La fiera dei puttanieri

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Una parte importantissima dell’economia e della ricchezza di Bologna è legata al calendario fieristico, secondo per rilevanza solo a quello di Milano; in particolare ci sono cinque o sei importantissime fiere internazionali che, ciascuna per diversi giorni, attirano nella nostra città addetti ai lavori da ogni parte del mondo.
La clientela dei taxi, in quei periodi, si moltiplica, sia negli orari diurni, per trasportare gli interessati da e verso la stazione, l’aeroporto e i vari ingressi degli spazi espositivi, sia negli orari serali, quando gli ospiti si recano nei ristoranti, nei locali di svago e infine negli alberghi.
Ogni fiera ha naturalmente la sua clientela tipica. E’ un autentico piacere, ad esempio, trasportare i visitatori della ‘Fiera del libro per ragazzi’, gente colta, educata, curiosa e raffinata, di ogni provenienza.
All’estremo opposto, in una classifica basata su quei valori, c’è l’EIMA, altra importantissima fiera dedicata alle macchine agricole.
Pecunia non olet, dicevano, si accetta ben volentieri ogni tipo di clientela pagante, ma l’esperienza insegna che, quelli, forse per la loro stretta abituale vicinanza con madre terra, la sera, dopo cena, hanno tutti un unico e dominante pensiero in testa: la gnocca.
Ci si attrezza, si cerca di fare mente locale all’ubicazione dei night-club, che sono pochi e cambiano spessissimo indirizzo e gestione, e si spera di non caricare quelli che esplicitamente chiedono e quasi pretendono di essere accompagnati da una o più prostitute.

Quest’anno, cioè pochi giorni fa, mi è andata piuttosto bene: ho limitato a due sole corse il trasporto dei globe-puttan-trotters.
I primi erano un gruppo di quattro omacci che parlavano una lingua strana, potevano essere turchi, o armeni, o chissà che diavolo.
In particolare quello che si è seduto davanti sembrava Frankenstein. Un Frankenstein un po’ ubriaco, per giunta, come testimoniava lo sguardo spiritato proveniente da quegli occhi bolsi e rossastri in un faccione enorme, e l’acre odore etilico unito alle poche parole in inglese che era capace di spifferare.
“Ci siamo”, mi sono detto, e mi sono messo in paziente ascolto.
Ho ricostruito le sillabe un po’ sconnesse della sua indicazione, e ho chiesto, per conferma:
“Hilton Garden hotel, okay?”.
“Yesss”.
Tempo due minuti, Frankie mi batte una manaccia sul braccio per attirare la mia attenzione:
“Màdam!”, mi fa.
Dato che la mia identità di genere maschile credo non sia dubbia, capisco che la sua è la ben nota richiesta: volevo ben dire… eccoti qua, serviti, i più classici cercatori di passeracee.
E cerco di spiegargli, in un inglese semplice e chiaro, che esistono pochi night-club, e solo un paio di questi in centro.
Lui tace, al che gli chiedo se devo comunque proseguire per l’hotel, che è ubicato nella zona alta del comune di San Lazzaro.
“Hil-ton Garr-denn”, fiata lui.
“Dio sia lodato”, penso io.
Sopporto le zaffate alcooliche che accompagnano la conversazione in quella stranissima lingua dei miei ospiti.
Poi, sullo stradone per San Lazzaro, scorgo all’orizzonte una prostituta in attesa sul marciapiede. Speriamo che non se ne accorgano.
Figurati, questi hanno il radar:
“Màdam !!!” esclama tutto ringalluzzito.
Io taccio, temendo il peggio, ma per fortuna tacciono anche loro, lasciandomi proseguire: schivato il pericolo.
Poi passiamo davanti alle luminosissime insegne del “Campus”, una grande pizzeria-ristorante con tanto di parco estivo.
Frankie si ringalluzzisce di nuovo, mi fa rallentare, vuole capire, vuole sapere.
E gli spiego che qui si mangia, tutt’al più si beve. E basta.
Otto occhi medio orientali scrutano a fondo l’entrata del locale, poi il portavoce decide di proseguire:
“Hil-ton Garr-denn!”.
Come un aereo di linea effettuo il mio atterraggio nell’immenso accesso del lussuoso albergo, posto sotto il livello stradale.
Missione compiuta. Goodbye, Frankestein and friends!

