Micro cosmoprof

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Vengono da tutto il mondo, soprattutto nelle giornate dedicate alle più importanti fiere internazionali.
E qualcuna delle loro vite, lontane, estranee, indifferenti alla mia, a volte la interseca per qualche minuto: il tempo di uno spostamento in taxi serale, che ha quasi sempre origine o destinazione in un ristorante o in albergo.

I frequentatori di ogni diversa fiera hanno poi una propria particolare tipologia, almeno tendenziale; per quanto riguarda il ‘Cosmoprof’, esposizione dell’universo ‘cosmesi e profumeria’, arrivano intere vagonate delle più belle ragazze di tutti i continenti; bisognerebbe ridefinirla: il ‘Cosmognok’.
Se al primo posto delle virtù che preferisco nei miei passeggeri c’è indubbiamente l’educazione, non posso tuttavia negare che quasi altrettanto gradite mi riescono le virtù, di tipo diciamo estetico, di quel genere di sventolone, attraenti, graziose, sexy, intente a parlare fra loro quasi tutte le lingue del pianeta.

Purtroppo non ci sono solo loro, però.
Avevo portato un gruppo di americani, tre uomini e una donna, distinti, maturi, alla loro destinazione, il ‘Green Park Hotel’ a Quarto di Granarolo, un paio di chilometri fuori dalla città.
Era già passata la mezzanotte; classico giro in cui l’euforia iniziale del gruppetto si spegne rapidamente e vistosamente durante il tragitto, fino a lasciare il posto ad un silenzio riempito dalla provvidenziale musica della radio, magari quella particolarmente morbida di Radio Montecarlo. In mancanza della loro conversazione, aumento di solito il volume, e mi diverto poi ad osservare come la cosa influisce ancor più sullo stato catatonico degli stessi, sfiniti da una giornata di folla, di affari, e sicuramente da un’abbondante cena con bevuta di vini e liquori a volontà.
Per loro fortuna a quell’ora si fa presto ad arrivare; uno di loro chiede la solita ‘receipt’, la rivevuta, mi paga arrotondando gentilmente all’insù, poi come gli altri saluta ed esce.

Pronti, via, si torna in città di gran carriera, l’orario è ancora quello buono.
Capricci della sorte, dopo due o tre minuti mi arriva una chiamata, via radio, proprio dallo stesso ‘Green Park’; niente paura, quello che conta è non girare a vuoto: inverto la rotta e in breve tempo sono di nuovo là, davanti all’entrata.
Da cui, di lì a poco, vedo un tipo, magro, allampanato, in completo grigio, dalla pelle pure più grigia che bianca, uscire e farmisi incontro, con passo non proprio uniforme e lineare.
Sale e si accartoccia leggermente su sè stesso.
“Buonasera !”, gli dico.
Silenzio.
“Good evening !”, ritento.
Silence.
“Dove andiamo ?”, alzo la voce.
“Rllcrrt’n”, esala, come in un ultimo desiderio.
Un attimo di esitazione, poi gli chiedo:
“Come? Royal Carlton?”.
“Yes”.
Sospiro di sollievo; si può partire, verso uno degli hotel più lussuosi in assoluto della città.
Non faccio in tempo a partire che cambia idea.
“Girls, a night club”, sono le parole che mi sembra di capire, ulteriore ultimo desiderio.
E ti pareva, mi sembrava troppo facile… I locali notturni sono quasi sempre un terno al lotto, per la frequenza di cambi di gestione e di indirizzo, oltre che per il fatto di offire una scelta molto scarsa, sia numerica che di tipologia.
Fra i pochi che resistono al tempo c’è il ‘Penny’, in via delle Moline, o come diavolo si chiama adesso; così come il ‘Carosello’ (oltre Casalecchio sulla via Bazzanese), è uno dei pochi sempre affidabili per quanto riguarda l’apertura. E poi è anche a due passi dal …”Rllcrrt’n” del mio ospite, ad ogni buon conto.

