Rumori di fondo

.
.

Trent’anni fa, il 27 giugno 1980, ottantuno persone morirono in guerra, in una guerra di cui erano all’oscuro, come oscuro stava ormai diventando il cielo fra Ustica e Ponza, un minuto prima delle nove di sera: erano i quattro membri dell’equipaggio del volo ‘Itavia’ Bologna-Palermo e i settantasette suoi passeggeri.
Stessa sorte toccata poi, in anni più recenti, a migliaia di Iracheni, di Afghani, di Palestinesi, e a tutte le vittime civili delle guerre che si succedono sistematicamente, nella maggiore o minore attenzione dei media.
Cittadini intenti esclusivamente a vivere, esattamente come sto facendo io che ora scrivo e chi poi leggerà queste parole.

Non approfondirò il tema di trent’anni di insabbiamenti, depistaggi ed omertà intorno a quella serata di guerra in Italia, se non per suggerire questa campagna straordinaria di verità.
Quello che mi interroga ora, su quelle ottantuno vite, come su tutte le altre accomunate dallo stesso destino, è il mistero della morte.
In fondo una malattia, un incidente o un missile non fanno poi molta differenza sul fatto che oggi i miei occhi osservano le foglie verdi e il grano maturo, domani sono chiusi per sempre.
Eppure, l’eventualità che la mia esistenza possa essere stroncata da un’azione di guerra, decisa da altri uomini, ha una rilevanza così eccezionale e un aspetto così inaccettabile, da gridare vendetta, quando, evitando per un attimo la scorciatoia che si tratti di ‘altri’, ci si pensa.

Se l’uomo fosse un animale sano, oltre che pensante, non darebbe la morte ad un suo simile per fini di supremazia militare, di potere geopolitico; gli animali sani non lo fanno: se uccidono è per una legge naturale rispettosa degli equilibri naturali e dell’ambiente.
D’altra parte, se l’uomo fosse un animale sano, oltre che pensante, non porterebbe alla distruzione, con apparente e diffusa cecità, l’intera sua specie; credo che uno sguardo razionale e appena un po’ informato non possa esimersi da questa catastrofistica previsione.
Eppure andiamo avanti, mantenendo quest’ultima come un piccolo rumore di fondo quasi impercettibile, e sicuramente molto meno fastidioso di quell’altro rumore di fondo, la coscienza della nostra privata e personalissima fine, che un giorno vicino o lontano verrà a chiudere anche i nostri occhi.
Tutti rumori, comunque, facili da evitare di ascoltare, facili da soffocare con altri rumori più forti: ci sono le partite, con il bordone delle ‘vuvuzela’ e le sconce telecronache di Marco Civoli, ci sono le imminenti vacanze nei villaggi turistici in giro per il mondo, ci sono le tv accese appena entriamo in casa, con le loro telenovelas, fiction, pubblicità volgari e urlate, telegiornali-spettacolo; ci sono i motori e il rombo quotidiano delle nostre strade, delle nostre città e delle nostre vite.

E così, allegramente, distrattamente, svagatamente, stressatamente, ci muoviamo tutti insieme, come formiche impazzite, verso quelle sgradevoli chiusure di sipario definitive: la propria e quella dell’umanità.

A dir la verità, per quanto riguarda la propria fine-viaggio, è la vita stessa a fornirci il facile inganno dell’immortalità, e in fondo è un inganno salutare, se forse è solo grazie a quello che possiamo godere di tutte le cose interessanti e magari di qualche attimo di felicità, che probabilmente verrebbero meno con il costante pensiero di trovarci alla fermata di un autobus che prima o poi arriverà e ci porterà via.
Ma l’altro pensiero no, qui si tratta di responsabilità nei confronti della specie, cioè di chi verrà dopo di noi o non potrà farlo: miliardi di intelligenze, di sensibilità, di sguardi incantati sul mondo.

