Mi scaldo di più

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Il giorno dopo, dunque, nel pomeriggio, tragitto speculare per andare a recuperare la Cavalla dopo la notte passata dai suoi.
Decisamente più avventuroso.
Sotto un’autentica tormenta di neve, pioggia e vento mi sono incamminato verso la stazione di San Lazzaro, con la sensazione crescente ad ogni passo di non essermi abbastanza equipaggiato alla bisogna; finalmente arrivato alla piccola stazione, un bel po’ fradicio e congelato, ho dovuto aspettare fermo in piedi il treno, il cui ritardo veniva annunciato, con sadico stillicidio, in aumento di cinque minuti in cinque minuti, per quattro volte.
Nella sgradevole attesa ho finito per socializzare con un paio di altre persone, un uomo e una donna, due tipi interessanti, malgrado il tema assai scontato della conversazione: i disservizi e il degrado, mentre guardavo continuamente ed avidamente l’orologio, con l’urgente desiderio del calore all’interno del treno, almeno per i pochi minuti del viaggio.
La carrozza dove ci siamo seduti era fredda; non so le altre: forse, senza stupidi obblighi di cortesia nei confronti dei miei due improvvisati compagni di sventura, almeno sarei andato a verificare.
Appena un poco di tepore mi è stato concesso invece dall’autobus, soprattutto quando mi son seduto al posto di un ragazzone il cui sederone aveva appena compiuto un pregevole lavoro termico sul relativo seggiolino; ma ad ogni fermata arrivavano spifferi d’aria gelida.
Ho dovuto guidare lunghi minuti a zonzo, lungo le strade buie di campagna fra Borgo Panigale e Zola Predosa, con il riscaldamento al massimo, prima di sentirmi in grado di accendere il terminale radio e la cosiddetta ‘civetta’, con la scritta TAXI, sul tetto della Jolanda.
Morale: come ai tempi del grande portiere Dino Zoff, l’indomani, verso sera, ho dovuto constatare la fine del mio record di imbattibilità nei confronti del raffreddore, giunto implacabile come un autogoal, anche se, a posteriori, posso dire meno punitivo che in passato: è quasi bastato a smaltirlo una notte con la compagnia, tristemente nota, del naso congestionato e della dolorosa sinusite.
A seguire, un giorno di immobilità casalinga, neanche a farlo apposta in un turno di riposo.

Ed era un giorno un po’ speciale, quello di “M’illumino di meno”, alla sua sesta edizione.
Per i pochi che non lo sapessero, si tratta di un’invenzione della luminosa banda di ‘Caterpillar’, la trasmissione di Radio2 (per ora risparmiata dalla furia nazional-volgare del nuovo direttore di rete Mucciante, ma non so fino a quando e a che prezzo); una giornata di buone pratiche collettive, e di riflessione, sul tema del risparmio energetico.
Come mi è già capitato di accennare su altri blog amici, l’evento che per me ha rappresentato una delle simboliche pietre miliari, a scandire il consueto avvicendarsi delle stagioni in questi ultimi anni, per la prima volta non mi ha coinvolto nè mobilitato.
Non so dire con precisione per quali motivi; forse la concomitanza con un’innegabile diffusione del tema a livello di coscienza pubblica, rispetto alle edizioni precedenti, ancora poca cosa, ma sufficiente a spegnere in me quel certo spirito pionieristico.
Forse il ripensamento, già affrontato di recente anche qui sul blog , sui limiti delle ‘buone pratiche’ rispetto all’urgenza di modifiche ben più sostanziali, culturali, sociali, economiche, politiche.
O forse ho semplicemente captato e interpretato un possibile segreto calo di tensione da parte degli organizzatori, che gli altri anni si erano spinti fino ad esportare all’estero l’iniziativa, ottenendo ‘clamorosi spegnimenti’ simbolici, come quello della Tour Eiffel o del Prater di Vienna.

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Per questa edizione hanno comunque scelto la piazza, invitando gli ascoltatori a Roma, ai Mercati di Traiano, ciascuno con la sua piccola torcia ad energia cinetica o comunque rinnovabile.

