Parata di Zoff !

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Riapro finalmente le amate pagine del mio diario, in questo inizio di giugno che mi ha costretto a fare i conti con la coda di un altro brutto raffreddore (“certe notti…”, commenterebbe il bravo Liga) ed alcuni impegni estemporanei, fra cui la gradita visita del vecchio amico Nicola.

Voglio parlare di un amore.
“Oooh, finalmente sapremo qualcosa di più, su quelle sue così straordinare novità di cuore !”, già sento materializzarsi il pensiero di qualche cara amica o amico di blog. Ebbene, no; per ora preferisco mantenere un po’ di geloso riserbo al proposito.
Per riflettere, invece, su un amore vecchio, durato quasi tutta la mia vita, e ormai finito: quello per il calcio, e soprattutto per la Nazionale, alla vigilia, ormai, dell’ennesima celebrazione del Rito Mondiale.

Malinconia e nostalgia accompagnano necessariamente la rivisitazione delle pagine di qualsiasi sentimento vissuto con dedizione e passione; in questo caso, però, le parole quasi vengono meno di fronte alla vastità, all’intensità e soprattutto alla quantità di quelle pagine, nel loro ripetersi ciclico.
Non resta che accontentarsi di pochi isolati frammenti; a cominciare dall’imprinting, cioè dalla madre di tutte le partite.

Quando Schnellinger beffò Albertosi al novantaduesimo, pareggiando l’iniziale goal di Boninsegna difeso con i denti per tutto l’incontro, e poi quando, all’inizio dei supplementari, Müller ribaltò il risultato sul 2-1 per la Germania, nessuno, in quegli attimi di cocente delusione, poteva immaginare di stare assistendo alla ‘partita del secolo’, come oggi è censita su Wikipedia.
Il mito fuori dal tempo, l’impresa sovrumana e geniale, gli eroi che si fanno portatori vittoriosi delle segrete ambizioni del loro intero popolo.
C’ero anch’io, quattordicenne un po’ complessato, in quella interminabile notte di calcio e tv in bianco e nero; seduti, sudati e palpitanti accanto a me, mio fratello quasi ventenne e mio padre, mentre la mamma passava ogni tanto per qualche breve occhiata, curiosa certamente più dell’indemoniato stravolgimento dei suoi tre uomini che dell’effettivo dipanarsi di quel primo straordinario italico psicodramma collettivo, terminato, su un risultato di 4-3 diventato leggenda, con l’accesso alla finale del Mondiale messicano.

Ho accennato ad attimi di cocente delusione; mi piace riprendere questo tema.
Il ricordo è vago, e una ricerca con google mi ha aiutato or ora a definirne i contorni; siamo nel giugno 1974, a pochi giorni dall’inizio dei miei esami di maturità.
Erano i mondiali successivi a quelli epici del Messico (a quelli appunto della ‘partita del secolo’ e dell’Italia sorprendentemente in finale); si può immaginare come li avessi attesi, e seguiti nelle loro fasi iniziali; si disputavano in Germania e l’Italia, dopo un rocambolesco 3-1 rifilato ad Haiti e un pareggio con la forte Argentina, giocava l’accesso alle fasi successive contro una Polonia già matematicamente qualificata.
Due micidiali zampate di Szarmach e Deyna raggelarono nel primo tempo i sogni e le aspettative azzurre, e il goal di Capello a pochi minuti dalla fine non bastò a riemergere.
Come dicevo il ricordo è vago, ma mi sembra di avvertire ancora il senso di svuotamento che provavo, rinchiuso in quel tardo pomeriggio fra le mura di casa, come un carcerato dopo la condanna all’ergastolo.

