L’incontro minimo

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“Buonasera!”
“Hallo”.

Questo il resoconto completo delle mie conversazioni dal vivo, nell’arco di oltre quarantadue ore di questo week-end, l’ultimo prima di quello di Ferragosto. E in quanto tale, a pensarci qui ed ora, nella notte della nuova settimana appena iniziata, ammantato di un particolare fascino, un fascino fatto di straniamento sia dal brulicare umano sia, in qualche modo, dal calendario stesso; un fascino fatto di sole che si fa largo con dolce violenza nella casa, fresca e circondata a più riprese da un silenzio irreale, e da alberi la cui dominante è ancora quella di molte tonalità del verde.

Certo, su questa specie di primato di apnea di contatti, sia pur in gran parte voluto e ricercato, ha pesantemente influito il turno di riposo di sabato.
E certo, a fronte di un tale caso limite di stringatezza nei colloqui dal vivo, è corrisposta invece un’attività piuttosto vivace di scambi di messaggi via Internet, quasi tutti tramite commenti nei blog, un paio anche su Facebook.

Normale che alle sei del pomeriggio della domenica la voglia di lavorare, e cioè di riprendere la comunicazione con la gente e le strade del mondo, fosse molto più viva di quella di scrivere un nuovo post, nonostante mi sentissi un po’ in ritardo sull’abituale frequenza di pubblicazione.
E poi, di che cosa parlare?
Mi ero appuntato alcuni argomenti, quasi tutti stimolati dai miei colloqui virtuali, su una pagina di testo del computer, che poi avevo sbadatamente perso per essere ‘uscito senza salvarla’; nessun argomento però si era imposto decisamente sugli altri, e forse potrei ricostruire quella lista, qui, ora, per uso futuro e magari anche per curiosità di chi legge:

– il significato e il valore delle vacanze e dell’eventualità di rinunciarvi volontariamente;
– la caduta di Berlusconi pilotata da gruppi di pressione di matrice statunitense, come ipotesi vincente che rende inutili quasi tutti i dibattiti e le ‘appassionanti’ cronache di questi giorni;
– fra quei dibattiti, il sondaggio del Fatto quotidiano on-line: “elezioni subito o governo tecnico?”;
– link ad un piacevolissimo articolo di Marco Travaglio (peraltro abbondantemente già fatto su Facebook);
– le novità apportate alla mia vita, e al modo di affrontarla, dalla lettura di “Le sette leggi spirituali del successo” di Deepak Chopra;
– qualche anticipazione su un piccolo progetto segreto che sto coltivando per settembre.

Ecco, nessun argomento si impone sugli altri, dicevo; anzi, dirò di più: non ne affronterò proprio nessuno di quelli, ora alle due di notte fra la domenica e il lunedì, compiuto già il rito notturno dello spalancamento di quasi tutte le finestre di casa, sul discreto e dolce concerto di grilli del vicinato.

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Sabato verso sera, dunque, sfruttando il giorno di riposo, ho deciso di uscire di casa, per fare uno dei miei consueti lunghi allenamenti di corsa in un orario del tutto insolito, con il vantaggio di non dovere sopportare il sole e il caldo feroce del primo pomeriggio, visto che quest’anno l’idea di alzarmi apposta alle sette di mattina rappresenta un sacrificio ancora più duro.
Ho iniziato a correre poco dopo le otto, e mi sono goduto così un meraviglioso nitido tramonto sulla campagna nei dintorni, la prima campagna che si impone gradualmente e decisamente sulla minacciosa presenza, laggiù, della tangenziale e dell’autostrada Bologna-Ancona.
Più deserte che mai le mie solite stradine; il cielo a Occidente, con le sue striature cremisi e carminio e fucsia, è spettacolare, ma vengo sorpreso da uno spettacolo che mi sembra ancora più insolito: il colore delle vicine zolle di terra, dalla parte opposta, che sembra virare al rosa.
Sciami di fastidiosi moscerini non mi impediscono di togliermi la maglietta; non è caldo, ma a quest’ora l’umidità fa ugualmente un po’ sudare.
E così affronto contadinescamente in pantaloncini corti e a petto nudo i gruppetti di gente-bene, abbigliata con eleganza molto ricercata, che mi tocca intersecare all’altezza del circolo del golf, intenti a recarsi al rito collettivo della cena, vocianti con le tipiche inflessioni aristocratiche. Per fortuna le signore presenti in quel gruppetto, indiscusse detentrici in quanto donne dei comandi della chiassosa conversazione, decidono di ignorarmi.
Ed io ignoro loro, per immergermi ancora nel silenzio incantato.
Un gruppo di numerose oche, molto più silenziose di quelle precedenti, anziché andare al ristorante staziona fiero ed immobile sul prato di una pista da golf, mentre il cielo continua a smorzare le sue luci.

