Annunciamo la tua morte, o Signore

malatedit

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Non ha fatto in tempo ad atterrare in Africa che le sue dichiarazioni contro l’uso del preservativo avevano già fatto il giro del mondo.
Il papa teologo, freddamente trincerato su una dottrina di astratte colpe originali, penitenze, redenzioni, cammini di santità e di espiazione, si dimostra incapace della più elementare pietà, cristiana o umana che sia, di fronte alla tragedia epocale di una malattia che sta decimando un’intera generazione africana e che ancora in tutto il mondo causa un immenso carico di dolore e di morte.
E non rinuncia a conclamare i suoi sacri precetti di cosiddetta castità contro il peccato, a dir poco discutibili e astratti, prima ancora di mettere i piedi su un territorio che è il teatro principale di quella tragedia.
Il suo distacco dalla realtà, dall’urgenza di arginare l’AIDS nell’unico modo efficace conosciuto, è abissale, per non dire aberrante, e lascia sgomenti.
Anzi, il rimedio viene incredibilmente definito una causa della diffusione della malattia, con un atteggiamento di assolutismo dogmatico che fa a gara con la falsità di una simile affermazione.

Sono amareggiato, anche se in fondo penso che l’eco delle sue esternazioni risuoni, più che in Africa, nel nostro continente, dove Unione Europea, Francia e Germania hanno espresso una forte reazione ufficiale di sana rivendicazione laica (mentre il nostro governo di subdoli mostri striscianti, ovviamente, se ne è ben guardato).
Sì, a ben pensarci, più della gravità di quell’editto, quello che davvero mi sembra inquietante è proprio quel costante atteggiamento di freddo distacco teoretico, rispetto ad un’umanità indirizzata piuttosto chiaramente e rapidamente alla propria autodistruzione. Tanto più in considerazione dell’origine contadina di questo papa, che mi lasciava sperare uno spirito ben più battagliero contro gli attuali mercanti nel tempio, cioè i potentati economici nel tempio del nostro esausto habitat planetario; la rabbia di Gesù era, decisamente, un’altra cosa.

Per lunghi anni sono stato cattolico convinto. Avvertivo la contraddizione fra il mio percorso psicologico, di liberazione e sviluppo naturale della personalità più vera e nativa, ed una dottrina di soffocante rigore, soprattutto nel campo dell’etica sessuale; ma accettavo questa contraddizione in nome della fede, finendo poi per avere atteggiamenti molto confusi e conflittuali.
E tendevo ad affrontare la vita come cammino di redenzione, di espiazione degli errori, delle inadeguatezze di qualsiasi genere, da chiedere ed ottenere giorno dopo giorno.

In età già matura, poi, sorprendendo più di un amico di vecchia data, ho disconosciuto quella religione, e poi anche quella fede, sulla spinta di un’istanza di libertà e di verità non più sopprimibile.
Il prezzo da pagare, accettare l’idea della caducità della vita, della vita mia, di chi mi è caro, di tutta l’umanità, è stato altissimo, ma in compenso mi sono ritrovato più autentico, più capace di attenzione e di amore, e soprattutto molto più libero dall’oppressione della colpa, dal bisogno di espiare: gli errori si riconoscono ma finisce lì; si affronta la novità dell’esperienza senza perdere energie preziose in invocazioni di remissione e di perdono.
Mi sono ritrovato così ancora più vicino al modo di pensare di molte altre persone già per tanti aspetti a me affini.
Tanto che, sulla spinta di quello che considero un mio decisivo progresso interiore, spesso mi viene da pensare con una certa sorpresa a uomini e donne di grande intelligenza e cultura, alcuni anche a me molto vicini, che continuano a credere in quel Dio e in quella Chiesa.

Come pure a certi preti di grande personalità e nobiltà d’animo.
Ne ho sentito intervistare uno al “Microfono aperto” di Radio Popolare, dedicato ieri proprio al tema in questione del papa (confesso che ho fatto ricerche telefoniche e telematiche, finora senza risultato, per poterne citare il nome): è un importante missionario italiano che ben conosce la realtà africana.
E ha fatto ben capire che la voce del pontefice non è l’unica, nell’ambito dell’insagnamento morale, e che, come c’è una “Chiesa della consolazione”, esiste anche una “Chiesa del cambiamento”, che si batte con coraggio per il progresso e l’emancipazione autentica dell’uomo.
Non si è negato neppure parole molto dure nei confronti dei governanti europei, Sarkozy in primis, che ritiene privi, per il loro passato, del diritto morale di pontificare a loro volta.

E poi c’è don Luigi Ciotti, splendido condottiero di battaglie, intelligenti e pragmatiche, contro le mafie.
Proprio oggi, nella commemorazione di don Peppe Diana, ha esortato la Chiesa a schierarsi apertamente in questa lotta.
E sabato condurrà, per le strade di Napoli, un corteo che immagino traboccante di giovani e persone di buona volontà provenienti da tutt’Italia. Quelli che non ci stanno.

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Immagine da:
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/aids-oms/aids-oms/aids-oms.html

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8 risposte a Annunciamo la tua morte, o Signore

  1. Cassandra ha detto:

    Una riflessione profonda e con il cuore in mano.
    Hai dato “un taglio giornalistico” al fatto che trovo importante, forse l’unico che va isolato.
    Credere è qualcosa che va olte alcune dichiarazioni, credere è un fatto profondo, per cui tantissime persone hanno rischiato e rischiano, meritando il rispetto di chi non ha le stesse idee.
    Separare la fede da alcune dichiarazioni è cosa che non possiamo fare noi tutti… solo in questo modo forse potrebbe diventare un’esigenza così palese da costringere poteri più ampi a rivedere i propri metodi.
    I metodi, perché le posizioni del vaticano hanno una logica… fuori dalla realtà ma ineccepibile.
    Anche io ho ricevuto un’educazione cattolica, e ho imparato a rispettarla, anche se credo siano proprio state le persone credenti ad avermi insegnato a ridimensionare alcune dichiarazioni che hanno ben poso di realistica. Il Regno dei Cieli è infinito, ma nel frattempo abbiamo la quotidiana realtà, da vivere.

