La mia festa d’aprile

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Arrivo buon ultimo, a parlare di questo anniversario, di questa festa, di questo sessantacinquesimo 25 aprile, ormai agli sgoccioli mentre comincio a scrivere.
Non si contano i blog, di amici e non, che l’hanno già fatto; verrebbe da pensare ad una sana e incoraggiante reazione immunitaria, sviluppatasi nelle menti rimaste libere dagli incantesimi e dalle menzogne revisionistiche, libere dagli influssi devastanti della nuova propaganda di regime, che agisce nei suoi canali consueti e preferiti. Col passare del tempo sembra crescere anziché affiovelirsi la memoria, come per una insopprimibile ed urgente necessità di rivendicare e tenere alta la bandiera delle nostre migliori radici.

La cosa vale innanzi tutto per il sottoscritto, che per troppi anni ha vissuto con una certa dose di colpevole distrazione questa data,  come quella di un comodo ‘ponte’ in stagione primaverile, utile alle attività estemporanee più varie.
Quest’anno niente ponte: festività in domenica, e per giunta in un turno di riposo dal lavoro, entrambi fattori che hanno ulteriormente catalizzato una mia (comunque crescente) partecipazione ai temi sulla ribalta.

Ogni tanto le domenicali corse podistiche non competitive, organizzate dal comitato provinciale, riescono nell’impresa di tirarmi giù dal letto dopo pochissime ore di sonno; quella di stamattina aveva tutte le carte in regola per farlo: base di partenza non lontana (il centro di Ozzano Emilia), percorso impegnativo ai limiti delle mie possibilità (quindici chilometri di collina), previsioni del tempo discrete (nuvoloso in via di rasserenamento), e infine, valore aggiunto nient’affatto trascurabile, il nome della manifestazione, “Camminata della Resistenza”.
Con buon anticipo e, per l’occasione, con la felpa rossa sopra la maglietta, sono riuscito a presentarmi all’iscrizione in condizioni neanche troppo sonnambulistiche, e, appena possibile, ho preso il via per quasi due ore di ininterrotta corsa fra panorami di una dolcezza indescrivibile, fra larghe macchie di giallo diffuso per le fioriture della colza, il verde vivo del grano e di altre piantagioni, la terra bruna irrorata dalle recentissime piogge, fra i profili sinuosi e le antiche e salde costruzioni rurali della collina emiliana.
Il contatto non verbale con altri podisti dilettanti, più spesso uomini che donne, che ansimando ti superano o che superi, da soli o, quando in piccoli gruppi, quasi sempre intenti a scambiarsi fra loro qualche impressione su altre corse, o su conoscenti comuni, o sulle tagliatelle della sera prima.
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Non sono certo veloce, ma ho dalla mia una grande capacità di amministrare le forze ed ottimizzarne l’impiego, cosicché l’ultimo chilometro vede di solito prevalere in me la soddisfazione sull’affaticamento. Si rientra nel centro del paese, animato dalla festa; la banda, che avevo avvertito solo in lontananza, da qualche minuto tace; in prossimità capisco che ha ceduto il posto alla messa da campo, nei pressi della quale si passa ormai in vista del traguardo.
Non mi fa piacere, questa presenza così vistosa del culto ufficiale; mi sembra quasi un impossessarsi improprio delle luci della ribalta cittadina, in una festa civile, da parte della religione di stato.
E così, quando la voce amplificata del prete esclama: “Preghiamo!”, in cuor mio ho un’improvvisa reazione: vorrei che l’assemblea gli rispondesse: “No!”.
Ma poi ripenso alle lettere dei giovani partigiani condannati a morte, che ho letto con le lacrime agli occhi ieri nel blog dell’amica Francesca, e che spesso citano il paradiso e la possibilità di rivedere un giorno le persone amate lontano dagli orrori della guerra e della tirannia. Molti erano cresciuti nella religione cattolica, cosa che sicuramente confortò le loro ultime ore prima della fucilazione o dell’impiccagione.

