Una serata magra

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Senza alcun prevedibile criterio, serate di lavoro produttive e interessanti si alternano con altre assolutamente deprimenti.
Una lunga sosta al posteggio Righi, in via Indipendenza, con l’occhio e il dito costantemente vigili a controllare la situazione di quello di Piazza Maggiore, su questo dannato piccolo video touch-screen, che manco conserva la videata che hai richiesto e, dopo qualche secondo a suo piacimento, sistematicamente decide di cambiarla, con un’altra che non ti può interessare di meno.
A forza di ‘refresh’, decido che è il momento buono: solo un collega risulta in attesa nella vicina piazza principale; mi ci fiondo, abbandonando l’attuale postazione.
Nel mio caro e antico stracittadino scenario medievale, davanti a quel che resta del cinema Arcobaleno, la situazione dei colleghi in attesa non è però così incoraggiante, perché ce ne sono diversi dell’altra cooperativa (non censiti dal nostro sistema radio-taxi) e un paio di ‘cani sciolti’, quelli senza radio, e tutti questi hanno comunque la priorità sui clienti che si presenteranno di persona, che qui sono la maggioranza.
Aspettare ancora, con la sola compagnia della musica; il tono vitale è troppo basso anche solo per riprendere in mano il libro che sto leggendo, o magari per uscire dall’auto e sgranchirmi la schiena.
Serata magrissima; ripenso all’autentico colpo di grazia di circa un’ora fa, quando, dopo un’altra lunghissima attesa in Piazza Malpighi, dietro un paio di colleghi che a loro volta non si muovevano da lì, quando è venuto il mio turno sono ‘andato a vuoto’ su una chiamata da via S.Isaia, maledetto chi si diverte a fare ‘sti scherzi.

Ma, come si diceva, tutto passa, ‘panta rei’, le stagioni, i governi, la vita intera, e per fortuna anche le attese più lunghe.
Finalmente, diventato capofila, sopraggiunge il mio nuovo equipaggio, un terzetto formato da una coppia sulla quarantina e da un loro coateneo, uno che parla con la classica sonorità sbandierata e un po’ sussiegosa tipica di molti omosessuali.
Sicuramente reduci da una serata più intensa della mia, dialogano fra loro, in maniera rilassata ma viva; da parte mia presto scarsissima attenzione a quello che dicono, ma avverto che almeno mi stanno trasmettendo un po’ di prezioso nuovo tono vitale.
La coppia si fa scaricare presso un vicino palazzo storico, quindi l’altro, dopo averli salutati, mi indica la nuova destinazione: a San Lazzaro, il mio comune di residenza; quanto meno una corsa abbastanza lunga e remunerativa.
Alzo il volume della musica, ma un po’ di disagio fa capolino, mentre sento che il mio ospite, forse soprapensiero, bisbiglia, o rimugina, o intona qualche frase molto sottovoce.
Un omosessuale, condividendo il funzionamento del cervello e della psiche proprio del tuo stesso genere, è evidentemente più attento a valutare ed apprezzare le sfumature del tuo comportamento, anche grazie alla spiccatissima sensibilità di cui spesso è dotato; e la cosa l’avverti chiaramente, e ti dà un po’ di imbarazzo. Fino ad interrogarti sul tuo stesso modo di comportarti alla guida, sulla più o meno ostentata sicurezza, come possibile tramite di una non voluta equivoca seduzione. O forse sono solo mie paturnie, mi chiedo fra me e me, chi può dirlo, magari tracce inconsce di un mio normale ‘conflitto di genere’ un po’ irrisolto.
Anche questo lieve disagio, tuttavia, col passare dei chilometri e dei minuti tende a scomparire. E, una volta giunti a destinazione, il commiato è all’insegna di una estrema ed autentica cortesia da ambo le parti.

E’ passata da poco la mezzanotte; l’incasso della serata è decisamente scarso, ma la voglia di tornare in centro ancora più scarsa.
Scelgo un sano compromesso: mi dirigo verso il vicino posteggio di San Lazzaro, quello un po’ defilato rispetto alla centrale Piazza Bracci, con la chiesa e il comune, e in un minuto o due lo raggiungo e spengo il motore.
La quiete è intensa, austera; la mancanza di movimento è resa più irreale ma più sopportabile dalle luci della vicina piazza, e qui, fra gli alberini del posteggio dimenticato da Dio e dagli uomini, c’è quasi un senso di nicchia, di riparo, di nido da cui contemplare la notte, la vita.