Se non ho potuto partecipare alle numerose iniziative concomitanti nel centro di Bologna, come ero d’accordo con un caro amico, almeno la giornata di clausura mi ha permesso di ascoltare molto bene per radio le due ore e mezza di trasmissione in diretta dalla capitale, una Roma che i presentatori Massimo Cirri e Filippo Solibello, i loro ospiti, e i numerosi coraggiosi accorsi da tutt’Italia, raccontavano fredda e limpida dopo l’eccezionale nevicata mattutina.
Complice la convalescenza, sentivo freddo anche in casa, e così, in decisa controtendenza, ho aumentato senza troppi scrupoli la temperatura di riscaldamento regolata dal termostato. Mi sono soltanto chiesto in quanti milioni di anni si fosse generato il gas metano che, per scaldarmi di più, stavo consumando per sempre.

Un po’ di calore, tuttavia, mi è giunto anche dalla trasmissione: le due voci, per me ormai amiche di vecchia data, non perdono la loro capacità di trascinare, divertire ed affabulare.
E mi sembra vagamente di ricordare di aver abbandonato per qualche attimo di sogno la consueta diffidenza, se non vogliamo chiamarla realismo; mi sembra vagamente di aver fantasticato uno straordinario contagio di rinnovamento culturale, mentale, nella gente del mondo, guidato unicamente da una grande, incrollabile fede di pochi precursori di buona volontà.
Quello che invece ricordo con più precisione è il conforto che mi ha dato ascoltare un paio di brani eseguiti in diretta dall’ospite musicale, Adriano Bono (la voce del gruppo ‘Radici nel cemento’, accompagnato nell’occasione da un’altra band, i ‘Torpedo Sound Machine’), in particolare un “No al nucleare”, scandito, spiegato, conclamato a ritmo fra il rap e il raggae, così come un inno alla Decrescita felice. Ed era il servizio pubblico di stato, la RAI, proprio la stessa che manda in onda le oscenità di Bruno Vespa e di Scodinzolini.

E poi ancora, a trasmissione conclusa, e dopo un improvvisato piattone di riso bollito insaporito con olio ed erbette (…di supermercato, sia ben chiaro), ho avuto qualche altro buon motivo di calore per il fisico e soprattutto per la coscienza, collegandomi alla Rete e rendendomi conto una volta di più che, comunque, tutto si sta muovendo, a dispetto di un fallace senso di invasione definitiva della politica e della coscienza collettiva, da parte dei delinquenti al nostro governo e all’informazione di regime.
Come nel comporsi di un grande mosaico, mi sono accorto di quanto la verità degli intrecci fra mafia e stato stia clamorosamente ed inesorabilmente emergendo.
E poi ho letto il programma della seconda conferenza internazionale sulla Decrescita, a Barcellona alla fine di marzo.
E infine ho scoperto quasi per caso, tornando sui nostri temi nazionali, una novità che ha qualcosa di straordinario, il cui serio e motivato richiamo a nuove forme di impegno e mobilitazione mi ha quasi turbato.

Ma per ora non voglio turbare nessuno a mia volta: …ne riparleremo più avanti.
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Le immagini del raduno romano sono tratte da: http://caterpillar.blog.rai.it/

Informazioni su Franz

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18 risposte a Mi scaldo di più

  1. Silvana ha detto:

    Anche io da dipendente pubblico quando sto poco bene per un giorno o due mi metto in ferie anzichè in malattia.
    Pure a me quest’anno non ha preso molto la giornata del risparmio energetico, anche se qualcosina ho fatto per non accendere cose in eccesso o inutilmente.

    Per risparmiare potremmo andare tutti a scaldarci nel mitico tombino fumante di via Massarenti.

    Ciao
    Silvana

    • Franz ha detto:

      Ecco un esempio di una ‘brunetta’ che lavora anche troppo nel settore pubblico.
      Non diciamoglielo a quello là, se no smette di sparare le sue scemenze, e la cosa non ci fa gioco…

      Quanto al ‘tombino misterioso’, l’idea di utilizzarlo per ‘scaldarci di più’ risparmiando fonti energetiche è davvero ecologica, ma attenzione a scherzare sui misteri più esoterici della nostra città… !

      Salutone.

  2. solindue ha detto:

    EVVABBBENE!!!
    Visto tutto questo ottimismo in circolazione, vedrò di organizzare un pranzetto virtuale per te e Alan, con torta al coccolato e zucca (grazie davvero per la ricetta), ovviamente, ca va sans dire, a lume di candela per una lotta all’ultimo watt contro gli sprechi!

    • Franz ha detto:

      Virtuale ??? 😦
      Avevo speranze molto più ottimistiche…

      • alanford50 ha detto:

        Virtuale???

        Solindue…e secondo te io cosa ti ho trascritto la ricetta a fare?

        Mi unisco a Franz per condividere la delusione e le speranze più ottimistiche…ahahah

        Ciaooo neh!