Ritirata la medaglietta ricordo, e prima di fermarmi al banco del ristoro, raggiungo la fedele Cavallona, per tergermi il sudore e cambiarmi la maglietta.
Un paio di persone in alta uniforme circense e con uno strumento a fiato sotto il braccio si stanno allontanando.
Ma quello che più mi colpisce sono i frammenti di discorso che sento fare da una persona con un suo amico, intenti come me a ritrovare la propria automobile nei parcheggi.
“Bisogna rivedere, tutto quello che ci hanno detto per anni”, dice: “perché erano tutti ad acclamare il duce, prima di passare dall’altra parte”. Insiste: “C’è chi ragiona e chi non si lascia raccontare le cose, ma tanti ci credono”.
Entrambi concetti con una grande dose di verità, ma temo, dal tono con cui si esprime, utilizzati a rovescio; impressione confermata poi quando mi sembra proprio che dica, forse neanche interpellato al proposito, che lui ha votato ‘per il partito più importante in Italia’.
No, a uno che ha appena condiviso con me, e con tanti altri, una faticata sportiva in mezzo alla natura, non riesco a perdonare una posizione politica bieca, revisionista, gretta, insomma berlusconiana, come quella che mi sembra voler esprimere quel tizio (sempre che davvero abbia anche lui ansimato per le strade di collina).
Il movimento podistico è ovviamente apartitico, ma un seguace degli attuali mostri di regime lo vedo più facilmente a bordo di una comoda vettura, o di una moto, diretto a riempirsi la pancia con la famiglia ad un nuovo ristorante.

Il sonnambulismo che avevo evitato alla partenza sarà la connotazione di tutto il resto della mia giornata casalinga.
A San Lazzaro, il mio comune di residenza, sono previste diverse attrazioni: anche qui c’è la banda, alle sei di sera, mentre alle nove sono in programma i fuochi artificiali.
Come era facile prevedere, però, preferisco non uscire più di casa. Una pastasciutta alla meglio, con dei pelati in scatola e un po’ di spezie, poi qualche quadretto di nocciolato Novi con un po’ di pane, e anche la cena è risolta.
E mi torno a sdraiare a letto, finchè non sento i primi botti dei fuochi artificiali.
Da una delle finestre della camera si riescono a vedere, da una distanza di circa tre chilometri. Mi metto gli occhiali, apro la finestra e la zanzariera, e mi lascio incantare ed emozionare un po’ da quei fuochi-bonsai, comunque abbastanza vistosi per lasciarsi ammirare anche da lontano.

Come ora i botti, un po’ sfalsati per la distanza rispetto ai guizzi pirotecnici colorati, prima, mentre preparavo la cena, dalla finestra aperta della cucina mi era sembrato nettamente di udire per la prima volta, finalmente, il grido dei rondoni, anche se non sono riuscito a scorgerli.
E’ un grido struggente e gioioso, e sono felice di averlo sentito oggi, la giornata in cui le vite spezzate di tanti giovani idealisti, schierati dalla parte giusta, si trasformano, nella festa, in un insopprimibile grido di affermazione dei valori della vita e della libertà.
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Immagine da: http://www.candeli.com/blog/arc20060501.htm

Informazioni su Franz

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33 risposte a La mia festa d’aprile

  1. Sara ha detto:

    I giorni corrono veloci: buon 1 maggio Franz!
    Sara

  2. Milvia ha detto:

    Condivido tutto, Franz. Non ho tempo per soffermarmi più a lungo, oggi, ma voglio augurarti un buon primo maggio e un conseguente buon concertone.

    Ciao

    Milvia

    • Franz ha detto:

      Grazie, Milvia, e un buon Calendimaggio anche a te !
      Vedo che la continua corsa contro il tempo accomuna i blogger più appassionati: anch’io non sono riuscito ancora a dedicarne il necessario a qualche commento ‘come si deve’ sui post del tuo blog, sempre ricchi di contenuto; comunque non ti ho certamente persa di vista.

      Ciao!

  3. solindue ha detto:

    “a pochi passi dal Pimo Maggio”
    errata corrige

    • Franz ha detto:

      Il Primo Maggio è per me San Concertone; anche se quest’anno non andrò a Roma, comunque guai a chi me lo tocca.
      (Mentre il Primo Aprile è una ‘festa’ di genere un po’ più spensierato…).

      Ciao, lavoratrice !

