Wonderful !

anchorwomanedit

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Non riuscivo a capire da quale parte del Regno Unito, ma l’inglese di quei tre mi è sembrato decisamente provenire da quelle isole.
Giorni di fiera, forse l’ultima davvero importante prima dell’estate.
Li ho caricati dopo un’estenuante attesa, scandita dal ritmo regolare delle luci d’emergenza, standomene parcheggiato alla bell’e meglio nella stretta via Nazario Sauro, che oltre al mio vecchio liceo “Minghetti” ospita un paio di ristoranti.
Quando finalmente li ho visti uscire mi sono avvicinato, ma per salire sul taxi hanno creato un vero e proprio ingorgo.
“Please !”, ho dovuto ripetere due volte, mentre continuavano a salutare gli amici e a discutere a voce alta di non so che, e mentre le auto bloccate dietro cominciavano a spazientirsi e a suonare.
Quello che mi è salito accanto era una montagna d’uomo.
“Sheraton !” mi fa.
“Okay”.

La notte è già abbastanza fonda da rendere le strade scorrevoli. E meno male, perchè il tragitto fino al lussuoso hotel dietro l’aeroporto non è dei più brevi, e questi qua fanno un baccano indemoniato.
Mi sembra di capire che parlino di trasmissioni televisive, anzi di bellezze femminili ammirate nelle loro tv.
Chissà che anche oltre Manica non sia giunto il velinismo, il letterinismo, il letteronzismo, della nostra Cultura Dominante, mi fanno pensare.
Ma l’idea è interrotta da un urlo, belluino, gutturale, terrificante, proveniente dalla massa d’uomo che mi siede accanto.
Uno dei due dietro ha nominato una donna, e Mister Massa Umana vuole esprimere tutto il suo compiacimento, assordando l’uditorio con esclamazioni e parole tipo “Very Sensual !!!”, “Sexy !!!”, “Wonderful !!!”, e urlando spaventosamente più volte quel nome e cognome.
Tengo basso il volume della musica morbida di “Radio Love F.M.”; potrei anche spegnere che non se ne accorgerebbe nessuno.
Solo sul finire del tragitto si riprende a percepire qualche nota, quando finalmente la stanchezza della giornata di fiera, dell’abbondante cena annaffiata da abbondante alcool, e delle urla di guerra, comincia a prendere il sopravvento fra i miei ospiti anglofoni.
Percorro a bassa velocità la piccola rotonda, che fa tanto passerella trionfale, posta di fronte all’entrata di questo come di altri hotel dalle molte stelle e costellazioni; accendo la luce interna, freno, blocco il tassametro.
Uno dei due dietro estrae le banconote; gli do il resto e compilo il “ticket”, cioè la ricevuta, che mi ha richiesto.
Non un centesimo di mancia.
Sono scozzesi, decido fra me, lieto di poter sciogliere grazie a quell’indizio di tirchieria il mio dubbio iniziale, ma ancor più rincuorato di potermi liberare di quell’ingombrante equipaggio.

Mi avvio verso la tangenziale per rincasare. Ho intenzione di puntare la sveglia, per l’indomani: da diversi giorni non vado a correre, e l’idea è di farlo in ore mattutine ancora fresche, viste le temperature da piena estate di questi giorni di maggio.
Ma arriva un’altra chiamata: “Residence Terzo Millennio”, a Borgo Panigale.
Non si può dire di no ad una corsa così invitante, in estrema periferia eppure così vicino, e con un tipo di clientela solitamente gradevole, cioè studenti universitari mediamente agiati e decisamente educati.
Imbocco Via delle Scuole, giro per Via Miliani, parallela un po’ defilata rispetto alla via Emilia.
Ecco il Residence. Questa volta accendo le luci d’emergenza nel bel mezzo della stretta strada, senza preoccuparmi di non ingombrare, visto che qua fuori ormai regna una piacevole quiete notturna, vegliata da numerose luci accese di insegne e lampioni.

Dopo diversi minuti di calma piatta decido di chiamare la centrale.
Grazie alle nuove tecnologie, in particolare al “viva voce” del nuovo terminale, che tanto vivo non è, ho preso l’abitudine di urlare anch’io, quando scambio informazioni, anche se non posso competere con i tuoni inglesi che ancora mi echeggiano nelle orecchie.
“Come dici ?” mi risponde una delle rare voci maschili del centralino.
“Dicèvo – che – sòno – davànti – al – tèrzo – millènnio – vìsto – che – è – ùna prenotaziòne – vorrèi sapère – per – che – òra – èra !”.
“Ah, guarda che la dicitura prenotazione era rimasta per sbaglio”, gracchia gentile l’operatore di centrale.
“Ah – ho – capìto – allòra – me ne vàdo – ciào”.
“Ciao”.

Avevo puntato la sveglia alle sette e un quarto.
Ma intorno alle sette mi è capitato di svegliarmi; allora sono andato a chiudere tutte le finestre di casa già sottoposte ai rituali estivi di esclusiva apertura notturna, poi ho disinnescato la sveglia e ho deciso che si può correre anche sotto il sole di mezzogiorno.
E senza rimpianti mi sono riaddormentato placidamente.
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Immagine da: http://weblogs.variety.com/on_the_air/fox/

Informazioni su Franz

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4 risposte a Wonderful !

  1. Giovanna Amoroso ha detto:

    Caro Franz,

    perchè non raccogli tutte le tue esperienze ON THE ROAD in un libro-diario?

    Prenoto subito la mia copia autografata…

    Buona giornata

    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Mah, cara Giovanna, forse mi sento più blogger che scrittore classico, e cerco di concentrare qui tempo ed energie, che mi sembrerebbe di sprecare (…così come la relativa carta !) alla ricerca di un difficile ed improbabile successo editoriale.
      Certo anche come blogger è molto difficile aumentare la propria visibilità, ma i pochi fedelissimi come te sono un incentivo più che sufficiente a continuare.
      Grazie per la stima e, per ora, un autografo e una dedica virtuale tutta per te.
      Ciao !

  2. alanford50 ha detto:

    Molto bella l’immagine della meraviglia di una notte qualunque, gesti mille volte visti che sicuramente per altre mille volte verranno ripetuti, ma la consapevolezza e la volontà di fermarli nella memoria anche solo per un’attimo ne eleva lo spirito ed il senso fino a dargli un alone di quasi meraviglioso mistero.
    Fino a giustificare il tradimento alle tue stessi intenzioni, dopo una notte così anche il rimandare la corsa rigeneratrice ha un senso che la redime, fino a guadagnarsi il giusto meritato consenso…. in fondo il gesto di spegnere la sveglia e di chiudere le finestre ed il mondo fuori lascia nell’animo il gusto dolce dell’umano perdono…

    Ciao cavaliere misterioso della notte. ciaooo neh! e buon riposo…wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Sai, caro Alanforf, sto riflettendo sul concetto di “senso di continuità” in antitesi alla fuggevolezza del nostro tempo e anzi, forse ne farò argomento di un post. Di quella notte di lavoro la cosa che mi è rimasta più impressa nella memoria è stata la lunga attesa quieta e silenziosa davanti al Residence. Ma penso che chiarirò meglio l’idea, prima o poi.
      Quanto al risveglio procrastinato, è stata una scelta di auto-ascolto ed attenzione alle spinte interiori più vere, e come sempre si è rivelata azzeccata, anche se mi è costata una faticaccia sotto il sole, peraltro splendido.
      Così, anzichè “misterioso cavaliere della notte” per una volta sono stato “sudato cavallo del giorno”…
      Un salutone.

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