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Quello che avevo schivato con i turco-armeni, si è invece riproposto l’indomani sera, con un gruppetto di tre ragazzi siciliani, anche loro in seria difficoltà con la lingua, quella italiana intendo.
Non si tratta dei soliti ricchi operatori del commercio, sembrano piuttosto maestranze, operai, aiutanti. Si siedono tutti e tre dietro.
Il portavoce dei tre è un ragazzo dalla testa ossuta, piccola, un po’ deforme e dai denti visibilmente storti; ha un velo di timidezza nell’esprimersi, sorride, ma la richiesta è esplicita: vogliono delle donne, inteso, dei corpi di donne.
“No, guardate, non è il mio mestiere, non so dove portarvi”, rispondo con espressione visibilmente contrariata.
Loro insistono, non mollano. Hanno l’aria di chi proviene da un paesino sperduto e non può rinunciare a sfruttare con un colpo di vita questa gita in America.
Non me la sento di cacciarli fuori, e propongo loro, senza perdere la mia espressione seccata, un compromesso:
“Ascolta, io vi posso portare a cercarne qualcuna per strada, ma mi fermo a debita distanza, poi voi scendete e ve la vedete da soli, che io non voglio storie, okay? Comunque vi avverto che di solito non accettano di farsi portare in albergo, e poi voi siete in tre e qui c’è solo un posto libero.”
Discutono un po’ fra di loro, uno propone di prenderne una sola per tutti e tre, un altro si oppone fermamente, e vagheggia un trasporto multiplo in stile navetta, mentre mi dirigo in zona fiera, senza sapere quanto potrà durare e dove mi porterà questa sgraditissima corsa.
Davanti all’area illuminata del Burger-King, vicina ad uno dei miei distributori di metano, ne vedo sempre battere un paio; ma stasera non c’è un’anima: serata di superlavoro anche per loro, era da dire.
Proseguo invano, poi, prima di uscire dal centro abitato, inverto la marcia fino a raggiungere nuovamente l’inizio di viale Aldo Moro, per imboccare la direttrice che costeggia per tre quarti l’intero quartiero fieristico.
Davanti ad un’area di servizio di rifornimento ce n’è una, e sembra di loro gradimento. Situazione ottimale, per me: posso benissimo mettermi in attesa all’interno dell’area senza dare nell’occhio. Proprio mentre vado a cercare il punto adatto al parcheggio, però, la ragazza viene richiamata da un tizio alla guida di un macchinone, gli anabbaglianti puntati proprio contro di noi, fermo ad un distributore. I miei tre giovinotti scendono ma restano vicini al taxi, in paziente e lunga attesa di quelle trattative.
Che sembrano non finire mai; mi viene addirittura il sospetto che sia la mia presenza, a causarne il protrarsi.
Poi la ragazza sale, l’auto riparte, e ai tre giovani siciliani non resta che rientrare nella Cavallona con le pive nel sacco.

Si riparte, ormai siamo nei pressi di un’altra area molto estesa, quella del cinema multisala ‘Space’, ex-‘Medusa’.
Ce ne sono due, nel vialetto di ingresso, giovani, anche queste di loro gradimento.
Ed è un altro colpo di fortuna per me: mi potrò piazzare indisturbato fra le auto parcheggiate.
Questa volta si avviano decisi verso la doppia preda; dalla mia postazione non riesco neanche a vederli.
Ascolto un po’ di musica, cerco di rilassarmi, e mi chiedo quanti spostamenti mi costerà ancora questa mia piccola via crucis del piacere.
Passano solo due o tre minuti, poi vedo tornare Testina-sorridente:
“Pago la corsa”, mi fa, “sembra che non ne vogliano sapere”.
Stento a capire il nesso fra causa ed effetto, ma capisco che è meglio non capire, e sfruttare immediatamente l’occasione.
Intasco il bigliettone, gli do il resto, e lo saluto, questa volta con un sorriso.
Poi accendo il motore, metto la prima, e via.
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Immagine da: http://www.giornalettismo.com/archives/89688/amburgo-prostituzione-multe-clienti/