  4. solindue ha detto:

    Eccoci Franz, a pochi passi dal Primo Aprile. Anche qui niente ponte primaverile…ma corri per la Resistenza anche di sabato?
    😉

  5. Misssss ha detto:

    Azzeccata! (intendevi oggi? perchè è il 27 il giorno giusto eh) Fai il bravo ciao Missss

  6. Misssss ha detto:

    Ma se non sono i biscotti è la cioccolata con le nocciole? Io fossi in te mi preoccuperei. Ma ti sei comprato anche la Nutella? Va beh che correndo poi consumi, ma stai attento che non ti venga la pancetta ehhhh!!!
    Baci e ancora grazie. Missssacherrrrrrr

    • Franz ha detto:

      Per il momento il rischio-pancetta per me è lontano, ma hai ragione: non bisogna mai abbassare la guardia.
      Nutella? no grazie, I don’t like it very much.

      Ciao Miss e grazie a te (spassosissima!); spero, da parte mia, di aver azzeccato la data…

  7. Riri52 ha detto:

    Il 25 Aprile 1945 rimane il momento in cui tutta la gente, affamata dopo gli anni di guerra e di fascismo, si è ribellata. Trovo il revisionismo storico limitante. Per la tua impresa complimenti, io ieri ho piantato fiori :-)) Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Il revisionismo storico credo che sia molto più, e molto peggio, che limitante.
      Complimenti anche a te per la tua piccola impresa floreale, sicuramente meno faticosa ma dal grandissimo valore simbolico!
      Ciao. 😉

  8. rocco ha detto:

    bQuale verità? Beati quelli che conoscono la verità, quella di una sola parte! Io ho vissuto in quel periodo e posso assicurarvi che la verità non è quella che moltissimi è abituata a ricondurla, come accade da oltre 65 anni nella propria parte. Il merito di tutto è del popolo italiano e se vogliamo ricondurla a una parte dobbiamo dire che al festeggiamento dovrebbero partecipare tutti gli italiani, meno quelli che si riconoscono a certi sigle chiamati liberatori. Sono proprio quelli che non si riconoscono a certi sigle che hanno sofferto di più in quel nefasto periodo storico e solo loro, adesso possiamo affermarlo con certezza, hanno il merito di aver portato la democrazia nel nostro bel Paese. Lo sapevo il mio commento non viene accettato con la scusante che è stato gia fatto. Non è vero.

    • Franz ha detto:

      Mio gentile interlocutore,
      intanto i miei complimenti per la padronanza del mezzo informatico alla sua rispettabile età.

      Cercherò come posso di controbattere sinteticamente alle sue critiche.
      Credo che il giudizio storico sugli anni della Resistenza, che attribuisce a quel movimento il fondamento ideale della nazione (poi repubblicana) liberata dagli alleati, sia corretto, e che siano invece menzogneri e tendenziosi certi attuali revisionismi, comodi ad una classe di governo corrotta.
      Non voglio entrare sul merito delle ‘sigle’, ci porterebbe troppo lontano; i partigiani non avevano una sigla, erano accomunati dalla lotta contro il tiranno nazi-fascista, la cui sconfitta ci ha permesso oltre mezzo secolo di relativa democrazia e libertà.
      Non concordo sul dare il merito della liberazione al ‘popolo italiano’ (al netto, per giunta, di quelle ‘sigle’); credo che il movimento partigiano sia stato a lungo una minoranza illuminata rispetto ad una popolazione da sempre propensa ad aggrapparsi al carro del vincitore.
      Tuttavia quell’ “adesso possiamo affermarlo con certezza” mi fa pensare, con sincero dispiacere, che siamo su pianeti molto distanti, dal momento che, invece, io proprio adesso mi sentirei di affermare con certezza che stanno venendo meno le basi di quel patto di civile convivenza, fissato dagli illuminati padri costituenti in un documento esemplare che, guarda caso, viene ora preso a picconate dai nuovi leader, insofferenti rispetto agli equilibri democratici e a tutto ciò che sa di legalità.

      Senza alcuna pretesa (e quasi nessuna speranza) di convincerla, mi sembrava doveroso ribattere.

      Il suo commento non era stato pubblicato per un inconveniente tecnico: un parametro (ora modificato) bloccava il commento precedente, in quanto contentente due link, e generava, dopo di quello, una coda d’attesa.