        • solindue ha detto:

          Oh Cielo! Così vi volevo! Vedete che a stuzzicarvi vi viene l’ottimismo?
          Siete meravigliosi, vi apetto a casa mia! Io faccio la torta e voi portate le candele!
          Parola d’ordine: “Bicchiere sempre mezzo pieno!” 😉

        • Franz ha detto:

          Aggiudicato. Io porto un paio di buone bottiglie, così da riempire sempre i nostri bicchieri !
          p.s.: solo una curiosità sul ‘pranzo a lume di candela’: ma abiti in una grotta, o in una cantina, o magari nello spazio ???

  3. iolosoxchecero ha detto:

    ciao carissimo!!! Certo ammalarsi nel giorno di riposo è una bella seccatura, ma almeno te ne sei rimasto al calduccio ad ascoltare i tuoi programmi preferiti! Mi hai fatto sorridere quando ho letto che, in barba a tutti i buoni propositi, hai alzato la temperatura dell’aria calda…Io dico solo una cosa: il nostro contributo è una goccia nel mare. Se non lo dessimo, il mare sarebbe sempre mare, ma con una goccia in meno. Ma insieme, tante gocce in più o in meno, possono cambiare tutto. Io direi di provarci, anche se abbiamo la sensazione (frustrante) di metter su un piccolo mattoncino quando sarebbero da buttare giù muri belli alti…Ti abbraccio e occhio agli sprechi!!!

    • Franz ha detto:

      Ciao cara amica !
      Credo che al di là della maggiore o minore efficacia, venga un po’ da sé, per chi ha coscienza ecologica, adottare le famose ‘buone pratiche’.
      Ma bisogna sicuramente fare di più, e lo si può fare cercando da una parte di diffondere consapevolezza, e dall’altra di dare il massimo contributo a livello politico, se non in prima persona, almeno con il proprio sostegno ai pochi rappresentanti credibili rispetto a questi fondamentali temi.

      Un abbraccio a te, e, quanto ad amicizia e simpatia, ….senza badare a sprechi !!!

  4. Giovanna Amoroso ha detto:

    Malato durante un turno di riposo? Mannaggia!!!

    Se abitavo dalle tue parti ti portavo volentieri un pò di minestrone caldo preparato con le mie manine per rimetterti subito in forze!

    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Da lavoratore autonomo, tutto sommato non mi è dispiaciuto approfittare del giorno di riposo per smaltire il raffreddore (anche perchè per avere un giorno ‘di mutua’ è più la scomodità dei giri da fare che il beneficio).
      Grande beneficio, invece, alle narici e allo spirito, il …”Minestrone Amoroso”; ma poi finirei per darmi malato troppo spesso… 😉

  5. solindue ha detto:

    Oh Cielo Alan,
    non vuoi proprio venire a pranzo con me!
    Ce la metto tutta io, ma tu non vuoi prorpio concederti nè un volo pindarico, nè un sogno o nessuna espressione romanzata della vita. Per te solo la dura, cruda (acida) realtà…ma dobbiamo prorpio farci del male?

    • alanford50 ha detto:

      Ahahah, sai cos’è? è che la realtà se la conosci non ti uccide…..mentre la realtà diversa, non vera, ha lasciato dietro di se miriadi di vittime ignare o fortemente deluse……

      Comunque sempre disponibile per uno scambio bonèt contro torta di zucca e cioccolato…. ahahah.

      Ciaooo neh!

  6. alanford50 ha detto:

    @SOLINDUE.

    Seppur colgo lo spirito positivistico del tuo dire, devo ammettere che l’analisi sull’etica degli aspetti negativi o positivi è senz’altro veritiera e conforme al comune e reale vivere ed intendere, condivido anche il punto di vista della psicologia, ma, ma, ma, ma…….mi sento di dissentire sul pensiero del sommo Aristotele, forse questo mio dissenso si può quasi considerare una forma di bestemmia ma,ma,ma,ma…..non mi sento di condividere che i generi letterali che si avvicinano di più alla perfezione sono quelli che non rappresentano la realtà, quindi sono quelli che rappresentano la fantasia e/o l’irreale o il reale come dovrebbe essere quindi si ricade nuovamente nella fantasia, ecco forse spiegato il perché io non ami la letteratura romanzata o legata alla fantasia ma unicamente quella in qualche modo autobiografica o legata al vivere reale, io non amo i romanzi proprio perché trattasi dell’elegia del non vero, della fantasia, insomma un insieme di voli pindarici, che sicuramente rappresentano la più grande espansione ed espressione della mente umana, ma tende ad allontanarsi troppo dal reale e comune vivere.

