E’ caduta una stella (seconda parte)

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Mi chiedo se non sarebbe più prudente stare fuori, in piedi o seduto sul gard-rail che ha frenato la lunga slittata, ma il desiderio di sfuggire a quel minimo di ribalta, sia pure nei confronti di viandanti sconosciuti e distratti, ha la meglio.
A rendermi un altro po’ della tranquillità perduta contribuisce una telefonata a mio fratello, che si mostra disponibile a completare il piano di recupero, cioè a venire a darmi un passaggio a casa una volta che avrò depositato l’auto ammaccata e silenziosa in Co.Ta.Bo. .
Il tempo dell’attesa, che sembrava infinito, si assottiglia, un quarto d’ora dopo l’altro.
Uno strano rumore, come di sfregamento protratto, si deposita nel sottoscala della mia attenzione. Solo dopo un bel po’ mi viene un sospetto; esco per controllare e ne ho la conferma: qualcuno ha centrato il triangolo, distruggendolo nei suoi tre segmenti, che mi incammino per andare a recuperare: fine corsa anche per lui, dopo il secondo utilizzo in cinque anni e mezzo. Il suo piccolo iniziale apporto al Prodotto Interno Lordo si è finalmente tramutato in rottami, in rifiuti, come temo debba avvenire per l’intera vettura e tutti i suoi tantissimi componenti.
Ma, a questo, ora è prematuro pensare.

Il carro attrezzi arriva con puntualità svizzera. Il conducente è un tipo di poche parole: carica senza problemi la Cometa spenta, controlla nel terreno se ci sono altri meteoriti residui; salgo accanto a lui e allaccio la cintura; partiamo.
Andatura costante e silenzio, salvo le sue frequenti comunicazioni, tramite auricolare, al telefono.

All’interno del vasto cortile di fronte alle officine della cooperativa vorrei trovare una posizione un po’ nascosta alla vista dei colleghi di passaggio in sede, per evitare i pettegolezzi che, in queste giornate di scarso lavoro e lunghe attese, si diffondono incontrollati, ma non si può andare tanto per il sottile e mi rassegno quando vedo che il mio soccorritore la sistema in fondo, come gli ho detto, ma col muso scoperchiato in piena evidenza.

Sono passate da poco le sette quando, dopo aver salutato e ringraziato mio fratello, salgo le scale di casa.
Gran parte dei vicini è in vacanza; c’è un’atmosfera di una certa quieta gravità, non priva di fascino, mentre il pomeriggio diventa sera.
Come avvenne ai tempi del primo incidente mi sento agli arresti domiciliari, lontano qualche chilometro da zone urbanizzate, dai negozi, dagli autobus, e il particolare periodo dell’anno amplifica questa sensazione; ma il buio dell’inverno sarebbe peggio, e poi la condanna è breve: fra una settimana ci sarà qualcuno per chiedere l’auto di scorta.

Reagire.
Urge terapia d’urto contro la depressione, l’ansia, le paure, le inquietudini, gli scrupoli, i sensi di colpa, legati a quanto è successo, e all’imprevisto deragliamento dalla quotidianità del mio agosto cittadino, di cui avverto già la mancanza.
Estratto e sistemato alla meglio sul pavimento del soggiorno tutto il variegato corredo che custodivo in vettura, decido che andrò a cena fuori, a piedi.
Provo a chiamare dal Biacchese, ma, come temevo, è chiuso giusto questa settimana. La trattoria dei laghetti di Castenaso invece no, lo so, ci passo sempre nel mio allenamento di corsa; questa volta ci andrò camminando.