      • alanford50 ha detto:

        Franz, condivido in toto la tua analisi storica, in aggiunta mi sento di dire che le sigle se sono venute sono venute verso la fine del conflitto quando la lotta partigiana è stata politicizzata dalle varie fazioni, in previsione del post bellico, non bisogna dimenticare che in origine il movimento partigiano è nato quasi totalmente grazie ai componenti dell’esercito lasciato allo sbando, uomini che hanno scelto di non servire la nuova Repubblica di Salò ne l’esercito germanico e che hanno deciso di non deporre le armi e combattere i nuovi nemici, in nome di una nuova possibile libertà, successivamente le fila partigiane si sono rinforzate e rinfoltite quando si sono aggiunte le generazioni di chi aveva scelto di stracciare la cartolina precetto nel nuovo esercito della repubblica di Salò, una miriade di giovani che per non finire nuovamente in guerra o nelle prigioni e nei campi germanici si affiliò ai gruppi partigiani, verso la fine del conflitto e nel periodo immediatamente sucessivo proprio per una lotta di potere tra le nuove forze politiche (non fasciste) ci fu un periodo non ancora storicamente ben chiarito di lotta anche tra le varie forze partigiane, ma si è trattato di un periodo molto ristretto ed in zone limitate e quasi essenzialmente nell’immediato post bellico, per esempio in alcune formazioni partigiane prese il potere non il comandante militare sul campo ma il commissario politico.

        Anche io non mi sento di poter attribuire la liberazione all’intero popolo Italiano nella sua totalità in quanto le dette formazioni di lotta hanno interessato parzialmente il centro Italia e soprattutto si svolse al nord dove la guerra di liberazione da parte dell’esercito alleato è stata molto più lunga, tardiva e cruenta, non solo, gli alleati al nord entrarono spesso in città già liberate e riprese dalle formazioni partigiane, nel sud tranne qualche sporadico caso si ebbe pochissimo riscontro sulla lotta partigiana.

        Con il massimo rispetto per l’altrui pensiero.

        Ciaooo neh!

      • Franz ha detto:

        Mi fa un grande piacere ricevere l’approvazione di chi ha sicuramente letto e studiato più di me sulla materia.
        Non so se però il signor Rocco (ogni riferimento al mio nuovo blog ‘Gemelli per sbaglio’ è ovviamente casuale, come testimoniano le date dei post) tornerà da queste parti, dopo l’inconveniente che per mezza giornata ha escluso il suo commento dalla pubblicazione.
        Ciao, Alan.

  9. francesca ha detto:

    Ne avrete letti tanti, di post dedicati al 25 aprile, ma mi permetto lo stesso di segnalarne altri due:
    http://nellacoloniapenale.splinder.com/post/22615524/Come+le+gemme+degli+alberiQuan
    http://www.paolonori.it/nino-pedretti/

    E poi, caro Franz, volevo soprattutto ringraziarti per la costanza, la sincerità, la leggerezza, il garbo e – quando occorre – la caparbia testardaggine, con cui condividi i tuoi pensieri e i temi a te cari qui e, infine, augurarci di poter farci venire le lacrime agli occhi anche per occasioni di pura gioia.

    Ecco.

    Un abbraccio a te e un saluto a tutti.

    • Franz ha detto:

      Cara Fra, quanto a ‘caparbia testardaggine’ anche tu non scherzi, e probabilmente vinceresti ai punti un eventuale incontro. 🙄
      Scherzi a parte, ancora una volta le tue parole sono affettuose e profonde, e fanno bene.
      Penso comunque che occasioni di gioia, nonostante tutto, ci vengano offerte anche da questo presente, sia pur nella consapevolezza delle sue tragedie e nella minacciosità delle sue tendenze.
      Perché la gioia, anche fino alle lacrime, è comunque strettamente legata alla vita e alla purezza di coscienza; penso, per capirci, che i volontari di Emergency e lo stesso Gino Strada, pur in mezzo agli orrori che hanno scelto di curare, ne siano capaci.

      Ancora un abbraccio e un grazie di cuore (anche per le bellissime segnalazioni linkate).