    • Franz ha detto:

      Credere in Dio o meno è una scelta del tutto personale, e come tale va rispettata, come dici giustamente.
      Il messaggio di Gesù, poi, ritengo che conservi ancora molto del valore rivoluzionario che ebbe ai suoi tempi. Ma purtroppo chi ha il compito di tramandare quel messaggio, e si accolla quello di tradurlo in una dottrina, ha combinato storicamente e continua a combinare molti seri guai.
      A cominciare da una certa assuefazione acritica, e sottomessa alla volontà e all’arbitrio dei potenti, che qui in Italia è un fenomeno particolarmente vistoso.
      Ciao Cassandra, e grazie per il tuo bel contributo.

  2. Superfragilistic ha detto:

    Tanti si ma io non c’ero. però una giustificazione la trovo: ci sto dentro tutto l’anno in questa melma marrone ed ho sviluppato una certa diffidenza verso una possibile redenzione perché sono ancora troppo diffude certe ideologie del tipo: lascia fa, so guaglioni, o so criature come se poi quei ragazzi e quei bambini non crescessero. Ma è molto meglio fare ome si può con un po’ di ‘cazzimma’ ovvero fottere gli altri per i propri interessi in nome di una furbizia vista come valore. E le mafie di questo si nutrono e su questo crescono. Ciao Franz ( spero ci fossero i miei amici randagi che vedrai ora se la prenderanno con loro perché si porta…..notte

    • Franz ha detto:

      Hai perfettamente ragione per quanto riguarda la “filosofia” mafiosa o para-mafiosa. Ma don Ciotti colpisce incisivamente, con le sue cooperative di lavoro che vanno a sostituirsi alle famiglie corrotte nei terreni a loro confiscati.
      E l’affluenza massiccia di giovani per una marcia può avere una qualche forza trainante di esempio di uno stile diverso di vita e soprattutto di contatti umani più ricchi ed interessanti, per i giovani che ne vengono in qualche modo colpiti o sfiorati nei loro territori. Almeno spero…
      Ciao Super, grazie per il commento, anche se mi sembra troncato in fondo.

  3. myrta09 ha detto:

    E proprio questo il problema della chiesa : Predica amore e sostego agli altri e invece è aguzzina e chieca alle trasformazioni che avvengono nel mondo. I preti vicini al sentire della gente sanno che c’è un abisso fra la Dottrina dela Chiesa e la vita vera, le malattie, la fam, le guerre, la mafia e gli omicidi. Ciao Myrta

    • Franz ha detto:

      E penso, cara Myrta, che per quei preti coraggiosi e veramente evangelici costituisca un profondo dolore, quando non sia anche di vero e proprio ostacolo, l’atteggiamento retrivo e “aguzzino” di tanta parte delle gerarchie ecclesiastiche.
      Ciao.

  4. Lorena ha detto:

    Mio caro Francesco, questo pontefice più di altri non solo non ANNUNCEREBBE la morte di Gesù, ma lo ucciderebbe una seconda volta, invece di fare il suo “dovere” di religioso fa il politico e lo psiconano fa il religioso, ognuno compensa l’altro: uno dittatore e l’altro nazista: un’accoppiata perfetta non c’è che dire. Infatti, Ratinger, viene dalla Baviera una delle zone più naziste della Germania: l’ombra del nazismo pesa su di lui e sul suo passato è stato nella Gioventù Hitleriana al servizio nell’esercito del Terzo Reich. Le blasfemità, di questo pontefice, sono inaudite come l’ultima sull’AIDS. Come quell’altro, va avanti a forza di proclami e il peggio, purtroppo, é che anche per lui, gli italiani si sono bevuti il cervello…. Come te per anni ho ricevuto una fortissima educazione cattolica, poi, diventando adulta, ho fatto le mie scelte, simili alle tue e preferisco la caducità di cui tu parli a certezze dogmatiche. E solo nella piena libertà e consapevolezza di me stessa, cerco di fare tutto il bene possibile, per il mio prossimo, spontaneamente, mi sento generosa e disponibile, perché lo sento dentro, senza nessuna “costrizione” mentale. Mi conosci bene e sai come sono…fatta. In campo nazionale e in campo mondiale, gli esempi di altruismo non mancano di certo: DON CIOTTI, DON BENZI, ed ancora i missionari in Africa o in India – MADRE TERESA DI CALCUTTA -, in Afganistan – GINO STRADA- perché solo quelli che “si sporcano direttamente le mani sul posto”, sono i veri seguaci di Gesù. Sono “tutti piccoli Gesù” che prestano la loro opera, donando il proprio tempo e la loro vita in abnegazione e a servizio degli altri. Cattolico, laico, cristiano, etnia, colore, religione diversa? Non importa: per aiutare il prossimo basta appartenere a se stessi e a nessun altro. Un abbraccio caro e grande. Lorena. ((;-D)).wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Questi “piccoli Gesù” sono davvero un esempio, un dono, un conforto e una consolazione di fronte al dilagare della follia distruttiva.
      Beati gli operatori di pace: questa massima evangelica vale per loro, vale per tutti noi.

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