Doppiata finalmente la strada provinciale che rappresenta il punto più lontano del mio solito anello, mi accorgo di un’altra presenza umana che mi precede, anch’essa indiscutibilmente a passo di corsa.
Nell’avvicinarmi capisco trattarsi di una donna, e che la mia velocità, benchè modesta, mi permetterà in breve tempo di superarla.
Penso sia una olandese; ci dev’essere una piccola colonia, appunto di uomini e donne olandesi, ospiti di un agriturismo; ne ho incontrati diverse volte, intenti a camminare o a pedalare.
Vista la situazione così particolare, la mia prima preoccupazione è di rassicurarla sulle mie intenzioni pacifiche.
E così quando, appena avvertita la mia presenza, la vedo girarsi istintivamente indietro, le dico subito a voce alta:
“Buonasera!”.
“Hallo”, mi risponde, senza darmi troppa confidenza.
La supero cercando di evitare sguardi minimamente invadenti, poi allungo decisamente.

La boscaglia intorno ai laghetti del ristorante rende ora il percorso quasi buio; chi è sempre vissuto in città non è abituato alle tenebre, e ne subisce il fascino misterioso e un po’ inquietante.
Ho voglia di rincasare, ora, mentre compare nella mente e si impone il ricordo di quando percorsi camminando nella notte questa stessa strada, quasi un anno fa, e quanto mi sembrò lunga, la prima sera che, dopo l’incidente che pose fine alla carriera e alla strada della gloriosa ‘Cometa’ (il mio primo taxi), mi recai a cenare a piedi fino al ristorante dei laghetti e ritorno.

A passo di corsa, tuttavia, si esce presto dal tratto più buio, e in breve tempo posso sperimentare l’antico sapore di una casa accogliente, nella notte ormai iniziata.
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Immagine da: http://www.lapiccolafattoria.it

Informazioni su Franz

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12 risposte a L’incontro minimo

  1. Riri52 ha detto:

    Ho quattro zampe e un tutore! Ciao riri52

    • Franz ha detto:

      Beh, se ti incontrassi casualmente presso i laghetti, non dovrei aver problemi a riconoscerti…
      Comunque, in bocca al lupo, carissima, per una guarigione rapida e perfetta!

  2. Riri52 ha detto:

    Il silenzio del tramonto e della campagna. Che cosa c’è di più rinfrancante? Lo stesso silenzio in ogni luogo con pochissima gente, anche in città. Ci incontreremo prima o poi lungo la strada dei laghetti! Olandesi? E io pensavo che fosse fuori rotta. Mi sbagliavo. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Rinfrancante, rigenerante, come una vacanza; forse ancor di più, rispetto a certi stili di vacanza aberranti.
      Sono pochi, i forse-olandesi che incontro di tanto in tanto; ho il sospetto che siano alloggiati presso la tenuta dei cavalli.
      Prima o poi ci incontreremo su quelle stradine, non lontane dalla tua Castenaso, sarebbe bello. Ma hai già ripreso a camminare e a pedalare?

  3. Tonino ha detto:

    Ascoltare il silenzio.
    Anche nella tranquillità di una casa, in stanze ferme, si percepiscono tantissimi rumori.
    Si percepiscono a pelle,, si distinguono i particolari e, tante volte,diventano assordanti.
    E’ necessario saper ascoltare.
    Ascoltare il ritmo sulla tastiera, le ventole dell’elaboratore,il compressore del frigo,quello dei grilli e, fuori nella campagna,quella composizione di toni bassi dei torrenti motorizzati, della ghiaia compressa dalle scarpette,dal soffio forzato delle nerici,dell’abbondanza liquida nelle fauci.
    Sono rumori , onde, frequenze alte, basse che vibrano in aria.
    Assordanti : da spaventare le palpebre come al mattino, socchiudere come a sera.
    Vacanze = frenasia
    caduta = spalancano gl’occhi
    dibattiti = noia
    commento = attenzione
    lettera = fissità
    progetto =sognanti
    oche = sognanti
    signore = sognanti
    olandesi =sognanti…
    ..nella notte ormai iniziata.
    Scusami per tutto questo baccano.

    • Franz ha detto:

      Assomiglia di più a una musica che a un baccano, questo tuo commento.
      In cui la parola, come sempre, cerca di evadere dai recinti della prosa alle praterie della poesia.

