La stagione dell’attesa

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Non è giusto.
Quest’anno più che mai la primavera sta manifestando lo spettacolo delle sue strabilianti fantasmagorie, e più che mai ne avverto un senso di distacco, di lontananza, di estraneità; come se il lungo inverno avesse depotenziato la vista e irrigidito anche l’anima.
E forse non è altro che il suo compito, della primavera, dico: quello cioé di irretire dolcemente, quasi di ammaliare, e di suggerire un ritorno alla vita, alla stregua della carezza di una mamma, che asciuga piano piano le lacrime di un bambino, e infonde in lui, piano piano, nuove dosi della primitiva, nativa e selvaggia vitalità.

La cura.
C’è un senso di profonda attenzione, rispetto, dedizione, amore, in quella parola, ripresa da una delle più note canzoni di Franco Battiato.
Sullo stesso tema mi capitò una volta di ascoltare o leggere una frase, semplice ma profondamente vera; diceva: “Ci sono malattie inguaribili, ma nessuna è incurabile”.
A mio modo, sì, mi sto curando, dalle ferite della stagione fredda, del passare degli anni, e forse ancora dalle ultime ricevute nel cammino (quasi, e inevitabilmente, inconfessate in queste pagine), che evidentemente hanno i loro propri, lunghi tempi di cicatrizzazione.

Il recupero delle energie. Sembra quasi che il mio organismo sia impegnato a tempo pieno in questa impresa di ricostruzione, e la richieda più di ogni altra cosa: me lo fa capire quando il sonno, dedicandogli tutto il tempo necessario, mi porta, sia pur con un percorso più volte frammentato e accidentato, ad uno stato di profondo, statuario benessere tanto appagante che sembra non chiedere altro alla vita.
E’ la mia personale decrescita, il mio vissuto elogio alla lentezza, che pago poi con la costante compagnia dei tempi stretti per tutto il resto, in queste mie giornate primaverili.
Nei confronti del lavoro, la sensazione dei relativi stress prevale sulla necessità e sul piacere dell’avventura del vivere, che pure è un felice connotato del mio mestiere. La scarsità di tempo (oltre che di entusiasmo), tuttavia, non mi ha fatto calare quello che passo a bordo della Cavallona, e grazie al cielo anche l’attenzione si è sempre rivelata abbastanza vigile da farmi evitare incontri troppo ravvicinati, con altri veicoli, pedoni, spigoli, paracarri, e ostacoli vari, costantemente in agguato.

Allo stesso modo riesco a mantenere la media dei miei due allenamenti settimanali di corsa podistica, ogni volta per più di un’ora.
E’ particolarmente faticoso farlo quando ancora il fisico si trova in quello stato di grande e benefico torpore a cui accennavo, per cui affronto, anche questo, più come un dovere che un piacere, nonostante sia il modo migliore per avvicinarsi agli spettacoli di una natura che la stagione primaverile sembra rivelare ogni anno e ogni volta più straordinari.
E nonostante sia il modo per partecipare ad un teatrino di vita che si svolge quasi ai margini della vita vera, come in una dolce rappresentazione teatrale, con i suoi pochi personaggi, già citati più volte in questi miei scritti.

La signora anziana dai vestiti sgargianti, che cammina spedita e sorridente. L’ultima volta mi sono fermato qualche minuto, visto che mostrava il desiderio di fare due chiacchiere: è una persona dolce, anche se sentirla parlare, con quella sua inflessione molto popolana, le ha tolto ai miei occhi un po’ di quel fascino fiabesco da fatina, che in un racconto me la fece immaginare emissaria di Fata Leonarda (altra nostra vecchia conoscenza a cavallo fra la realtà e la fantasia).

Il cercatore buzzurro di palline. L’altro giorno avevo quasi scambiato per lui un’altra persona, di corporatura simile, di abbigliamento altrettanto pacchiano (stile fantino del Palio di Siena, per intenderci), pure intento a cercare qualcosa lungo il ciglio della strada che fiancheggia i campi da golf.
Continuando a correre, pochi metri più avanti, sul lato opposto della strada, come un bel fungo, come un uovo appena depositato, in posizione del tutto strategica ed evidente, faceva bella mostra di sé, nella sua bianchissima e zigrinata rotondità, una pallina.
Ho frenato, l’ho raccolta, ho fatto dietro front:
“Credo proprio che lei stia cercando questa…”.
Mi guarda, sorride un po’ sorpreso, guarda la pallina, la verifica, poi, parlando con un accento toscano, mi mostra tutta la sua gratitudine, mentre fa il delicato spontaneo gesto di battermi con la sua mano, una via di mezzo fra un’accennata pacca e una carezza, sull’avambraccio vicino al gomito.
Troverò quello vero, l’inimitabile, cercatore di palline semiprofessionista, più avanti nel percorso, in un punto lontano da sguardi indiscreti, dove una stradina pedonale si immerge nella boscaglia e per breve tratto quasi entra nell’area dei campi da golf. E’ la seconda volta che lo trovo lì, mentre si aggira con aria molto cirscospetta nei pressi di due o tre sacchetti trasparenti poggiati in evidenza sul margine del prato; e pieni zeppi di bianchissime, lavatissime, palline pronte ad essere vendute in nero.
E’ cominciata evidentemente la fase-due, quella di monetizzare i lunghi mesi della ricerca, per il nostro ‘impagabile’ (…o quasi !) cane da tartufo…

