1-9-2009

mezzanotteedit

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Dopo poche ore di sonno un po’ agitato, stamattina alle sette e mezza ero sveglio, quando il mio simpatico vicino ha deciso, come altre volte spinto da insondabili motivi decide, di mettere su un po’ di musica nel suo studio sotto la mia camera: volume e durata  appena necessari di solito a svegliarmi, e ad imprecare in silenzio, prima di riavviare, di solito, il processo di rilassamento che mi ridarà il sonno interrotto.

Ma oggi mi sono alzato e preparato velocemente per andare a correre, come avevo in animo; riuscire di tanto in tanto a farlo in questi orari per me insoliti è diventata ormai una bella e stabile conquista.
Una mattina di sole luminoso ed aria fresca, finalmente fresca, mi ha dato il suo saluto, mentre a passo di trotto mi addentravo, togliendomi la maglietta per assaporare meglio entrambi, sole ed aria, nelle stradine di campagna intorno ai campi da golf deserti e fra quel po’ di boscaglia lungo l’argine del torrente Idice.

Settembre, mi ha dato il suo saluto, il migliore che potesse offrire per riconciliarmi con l’esistenza.
Visto che a mezzanotte, quando il nuovo mese era davvero comiciato, il mio stato d’animo non era dei migliori.

La frizione. E’ la mia persecuzione: nella ‘Cometa’ ho perso il conto delle volte che dovetti sostituirla (e a posteriori ho il sospetto che i vecchi meccanici, che poi abbandonai, me ne montassero per nuova una già usurata). Conosco fin troppo bene i sintomi: quando si riparte da fermo, soprattutto se a pieno carico, o in salita, e con il motore caldo, l’auto vibra, trema, sussulta; cerchi di evitarlo calibrando al meglio l’alimentazione con l’altro pedale, ma il fenomeno si ripresenta sempre peggio.
Certo aver percorso, quando il sole brillava ancora in cielo, quasi tutta la tangenziale da San Lazzaro all’aeroporto a passo d’uomo non aveva migliorato la situazione; praticamente il colpo di grazia.
Una signora a bordo, la prima cliente della mia serata, gentile, accento inconfondibilmente partenopeo, “tornava a Surriento”, come ho capito da una sua breve conversazione al telefono; diciamo che almeno ne aveva l’intenzione, perché quella coda rischiava di farle perdere il volo.
Non sono situazioni piacevoli. “Tanto è la prossima uscita, no?” mi fa, guardando nervosamente l’orologio.
Ed io: “Eh no, veramente ce ne sono tre, Corticella, Lame ed Aeroporto”.
All’altezza di Lame superiamo l’ultimo collo di bottiglia, un incidente, e posso finalmente lanciarmi veloce.
Come un bolide di formula uno la mia acciaccata Multipla ha imboccato la rampa verso l’atrio partenze voli di linea.
A colpo sicuro nel breve spazio libero di fronte all’entrata, ho fermato l’auto e il tassametro. Mi paga con cinquanta euro, e le do il resto, poi la saluto, e la vedo allontanarsi a passo deciso, anche se non di corsa. La intravvedo ancora, dentro l’atrio, quando mi rendo conto di averle dato dieci euro di resto di troppo.

Un attimo di indecisione, poi ho rinunciato ad inseguirla, e mi sono riavviato nuovamente da solo.
Già sfinito, ed era solo la prima corsa, e con la frizione semidistrutta.

A mezzanotte, dunque, il mio stato d’animo non era dei migliori. Certo, la quantità di lavoro aveva segnato un cambiamento deciso e molto confortante rispetto alla penuria delle ultime settimane.
Ma avevo dovuto affrontare un’altra corsa un po’ complicata. Madre e figlio ventenne peruviani, come vengo a sapere quando lui mi rivolge la parola e scambiamo qualche battuta. Ha qualche handicap, forse una leggera sindrome di down, e quell’odoraccio acre che emette non è dovuto all’alcool, come in un primo tempo avevo pensato. Cinque soste in cinque diversi sportelli bancomat, quasi tutti dello stesso gruppo bancario, e cinque dinieghi da parte delle scontrose macchinette. “Non avrai esaurito la disponibilità mensile, o giornaliera ?” gli avevo chiesto al terzo tentativo, sperando che capisse la frase in italiano. Aveva capito e ribattuto, e insisitito nella ricerca.
Va a finire che questi non hanno i soldi per pagarmi, pensavo, ed immaginavo le strategie per saldare magari l’indomani la corsa, peraltro piuttosto lunga e costosa.
E invece il cinquantone era saltato fuori, insieme alla gratitudine della signora per essere stato gentile con loro, e ‘sta volta non avevo sbagliato il resto.