Ma non troppo a lungo, perchè subentra un piccolo ma insidioso ricorrente problema, non esattamente di genere filosofico: devo trovare un posto per fare pipì, e al più presto.
Il parco della Resistenza non è lontano, e a quest’ora potrò ‘agire’ del tutto indisturbato.
Quando abitavo in centro venivo spesso fin qui in macchina per i miei allenamenti di corsa podistica, tanto mi piaceva questo immenso poligono irregolare leggermente in declivio, quasi tutto occupato da un unico grande pratone, che in primavera si riempie di una miriade di margheritine.
Ho nostalgia, dovrei tornarci a correre, ogni tanto, se non fosse così comodo, ora, uscire da casa e trovare ben presto la campagna.
Strana, la nostalgia; di tutte le centinaia di strade, angoli, locali della città a cui sono legati i ricordi disseminati dalle più svariate età del mio passato, solo pochi posti e situazioni evocano questo desiderio, questo senso di mancanza.
Solitamente sono situazioni di grande quiete, tranquillità, solitudine, quasi ad indicarmi che tale è la mia vera ed unica strada.
Chissà.

La mia strada, ora, però è un’altra: con anticipo rispetto ai miei soliti orari, dichiaro chiusa senza rimpianti la serata e imbocco quella che, nel giro di pochi minuti, mi riporterà a casa.
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Immagine da: http://metroguida.iobloggo.com/archive.php?m=07&y=2005

Informazioni su Franz

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17 risposte a Una serata magra

  1. iolosoxchecero ha detto:

    eccoti di nuovo in strada a farci vedere con i tuoi curiosissimi occhi ciò che ti arriva dalla città in notturna! Un po’ di malinconia ci sta: il periodo, la notte, il lavoro meno intenso…Mi hai incuriosita su un punto: cosa stai leggendo???

    • Franz ha detto:

      Un grazie anche a te per aver apprezzato questo mio post che temevo molto …fiacco.

      Sto leggendo, benché senza troppo entusiasmo, “Storie di ordinaria follia” di Charles Bukowski.
      Ciao !

  2. Giovanna Amoroso ha detto:

    Caro Franz,

    irrequieta anima notturna…

    Il turno di notte è il tuo abituale, giusto? Semplice scelta, o pura neccessità? Te lo chiedo perchè se io potessi scegliere quando lavorare opterei per le ore notturne… Adoro l’oscurità, e di notte il mio cevello è molto più attivo e sveglio che di giorno!

    Baci
    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Cara Giovanna, non è una necessità: qui da noi la scelta dei turni di servizio, per quanto riguarda le fasce orarie, è meravigliosamente libera; se lavoro prevalentemente di notte è perchè sono afflitto (piacevolmente) dalla tua stessa malattia…

      Bacioni.

  3. solindue ha detto:

    Ma l’8 marzo le donne che sali sul tuo taxi le fai pagare o fai lo sconto come nei ristoranti ….

    • Franz ha detto:

      Di solito è una serata di grandi affari (le tariffe sono fisse e le clienti sono più che contente dei miei semplici auguri), e con un tipo di utenza decisamente gradevole; peccato che quest’anno capiti proprio in un mio turno di riposo…
      Ciao Sol, buona festa anche a te !

  4. Riri52 ha detto:

    Lavorare girando per la città, di notte. E’ un binomio molto curioso e interesante, se non fosse la guida dell’auto. La città di notte appare nella mia fantasia misteriosa, ma realisticamente credo sia molto più banale. come la nostalgia e la voglia di andare altrove. Quando mi capita guardo fuori dalla finestra e osservo i ramo dell’albero di fronte che mi dicono in quale stagione siamo. Hai ragione, fra poco i rami sranno coperti di tenero verde e forse verrà il sole! Grazie per i tuoi racconto. Riri52

    • Franz ha detto:

      Forse l’abitudine toglie agli scenari notturni quell’alone fiabesco di mistero; non ne toglie tuttavia il fascino più intimo e profondo, soprattutto quando il silenzio tende a dominare la scena.
      Mi conforta davvero tanto il tuo apprezzamento a questo racconto, che, in omaggio al principio fondamentale dei miei racconti, cioé la sostanziale sincerità, in questo caso parla di noia e di vicende ben poco avventurose.
      Aspettando l’atteso risveglio della stagione (anche se le avventure e disavventure sono sempre in agguato e non guardano certo il calendario), intanto festeggiamo questa nuova giornata dedicata a voi donne, in cui spero che ipocrisia e conformismo lascino comunque un po’ di spazio a chi come me vuole dedicare, a te e a tutte le donne, un pensiero di ammirazione.
      Ciao !