Ma la delusione più cocente, chi l’ha vissuta non può dimenticarla, sarebbe giunta sedici anni dopo, nel mondiale giocato in Italia.
Lavoravo a Milano, ed ero riuscito anche ad assistere dal vivo all’inaugurazione con la prima partita, allo stadio di San Siro.
Una grandiosa festa di luci e colori e suoni, che diede il via a un evento di partecipazione collettiva più che mai sentito, sia per la sua tangibilità geografica, sia per il senso di cavalcata festosa e decisa verso la vittoria finale degli uomini di Azeglio Vicini.
Un solo attimo di calo psicofisico, per quella straordinaria squadra, si verificò in semifinale, dopo il preziosissimo vantaggio su una difesa dell’Argentina fino allora considerata quasi invalicabile. E quell’attimo fu pagato carissimo: il goal di Caniggia portò l’Argentina ai supplementari, dove ancora ricordo che l’Italia seppe riprendere le redini dell’incontro, senza però segnare.
Finì ai rigori, e gli errori di Donadoni e Serena condannarono gli azzurri alla finale per il terzo posto.
Non dimenticherò mai un’immagine, a testimonianza del dramma collettivo di quell’amarissimo epilogo: dopo aver vissuto la partita con i colleghi, me ne tornavo in albergo in metropolitana, e un silenzio irreale regnava nel vagone, su cui pure erano sedute diverse persone sconosciute, ma tutte con il capo chino, il volto tirato, e il senso di una vera improvvisa calamità abbattutasi sulle speranze più belle.

Come in qualsiasi epopea, pagine drammatiche e gloriose si sono sempre alternate, ed è quasi superfluo ricordare quella più felice in assoluto, la vittoria del mondiale spagnolo nel 1982, sulla quale ognuno ha la sua personale collezione di ricordi, mentre alla storia è rimasta un’icona di tempi irrimediabilmente lontani, anche e soprattutto politicamente: quella del presidente Sandro Pertini, esultante dopo i goal contro la Germania in finale, e poi nella storica partita a scopone giocata al ritorno in aereo con Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio.



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Potrei continuare a lungo a rievocare tanti e tanti episodi della lunga saga.
E’ bene, invece, cercare di trarre qualche conclusione, e di capire e di spiegare quindi che cosa ha fatto finire la mia personale storia d’amore azzurro.
Ho parlato di psicodramma collettivo: probabilmente è la definizione più appropriata per spiegare quel senso di appartenenza, di partecipazione emotiva immediata e condivisa, tanto forte da abbattere ogni barriera di censo, di età, di genere, come mai in altre occasioni avviene.
Ho parlato anche di invenzioni geniali; il calcio ad alti livelli conosce talvolta questo genere di vere e proprie opere d’arte, e indubbiamente il generico estroso carattere italico ha mostrato ripetutamente di sapersi esprimere, in questo, a livelli di eccellenza.

Mi sono chiesto tante volte, col passare degli anni, se sia un valore morale sufficiente, la rappresentatività di una qualità di eccellenza a livello etnico, a giustificare tanto entusiasmo, tanto investimento di passione. Al punto da accettare, anzi desiderare, la sconfitta, l’annullamento, quasi l’umiliazione degli avversari, che a ben pensarci sono giovani uomini degni di altrettanta stima, almeno dal punto di vista sportivo.
Tendenzialmente la risposta è sempre coincisa con quel senso di comunanza e compartecipazione straordinaria, sia pur limitatamente a una nazione. Un linguaggio dell’emozione, dello sport, addirittura dell’arte, che non conosce barriere, come dicevo, e che dunque sembra aprire i canali della comunicazione fra le persone, e della solidarietà, almeno potenzialmente.

E allora perchè, nel giro di un paio d’anni, la mia passione è improvvisamente svanita, tanto da rendere piuttosto viva la mia intenzione di lavorare col taxi durante le partite del prossimo campionato ? Che cos’è successo ? Che cosa è cambiato ? Che cosa ho scoperto ?
Mah, difficile dirlo in poche parole.
Ma la società è cambiata, la menzogna di regime si è radicata, e purtroppo diffusa, come mai prima. E il mondo del calcio è stato a sua volta imbarbarito da connotazioni ed interessi sempre più falsi e loschi.
I rappresentanti dell’Italia non mi sembrano più dei giovani atleti più o meno esuberanti, nelle loro individuali rispettabili personalità, ma un misto di bambinoni straviziati e supereroi di plastica.
E l’Italia, da loro rappresentata, è ormai a sua volta una nazione di soprusi, di ipocrisie, di bassezze, di regresso, di corruzione, di degrado, di deriva.

Meglio piuttosto, allora, una corsa in più in taxi, ad accompagnare giovani o anziane donne lungo le strade deserte della città, in un silenzio irreale, rotto di tanto in tanto dalle grida bestiali dei tifosi davanti alle tv.
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Immagini da: http://sayaanakwayang.blogspot.com/2007/12/liverpool-fc-and-other-sports-stuff.html  –   http://www.calciopro.com/calcio-italiano/franco-causio-il-barone/

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29 risposte a Parata di Zoff !