Settembre. L’orologio segnava le ore zero e qualche minuto.
E mi sentivo provato.
Ma non erano solo le piccole disavventure della giornata, me ne rendevo conto.
Gli è che questa volta non l’ho accolto volentieri, l’inizio del nuovo anno (come giustamente lo definisce la mia amica ‘Giraffa’).
Gli è che avrei voluto che l’estate non si preparasse mai a finire.
Che sentivo, che sento, già nostalgia per “la stagione delle foglie verdi” come la chiamai in un post di fine maggio, il tempo cioè della pienezza della vita.
Che avverto disperatamente lontani il mio breve soggiorno in Umbria, nella Alcatraz di Jacopo Fo, che fu l’anticipo di quella stagione, e poi del ‘Caterraduno’ di Senigallia, che ancora una volta la suggellò.

Gli è che, ed è qui, lo so, il vero punto dolente, che avverto quanto settembre abbia da dirmi nel suo rispecchiarsi con la mia età.
Nell’indicarmi l’inverno, la fine, che conoscerà una nuova rinascita solo in una delle due immagini allo specchio.
Nell’instillarmi dei dubbi circa la mia capacità di vivere ancora intensamente come un tempo lo sviluppo delle nuove esperienze, quelle della mia vita personale come quelle della vita associata, che dopo la pausa estiva sono pronte e scalpitanti per ripresentarsi.

Nell’indicarmi che anche la mia brama di vivere, col tempo, come tutto, passerà.

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p.s.: in un post che porta come titolo la data di oggi, non posso esimermi dall’ennesimo salto “dall’intimista al sociale”, per colmare la mancanza di due doverose citazioni.
La prima è quella di un anniversario. Settanta anni fa l’invasione della Polonia dava inizio alla Seconda Guerra Mondiale; non se n’è certro dimenticata la mia amica Francesca,
che pubblica questo post (vedi) con una interessante foto d’epoca.
La seconda citazione è un saluto di addio a Teresa Sarti, la fondatrice (col marito Gino Strada) di Emergency, che ci ha lasciati oggi, e alla cui vita spetta un tributo di ammirata gratitudine che resisterà nel tempo.


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12 risposte a 1-9-2009

  1. Giovanna Amoroso ha detto:

    Che bello è arrivato settembre…

    Detesto l’estate… la mia stagione preferita è l’autunno.
    Mi piace osservare le foglie gialle cadere dagl’alberi…
    Ciò infonde in me un bellisssimo senso di raccoglimento…

    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Cara Giovanna, le proprie preferenze hanno origini difficili da individuare. Ma a volte qualche motivo risulta evidente.
      L’autunno ha una sua particolare magia, che alle persone sensibili come te offre tutta la sua fascinazione. Da parte mia, senza rinnegare il mio amore per la stagione estiva, che al contrario di te provo da lungo tempo, per tanti anni l’ho condiviso proprio con il tempo del suo smorzarsi, in una festa di colori e in quel suo “bellissimo senso di raccoglimento”, unito ad una nuova voglia di agire.
      Poi le cose sono cambiate, e, come dicevo, per motivazioni evidenti, che sono proprio quelle che hanno dato spunto alle mie considerazioni di questo post: l’ansia del limite, che col passare degli anni si vede avvicinarsi sempre più minaccioso, e la conseguente “brama di vivere”, che si traduce in un desiderio della pienezza assoluta.

      Ti ringrazio per la consueta visita e ti mando un bel bacione affettuoso.

  2. myrta09 ha detto:

    Già l’estate sta finendo, anche se il clima non se ne è accorto! Io sono già stanca!! Dopo tre giorni, in compenso ho cominciato ad andare in bici e sono anche stanca alla sera, dormo come un pupo! Ma non duerà, perchè il mio mese è novembre e l’ vado in apnea fino ad aprile. Come vedi la ripresa è dura un poco per tutti. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Di qui a novembre, allora, prima del tuo letargo, aspettiamo un tuo vero e proprio forcing; ce ne sono tutti i presupposti: follia socio-politica dilagante da una parte; energie fresche e motivazione dall’altra.
      Ciao !

  3. alanford50 ha detto:

    @CRISTINA

    Circa il “guardare sempre avanti e mai voltarsi indietro, tanto il passato non può tornare… coraggio dai che con la vecchiaia arriva anche la saggezza” detta così consentimi di dire con il sorriso sulla bocca che è un pensiero di una tristezza assoluta e infinita, sto scherzando e giocando ovviamente, quindi lungi da me l’idea di ironizzare con quanto da te espresso, non ti devi offendere,“guardare sempre avanti e mai voltarsi indietro, tanto il passato non può tornare” mi ricorda molto la storia della volpe e dell’uva, …tanto l’uva era acerba…., io credo che quando una persona ha vissuto con la massima consapevolezza di SE, non può esimersi dai ricordi ed anche parzialmente dai rimpianti, ma ha la consapevolezza che se avesse vissuto mille volte la stessa vita l’avrebbe vissuta comunque verosimilmente nello stesso modo, quindi perché non voltarsi indietro, perché togliersi il piacere del ricordo, perché non concedere all’immaginazione mille fantasticherie sul come sarebbe andata a finire se.se.se.se., l’importante è vivere sempre bene il quotidiano.

