello speaker di un aeroporto importante.
Ed è automatizzata anche la mia reazione: come un robot, come un sonnambulo, con gli occhi semichiusi, mi alzo, percorro la strada che mi separa dalle pentole, dal lavandino e, dopo il riempimento, quella che mi riporta a letto.
Inutile stare troppo a pensare che non siamo nel Sahara ma vicino all’ultima uscita della tangenziale, in un lembo di Pianura Padana già in vista, in lontananza, delle prime preappenniniche escrescenze collinari.

Dunque zona, oltre che umida, dove fra l’altro di radio soffia il vento.
E sentirlo letteralmente fischiare, e senza tregua, questo sì è servito, una volta compiuta l’operazione e recuperato l’assetto orizzontale, a destare completamente la mia attenzione.

Che lo vogliamo o no la primavera ci rinnova, e le prime doglie di questa trasformazione sono le più fastidiose, per non dire dolorose.
In certi momenti ti senti quasi smarrito, sfinito, in balia di forze aliene, come in una nuova pubertà che anno dopo anno, a dispetto dei dati anagrafici, non si dimentica di chiederti di pagare anticipatamente il conto di una nuova fioritura.
Le ho spese tutte, ho pensato ascoltando sdraiato l’inquietante e incessante sibilo, ma proprio tutte, lungo un inverno di molte piogge e di qualche violenta tempesta.
Che hanno segnato il mio procedere, ma che invece di irrorarmi ora mi fanno sentire come inaridito.
Mi sento come i rubinetti di casa e di tutto il circondario: l’erogazione è sospesa.

Riposo, attesa, fiducia: la primavera farà il suo corso, come sempre.
Ma intanto, per cercare argomenti, bisogna attingere ai rubinetti del passato; bisogna consultare uno dei tanti grossi volumi della tua personale Grande Enciclopedia della Vita Vissuta…

L’ingombrante baule verde predisposto ad accogliere il necessario per due mesi di vacanza al mare, e il fermento della partenza, attesa, immaginata, agognata, in un interminabile conto alla rovescia dei giorni e delle ore.
Il viaggio, questa volta quello vero, non quel prologo del lunedì di Pasqua per andare a fissare l’appartamento. Sembravano tanti, quei centoventi chilometri, seduto dietro la nuca del babbo serenamente alla guida, della mamma al suo fianco, di mio fratello al fianco mio.
L’ultimo ponte, facciamo a chi vede per primo il mare. Ed eccolo, striscia di un azzurro intenso, laggiù.
Due mesi, di lunghe mattinate alla spiaggia, di pomeriggi a scorrazzare in bicicletta in mezzo ad una campagna assolata, colorata, dai forti odori di fertilizzanti e di verderame, il massimo per un bambino di città, d’appartamento, di rari giardini pubblici.
Ho avuto compagni e compagne di giochi, in quei lunghi pomeriggi, ma ricordo anche le mie fughe solitarie al passaggio a livello, ad aspettare il momento magico, nel silenzio incantato dei campi tutt’intorno, in cui la girandola rifrangente di segnalazione, a tre pale bianche a e rosse, si metteva a roteare lentamente, con ritmici e forti rintocchi della sua campanella, prima che le sbarre cominciassero ad abbassarsi.
Nel garage ed officina dei padroni di casa avevo scoperto una morsa di acciaio che assomigliava, un po’, al congegno a manovella usato nella piccola stazione per azionare a distanza le sbarre, e quando nei pressi di casa e del garage sentivo quei rintocchi lontani, correvo con la bici a chiudere anch’io il mio privato passaggio a livello, tanto a quell’ora non c’era nessuno, se ne stavano a lavorare in campagna, o al mercato.

In luglio il babbo veniva solo il sabato pomeriggio e ripartiva la domenica sera. Immaginavo la sua vita solitaria a casa in città, il ventilatore ai piedi del lettone, e gli scrivevo qualche letterina, in cui gli auguravo di non soffrire troppo il caldo.
Una domenica sera vidi la mamma in lacrime, dopo quel piccolo settimanale necessario abbandono. Si volevano un sacco di bene i miei genitori.
Dopo la messa vespertina, un’altra domenica, mi ero allontanato con la mia bicicletta, poi li incrociai e li vidi camminare allacciati come due fidanzati, e mi sembrava strano che fossero proprio loro, a camminare così, forse perchè in città non si usciva quasi mai, tutti insieme.
In agosto, con le ferie di lui, cessava quel distacco; era anche il mese in cui era più frequente passare la giornata insieme a parenti ed amici.
Erano venuti a trovarci da noi, un pomeriggio, gli zii ed altri parenti. Due lunghi e grossi cocomeri verde chiaro, quelli “americani”, erano al fresco nell’acqua corrente della grande vasca in cemento, nel cortile.
Passeggiando tutti insieme incrociammo uno dei contadini del vicinato, forse a sua volta parente dei nostri padroni di casa.
Questo giovanotto un po’ ruspante doveva avere un certo aspetto da cow-boy, e in fondo la nostra cultura di film domenicali, accompagnati al cinema dalla zia Maria, era quella.
Mi lasciai sfuggire a voce alta il felice soprannome che gli aveva affibbiato mio fratello:
“Eeeh, c’è Jack Pistola !”
Con santa pazienza, superato l’imbarazzo di quell’incontro, mio padre m’insegnò che bisognava avere un po’ più di cautela nelle esternazioni…