La sera continua ad avanzare, mentre percorro l’itinerario solitario in mezzo ai campi, che mi sembra di una lunghezza spropositata.
Nonostante (o forse grazie al fatto) che è la sera di lunedì della settimana di ferragosto, il ristorante è vivacemente popolato: esattamente ciò che andavo cercando.
Mi danno un tavolino in sala, la veranda è piena; mi rivolgo con le spalle alla tv per minimizzarne l’invadenza.
Nel tavolo di fronte a me un nucleo familiare, i genitori con una figlia ventenne, si mostra invece ripetutamente attirato dalle vocine clownesche e dalle risatine finte e nevrasteniche di sottofondo di Paperissima su ‘Canale 5’: le due donne sono costrette a voltarsi per guardare lo schermo televisivo, e anche l’uomo non disdegna di buttarci l’occhio. Non faccio nulla per nascondere il mio disinteresse.

Il servizio è cortese ma molto lento. Ordino tagliatelle al ragù e un piattino di friggione, una tradizionale esplosiva ricetta a base di pomodoro, tanto olio e tanta cipolla soffritta. Mi concedo anche un’alcoolica Ceres doppio malto.
Al  quarto tentativo ottengo un cestino di pane. Il fastidio per il servizio scarso è compensato dal benessere della situazione, luci, voci; e poi dalla discreta qualità dei piatti.
Ora la tv berlusconiana trasmette una cosiddetta ‘fiction’ che ha per tema cellule staminali, clonazione, fecondazione assistita e via dicendo; nascondo il mio disgusto per l’ipocrisia dell’operazione, che invece riscuote un interesse ormai irresistibile nei miei tre vicini, che non aprono più bocca e tengono gli occhi incollati al diabolico video.

Caffè al banco e conto alla cassa: leggermente allegro per quell’insolita razione di alcool, cerco di scambiare due parole con la spigliata e giovane proprietaria. Ma faccio male, perché lei sfodera, con altrettanta vivacità ma improvvisa, rancorosa, divorante rabbia, tutto il campionario dei ben noti luoghi comuni contro lo spettro di malfattori, rapinatori, assassini che minacciano la vita e gli onesti guadagni di chi sgobba tutto l’anno per produrre reddito.
Siamo su pianeti molto lontani, e d’altra parte dovevo immaginarlo: una che tiene aperto anche sotto ferragosto non lo fa certo per gustarsi particolari atmosfere di sobrietà. Costituzionalmente avverso alla polemica, sono costretto a ripiegare in una ritirata strategica, e a scappare appena possibile.

Fuori è buio pesto, ma decido di percorrere ugualmente la solita vantaggiosa stradina privata, anche col rischio di apparire a mia volta come uno di quei malfattori, rapinatori, assassini che popolano città e campagne, o forse solo l’immaginario della gente frustrata e corrotta nella mente e nel cuore dall’informazione di regime.

Mi sento meglio, e anche la strada da percorrere ora non mi sembra più così lunga.
Pianifico la prossima giornata: per prima cosa farò, sempre a piedi, i quattro chilometri che mi separano dal grande centro commerciale di Villanova, per risolvere il problema principale: le provviste di cibo.
E poi, una volta là, comprerò anche Quattroruote, per decidere una volta per tutte il modello di vettura che rimpiazzerà la Cometa.

Il cielo è abbastanza sereno, ma un po’ opaco.
Si distinguono poche stelle, e nessuna cadente, tanto meno comete, in questa notte di San Lorenzo.

(continua)
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Immagine da:
http://blog.libero.it/alidineve/

Informazioni su Franz

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7 risposte a E’ caduta una stella (seconda parte)

  1. alanford50 ha detto:

    Hai ragione Franz, circa il cavaliere dalla bianca corazza, calza molto di più l’immagine dello scudo che non quella della spada, ma lo scudo non mi è passato neanche nell’anticamera del cervello, è proprio vero che due teste sono meglio di una…ahahahah

    Ciao neh! buon ferragosto anche a te….