      Il silenzio. Non so come sia, ma devo esserne letteralmente avido, pur non avendo certo vocazioni monastiche.
      Il sabato pomeriggio del fine settimana che ho raccontato era tangibile un silenzio insolito, un senso di sospensione proveniente da fuori di casa, benchè solitamente già discretamente silenziosa.

      “E’ necessario saper ascoltare”: com’è vero, com’è vero, caro Tonino!

  4. Cavolo Francy sono rimasta indietro nella lettura, come farò, come farò…. come come …. come FARO’? Sono disperata, con le mani nei capelli e sto urlando come una pazza mi credi?
    Bacivacanzieri dalla MissJndianajones

    • Franz ha detto:

      Calma, Miss, calma, forse c’è una soluzione…
      E poi Indiana Jones non si faceva mai prendere dal panico, perdinci e vincinci-bacco !!!
      Baci ricambiati, anche se per ora non vacanzieri ma cittadini.

  5. amanda ha detto:

    “Per fortuna le signore presenti in quel gruppetto, indiscusse detentrici in quanto donne dei comandi della chiassosa conversazione, decidono di ignorarmi.
    Ed io ignoro loro, per immergermi ancora nel silenzio incantato.
    Un gruppo di numerose oche, molto più silenziose di quelle precedenti, anziché andare al ristorante staziona fiero ed immobile sul prato di una pista da golf, mentre il cielo continua a smorzare le sue luci”

    non commenterò ma cospargiti il capo di cenere: hai detto che quelle erano chiassose in quanto donne e poi che erano oche.

    Donne= oche?

    NON E’ DA TE

    Riformula la frase o ti aspetto al varco battendo il piedino in terra

    • Franz ha detto:

      Devo ammettere che un pizzico di evidente provocazione c’era, ma solo nella prima frase: il tuo sillogismo mi sembra molto, ma molto, ma molto clamorosamente forzato!
      Da parte mia, per questo, non ti chiedo di cospargerti il capo di cenere, ma di smettere di battere il piedino (formato bimba) in terra sì, anche perchè, senza le ciabattine che ti hanno proditoriamente sottratto, rischi davvero non solo verruche e funghi, ma vere e proprie piaghe! 😥

      Un salutone ad un’amica sempre e comunque Adoranda (anche in versione ammonitrice). 🙂

  6. Milvia ha detto:

    Un post in cui ci si immerge, in cui si cammina con te, e insieme a te si guardano i colori, e si sente respirare la natura e si ascolta il silenzio incantato. Mi ero ripromessa di non farti più complimenti per la tua scrittura, Franz, ma come si fa? Sei bravissimo!
    E poi, altre considerazioni:
    che solo la solitudine può regalare certi attimi.
    Che sei una persona attenta e sensibile: in quanti, in quella situazione, avrebbero pensato di rassicurare la donna che correva davanti a loro?
    Che ci hai svelato (credo) il titolo del libro che ti aveva ispirato il post sulla gioia.
    Che mi incuriosisci accennando a un tuo progetto per settembre.
    Che sono proprio contenta di essermi imbattuta casualmente nel tuo blog.
    Buon inizio settimana, Franz.wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Dato che da parte mia non mi ero affatto ripromesso di non ricevere più complimenti 🙂 , nè tanto meno di non ringraziare, lo faccio di cuore.
      E anch’io mi ripeto: l’apprezzamento così entusiastico da parte di chi mastica quotidianamente letteratura e narrativa, e a sua volta ne è protagonista, è l’incoraggiamento più forte che si possa ricevere, anche prescindendo dal piacere e dalla vanità di sentirsi così apprezzato.

      Ribatto ad alcune delle tue considerazioni:
      non so se solo la solitudine sia in grado di regalare certi attimi: mi viene da pensare che lo sia solo in quanto foriera di silenzio, e che anzi la condivisione silenziosa con la/le persone care potrebbe essere un ulteriore valore aggiunto;
      hai indovinato, mi riferivo proprio a quel libro, e non avevo risposto alla tua curiosità contando di scriverne quasi subito, cosa poi rivelatasi intuitivamente più complessa e dunque meno spontanea del previsto; ho piacere di averti indirettamente risposto ora;
      un po’ di curiosità sul mio nuovo progettino non mi dispiace seminarla pubblicamente, ma proprio il minimo indispensabile, come di ogni cosa da covare con gelosa attenzione;
      anch’io sono felice del dono della tua amicizia, per l’affinità del sentire e per la tua grande generosità di cuore.

      Buon inizio settimana anche a te, cara amica!

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