Grandi dormite e piccoli affanni

orsoedit

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Sto andando in letargo, non c’è altra spiegazione: se di qui a primavera non dovessi dare segni di vita su questo blog e su quelli amici nessuno si preoccupi, starò solo dormendo…
Proprio come l’anno scorso, ricordo; la notte in cui si vince l’abbuono di un’ora, per il ritorno all’orario invernale, sembrerebbe più corta anziché più lunga, a giudicare dalla prima occhiata all’orologio dopo l’ultimo risveglio: divorato l’abbuono, con gli interessi.
Ed ora, mentre scrivo, non sono passate molte ore e il sole sta già tramontando; dev’essere stata una giornata tiepida e serena dalle tinte dolci ed intense, per chi ha messo il naso fuori casa: io ne ho intravvisto solo le tracce attraverso le finestre.

Ieri l’altro, venerdì, era il mio turno di riposo.
Forse mai avevo interpretato così alla lettera tale espressione; barricato in casa, con il minimo programmato di provviste per colazione e cena (i miei due pasti standard), aiutato nell’abbandono all’ozio e al sonno dalla temporanea indisponibilità dell’auto di scorta, e soprattutto da una giornata molto buia di pioggia, che sentivo a tratti cadere sopra il tetto, con un rumore continuo, tenue, intimo.
Una sola telefonata ricevuta: un’amica che usa spesso il taxi preoccupata dallo sciopero dei mezzi pubblici.
Qualche boccata d’aria, intendo di socialità ed amicizia, solo qui nella blogosfera, grazie ai commenti, e relative risposte, inviati e ricevuti.

Poi, dopo le dieci di sera, grande lusso: divano e tv, e, lusso ancor più grande, un paio di trasmissioni interessanti: ‘Niente di personale’ su La7, che scavava sulla figura controversa di Antonio Di Pietro, e che mi ha fatto scoprire l’esistenza di un altro mostro partorito dal potere berlusconiano (tale Filippo Facci: ci dev’essere aria buona, di questi tempi nel sottobosco dell’informazione, per i funghi velenosi); poi ‘Linea Notte’ su RAI3, con la nuova direttrice del TG3 Bianca Berlinguer, ieratica ed emanante, nel trucco e nell’abbigliamento, tutta l’emozione che deve evidentemente provare per il nuovo prestigioso incarico.

Uno si spaventa, normalmente, alla prospettiva di un giorno di clausura passato così; a me in realtà ha spaventato accorgermi quanto l’abbia gradita, come in un sentirmi pericolosamente attratto da un vortice buio all’apparenza senza fondo.
Tanto che l’indomani mi sono un po’ rincuorato, nel riscoprire, durante la mia ora di corsa in tarda mattinata, vive sensazioni sensoriali: nella fattispecie, i colori della campagna, così straordinariamente nitidi nell’aria tersa e ancora un po’ mossa dal vento di una giornata di ritrovato sole di ottobre.
Mi sono rincuorato nel rivedere, immancabile, l’Uomo delle Palle, il cercatore impettito di palline da golf finite casualmente fuori dalle vicine piste, ventiquattr’ore al giorno si direbbe che lo faccia, grigio di capelli, espressione da moschettiere ma nessuna propensione al saluto, un maglione di lana che sembra rubato a un fantino del Palio di Siena, lui cerca, scandaglia, è la sua vocazione, la sua missione, bastone alla mano, bicicletta parcheggiata ingegnosamente lungo l’argine di un rigagnolo sotto il ciglio della strada.
E mi sono rincuorato nel rivedere i cavalli nel maneggio, occupati a scodinzolare, a stare immobili, a mangiare, emananti, ben più di Bianca Berlinguer, una dignità di tipo austero, e nativo, e nudo.

Poi davanti a me un altro sabato sera alla guida della Multipla; l’occasione, come sempre, per lavorare più a lungo e più intensamente delle altre sere della settimana.
Ma ho rimediato soprattutto una somma di stress, mi chiedo quanto effettivi e quanto dovuti al mio sensibilizzato stato pre-letargico.