    Anche il fatto che con la vecchiaia arrivi la saggezza, consentimi di dissentire, sempre con un benevolo sorriso, la saggezza non è un sintomo o una conseguenza della vecchiaia, si è saggi quasi sempre o non lo si è forse mai, con gli anni la si può leggermente affinare, ma se non si ha la predisposizione credo che marchi molto male, se uno è stato un deficiente da giovane non credo che possa trasformarsi in saggio da vecchio, sono più propenso a credere che ci troveremmo di fronte ad un deficiente vecchio, capisci il mio punto di vista? Ovviamente ci tengo a ribadire che le mie parole sono scherzose, non ho nessunissima intenzione di interferire con quanto da te scritto, insomma ti ribadisco il mio massimo rispetto.

    Io con i miei 999 anni posso assicurarti che non è così, il quotidiano ti offre mille opportunità, dal concedersi ai ricordi e perché no qualche volta anche ai rimpianti (quest’ultima va giustamente dosata), ma il quotidiano ti aiuta sempre, come ha sempre fatto in ogni giorno di vita, il passato ed il futuro ti aiutano a vivere al meglio il quotidiano, perché la vita non è fatta di ieri di oggi e di domani, ma solamente da un numero (il più elevato possibile) di oggi, quindi prepararsi al domani non è null’altro che vivere al meglio ogni proprio oggi che diventerà ieri e con buone probabilità sarà anche domani, forse l’unica vera saggezza che ci è concessa è questa, ma non è legata all’età, tantomeno alla vecchiaia (per fortuna)credo che di ciò dobbiamo esserne tutti in una qual forma contenti.

    Ciaooo neh!

    @FRANZ

    Circa il tuo racconto della giornata lavorativa, oserei dire che è stata abbastanza nella norma, per quanto lo possa essere un lavoro che ti concede di vedere e confrontarti con una variegata fetta di umanità, sempre diversa, ottima cura contro la noia, a parte il monotono ripetersi di quegli inconvenienti alla frizione della tua vettura…….

    Che dire di quella strana sensazione che dici averti pervaso, nonostante la corsa a piedi e la frescura mattutina, non badarci, è normale, e non è legata all’età, ma al sentirsi, quindi goditela alla grande, sicuramente il pensiero dell’estate svenduta e finita non aiuta, sicuramente il pensiero legato all’arrivo precoce dell’autunno neppure, ma fa parte del vivere ogni quotidiano ed è il suo modo per farsi sentire, comprendere ed amare.

    Un bel Ciaooo neh! anche per te, e come dice il nostro beneamato Premier “E BUON LAVORO!”.

    • Franz ha detto:

      Grazie anche a te del consueto contributo e del conforto.
      Ma, detto da te, quel “buon lavoro !” chissà perché mi ricorda tanto Alberto Sordi… 🙂

  4. lagiraffa ha detto:

    Vedi, Franz, l’estate è la “mia” stagione, passa sempre molto in fretta e la lascio andare sempre con un pizzico di malinconia ma voglio che non sia passata invano, voglio che mi lasci un po’ di quella forza, di quella luce abbagliante, per trovare qualcosa di buono anche a settembre e, sopratutto, per resistere all’inverno..ecco, credo che un po’ di quella intensità ci accompagni in tutte le stagioni 🙂

    • Franz ha detto:

      Pensando ai meravigliosi luoghi dove vivi tu, mi verrebbe da dire “non vale !”.
      Ma in realtà condivido quello che dici, ed è proprio per questo che ho cercato di dare voce ad una dotazione di perplessità ed inquietudini per me un po’ insolite in questa particolare stagione dell’anno.

      Grazie del tuo commento, vivo, positivo, solare 🙂 .

  5. duhangst ha detto:

    Quando finisce l’estate è come entrare in una galleria e sai che è anche molto lunga e ci vorrà tempo prima di uscirne.

  6. cristina ha detto:

    guardare sempre avanti e mai voltarsi indietro, tanto il passato non può tornare… coraggio dai che con la vecchiaia arriva anche la saggezza 😉wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Non è che mi stai dicendo qualcosa tipo valà che non sei bello ma sei simpatico… ?
      Potrei rompere seduta stante la nostra antica amicizia… 😉

      Beh, grazie per il conforto, bacioni.

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