  1. solindue ha detto:

    Sarò curiosa di sapere quanto lavoro avrai le sere delle partite dei mondiali. Forse poco, se tutti saranno davanti ai televisori … ma forse … saranno fuori casa solo i “migliori”!

  2. Silvana ha detto:

    Per la partita del secolo ero troppo piccola, i mondiali dell’82 invece me li ricordo, e bene; soprattutto, come citi tu, l’immagine di un Pertini, sorridente ed impenitente ragazzino.
    La delusione è normale poichè gli eventi miti, le grandi epopee, i miti non fioriscono ad ogni stagione.
    Anzi, sono merce rarissima.
    In fondo non ci sono stati due Leonida, due Termopili, due Alessandro Magno, due rinascimenti….

    Un abbraccio

    • Silvana ha detto:

      Gli eventi erano mitici; ho dimenticato l’ultima sillaba nella tastiera.

    • Franz ha detto:

      In fondo è proprio la difficoltà, superata con i giusti ingredienti e la loro giusta composizione, che fa di un evento un mito.
      Ma, per restare al tema del disamore, l’impressione è che gli ingredienti siano ormai tutti sofisticati.

      Un abbraccio a te.

  3. Sara ha detto:

    Credo di non essere mai riuscita a vedere per intero una partita di calcio in vita mia…non ci riesco, mi annoio troppo. Però ricordo nel 2006 la notte in cui l’Italia vinse contro la Germania: ero con la mia volpina Apua , sul lungomare di una cittadina francese, tra le folla delle bancarelle multietiniche, con un bel vestino blu a pois, e quando ho saputo che l’Italia aveva vinto, lì nella passeggiata notturna d’estate, in mezzo a tutti qui sconosciuti ho iniziato a cantare “Bella Ciao!”.

    • Franz ha detto:

      Una commistione, unica nel suo genere, di patriottismo, tifo sportivo, lotta partigiana, eleganza, multiculturalità e animalismo.
      Non c’è che dire: una filosofa giardinicola tende, per sua intrinseca natura, all’unicità…

  4. Chit ha detto:

    Una carrellata su un calcio che ormai non c’è più per finire con un flash che mette a fuoco una socità che ahinoi c’è!
    Personalmente, da ex praticante di buon livello, cerco di vivere lo sport scindendolo dal contorno, dalle mille parole (spesso inutili e dannose) e da tutto il resto e di vivere il suo messaggio, o almeno quello che mi è stato insegnato. Un confronto leale, con delle regole (seppur “interpretabili” a volte) ma che non può e non deve prescindere da questo, ed in questo confronto ognuno deve dare il massimo, per se e per chi rappresenta. Se lo trasportassimo paradossalmente in politica sarebbe credo un bel “indirizzo” d’azione e comportamento, no?
    Quindi ebbene si, sarò uno di coloro che “vivrà” questo sogno, nella speranza che possa realizzarsi a conferma che quello che si vorrebbe, anche se non ci è dovuto, ce lo si possa comunque conquistare. almeno provarci.
    Un abbraccio

    • Franz ha detto:

      Certo, se il rispetto delle regole, su cui si fonda ogni competizione sportiva, fosse proprio anche del mondo della politica, sarebbe già un bel passo avanti.
      Ma purtroppo, da una parte il professionismo (dunque, il soldo) tende sistematicamente ad inquinare i valori puramente sportivi con altri valori (furbizia, corruzione, doping, eccetera, pur di vincere) e, dall’altra parte, nel mondo che vorremmo, l’attività politica dovrebbe avere, rispetto allo sport, un ulteriore valore aggiunto: lo spirito di servizio.

      Ma questi sono ragioniamenti di fantasport e di fantapolitica, purtroppo.

      Un saluto e un abbraccio a te.

  5. alanford50 ha detto:

    Tutto il mondo è paese, è l’unica possibilità a noi concessa è il ripeterci, ovviamente non in modo totalmente speculare, ma, in un modo legato allo stato di benessere e progresso (visto in senso lato) che il momento storico/temporale concede alla nazione presa in esame.