Una chiamata dal tradizionale ristorante “Il Pappagallo”.
Il passaggio fra Piazza della Mercanzia e il tratto iniziale di via Santo Stefano, dove c’è l’entrata del ristorante, è ostruito dal parcheggio selvaggio, nell’area centrale della piazzetta, di un’automobile di troppo, e dai tavolini del bar all’aperto ancora molto popolati sull’altro lato.
Facendomi forte di una ‘auto blu’ con autista che mi si è accodata dietro, do un breve colpo al clacson, sperando che sbuchi fuori il parcheggiatore selvaggio. Niente.
Altre due o tre suonate, questa volta più decise.
A questo punto è il barista che sbuca fuori, cercando di dare una mano a sbrogliare la situazione: fa spostare un po’, alla meno peggio, i tavolini.
Cerco piano piano di passare ma la Multipla è larga; mi muovo lentissimamente, poi mi fermo, mentre la luce dei fari colpisce sgarbata gli avventori del bar, alcuni seduti altri in piedi, fitti come formiche.
C’é bisogno di un altro intervento del barista. E una signora bisbetica comincia a strillare: “‘E’ roba da matti, è roba da matti”.
“Guardi signora che non mi sto divertendo, a cercare di passare di qua !”
“Ma le sembra il caso di suonare, di fare tutta ‘sta confusione ?”
“Guardi che ho suonato sperando solo di chiamare il proprietario di quell’automobile là !”.
“E allora chiami i vigili, se non riesce a passare! E’ roba da matti, è roba da matti!”, mentre il barista continua a mediare.
“Allora sa cosa le dico, che voi siete seduti al tavolino a cazzeggiare, mentre io sto lavorando: è roba da matti lo dico io, lo dico”.
I vicini cercano di calmare gli animi, finchè anche la Multipla trova il suo varco, come Mosé fra le acque, per andare a caricare gli ignari clienti della prossima corsa.

Lo vedo con la coda dell’occhio, abbastanza lontano per immettermi nella rotonda prima del suo passaggio. Poi un supplemento di scrupolo mi fa dare un’altra occhiata agli specchietti mentre mi accingo ad accelerare percorrendola; meno male: ‘sto disgraziato ha deciso di accelerare a sua volta, per dimostrare al mondo che la precedenza l’aveva lui; mi sfreccia davanti, non di molto, nel prendere l’uscita a destra.
Tipi da sabato sera: sulle strade c’è il peggio, quanto ad arroganza, incapacità, esuberanza folle, infine etilismo e droghe.

A mezzanotte e tre quarti chiude l’ultimo distributore di metano, quello di via Mattei; in teoria dovrei lasciare l’auto con le bombole piene per il collega che alle cinque di mattina, lasciando la sua auto nel parcheggio condominiale di casa mia, riaccenderà il motore della Multipla. Stanotte che è sabato capirà, mi dico, se un poco dell’ultimo pieno è rosicchiato, se lavoro un’ora o due dopo la chiusura del distributore. O magari dopo vado a benzina, che quella posso sempre rifornirla all’ultimo momento in un self-service.
E’ circa mezzanotte, e mi sto dirigendo proprio al distributore, quando arriva una chiamata; un attimo di titubanza poi l’accetto.

Sono cinque giovani russi, un gruppo misto, maschi e femmine, delusi dalla clientela del “Ruvido”, discoteca frequentata il sabato da ragazzini e ragazzine troppo giovani per i loro gusti. Non mi dispiace, di solito, quando mi capita di caricare sulla capiente Multipla cinque persone, due davanti, accanto a me.
Mi chiedono di andare alle “Grotte”, storica discoteca a San Pietro in Casale.
Addio metano; potrei anche rifiutare la corsa extraeurbana, ma chi glielo spiega. E così mi avvio, con i miei bravi problemi a ricordare su quale delle cinquanta strade che portano da Bologna a Ferrara si trova il paese di San Pietro.

Di ritorno a casa, salgo un attimo, preparo una busta con venti euro e qualche riga di spiegazione circa le bombole semivuote; poggio il plico vicino al volante, estraggo i miei averi e do la buonanotte alla vettura, che fra poche ore riprenderà a lavorare.

Ed io, prima ancora, a dormire. A lungo.
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(scritto nel tardo pomeriggio di domenica 25; completato e pubblicato nella notte seguente)

L’immagine è tratta da:
http://www.blogtecnico.com/cultura/perche-gli-animali-vanno-in-letargo

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12 risposte a Grandi dormite e piccoli affanni

  1. lagiraffa ha detto:

    Ariciao Franz, è vero, molta gente ha paura di ascoltare le proprie voci interiori e ha bisogno del frastuono che fanno le voci altrui..forse, il mio commento era un po’ “autobiografico” 😉 ‘notte

    • Franz ha detto:

      Ariciao Lagiraffa. Credo che sia lecito essere un po’ autobiografici qui nella blogosfera; da parte mia lo sono fin troppo…
      A presto ! 😉

  2. miss ha detto:

    Basta che tieni in congelatore una bella vaschetta di gelato, quelle da mezzo chilo, di affogato al cioccolato, è buonissimo, e sei a posto!!!!!
    Fidati è vero. Fai il bravo neh!