Informazioni su Franz

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23 risposte a La fiera dei puttanieri

  1. Petronian Sinner ha detto:

    Guarda guarda quanti bravi schiavetti del Vaticano : ipocriti leccaculo della Casta (di nome, ma di certo non di fatto !) di Berlusconi e della pretaglia pedofila !!!

    Ma andate affanculo !!! Cioè ? … Il Peccato come Status Symbol ?
    I politicanti si “sputtananao” (letteralmente) o si “stransano” (neologismo) i soldi dei cittadioni contribuenti lasciandoci infrastrutture da terzo mondo e un povero sfigato che lavora e viene tar-tassato non può spendere quei quattro soldi di merda che gli rimangono a divertirsi come meglio crede ?!

    O si pecca tutti o non pecca nessuno : questi porci schifosi dei nostri politicanti vogliono imporre le virtù cristiane per legge con operazioni da Gestapo ai comuni cittadini che caricano una prostituta dalla strada e poi fanno festini di orge e cocaina !!!

    E voi merde piccolo borghesi classiste e fasciste volete crocifiggere i comuni cittadini ?!

    Questo paese si chiama Repubblica Italiana, non Repubblica Cattolica di Vaticanistan !!!

    Riaprite quelle case, come in tutti i paesi civilizzati ove il Vaticano si fa i cazzi suoi senza ingerenze nella politica com’ è giusto, che non si può andare avanti così !!!

    • Franz ha detto:

      Mi confronterò volentieri con le tue idee solo se e quando sarai capace di esprimerle senza la presente violenza, volgarità, aggressività ed arroganza.
      E’ uno stile che mi ricorda molto certi talk-show nel peggiore stile Maria De Filippi, e che sarebbe certamente più gradito alla ‘Casta’ rispetto al dibattito civilissimo ed educato che di solito ospitano queste mie pagine.

  2. Pingback: Centomila, un piccolo intermezzo | Kelebek Blog

  3. giraffa ha detto:

    Caro Franz, leggendo il tuo racconto ho pensato a tutte le donne costrette ad avere a che fare con uomini del genere, Frankenstein puzzolenti e chissà cos’altro, e mi fa una tristezza infinita. Provo una grande pena ogni volta che mi capita di vedere qualche ragazza per strada in attesa del cliente, mi viene voglia di scendere dalla macchina e portarla via ma non posso e tutto questo questo mi lascia sempre la solita angoscia.

    • Franz ha detto:

      Cara Giraffa, correndo per strada tutte le notti, come faccio io, si rischia di non vedere più le situazioni disgustose e a volte drammatiche che si nascondono dietro quelle presenze ammiccanti.
      Ci sono sicuramente realtà molto diverse le une dalle altre, ma talvolta certi sguardi di fredda disperazione riportano alla dura realtà.

  4. oriana ha detto:

    Quante situazioni difficili devi gestire.

  5. cristina bove ha detto:

    ho pensato soprattutto come deve essere difficile per una animo sensibile affrontare questa realtà tutti i giorni.
    malgrado i miei probemi e le difficoltà del mio vivere, mi sono sentita fortunata a poter stare in casa, davanti ad un pc, e non toccare mai personalmente lo squallore di certe vite.
    ma credo che tu abbia un coraggio da leoni, e una pazienza da santo.
    ciao
    a presto
    cri

    • Franz ha detto:

      Grazie delle belle e care parole, Cristina; senza scomodare la famosa frase pronunciata da don Abbondio, non mi sono mai ritenuto dotato di un ‘coraggio da leoni’, nè di una ‘pazienza da santo’; forse, piuttosto, del minimo necessario di entrambe le doti per affrontare costruttivamente la vita.
      Anche il pc, grazie alla magia di internet, può essere una finestra importante sul mondo, da cui fare entrare la realtà, e a cui appendere le proprie bandiere di pace. O di poesia, come nel tuo caso!
      Ciao, grazie ancora e a presto.

