Le luci di un nuovo inverno

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Il fattorino del corriere Bartolini ha suonato il campanello, con una natalizia dose di pietà verso i miei bioritmi: era già passato mezzogiorno di questo 21 dicembre. Lo aspettavo, con il calendario di Emergency.
Ho guardato l’orologio, mi son buttato giù dal letto e son corso ad aprire. Pagamento contrassegno, che ho arrotondato con oltre un euro di mancia.
E poi son tornato a poltrire un po’, che son sempre i momenti migliori della mia giornata, dopo aver aperto le imposte della finestra di fronte al letto, sulle tinte di questo solstizio d’inverno, stranamente chiare, fra il grigio e il bianco.

Come un bambino, rapito dalla luce, mentre il pensiero, ancora pigro di sonno, si fa un tutt’uno con l’immagine catturata dagli occhi, statica ma viva.
Come il bambino che ero: ogni giorno, ogni anno, ogni Natale, sempre più lontano nel tempo del mio passato.

Essere vivi significa lasciare ancora tracce di esperienza: su un’altra pagina bianca del quaderno, sul suolo bianco di neve, sullo schermo chiaro di quel cielo. Tracce da ricordare ben presto, quasi subito, con la loro atmosfera, il loro nitido disegno, i loro colori, le emozioni che le hanno accompagnate, ormai ben definite, innocue.
Sembra impossibile, ma è così: c’è ancora spazio per un’altra pagina, un altro marciapiede innevato, un nuovo rettangolo di cielo. E dunque per nuovi ricordi, da aggiungere a quella collana che sembra già pressoché infinita.
Tanto che lo sguardo che si volge indietro, quasi per un problema di miopia e di astigmatismo, ti mostra sullo stesso piano la figlia messa al mondo in età giovanissima dal compagno delle medie e della parrocchia, che avrà quasi quarant’anni, quella del collega programmatore dei primi anni di lavoro, che ne avrà venticinque, e la secondogenita della vecchia amica, dove sei andato poche sere fa a celebrare la rituale cena a base di funghi in buona compagnia, che ne ha solo sette.

C’è spazio per un altro Natale. Ma è più che mai sbiadito, distratto, finto: vuoi per il passare del tempo e per l’esperienza accumulata, vuoi per gli stridori di questo presente di mattine chiare, di sere innevate, e di pomeriggi stonati, straniti, dolenti, inquieti.
Di bombe disinnescate nel metrò, vere o finte nella fabbricazione, certamente false nella loro apparente motivazione, che è invece sicuramente nascostamente e turpemente autoritaria.