    La definizione di Aristotele premia la ricerca dell’utopia o anche solo la ricerca del diversamente vero, ma io sono unicamente per la realtà anche nelle sue espressioni più crude, perché verità inconfutabili, imprescindibili ed ineluttabili, una forza superiore a qualsiasi tentativo di mistificazione, se non nelle parti relative alla nostra capacità e volontà di giudizio e di intervento, anche perché gli esseri umani in quanto assolutamente imperfetti sono incapaci di avvicinarsi così tanto alla verità assoluta che sicuramente non conosciamo ne forse mai conosceremo, ma la non accettazione della crudezza della realtà non ne giustifica la sua condanna all’oblio.

    Per quanto riguarda Franz devo dire che è tutt’altro che pessimista, quindi ti tocca invitarlo senz’altro a pranzo, anzi io lo ritengo uno dei pochi veramente positivisti e possibilisti, non solo, pochi come lui credono nella possibilità di un futuro diverso e di un cambiamento possibile, quindi prepara i soldini….ahahah.

    Ciaooo neh! alla prox.

  7. solindue ha detto:

    “Il pessimismo è una concezione della vita che tende a sottolinearne gli aspetti negativi e a vedere la vita stessa dominata dall’infelicità e dal dolore. Questa visione, dal punto di vista etico, si traduce in un giudizio di prevalenza del male sul bene.
    Il pessimismo, in psicologia, è l’attitudine a considerare la realtà nei suoi aspetti peggiori causata da una maggiore disposizione a coglierne le sfaccettature più negative ed inquietanti.
    Al pessimismo si contrappone l’ottimismo, la tendenza opposta.”
    (tratto da wikipedia)
    Il primo di voi due (Alan e Franz) che mi pubblica un articolo OTTIMISTA lo invito a pranzo!

    p.s.Vi ricordo che secondo le teorie di Aristotele i generi letterari più vicini alla perfezione sono quelli che non rappresentano la realtà, ma la realtà come dovrebbe essere …di qui la possibilità di una visione ottimista o pessimista … niente a che vedere con il reale!
    vi abbraccio ottimisticamente 🙂

    • Franz ha detto:

      Senza entrare, a quest’ora della notte, in dibattiti di estetica letteraria, vorrei solo dirti che mi ritengo fondamentalmente un ottimista, insomma uno che comunque tende a vedere la parte piena del bicchiere; e che anzi questo post, a cominciare dal titolo e poi in diversi suoi passaggi, mi sembra lo lasci trasparire.
      Se l’amico Alan non fosse parte in causa, in seguito al suo giudizio arbitrale nei miei confronti (vedi sopra), mi riterrei già in credito di un pranzo…
      Temo solo che scambi per pessimismo il mio racconto (anche solo per ripetuti accenni) di una realtà, sia nazionale che mondiale, più cruda di quella che ti piacerebbe sentire. E anche di quella che, ti assicuro, io per primo vorrei poter fare.

      Ricambio l’abbraccio, altrettanto ottimisticamente. 🙂

  8. alanford50 ha detto:

    Ciao, spero che i germi del raffreddore siano del tutto sconfitti, e che tu sia nuovamente seduto sul tuo bianco destriero, fiero e combattivo più che mai tutto concentrato alla quotidiana eroica pugna.

    Ci voleva il raffreddore per farti usare la parola “realismo”, ahahah, attenzione, non è da te, generalmente è unicamente una mia prerogativa, non lo sai che il realismo è quella cosa che più si avvicina al pessimismo? almeno così mi è sembrato di cogliere e riscontrare nelle mie varie frequentazioni virtuali, chi non sogna, chi non spera non è un realista ma è un pessimista! non esistono più le vie di mezzo, un po’ come il fatto che non ci sono più le quattro stagioni, ahahah, va beh! dai sto’ scherzando ovviamente, approfittando che il mio neurone logorroico vista l’ora sta dormendo il sonno del giusto, ti lascio con la mia buonanotte ed il mio classico saluto.

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    • Franz ha detto:

      Ciao Alan, sia la Cavallona che il suo cavaliere godono ora ottima salute, grazie.
      Giusto per quanto riguarda il “realismo”, forse si tratta di un altro genere di virus di cui qualche portatore insano mi ha contagiato…

      Un saluto e una buonanotte a te.

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