    In questo senso il Sud Africa non fa eccezione, come per qualsiasi altra nazione di questo pianeta è un complesso insieme di più realtà, c’è molta ricchezza, c’è molta povertà, e come accade dappertutto questi due stati tendono ad allontanarsi sempre di più, sempre più ricchi i ricchi e sempre più poveri i poveri, una legge dell’economia moderna che sembra non riuscire a trovare soluzione più equa per tutti, incapaci di trovarsi in una ipotetica più sana ed accettabile via di mezzo, ma come ho detto prima questo vale per tutte le nazioni di questo pianeta ed il Sud Africa non fa certo eccezione.

    Per non volere vedere sempre tutto nero, diciamo che si tratta sempre e comunque di una opportunità per quella gente, chi più chi meno per un certo lasso di tempo, sempre ovviamente troppo breve, avrà la possibilità di vivere un momento forse irripetibile, questa regola è stata valida per tutte le nazioni che hanno organizzato eventi di questa portata e livello, il dopo sicuramente tenderà a ridimensionarsi e a ritornare alla situazione precedente, ma, un evento è accaduto e ne resterà sicuramente traccia nelle persone.

    Come vedi per una volta il mio iperrealismo è riuscito a vedere il fatidico bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, ma a riprova che una cosa purtroppo non esclude l’altra, in questi giorni proprio perché il riflettore è puntato su quella nazione, hanno fatto vedere uno dei grandi contrasti di quel paese, che non ha risolto con la caduta dell’ apartaid, le town nere sono delle vere e proprie anticamere dell’inferno, dove non esiste ne religione, ne politica ne altro che sappia di umano, dove i poveri lottano tra di loro per un minimo di sopravvivenza, anche loro nonostante una povertà a noi per fortuna quasi sconosciuta, subiscono una migrazione di disperati dalle nazioni circostanti, persone che scappano dalla fame e dalle guerre e che trovano anche in quelle town di disperati un minimo di assurda speranza, ed ecco allora scoppiare la lotta tra i poveri, i neri Sudafricani che se la prendono con questi disgraziati scappati da miserie peggiori, rei di portare via le loro misere opportunità di lavoro e quindi si assiste a guerre fratricide tra poveri, dove la legge non osa entrare per paura e per impotenza.

    Quindi in questo senso, se questi mondiali di calcio riusciranno anche per solo un piccolo lasso di tempo a fermare tutto questo orrore, non posso esimermi dall’attribuirgli una buona validità intrinseca, che va sicuramente al di la del banale fatto sportivo.

    Circa le domande che ti sei posto sul disamore verso questo tipo di aggregazione nazionale, posso solo dirti che anche in questo caso non è cambiato assolutamente nulla rispetto al passato, stranamente lo sport è l’unica zona franca che è capace di unire persone di diversa estrazione e ceto, cosa che non è mai riuscita alla politica (per fortuna) e già in tempi meno sospetti ed in cui gli atleti erano meno pagati l’Italica unione riuscì ad avere il sopravvento grazie ad un evento sportivo di grande effetto, mi riferisco alla vittoria ciclistica , non ricordo più se era il tour de France o il giro d’Italia e non ricordo più chi fu l’eroe di quelle epiche gesta, se Coppi o Bartali o chi per essi, ma la verità fu che quel gesto atletico riuscì a fare accettare e sorpassare un critico momento alla nazione,miracoli dell’utopia e dell’assurdo.

    Non so se sono rimasto in tema oppure no, ma questo mi sentivo di dire….

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Una volta tanto invertiamo le parti e sono io quello pessimista.
      Forse un po’ di effetto anestetizzante sarà portato dal campionato a quella realtà, di cui hai sintetizzato bene le contraddizioni, ma non sanerà certamente le ferite, e tanto meno quelle, profonde, secolari, tragiche, dell’intera Africa.
      I depredatori portano in quella terra il loro grande circo, e una parte dei depredati, per un mese, si lascia incantare dall’affascinante spettacolo.
      Poi torna a morire, di miseria e odii razziali (in Sudafrica); di fame, di malattia, di guerra (in tutta l’Africa).
      E l’immagine che i padroni di casa di questa edizione daranno, amplificata e potenziata dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo, sarà certamente quella gradita ai depredatori.
      Non è questo lo sport, lo spettacolo, i giochi, il mondo che vorremmo.

      Salutoneh.