Natale di strada e di piazza, domani, a Roma.
La cronaca si sovrapporrà ben presto a queste note, scritte in un’inquieta vigilia, da tragedia annunciata e ineluttabilmente pronta a compiersi, proprio come fu per il ‘G8’ di Genova quasi dieci anni fa.
‘Il fatto quotidiano’ uscirà con una copia allegata della Costituzione, da usare a mo’ di bandiera durante la manifestazione; la campagna di Marco Travaglio dalle colonne del suo giornale (che forse è il più letto dai giovani manifestanti) per un corteo pacifico e composto è molto meritoria. Anche perchè non si basa su un generico buonismo, ma sulla constatazione che la violenza è l’unico obiettivo di questa masnada di indefinibili figuri che governa il Paese.
La scorsa notte, al ritorno dal lavoro, ho ascoltato il ‘Passaparola’, e lo stesso concetto è espresso oggi sul quotidiano: generare, pilotare e gonfiare un clima di insicurezza sociale, per poi invocare la stabilità e in nome di quella convincere Pier Ferdinando Casini ad offrire la sua stampella al perdurare del governo dell’impunito, almeno fino al passaggio chiave, da lì alla Presidenza della Repubblica, cioè alla morte di ogni speranza di riscatto civile e morale per la nazione.
La sola idea mi ha incupito e inquietato. Certo, mi sono detto, Travaglio ha sempre ignorato la prospettiva internazionale, quella che ho sposato da tempo, cioè di un’ingerenza americana volta a togliere di scena il Diversamente Nano; ma è anche vero che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, sta spingendo in maniera esplicita verso quella (così spudoratamente immorale…) soluzione, mettendo evidentemente in crisi l’ipotesi di una convergenza di diversi poteri forti sul progetto americano.
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Echi di quei pensieri, nei miei primi sguardi intorpiditi sul chiarore di questo solstizio.
Poi la mente si è rivolta a un altro chiarore, a tracce di esperienza da ricordare ben presto, quasi subito, come dicevo sopra: alla nevicata dello scorso venerdì sera.
Dev’essere stata l’ultima città in Italia in cui la polvere bianca si è decisa a comparire. Se ne prevedevano almeno dieci centimetri, ma forse era troppo freddo: il termometro costantemente sottozero e quel poco di neve, molto raffinata e ghiacciata, che ha cominciato a cadere dopo le sette, si depositava tuttavia subito e formava immediatamente strati di ghiaccio, scivolosi anche per le gomme da neve, ad ogni ripartenza dai semafori.
In un quadro irreale, giallastro, fiabesco, di grande luminosità riflessa e diffusa dal bianco, le richieste febbrili al radio-taxi si scontravano con un altrettanto irreale ritmo, ovattato e al rallentatore, del traffico sulle strade, non convulso, quasi regolare nelle movenze, come in un collettivo esercizio di ginnastica cinese.
Di una durata quasi ossessionante i percorsi, a quella forzata velocità da foche pattinatrici. I clienti assuefatti al clima generale, per una volta non in preda a stati di compulsiva premura ed ansia di arrivare. Su ‘Radio 2’, la voce dal vivo di Francesco Renga, accompagnato solo da un giovane pianista.
In rare circostanze di profonda tranquillità mi lascio andare, anche con il cliente a bordo, a canticchiare a bassa voce sulle canzoni trasmesse dalla radio:
“Lei non sa/ vedere al di là di quello che dà…”
Mi accorgo che la cosa non infastidisce il mio passeggero, tranquillo e sereno a sua volta.
Ma poi taccio ed ascolto l’inciso musicale più intenso:
“…e tutto il dolore/ che grida dal mondo/ diventa un rumore/ che scava, profondo…/ nel silenzio di una lacrima.”
E a questo punto ci vorrebbe una grande orchestra, a far vibrare, in un fortissimo, la bella melodia del ritornello sulla nuova tonalità.
Macchè, accidenti: quello sfigato, delicatino di un pianista, sembra aver paura di pestare sui tasti!
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Immagine da: http://www.puntoinfissi-rimini.com/infissi-alluminio-legno.php

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10 risposte a Le luci di un nuovo inverno

  1. solindue ha detto:

    Se c’è ancora spazio per qualcosa in questo tuo Natale ti mando qualche uvetta e due canditi con una bella spolverata di zucchero a velo …
    Ti abbraccio

  2. alanford50 ha detto:

    Siamo agli sgoccioli, caro Franz porgo a te e a tutti gli amici blogger e rispettive famiglie i miei più sinceri auguri di buon Natale, buone feste e felice anno nuovo, con la speranza che il futuro ci porti verso momenti più sereni, appaganti e costruttivi.
    Ciaooo neh!

  3. milvia ha detto:

    Un post molto bello, proprio fra l’intimista e il sociale, come c’è scritto nella presentazione del tuo blog.
    Un post che in parte commuove, per quei ricordi, e la luce e una malinconia che non riesce del tutto a celarsi.
    Ma è anche un post che ancora una volta dà suggerimenti, informazioni, e in cui, una volta ancora, esprimi, senza enfasi, il tuo pensiero, caro Franz, la tua visione disincantata ma pura, mi vien da dire, del momento attuale che stiamo vivendo.

    Sembra che i nostri ragazzi abbiano mantenuto l’impegno di una manifestazione pacifica. Non ho visto nessun servizio in tv, ma ho ascoltato la radio. E ho sentito che la gente, affacciata alle finestre, li applaudiva, mentre passavano sotto le loro case. Mi sembra una cosa bellissima, questa.
    Mi sembra, veramente, il miglior regalo di Natale che ci si potesse aspettare.

    Ti auguro un Natale di luce, Franz. E ti abbraccio.

    • Franz ha detto:

      Grazie, come sempre, cara Milvia, per il tuo sempre preziosissimo incoraggiamento.
      Qualche emozione, tuttavia, provocano anche queste tue parole, nell’immagine di una popolazione viva alle finestre di Roma, che applaude un’altra popolazione giovane e viva, quella dei ‘nostri’. Vero, proprio il miglior regalo di Natale, di gran lunga.

      Auguri e abbraccio ricambiati di cuore.

  4. amanda ha detto:

    non pesta accidenti non pesta 😀
    buone feste Franz

    • Franz ha detto:

      Eh sì, cara Cristina, don Paolo Farinella “non le manda proprio a dire”!
      Un po’ della sua coerenza con il messaggio cristiano, soprattutto quello di verità, e tanta parte della Chiesa smetterebbe di remare contro.

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