  6. duhangst ha detto:

    Ogni volta che vedo quelle ragazze per la strada mi si stringe lo stomaco..

    • Franz ha detto:

      Se poi cerchiamo di immaginare le violenze a cui sono sottoposte sia con i clienti che con i cosiddetti ‘protettori’, cioè schiavisti, lo stomaco si stringe ancora di più.

  7. Alanford50 ha detto:

    Se non fosse che comprendo benissimo che è la solita battutaccia sarcastica, oserei dire che come sempre, finisce sempre tutto unicamente a puttane, in ogni senso purtroppo.
    La sensazione che ne traggo è che quando tutto crolla e per tutto intendo a livello materiale e soprattutto morale non si trova altro modo di abbruttirsi se non quello di svendersi quel poco che rimane della propria anima, una sorta di suicidio della propria ragione e del proprio cuore, la morte di quel poco di umano che restava.
    Visti i tempi di ristrettezze economiche, tanto per unire l’utile al dilettevole, forse si farebbe meglio a tornare a sfruttarne almeno il lato pecuniario, in modo tale da risanare le finanze pubbliche mai così malmesse, fare più o meno come era una volta, mettere delle regole e fargli pagare le tasse, visto che tanto il pensare di stroncare la prostituzione è evidentemente un’idea assolutamente utopica, forse il dettarne nuove regole può essere l’unica soluzione percorribile, ovviamente sto scherzando, ma neanche poi troppo.

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Affronti un tema in cui mi riesce difficile immaginare una soluzione corretta, perchè è vero da una parte che sia la totale mancanza di regole, sia da parte opposta il proibizionismo, si rivelano sempre pessime soluzioni, ma è anche vero che immaginare uno stato che fa quadrare le sue dissestate finanze con entrate di quel tipo è difficile da accettare.
      Mi limito ad una osservazione più elementare: se invece di lasciarle battere le zone più disparate della città si istituisse almeno una specie di quartiere dedicato, sarebbe già un passo avanti, innanzi tutto per la loro stessa sicurezza.
      Sembrerebbe che però non ci sia nessun interesse ad evitare che calchino i marciapiedi più diversi.

      Un saluto a te, neh.

      • alanford50 ha detto:

        Hai ragione la soluzione corretta del problema non esiste, sia che la si guardi dal punto di vista etico/religioso sia da quello morale/civile, non condivido però la tua remora e la difficoltà ad accettare l’dea dell’aiutino alle nostre dissestate finanze tramite una loro equa tassazione, lo ritengo invece una giusta forma di condivisione delle regole dello stato la dove regola le tasse in base ai relativi introiti, insomma una sorta di equità civile al mantenimento dello stato, non consentendo inoltre che esistano isole felici di libero guadagno, tenendo ulteriormente conto che questo guadagno ora come ora è ad unico appannaggio della malavita.

        Condivido come una delle strade percorribili quella da te citata di creare zone atte allo svolgimento di dette attività, meglio se non fosse per strada, meglio se sotto controllo medico ed in qualche forma ancora da definire sotto un controllo delle istituzioni, una sorta di riconoscimento istituzionale della professione, con tutti gli annessi e connessi, ritengo la soluzione meno discriminante verso l’universo femminile rispetto alla soluzione palesata dalla situazione attuale, che vede la donna quale l’ultima ruota del carro, costretta a subire e basta.

        Ora come ora non esiste, come giustamente dici tu, nessun interesse ad evitare che cambino le cose così come stanno, chiaramente la malavita che ne domina totalmente i meccanismi ed i lauti guadagni non ha nessun interesse a darsi la zappa sui piedi, quindi l’unica variante concessa fino ad oggi è proprio unicamente il marciapiede, passando al massimo da uno all’altro.