Il silenzio che si genera a bordo di lì a poco è un silenzio diverso da quello dei clienti precedenti; lo avverto nettamente, e mi giro per dare un’occhiata.
Il capo chino, si è addormentato di colpo.
Non è la prima volta che mi succede, e tutto sommato, se la destinazione concordata è chiara, la cosa non mi dispiace, lasciandomi la libertà di guidare senza il pericolo di essere assillato da conversazioni in inglese, sempre alquanto stressanti.

E’ un incrocio particolare, il punto di arrivo in prossimità del night; è un angolo caratteristico della città, ben illuminato, parzialmente interdetto alla circolazione, ai margini della zona universitaria e per questo battuto fino alle ore piccole dai soliti gruppetti di giovani con birra, talvolta con cane, al seguito.
Blocco il tassametro, accendo la luce interna, e chiamo con decisione il mio grigio compagno di viaggio appallottolato dietro:
“Ehi, mister!”.
Silenzio.
“EHI, MISTER !!!”
Arisilenzio.
E mo’ che facciamo?
Scorgo qualche studente buttare l’occhio dentro, e mi sento ridicolo.
Restando seduto, mi giro un po’ su me stesso, e gli abbranco una gamba con la mano, con decisione inizialmente delicata, poi via via crescente, mentre mi escono sconnesse parole in un inglese sempre più selvaggio.
Deve essere proprio una bella scena. Comunque, e per fortuna, gli spettatori hanno pietà e non infieriscono, nel confusionale stato etilico in cui si trovano a loro volta.
Ma ecco che, a forza di fonemi e di strattoni, i primi timidi segni di ritorno sulla Terra del mio ospite giungono, a scacciare le ipotesi alternative che, in un crescendo rossiniano (passanti? ambulanza? vigili? carabinieri? pompieri?), cominciavano ad affacciarsi alla mia mente.
E’ una persona abituata al decoro; lo capisco da come cerca di risistemarsi alla meglio il vestito grigio su quel corpo affilato, una volta estratti i soldi, aperta la portiera e uscito dalla vettura, operazioni di crescente livello di difficoltà affrontate eroicamente senza chiedere aiuto.
Poi con lo stesso passo malfermo con cui si era avvicinato a inizio corsa lo vedo allontanarsi e dirigersi all’entrata del ‘Penny’, o come diavolo si chiama adesso.

Lo immagino accomodarsi ad un tavolino, ordinare un doppio whisky per bagnarsi la gola, una procace girl sederglisi accanto per asciugargli quel che resta nel portafoglio, mentre faccio manovra per riguadagnare le strade scorrevoli della notte.
Sperando che il prossimo giro entrino quattro gnocche cosmiche.

Ma sobrie.
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Immagine da: http://bologna-nightclub.blogspot.com/2008/05/il-penny-club-via-delle-moline.html

Informazioni su Franz

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25 risposte a Micro cosmoprof

  1. ilbambi ha detto:

    Il tuo modo di scrivere mi lascia ogni volta a bocca aperta,caro Franz…ogni volta ho la splendida sensazione di entrare in quel tuo taxi con te,sedermi al posto del passeggero e restarmene in silenzio a gustarmi le scene che di lì a poco leggerò nel tuo blog..
    Hai decisamente un dono assai raro…
    Bravo,Bravo e poi ancora Bravo!
    Fabio.

  2. Silvana ha detto:

    Cosmognok è fantastico. Un neologismo perfetto.
    Ma non si può pretendere sempre tutto, quindi ti dovrai accontentare spesso dei normali passeggeri e delle loro “normali” storie.
    Un abbraccio da una “gnocca” vintage!”

    • Franz ha detto:

      Sul concetto di ‘normalità’ si potrebbe aprire un serio dibattito… 😉
      Ad esempio, tu sei un’amica “eccezionale” (oltre che un’apprezzabilissima cosmognok).

      • silvanascricci ha detto:

        E’ vero che la normalità è un concetto labile e molto relativo ed un bel dibattito sessantottino ci starebbe proprio bene.
        Grazie per avermi definito “eccezionale” e, cosmognok me l’ero tirata con il vintage.
        Comunque grazie carissimo amico :-*

      • Franz ha detto:

        E, a questo punto, come non concludere con una gloriosa citazione:
        “Noo, il dibattito no !!!”