C’è qualcuno, che la propria responsabilità non ha soffocato e cerca di utilizzarla per questo fine, che ogni tanto viene a ricordarcelo, amplificando così quel rumore di fondo nella speranza che la consapevolezza si diffonda e la catastrofe sia evitata.
Ad esempio Beppe Grillo, che di tanto in tanto ci propone dei post come questo.

O ad esempio Giulietto Chiesa, che sta cercando di organizzare un movimento di resistenza capace di proporre un modello alternativo di società e di vita organizzata.

Per formazione e capacità di cogliere e interpretare i segnali della realtà provenienti dal mondo, il saggista e politologo piemontese è un nostro autentico patrimonio nazionale, anche se il contenuto di alcuni suoi articoli a volte assomiglia di più ad un urlo raccapricciante che ad un rumore di fondo.

Si parlava di guerra, no?; ebbene, invito tutti a prendere fiato profondamente, poi a leggere questo.
.
.
.
.
.
.
.

——-
Immagine dal sito: http://campagnaustica.rcdc.it/

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

16 risposte a Rumori di fondo

  1. Silvana ha detto:

    Sono contenta che anche tu abbia ricordato la strage con tutte le sue indecenze.

    • Franz ha detto:

      Ci sono date importanti ed è giusto ricordarle. Per noi bolognesi, poi, un altro anniversario, vicino a quello di Ustica, è imminente (fra un mese e un giorno), un anniversario ancora piu’ doloroso, che sicuramente ci ispirerà antiche e sempre nuove riflessioni.

  2. amanda ha detto:

    oh Franz ho letto te, ora mi devi dare tempo per leggere tutto il resto. Rimango sempre dell’idea che se tutti ragionassero come Piero (se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore), se cioè si desse il giusto peso alla vita, sarebbe davvero un vivere diverso, più pieno

  3. duhangst ha detto:

    Se quello che dice Giulietto Chiesa si avvererà, sarà veramente l’inizio di un instabilità mondiale..

  4. alanford50 ha detto:

    Condivido in toto le parole ed i pensieri espressi da Milvia, così come non posso esimermi dal concedere il beneficio del riconoscimento come parole di assoluta verità a quelle espresse da G. Chiesa nel suo articolo.

    E’ proprio vero che il mondo viene vissuto a strati, in quello più basso ci siamo noi la massa inerme e ignorante (in ogni senso) pronti a berci qualsiasi cosa in cambio di qualche briciola che ci consenta in qualche modo il vivere, e poi ci sono diversi strati dove vivono a diversi livelli di importanza i potenti del mondo, uomini capaci di ogni nefandezza in nome di chissà quale regola, non riesco neanche ad immaginarne una che abbia un valore considerabile valido, forse sto parlando dei diversi livelli della pazzia umana, più il tempo passa, più la vita si complica, più gli strati alti si riempiono di persone sempre più incredibilmente pazze e disposte a qualsiasi decisione in nome di non riesco nemmeno ad immaginare cosa, il bene? di chi? di cosa? il male? ma perché? chi ci guadagna? chi sopravvive a cotanta pazzia? qualche uomo? una nazione? qualche ideologia? qualche religione? l’impressione mia è che tutte le cose che ho citato non centrino assolutamente nulla con le motivazioni che spingono quel gruppetto di uomini a fare le cose che fanno, esiste una sola parola capace di rendere bene il senso, follia, di quella degenerativa, totale, quella capace di portarci all’autodistruzione.