      • alanford50 ha detto:

        uuuhhhmmm ti stai alanfordizzando sempre di più, il bicchiere cominci a vederlo sempre di più mezzo vuoto, in Sud Africa succede quello che è successo in passato in molti altri paesi con grandi problemi che hanno ospitato eventi di quella portata, businness per qualcuno, illusione ottica e mentale per molti altri, un mese di inebriante follia, per poi ritornare a sguazzare nei soliti irrisolti problemi, questa è la cruda vita reale, ho visto proprio oggi in uno dei tanti TG che i neri delle town sudafricane stanno festeggiando con tanto di trombette questo loro momento felice, realtà, pazzia, incoscienza o conscia consapevolezza del godersi quest’attimo di inebriante stranezza. MAH!

        Resisti, non ti alanfordizzare troppo…. Ciaooo neh!

      • Franz ha detto:

        E’ proprio vero, le cattive compagnie nuociono gravemente alla salute…
        Ma attenzione, il discorso vale anche per te: …non ti starai un po’ franzizzando? 😯

        Comunque, credo che questa tua ultima sintesi ci veda finalmente del tutto allineati.
        Bye.

        • alanford50 ha detto:

          Che sia dovuto al fatto che la saggezza consiglia di percorrere sempre le vie di mezzo? e la verità per bene che va sta quasi sempre nel mezzo? ahahah
          Ciao buona giornata…

      • Silvana ha detto:

        Concordo con te, caro Franz.
        Un po’ come se la gazzella che si fa ipnotizzare dal leone che finirà, comunque, per sbranarla.

      • Franz ha detto:

        Naturalmente riferito a depredatori e depredati, dato che la posizione della tua replica, in prima battuta, potrebbe ingannare: non credo proprio volessi alludere agli ormai secolari dibattiti fra me e l’amico Alan…

  6. duhangst ha detto:

    Non guarderò i mondiali lo scrissi anche in un mio post, quanto è costato il nostro bisogno di calcio a poveri del Sud Africa?

    • Franz ha detto:

      Apprezzo ed approvo, caro Du.
      E’ vero: un campionato mondiale in terra africana ha aspetti di grandissima ipocrisia sociale; a maggior ragione in una delle nazioni più occidentalizzate di quel continente.

  7. Riri52 ha detto:

    A me il calcio non è mai piaciuto, sarà perchè ci sono le partite di sabato e domenica! Infatti durante il campionato cercherò di organizzarmi con le amiche! Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Credo che per le donne come te immuni dal tifo sia un’occasione straordinaria per vedersi e divertirsi, alla facciaccia di tutti gli ‘umarèll’ del mondo…

      Ciao Riri !

  8. oriana ha detto:

    i miei mondiali erano con la Gialappa’s, ora non sarà più cosi divertente.

    • Franz ha detto:

      Sai che proprio non ci avevo pensato, mannaggia…
      Li ascoltavo sempre sul taxi, durante Eureopei e Mondiali, e mi facevano una grandissima compagnia, prima che SuperMuccio Vileda spazzasse via pure loro.

      (…anche se quella pubblicità alla Banca San Paolo… 😡 )

      • oriana ha detto:

        io toglievo l’audio alla tv e guardavo ascoltando la radio, divertentissimi. L’ironia e l’intelligenza non fanno più parte di quel palinsesto. Si salvano poche cose.

      • Franz ha detto:

        E’ vero: Muccio è riuscito in poche mosse a togliere a Radio2 le sue caratteristiche, il suo spirito, che ne facevano una radio del tutto speciale.
        Andrò al Caterraduno (sulle cui sorti avevo molto temuto) con un pizzico di diffidenza, sperando che la collaudata squadra di Caterpillar non sia costretta a gravi compromessi.