        Ciaooo neh!

      • Franz ha detto:

        Probabilmente hai ragione, l’idea di regolamentare anche fiscalmente la loro attività potrebbe essere il male minore.
        A me tuttavia resterebbe il disagio di vedere lo stato, quindi in teoria l’intera collettività, calarsi nel ruolo di pappone.
        Ti ripeto però che non ho idee migliori.
        Salutoneh.

  8. Milvia ha detto:

    La prima cosa che mi è venuta in mente, dopo aver letto il tuo post, è che credo che molti tuoi colleghi queste considerazioni non le facciano proprio.
    E quindi, ancora una volta, hai tutta la mia stima.
    Poi, che dire di questi puttanieri in trasferta senza cadere in luoghi comuni o inutili moralismi?
    Che ci sono sempre stati? Che sempre ci sono state le “lucciole”? Che se l’esempio deve venire dall’alto, in questi ultimi tempi di esempi di … puttanerie ce ne sono stati, e molti? Non so, se penso a questi tuoi clienti, per fortuna rari, mi vien da dire che sono affetti da immaturità non reversibile. Come quei turisti che vedo in Tailandia (e quanti son italiani), che si affittano una ragazza per una settimana e credono di essere veri uomini, per questo.

    Un’ultima annotazione sulla scrittura (eh… non poteva mancare…): ottima, come sempre. Eccellenti descrizioni, che danno la sensazione di essere anche noi lì, sulla Cavallona. Ma, per fortuna, questa volta non c’eravamo.
    Ciao, caro Franz. Ti auguro incontri migliori. Un abbraccio

    • Franz ha detto:

      Ti ringrazio per le parole di stima e per la consueta ‘dose’ di complimenti (verso cui ho contratto ormai una vera e propria dipendenza…).
      Ho cercato di evitare, come te, ‘luoghi comuni e inutili moralismi’, concentrando l’attenzione del mio resoconto sui personaggi che ho trasportato, anzichè sulle ragazze; perchè queste ultime, per abitudine quotidiana, finiscono per diventare, o rischiano di diventare, un elemento, normale, neutrale, del mio contesto di lavoro.
      Mi fa piacere, dunque, che la riflessione in questi commenti abbia ampliato il campo e considerato in primo luogo la loro situazione, oltre che quella degli ‘immaturi non reversibili’, ahimè razza piuttosto diffusa.
      Grazie anche per l’augurio, e abbraccio come sempre ricambiato.

  9. Riri52 ha detto:

    Se non ci fosse richiesta non ci sarebbe mercato.Ma che pena però…Riri52

    • Franz ha detto:

      Al di là di un triste ‘mercato’ con le sue inflessibili leggi della domanda e dell’offerta, quelle che battono la strada sono spesso costrette a farlo, in condizioni di semischiavitù, ed è questa la cosa più terribile.

  10. Sara ha detto:

    Che nausea di gente! Povere fante che vita che fanno!

    • Franz ha detto:

      A volte, sai, mi capita di caricarne alcune, da sole o più spesso in due, che si fanno portare sul ‘luogo di lavoro’.
      Capitano anche quelle che mostrano qualche segno di allegria, ma il più delle volte si avverte in loro un gran senso di fatica del vivere.
      Di solito mostrano una grande e tranquilla dimestichezza con l’uso del taxi, e, nei miei confronti, sono quasi sempre gentili.

  11. solindue ha detto:

    Penso a quelle ragazze lì in attesa … ed io che mi lamento del riscaldamento andato … wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Al di là del freddo che prendono e del disgusto per la loro attività, penso che le situazioni più dolorose siano quelle nascoste all’apparenza, cioè quelle di schiavitù a cui molte di loro sono sottoposte.
      Hai ragione, bisognerebbe imparare a non lamentarsi mai, ma il tuo disagio di questi giorni non è davvero trascurabile… 😦

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