        Ciao ! :-*

  3. Riri52 ha detto:

    e dopo? Sono salite o se rimasto con la speranza? Dobbiamo saperlo…per completezza di informazione!

    • Franz ha detto:

      Visto che non ci sente nessuno, te lo posso confidare, Riri: ebbene sì, sono salite !!! 😀
      Però dopo pochi minuti sono anche scese… 😥

  4. Misssss ha detto:

    Occhio Franz che magari salgono quelle che sembrano quattro gnocche e poi si scoprono dei travestiti!!!!!! Fai il bravo invece di pensare alla gnocca che alla tua età fa male eh eh eh eh ehe
    MisssssNonGnoccaMaMonellaaaaaaaaaaaaaaaaa

    • Franz ha detto:

      Di solito mi sembra di riconoscerli, i travestiti (e mi capitano spesso a bordo anche loro), ma in questo campo l’effetto Uovo-di-Pasqua (con …sorpresa) è sempre possibile… 😉
      Per quanto riguarda i tuoi premurosi consigli, sapevo che il rischio-cecità 😯 riguardava solo i bambini e non i vecchietti, comunque cercherò di seguire i tuoi consigli di brava badante.
      😐

  5. Giovanna Amoroso ha detto:

    Belle le storie di varia umanità… Credo che con il mio nuovo lavoro avrò anch’io aneddoti “curiosi” da raccontare!

    Un bacio a te e alla “Cavallona”!!!

    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Attendo con molta curiosità i primi racconti, visto che il tuo bellissimo Bed & Breakfast sta per decollare !
      Grazie per il bacio, ricambiato da me anche a nome della Cavalla (oggi a riposo). 🙂

  6. Sara ha detto:

    Anch’io lavoro a contatto con l’umanità varia: talvolta resto ferita da chi ha bisogno di un capro espiatorio su cui sfogare i disagi della P.A.. Spesso invece sono felice.
    Il tuo lavoro però è da romanzo….

    • Franz ha detto:

      Mi sembra che anche il tuo bilancio sia più che soddisfacente.
      E sono certo che la tua sensibilità finisca per essere apprezzata dai tuoi interlocutori.

      Ciao, e alla prossima!

  7. alanford50 ha detto:

    Buon 1° maggio……

    • alanford50 ha detto:

      Azz. mi stupisco da me stesso medesimo, non è da me fare un commento di una riga sola, ho dovuto provvedere subito…

      Cosa vuoi anche i neuroni logorroici vogliono le loro soddisfazioni, e chi sono io per negargliele?

      Ari-buon 1° Maggio…

      Ari-Ciaooo neh!

  8. amanda ha detto:

    certo che anche voi taxisti ne vedete di varia umanità. Buon primo maggio Franz, sperando tu non sia di turno 🙂wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Grazie, carissima Amanda; è stato un giorno di riposo e, caso per me insolito, di overdose televisiva per il Concertone.
      Speriamo sia stata una giornata di utile riflessione per tutti.
      Ciao, a presto!

      • amanda ha detto:

        …. e quando è arrivato il turno di Roy Paci sono volate le scarpe e sono iniziate le danze 🙂

      • Franz ha detto:

        Cara Amanda, sono davvero felice per te.
        Non so se quest’anno, a differenza di tutti gli anni scorsi, dedicherò un post al Concertone, anche se non sono mancate le emozioni anche dalla tv; in estrema sintesi, quelle più forti mi sono giunte da Cristicchi, dal visionario Capossela coi suoi incredibili ospiti, dalla poesia “Ballata delle donne” letta da quella (a tratti disastrosa) conduttrice di Sabrina Impacciatore.
        E anche dalla vastità, ancora una volta, di un popolo di giovani che, con la sua voglia di far volare le scarpe e ballare, non molla.

        • amanda ha detto:

          Non l’ho visto tutto, ma condivido l’emozione per Cristicchi (uomo che sa sorprendermi ogni volta) e per Capossela, mi piaceva che l’impacciata Impacciatore giungesse a volte con il fiatone per aver ballato durante l’esibizione precedente al suo intervento, in fondo partecipava alla festa ed era giusto così. E se Roy Paci non è più quello di mala razza comunque il suo ritmo travolgente le scarpe le fa volare non c’è storia

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