Il sacrificio dell’esercizio fisico in quel luminoso teatrino, là dove la campagna comincia ad imporsi sulla città, è poi compensato, e giustificato, valorizzato, da altre sensazioni di benessere che mi accompagneranno durante la giornata, e che anzi mi invoglierebbero ad aumentarne le dosi, se già non fosse così difficile, e il tempo così limitato.

La stagione della rinascita, probabilmente a causa di un inverno eccezionalmente freddo e lungo, sembra dilatare le sue fasi, rendendo così i suoi spettacoli ancora più duraturi e affascinanti. La temperatura non si può ancora definire calda, per cui è meglio tenere le finestre chiuse per quasi tutta la giornata. Ed è un peccato, perché così mi rendo quasi sordo alla colonna sonora, già cominciata da qualche settimana, dei cinguettii tutt’intorno, ininterrotta dall’alba al tramonto.
Dev’essere un usignolo, in particolare, il più impostato e impegnato dei canterini; forse lo stesso che c’era e di cui parlai ripetutamente anche l’anno scorso, definendolo per pigrizia un merlo, pur rendendomi conto del ben diverso modo di gorgheggiare.

I rondoni, spericolati volteggiatori sfreccianti nel cielo cittadino, invece no, mancano ancora all’appello; e a questa data è un fenomeno abbastanza insolito.
Senza di loro la festa non può cominciare.
Senza i loro gridi nel cielo della sera, veri e propri naturali inni alla vita, di una dolorosa, evocativa, lancinante gioia, siamo e restiamo ancora nel tempo, vigile e severo, dell’attesa.

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Informazioni su Franz

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30 risposte a La stagione dell’attesa

  1. Giovanna Amoroso ha detto:

    L’attesa…

    L’inizio di una nuova stagione… (sopratutto per me!!!)

    Buona serata!
    Giovanna

  2. solindue ha detto:

    Vedo che nei tuoi “giri” stai incontrando anche cercatori di palline TOSCANI: questa è buona cosa.
    Ti auguro una calda, soleggiata e cinguettante settimana di primavera.

    • Franz ha detto:

      Mi ha colpito il garbo e la distinzione di quel ‘cercatore’ toscano; di solito il passaggio del confine fra Emilia-Romagna e Toscana è contraddistinto dal vociare di allegre combriccole sanguigne e caciarone…
      Auguro a te, Sol, un caldo e luminoso Sole.

  3. Sara ha detto:

    Certo che mi sento come i miei fiori!!! ma forse è un po’una peculiarità femminile quella di vivere una profonda simbiosi con la stagione.
    Non è un caso, ma se ci guardi bene, in questo periodo diventiamo più belle…

    • Franz ha detto:

      La tua considerazione si presterebbe facilmente a repliche leggere e un po’ galanti.
      Ma credo che, più seriamente, contenga una di quelle verità così innate ed evidenti da sfuggire o quasi alla riflessione: è vero, fiorite anche voi!

  4. giraffa ha detto:

    Non è facile scrollarsi di dosso l’inverno, il freddo, la poca luce. Ma la primavera, con i suoi colori vivaci, con la sua follia di pioggia e sole, con i suoi profumi dolci e con i rondoni tutti indaffarati, aiuta anche a curare le ferite (quante non ne raccontiamo nei nostri piccoli blog). Buon inizio, caro Franz 🙂

  5. Silvana ha detto:

    Mi piacciono le giornate assolate ma ancora fresche della primavera, mi piacciono le lunghe giornate luminose, mi piacciono le sensazioni di tepore delle serate primaverili, mi piace il senso di appagamento, mi piacciono i colori freschi e brillanti della natura.
    Mi piace tutto della primavera.
    E poi, io, nella primavera inoltrata ci sono nata….

    Dolci abbracci, caro Franz

    • Franz ha detto:

      Benché invece io sia nato in una buia serata di dicembre, anch’io amo la primavera.
      Ma soprattutto ho imparato ad apprezzarla da quando posso osservarne la sua spettacolarità, cioè da quando ho cambiato lavoro e poi casa.
      Ho solo qualche dubbio sul ‘senso di appagamento’; come ho accennato all’inizio del post, mi sembra che il cambio di stagione imponga soprattutto uno sforzo di ‘adattamento’; perché anche avvicinarsi alla bellezza ha il suo costo, la sua piccola o grande dose di sacrificio.