Il vento continua a fischiare.
Ripongo mentalmente, con cura, il volume nell’immaginaria stanza dell’enciclopedia del passato.
Non ho la minima voglia di alzarmi e di lavarmi la faccia con l’acqua delle pentole.
E piano piano l’inquietudine cede il posto all’abbandono: mi lascio andare ad un lungo sonno rigeneratore, tranquillo e profondo.

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Immagine da:

http://www.centrometeolombardo.com/content.asp?contentid=851&ContentType=Archivio

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6 risposte a Un turbinio mattutino

  1. Antonio(ReAnto) ha detto:

    anche a me ieri è mancata l’acqua causa una rottura al tubone principale. Bella questa pagina del tuo blog!

  2. myrta09 ha detto:

    Oddio, se manca l’acqua dalle tue parti siamo proprio messi male, nonostante le piogge dell’inverno! Sarà il terreno argilloso che la fa scivolare via o forse i depositi della val di setta che poi la vendono a caro prezzo? Non lo so , ma se arrivano anche le cavallette siamo in una pagina della Bibbia : le sette maledizioni . A conti fatti una è al governo, due i rifiuti, tre la mancanza d’acqua, quattro la crisi economica, cinque ( per me Brunetta che mi viene l’orticaria solo a nominarlo), sei e sette a gusto individuale, si può scegliere fra la mancanza di informazione, il polulismo imperante, la” mancanza di valori”, il Tibet, e i guai degli altri popoli al mondo. Buona notte Myrta

    • Franz ha detto:

      Carissima, il problema, da queste parti, è l’incredibile frequenza di guasti alle tubature.
      Per quanto riguarda le sette maledizioni, sai che cosa mi piace immaginare ? Un’invasione non di cavallette, ma di …Grilli, all’attacco dei mostruosi nani fisici e morali che ci governano.
      Un salutone.

  3. Lorena ha detto:

    Mio caro Francesco, le tue pagine intime, sono una migliore dell’altra ed anche questa non fa difetto. Ai rubinetti chiusi da Hera alla mattina ci hai fatto l’abitudine perchè come UN TURBINIO MATTUTTINO: disturba essere svegliati, da una voce metallica che ti annuncia: non ci sarà l’acqua per tot….ore. Sopporti stoicamente il disagio, riempi qualche bottiglia d’acqua, ti adegui, sai che presto tutto tornerà alla normalità. Mio caro, credimi, dobbiamo ritenerci fortunati qui nella pianura padana pedecollinare, se pensi alla situazione, acqua, giù in meridione, non ultimo il servizio che ho visto domenica sera sui raitre per PRESA DIRETTA, un reportage di Domenico Iannacone sulla guerra per l’acqua in Calabria.
    Anch’io avrei un’enciclopedia da raccontarti sulla vita e le vacanze con i miei: girando l’Europa in tenda per campeggi dai sei, praticamente fino alla maggiore età…Ed ancora scorrazzare in bicicletta: da via Arno venire proprio lì, dalle tue parti a Borgatella, in mezzo alla campagna assolata, colorata, dai forti odori di fertilizzanti e di verderame: di giorno e tornare a casa sull’imbrunire per essere investita da sciami di zanzare e riempirmi di beccotti, poi a casa mia madre amorevolmente mi disinfettava e mi dava la pomata sui bitorzoli…. Queste erano le mie vacanze estive: tra quelle fuori città e quelle in città fino alla ripresa della scuola….
    Un abbraccio di buon martedì. Lorena. ;-D).wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      E’ vero, non è giusto lamentarsi per piccoli disagi, in confronto alla situazione di altre zone d’Italia e, ancor di più, del mondo.
      Buona giornata a te, e buone pedalate, visto che, a differenza di me, non hai abbandonato le silenziose ed ecologiche “due-ruote”.

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