    • Franz ha detto:

      Non posso accontentarti perché il mio buon vecchio frigorifero a turbo-pedali è sprovvisto di congelatore…
      Comunque faccio il bravo.

  3. alanford50 ha detto:

    “Sto andando in letargo, non c’è altra spiegazione: se di qui a primavera non dovessi dare segni di vita su questo blog e su quelli amici nessuno si preoccupi, starò solo dormendo…”

    Hai ragione, anche io sento addosso questa strano bisogno, bisogno del torpore, del rallentare il vivere, dell’attendere una nuova primavera portatrice di nuove energie.

    L’autunno è una stagione difficile da comprendere per il nostro vivere moderno, la natura non ci asseconda, i suoi ritmi sono lenti, silenziosi, ammalianti, accoglienti e coinvolgenti, tutto sembra imporre un rallentamento un adeguarsi a lei che da millenni domina e accondiscende il vivere, ci richiama ad una specie di preparazione, un’ulteriore accumulo di energie e forze per il freddo inverno che tutto blocca con il suo gelo bianco, in autunno tutto ha un ritmo lento, persino la foglia nel suo morire, compie un ultimo viaggio, non prima di avere però indossato il suo vestito più bello di un rosso che sa di vita, come per ricordarsela fino all’ultimo istante prima di toccare terra, ma l’autunno è generoso e fa sì che quel suo viaggio non sia repentino e non visto, concede a quella misera foglia ormai rossa di ondeggiare leggiadra ancora una volta nel vento, compiendo una danza che sa di rito, di un addio e di un ultimo ringraziamento, che splendore quella foglia che si fa per una volta ancora bella, struggente, bella come mai è in fondo stata, come per non farsi dimenticare, in quell’attimo prima di morire, capace di donare il meglio di se, come se solo quell’attimo meritasse cotanto splendore e fosse ad esso unicamente destinato, come per ribadire alla vita “ guarda cosa ti perdi e guarda cosa ti porti via”….

    Vedi come sono fatto, sono i dettagli che mi fregano, anziché rispondere al tuo post mi sono lasciato acchiappare dal parlare della stagione e mi è scappata un’ode all’autunno, va beh dai sarà per la prossima volta, circa questo desiderio di dormire io sono del segno del Capricorno ma si vede che per ascendente avrò sicuramente l’orso, quindi il letargo è nel mio disegno astrale.

    Ciaooo neh! alla prox.

    • Franz ha detto:

      Un contributo di riflessioni molto intense e liriche.
      Grazie, Alan, per questo esempio di contemplazione pensosa della natura, e ancora a te un buon autunno, visto che siamo nel pieno di un mirabile festival di colori.

  4. silvanascricci ha detto:

    Le braccia di Morfeo sono uno dei posti migliore in cui stare.
    Senza rimorsi e tentennamenti.
    Un sonnolento saluto.
    Silvana

  5. lagiraffa ha detto:

    La solitudine è un lusso che può trasformarsi in un pericoloso vizio, lo so per esperienza, ma a volte è bello godersi la sola compagnia della pioggia e dei propri pensieri pigri, buon letargo, caro Franz 😉

    • Franz ha detto:

      Ti ringrazio dell’indicazione; ma posso ribattere che, per troppe persone, il vizio appare non la solitudine ma la fuga da essa, e dal necessario tempo dell’ascolto delle proprie voci interiori, vissute come minacciose anzichè nella loro preziosa funzione di suggeritore.

      Ciao cara Giraffa, buon riposo, ogni volta che puoi. 😦

  6. riccardo uccheddu ha detto:

    Guarda, Franz, sulla faccenda del sonno il sottoscritto la pensa un po’ (anzi molto) come il padre Brown di Chesterton: il sonno è quasi un sacramento…
    Io non leverei il sonno neanche al mio peggior nemico.
    Poi, quando hai dei figli piccoli, finisci per elevare il sonno a valore al di là del bene e del male!
    Immagino poi che le nebbie della pianura padana e la vostra buona cucina favoriscano il sonno…
    Ciao!wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      “Il sonno è quasi un sacramento”… sì, ma con la differenza che, mentre la ‘Grazia santificante’ dispensata dai sacramenti è un atto di fede, la ‘Grazia rigenerante’ di una buona dormita è una delle evidenze più certe a nostra disposizione !

      Ciao e buonanotte !

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