  9. Tonino ha detto:

    Mancano pochi giorni,ma già le antenne televisive sono già orientate a sud.
    La liturgia , dettata da cadenze nuove ,da tecnologie promettenti si sta avviando .
    Questo mese ,per me , assume un momento magico, direi fortunato, comodo.
    Si dirà : Tonino è un tifosissimo, segue tutto e tutti gli avvenimenti calcistici, si sgola ,si agita, divora kilowattora di energia.
    Nulla di tutto questo. Anzi.
    Da trentacinque anni pratico la corsa, su strada, su pista ed in campestre ed i miei primi allenamenti li svolgevo sulla pista di atletica che contornava il campo per il calcio.
    La squadra della mia città ebbe dei risultati ottimi, raggiunse la promozione in serie B e per far posto a maggiori spettatori , si decise , la minoranza, di sacrificare 200 metri di pista.
    Vi promettiamo un nuovo campo tutto per voi.
    Lo costruirono ,ma dopo venti anni mentre la squadra di calcio dopo due anni iniziò il lungo lento declino fino al fallimento.
    Il calcio mi derubò la pista ed io non lo seguii più.
    Certo le finali e le vittorie le ho seguite,ma come evento tricolore.
    In campeggio.
    Immaginate una pineta e degli spazi sotto gli alberi che ospitano tende, camper ,ed allora , le roulotte.
    Ora immaginate un tipo seduto su di una sedia da campeggio e davanti a lui un piccolo tv con le antennine a V che cerca disperato una sintonia senza rete.
    Ancora un piccolo sforzo ed immaginate un caldo pomeriggio con le cicale dirette da R. Muti in una splendida melodia.
    Un attimo di pazienza per focalizzare un bambino di tre anni che corre , cade , si rotola, mette il dito nel formicaio e tante altre cose ed il padre ,pericolosamente seduto che grida ”Marco no , Marco non cadere, Marco avvicinati, Marco ,Marco ,M..
    Non chiamerò mai un figlio Marco.
    Cercava di seguire una partita di calcio, mentre la moglie era al mare ad abbronzarsi.
    Altri tempi, ora non sentirò più le pedate di tre piani in su di gioia o di disperazione e gli odori di focacce preparate in casa ed il ciacolare sull’uscio di tanti pseudo allenatori con le loro formazioni.
    Tutto spazzato ,tutto cancellato, tutto quadrettato.
    Tutto sarà digitale , il terrestre, e non vi lamentate se il pallone per secondi sarà sospeso in aria e di aria nei polmoni non ne affluirà.
    Scusate non vi ho detto perchè sono contento.
    Durante i campionati mondiali di calcio avvengono pochissimi incidenti stradali, domestici, di convivenza.
    Per noi sanitari ,in urgenza e di routine , l’ospedale diventa una pacchia, si lavora con calma e bene.
    Ed intanto la spesa per la sanità ritorna verso il nero.
    Anche io sarò spesso in turno.

    • Franz ha detto:

      Grazie, caro Tonino, delle tue personali rievocazioni e delle tue considerazioni: anch’esse aiutano a riflettere sull’importanza sociale e sui valori umani del tifo per la Nazionale nei ‘momenti forti’; d’altra parte non credo che le nuove tecnologie possano annientare pedate, focacce e pseudoallenatori, per fortuna.

      Mi fa particolare piacere apprendere del tuo amore per la corsa podistica, che, oltre all’età anagrafica e a tanti aspetti del pensiero e del sentire, è un altro elemento che ci accomuna, fatte le debite proporzioni: da parte mia infatti pratico questo sport solo da una ventina d’anni, e il mio curriculum si limita a una decina di mezze maratone non competitive; ma la passione c’è tutta.

      Buoni campionati, allora; …in più che mai rilassata situazione di lavoro fra le mura dell’ospedale.

  10. amanda ha detto:

    nell’ 82 due ansie contemporanee: maturità e mondiali.solo 4 anni fa mi sgolavo assistendo a Merano, dove lavoravo, ad Italia Germania, ho rischiato le botte ma alla fine erano tutti e dico tutti di madrelingua italiana, poi la finale dopo tutte le beffe francesi degli anni precedenti e l’apoteosi.
    Ma la realtà è che la mia passione per il calcio, mondiali ed europei a parte è stata relegata al periodo in cui Fabio Fazio ha condotto “quelli che il calcio”, non è detto che poi la questione mi prenda la mano anche quest’anno, ma per ora il fatto non mi appartienewordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Curiosa coincidenza con il mio racconto (mondiali + maturità), benchè a due edizioni di distanza (…dei mondiali ! 🙂 ).

      Fabio Fazio è stato un grande innovatore nel segno dell’ironia, ma anche lui, proprio come fu per Raimondo Vianello, ha conosciuto un vero e proprio tonfo di credibilità, nel prendere le difese di Schifani dopo che Marco Travaglio, suo ospite, aveva coraggiosamente accusato il presidente del Senato. (Per rinfrescare la memoria, vedi qui).

      Anch’io non escludo tracce di un ‘ritorno di fiamma’, nel corso dell’imminente campionato del mondo; comunque il tuo inciso (“mondiali ed europei a parte”) conferma quella sorta di sacralità universale legata in passato a quegli eventi.

      Salutone-one !

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