      Dolci abbracci a te! (e non certo quelli del Mulino Bianco, chè noi preferiamo i biscotti a marchio Coop…) 😉

      • Silvana ha detto:

        Per appagamento intendevo quello dei sensi.
        La vista per i colori e la luminosità delle giornate
        L’olfatto per i profumi di alberi e fiori
        Il tatto per la morbidezza delle foglie, e dei prati
        L’udito per i richiami dei volatili
        Il gusto per la varietà della frutta che iniza ad essere varia.

        Insomma un appagamento totale del nostro corpo e della nostra anima.

      • alanford50 ha detto:

        Apperò! Capricorno anche tu….al contrario di te che decidesti di nascere in una buia nottata, io decisi di nascere di domenica mattina nel giorno di san Silvestro, così tanto per concedere alla mia mamma di festeggiare degnamente la fine dell’anno e l’arrivo di quello nuovo…
        Anche io amo la primavera ma non disdegno anche l’inverno al contrario del caldo dell’estate che mi opprime e deprime…..se fosse possibile metterei firma se si potesse avere per tutto l’anno un clima e la temperatura di questi giorni, non più freddo ma neanche il caldo, sono un essere temperato.ahahah.

        Ciaooo neh!

      • Franz ha detto:

        Grande virtù la temperanza…
        Essere nati in dicembre è un altro dei non pochi elementi in comune alle nostre esistenze, anche se, in quel grande insieme di sciocchezze che è l’astrologia, risulto nato sotto il Sagittario.

        Salutoneh.

  6. oriana ha detto:

    anche il mio giardino, come me si risveglia dal torpore dell’inverno ed è pura gioia!

  7. Riri52 ha detto:

    Prima o poi arriverò ai campi da tennis, per ora gironzolo e aspetto le vere giornate di sole. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Quando vedrò sfecciare una Nuovola in bicicletta ti riconoscerò, e ti presenterò i pochi personaggi di quel dolce teatrino fra i campi di grano, i laghetti, la centrale dell’ENEL, e le serre.

  8. amanda ha detto:

    oh e questa sera nel mio cielo e nella mia grondaia sono tornati i rondoni che amo immensamente è inequivocabilmente primavera!

    • Franz ha detto:

      Grazie Amanda di questa splendida anticipazione.
      Dalle mie parti non li ho ancora sentiti, ma ora so che stanno arrivando, con il loro sempre nuovo messaggio di vita.

  9. duhangst ha detto:

    Speriamo arrivi presto perchè sono veramente in riserva quest’anno..

  10. Missss ha detto:

    Ebbene sì, lo confesso, sono una soledipendente. Evviva il primo sole, però questo sole di primavera, che cerco di cogliere anche solo per pochi minuti sul mio piccolo poggiolo, è accompagnato anche da una fresca arietta che mi fa sempre starnutire mannaggia. A me piace anche l’arrivo della primavera per la frutta: tutti le volte che vado dal fruttivendolo riimango incantata come una bambina all’arrivo delle nespole, fragole, ciliegie, ecc. ecc. aggiungiamo gnam gnam gna,
    Buona serata dalla Missinfruttata
    TVB (queste lettere non possono essere fraintese eh)

    • Franz ha detto:

      E’ bello immaginare la cara Miss incantata come una bimba davanti alle cassette di coloratissima frutta: sono gioie semplici e antiche come il mondo; potresti fare qualche bella foto e pubblicarla sul tuo blog, neh?

      Come un ragazzino, invece, mi tolgo lo sfizio di ricambiare il tuo ‘TVB’ con il mio!

  11. amanda ha detto:

    basta che arrivi più luce e rinasco, indipendentemente dalla temperatura e dal tempo ed il fatto che non faccia per niente caldo rende più gradevole starmene a letto al mattino prima della sveglia e godermi il canto degli uccellini e poco importa se il naso pizzica. E’ rinascita

    • Franz ha detto:

      La luce è davvero un fattore universale di tono psicofisico, ed è il primo e più importante segnale del rinnovamento della natura.
      La propensione al calore invece è più varia, nelle persone; a me personalmente piace e fa bene, se escludiamo certi insopportabili eccessi cittadini estivi.
      Buona rinascita !

  12. Sara ha detto:

    Ho perso alcune piante in giardino a causa del freddo del lungo inverno che ci siamo lasciati alle spalle. Però ne ho recuperate altre inaspettatamente. E poi ci sono quelle che forse un inverno che nel viverlo è parso fin troppo crudele, che i paiono come dire, fortificate. Più belle. Con più germogli verdi. Con più voglia di vivere. Un caro saluto. Sarawordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Spero che anche tu ti senta fortificata come quelle tue piante resistenti.
      La tua simbiosi con il giardino sembra davvero straordinaria, se preferisci parlare di ‘loro’ che di te…
      Un caro saluto.

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