  5. silvanascricci ha detto:

    Caro Franz, ho l’impressione che la tua serata non fosse di magra solo lavorativamente ma anche per te di pirsona, pirsonalmente.
    D’altronde esistono da sempre giornate così in cui tutto appare stanco e svogliato.
    Un bacione
    S.

    • Franz ha detto:

      Beh, carissima, un po’ l’ho già detto, è per me un periodo dell’anno in cui il tono non è abitualmente dei più smaglianti… e si è un po’ più vulnerabili.
      Ma anche questo rientra nel ‘panta rei’, tutto scorre, e la rinascita primaverile non tarderà molto.

      Un bacione a te !

  6. arthur ha detto:

    Mi sono sempre chiesto come passasse il suo tempo un autista di taxi e… c’ho letto un po’ di malinconia, sbaglio?

    • Franz ha detto:

      Difficile generalizzare, caro Arthur, sia a livello di singolo tassista che di singola giornata o periodo.
      Resta un mestiere molto libero e molto vivace, movimentato, vario; come rovescio della medaglia, lo stress della guida, qualche cliente sgradevole, e qualche attesa che, se troppo lunga, può regalare, diciamo pure, malinconia.

  7. alanford50 ha detto:

    “Senza alcun prevedibile criterio, serate di lavoro produttive e interessanti si alternano con altre assolutamente deprimenti.”

    Il tutto fa parte dell’andamento ciclico ondulatorio del vivere, non ti dimenticare che viviamo probabilmente in un universo ciclico in un alternarsi ininterrotto di contrazioni e di espansioni, un onda sinusoide composta da un’alternarsi di eventi contrari, un attimo su e l’attimo dopo giù, e così nell’alternarsi del tempo e del nostro vivere.

    Di fronte alla consapevolezza di questi andamenti ondulatori, la tua decisione di tornartene a casa rappresenti la più logica e saggia delle decisioni, tanto l’onda è in movimento continuo e la ritroverai comunque domani.

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Ciao Alan.
      A proposito della teoria dell’ “universo pulsante”, mi risulta che sia stata ormai abbandonata, e che gli scienziati propendano per un modello di espansione continua del cosmo, via via più lenta e più fredda.
      A parte questo, però, è vero che moltissimi fenomeni naturali hanno carattere ciclico.
      Sul piano degli eventi umani forse pure; benché sia necessario astrarsi dall’osservazione dell’immediato, che ha un andamento a volte bizzarro e quasi mai regolare e geometrico.

      Un salutone e un buon fine settimana, che, …ciclicamente, sta arrivando.

      • alanford50 ha detto:

        Non sono uno specialista ma mi sembra che certe stelle prima esplodono e poi implodono, il destino delle supernove se non vado errato, ma non è che ne capisco troppo di queste cose, mi piace pensare che anche per l’universo sia la medesima cosa, una espansione per poi rallentare, fermarsi e poi implodere, per poi eventualmente riesplodere, in un movimento perpetuo senza fine.

        Per ora la teoria dell’universo pulsante mi piace troppo, in esso riesco persino a leggere una specie di respiro di un Dio.

        Ciaooo neh!

  8. Sara ha detto:

    Possiamo contare su un libro in cui ci racconterai del tuo lavoro? o forse l’hai già scritto ? ciao, ciao! Sarawordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Ciao Sara,
      assecondando la mia indole, continuo a dedicare molta cura al blog e molto poca a idee alternative di pubblicazioni in formato più classico, anche se ogni tanto mi sfiora (o me ne fanno sfiorare) l’idea.
      Se ti piacciono i miei ‘racconti di strada’, dovrai per ora avere la pazienza di seguirli qui, a piccoli assaggi telematici; spero che non ti stanchi…

      Grazie, e un salutone !

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