  10. Alessandra ha detto:

    Da quello che vedo mi devo adeguare allo stile di vita sportivo di tutti voi; io eri dopo una passeggiata tranquilla al mare di poco più di due ore arrancavo appoggiata la braccio del mio papà e non sono ancora arrivata alla soglia fatidica dei 40….Ho deciso che da oggi farò, lavoro e paturnie del capo pemettendo, mezzora di camminata veloce al giorno..di più non posso! Ciao Franz buon 25 aprile (passato) anche a te. Noto con piacere che hai la fortuna di abitare dalle parti di Bologna, non sai quanto ti invidio.

    • Franz ha detto:

      Il tuo proposito sportivo (o quasi) è ottimo, almeno per cominciare; e un po’ di tempo si trova, soprattutto quando poi se ne vedono i benefici.

      Grazie della visita e degli auguri, e a te un salutone-one da Bologna e dintorni !

  11. Claudio ha detto:

    Già,la commemorazione dei “ragazzi di Salò”…il revisionismo..un vero peccato.E poi non capisco,se proprio si vuole ricordare quei ragazzi(ragazzi!?)lo si faccia in un altro giorno ma non il 25 aprile.Anche io ho letto le lettere dei condannati a morte in un vecchio libro lasciatomi da mio padre(il prezzo è inferirore alle mille lire)che conservo con cura.E’ una lettura commovente che di certo andrebbe raccomandata.

    • Franz ha detto:

      Non è certamente casuale che si cerchi di sovrapporre un significato diverso alla stessa data…
      Ricordo bene la nutrita biblioteca, di testi anche impegnativi e comunque sempre molto ‘impegnati’, che aveva raccolto tuo padre.
      Ora il ruolo di guida è il tuo, nei confronti dei tuoi cari giovanotti Silvia e Marco, e sicuramente stai facendo onore al dolce ricordo di chi ti ha preceduto.

  12. oriana ha detto:

    Complimenti Franz, 15 km di marcia sono di tutto rispetto. Anche per me fine settimana all’aria aperta, tra sabato e domenica svariate ore di sentieri in montagna sulle Apuane con pernottamento in rifugio. Ottima compagnia, panorami mozzafiato e non ultimo buon cibo, cosa chiedere di più?

    • Franz ha detto:

      Non dirmi che sei stata al rifugio Donegani. Ci passai alcuni giorni quasi invernali tanti anni fa: ricordo la neve che si confondeva con la polvere di marmo; e mangiai benissimo anch’io.
      Da un tuo commento sul vostro bel blog leggo comunque con piacere che avete trovato il tempo di rivolgere almeno un pensiero alla festa e al suo profondo significato, in mezzo a quegli scenari fantastici.

      • oriana ha detto:

        eravamo al rifugiio del Freo a Mosceta, volevamo salire in Pania, ma c’era ancora la neve, mi piace andare in montagna, ma senza correre rischi. Come non rivolgere il pensiero ad una ricorrenza che ha un cosi grande significato

  13. Silvana ha detto:

    Anch’io come duhangst penso che esista una sola parte giusta.
    Comunque la si giri e rigiri la verità rimane una sola: i partigiani, che erano di estrazione politica cattolica, comunista, socialista e anche monarchica, sono quelli che hanno lottato insieme agli alleati per riportarci alla libertà e per toglierci dall’oppressione del nazi-fascismo; gli altri. anche i spesso celebrati ragazzi di Salò, volevano, lottavano, uccidevano per restare nella dittatura e nell’orrore del regine fascista e nazista.
    Non si può sempre mistificare tutto e rileggere la storia seconda della convenienza politica del momento.
    Cerchiamo, ogni tanto, una volta all’anno,di sapere e capire da dove veniamo e da dove la nostra repubblica nasce.

    • Franz ha detto:

      La verità rimane una sola.
      Quei giovani uomini e donne, e non altri, ci insegnano a sacrificarci perché nessuno la trasformi a proprio uso e consumo.

  14. duhangst ha detto:

    Si può dire quel che si vuole, ma la parte giusta era una sola!

  15. amanda ha detto:

    ah un podista diesel sei! io ieri bici su e giù per i colli euganei, oggi guance tinta pressochè fucsia e cuore felicewordpress stats plugin

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