  2. alanford50 ha detto:

    Ho letto con interesse il tuo racconto, i fatti che mi hanno colpito sono due, già ti dissi che io amo i particolari, allora il primo è il fatto del triangolo distrutto, una sorta di destino che si va a concludere degnamente, se l’auto fosse un cavaliere con tanto di bianca armatura ed il triangolo la sua spada fedele dei momenti avversi, a conclusione seppur dall’esito drammatico di questa sue epopea storica mi sembra molto giusto che il cavaliere dalla bianca armatura riposi con la sua fedele arma preferita, anche se spezzata nell’ultima battaglia………
    Il secondo fatto che mi fatto sorridere è un’ulteriore dimostrazione che molti esseri umani nel tentativo assurdo di diversificare e rendere divertente o anche solo riposante il loro vivere finiscono sempre per fare e ripetere le stesse cose di sempre, mi riferisco a quella famigliola che trovatasi forse finalmente unità in una serata conviviale, finisce per fare la stessa cosa, seduti intorno alla tavola a mangiare svogliatamente, con lo sguardo e l’attenzione fissa alla televisione, non valeva la pena di restarsene a casa? Risparmiavano soldi, non perdevamo tempo nell’andare e nel tornare dal locale, non facevano code, non aspettavano invano il cameriere per il pane, ma forse io non me ne rendo conto ma probabilmente per molti sta proprio qui il divertimento..
    Ciaooo neh! alla prox.

    • Franz ha detto:

      Bello il tuo paragone cavalleresco, anche se più di una spada il triangolo, con le sue finalità protettive, sembrerebbe uno scudo, comunque spezzato nell’ultima battaglia…
      Buon per te che riesci a sorridere del comportamento tele-compulsivo di quei tre poveretti, che ha me hanno destato solo pena e un tantino di spavento.

      Ciao e buon Ferragosto, trionfo della quiete.

  3. silvanascricci ha detto:

    Tranquillo non passeresti per un matto, perchè altrimenti io, ieri sera sono passata decisamente per una matta da legare, da sola sui colli con il cellulare a farmi da pila.
    Di stelle filanti o cadenti ne ho viste solo tre ma il silenzio interrotto solo da piccoli fruscii, la lepre che si è avvicinata, il profumo nell’aria dell’erba tagliata erano fantastici.
    Quando si è privi dell’auto per gli spostamenti quotidiani il mondo appare sotto una luce diversa e ti trovi a vederlo e considerarlo da una prospettiva differente.
    Io, ad esempio amo moltissimo andare in autobus nelle sere d’inverno guardare all’interno dei piani bassi delle case ed immaginare dai piccoli scorci d’interno la vita che vi si svolge

    P.S. io adoro il friggione

    • Franz ha detto:

      Il tuo commento è un concentrato di belle rivelazioni.
      A partire dalla tua imperterrita faccia tosta nell’esserti cercata un posto sotto le stelle, poi le sensazioni della natura di cui mi fai partecipe, le considerazioni su mobilità privata e pubblica nel passare delle stagioni…

      …Ma la rivelazione più sconvolgente, e un po’ indigesta, è nel post scriptum !
      🙂

  4. francesca ha detto:

    pensa che bello se si riuscisse in qualche modo non violento ad interrompere la diffusione di qualche rete a caso per un giorno, una settimana, un mese. è uno dei miei sogni. talvolta si tramuta in incubo, però: mi immagino milioni di persone che scendono in piazza a solidarizzare con quello là, perché sicuramente quello là si metterebbe a fare la vittima in nome della libertà di informazione, contro le sinistre, i comunisti, ecc. ecc.
    hai considerato la possibilità di stenderti in mezzo ad un prato a guardare per un po’ le stelle, in questi giorni?wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      A ben pensarci, una rete sarebbe stata interrotta non solo in modo non violento, ma addirittura per direttiva europea. Ma lui è al di sopra della legge, e così tanta …’povera’ gente non viene dolorosamente privata di alcuna dose quotidiana di “sano” svago e di “corretta” informazione.

      Lo ‘star watching’ che mi consigli sarebbe una pratica meravigliosa, ma ha alcuni difficili prerequisiti, fra i quali la presenza di un prato pubblico, e soprattutto la possibilità di non passare per un matto solitario o un ubriaco che non si regge in piedi.
      Comunque ci penserò…

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