    Tornando al tema principale del tuo post “Ustica”, oggi ho sentito un breve cenno dell’intervista fatta all’ex ministro G. De Michelis dove egli affermava che su Ustica è giusto non sapere, lui diceva che in pratica a noi del popolino non serve proprio a nulla conoscere quei fatti, così come quelli delle grandi stragi citando quella di Bologna, affermando che le stragi di stato o tra stati a noi proprio non devono interessare, sono successe e basta così, se lo avessi avuto tra le mani lo avrei preso a schiaffoni, non deve venire lui a dirci che la verità sulle stragi di stato non avranno mai il beneficio della verità ed i nomi dei colpevoli, è ovvio che tutto questo si è perso dietro ai modus operandi dei vari governi e dei relativi servizi segreti, cosa che ormai è ampiamente appurata, ma sapere che in quel caso 81 persone sono morte in una azione di guerra in tempo di pace e dietro a questo fatto ci sono state dei palesissimi insabbiamenti ed impapocchiamenti delle forze armate Italiane (leggasi aeronautica militare) dove sono sparite tutte le cose che potevano in qualche modo portarci a vedere e conoscere anche solo alcune delle responsabilità minori, tutto un apparato delle forze armate che ha fatto scudo e terra bruciata intorno all’evento, alla faccia di quelle povere innocenti persone, colpevoli di essersi trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato, morte di fuoco amico.
    Ebbene come può l’ex ministro dire che non è importante conoscere chi ha insabbiato, nascosto, cancellato, distrutto quelle prove, rendendosi complici con chi ha premuto probabilmente il bottone che ha lanciato quel missile verso quell’inerme aero civile, il sapere che probabilmente quelle persone hanno pure fatto carriera nell’ambito militare mi fa girare ancora di più gli ammennicoli.

    Una volta tendenzialmente esistevano unicamente due strati di persone, una di chi comandava e l’altra di chi veniva comandato, ora questi strati sono talmente tanti da averci fatto perdere il contatto con la realtà delle cose, portandoci inevitabilmente verso una visione parossistica e schizofrenica del vivere.

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Fra i tantissimi possibili spunti di approfondimento offerti da queste tue parole, mi piace, innanzi tutto, la tua reazione con il desiderio di prendere a ceffoni l’ex-ministro discotecaro; mi piace perchè è una reazione sana, in un diffuso panorama di insana rassegnazione a sopportare e a bersi di tutto.
      Il tuo ragionamento porta alla conclusione che sia la follia, il criterio dominante nei manovratori del mondo; penso che follia e cupidigia siano parenti stretti, e che il loro intreccio costituisca quel motore di distruzione di cui vediamo gli effetti progressivi.
      Vorrei, poi, correggere in parte una tua considerazione: gli apparati militari italiani, per quanto si può intuire ad oggi, sono ‘soltanto’ colpevoli dei depistaggi e degli insabbiamenti; sembrerebbe invece che ‘quel pulsante’ sia stato premuto su un aereo francese; ed è per questo che la campagna di verità di Radio Città del Capo ha per obiettivo quella nazione.
      Infine due parole su Giulietto Chiesa: ho molto piacere che anche tu abbia colto la tangibilità del suo spaventoso allarme circa l’imminenza di una guerra dalle dimensioni e conseguenze difficilmente immaginabili. Sembra a volte che Chiesa prenda gusto a terrorizzare i suoi lettori, ma purtroppo spesso lo fa in maniera molto circostanziata, come in questo caso, per cui è una voce importantissima da ascoltare. Poi, magari, seguendo le teorie di Jacopo Fo sul valore trainante e antidepressivo delle belle notizie, magari si possono cercare in Rete voci meno tetre, che per fortuna non mancano.

      Un caro saluto e un grazie a te per il bell’intervento.

  5. Milvia ha detto:

    No, non siamo animali sani, caro Franz. Forse lo eravamo migliaia di anni fa, quando a guidarci erano l’istinto e i ritmi della natura. E i rumori erano quelli del vento, dell’acqua, del tuono. E anche della morte c’era più rispetto, altro che gli applausi imbecilli che oggi accompagnano i feretri.
    Le vittime della guerra, tutte quelle vittime causate da interessi dei potenti, che solo apparentemente sono gli interessi dei popoli che essi governano , sono quelle più ingiustificate, insieme alle morti dei bambini per denutrizione o per malattie che si potrebbero curare. Sono morti innaturali, per questo sono difficili da accettare.
    C’è tanto, nel tuo post di questa sera, Franz. C’è tanto materiale su cui riflettere, arricchito anche dai link che hai segnalato.
    Come ha fatto Sara vado a segnalarlo anch’io, nel mio post su Ustica, che riapro
    appositamente.
    Grazie, perchè sapessi come è confortante sapere che ci sono persone come te.
    A volte, guardandosi intorno, ascoltando i discorsi dei nostri cosiddetti simili, viene da pensare di essere bestie (sane), ma rare. E allora viene voglia di lasciar perdere tutto, di chiudersi in casa con un libro e un po’ di musica e spegnersi al mondo, o, meglio, spegnere il mondo.
    Per cui grazie, grazie di cuore per essere un Resistente.
    Ciao.

    Milvia

    • Franz ha detto:

      A volte è proprio così, amica mia: l’osservazione della realtà alla fin fine sembra invitare caldamente a prenderla persa, e a dedicare quel che resta della nostra vita alla ricerca del piacere edonistico, tutto e quanto il possibile.
      Ma penso che un approccio etico all’esistenza sia una dimensione insopprimibile, pena la riduzione progressiva del significato dell’esperienza quotidiana, e quindi alla fin fine del piacere stesso, che probabilmente ci è dato come segnale, come spia verde accesa, e non come fine.
      Se non mi indigno, se non mi spavento, se non cerco di usare la testa per reagire nel miglior modo possibile, penso di non poter neanche sperimentare la gioia, ad esempio quella del meraviglioso clima di festa che troverò da domani a Senigallia, o ad esempio quella di sentire vicine, nel cammino, persone di grande intelligenza e cuore generoso come te.

      A proposito, domani, prima di partire, pubblicherò un post con le indicazioni sui molteplici modi di seguire il Caterraduno anche per chi non può andarci di persona.

      Ancora un abbraccio e un grazie, di cuore, a te.

      • Milvia ha detto:

        Grazie ancora, caro Franz, per tutto e anche per le parole che mi dedichi.
        Leggerò con interesse e seguirò le tue indicazioni sul Caterraduno.
        Ed è anche probabile che a Senigallia, sabato prossimo, ci faccia un salto anch’io, pur dovendo rinunciare a Bollani, perchè in serata dovrò ripartire.
        Allora, buon cammino verso Senigallia (con la Cavallona?) e felice Caterraduno!
        Un abbraccio
        Milvia

      • Franz ha detto:

        Certo, la Cavallona sta scalpitando per portarmi in vacanza, ignara del fatto che passerà cinque giorni ferma a riempirsi di polvere e di sabbia…
        Sono ben felice se riuscirai a venire al raduno, anche solo qualche ora, benché, nel caso, sia un autentico peccato mortale rinunciare all’evento finale, solitamente quello più vivo, festoso e partecipato. Valgono anche per te, se avrai il tempo e la voglia di contattarmi, le indicazioni che ho dato ad Alessandra nei commenti del post precedente.

        Ancora un carissimo saluto e un carissimo abbraccio.

  6. Sara ha detto:

    Questo post, senza far torto agli altri, merita un’evidenza speciale. Ho fatto un link diretto dal mio blog. Quanta più gente possibile deve ricordare questa data, questa vicenda.
    Sarawordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      E’ per me di grande soddisfazione e conforto che tu abbia apprezzato le mie considerazioni al punto da volerle linkare al tuo blog.
      E questo nonostante (o, immagino, proprio perché…) la ricorrenza del terribile episodio è stata solo lo spunto per le mie considerazioni più generiche sulla vita e la morte, dei singoli e dell’umanità.
      Ma, in fondo, il tema originario è stato ampiamente trattato in altri siti, come quello della bolognese ‘Radio Città del Capo’, in una pagina che ho linkato alle parole “campagna straordinaria di verità” e che ho visto, con altrettanto piacere, che hai linkato pure tu.

      Un caro saluto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...