Still a night

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La vita di un tassista singolo, a vocazione prevalentemente notturna, conosce diversi privilegi.
Probabilmente fra i più affascinanti vi è la possibilità, la notte di Natale, di calarsi (entrandoci a farne parte) in quel presepe vivente che è la propria città, di personaggi ed ambienti veri, autentici, lontani sia dalle stilizzazioni convenzionali, sia dalle abituali cronache giornalistiche. Lo desideravo proprio, e ci sono riuscito, sia pur per poche ore a causa degli impegni preparatori del mio tradizionale ‘Cioccolato-party’ del pomeriggio del 25.
E devo dire che il bilancio della mia ‘Stille Nacht’, notte silente, o ‘still a night‘, un’altra notte ancora, è tutt’altro che dolce e poetico, tanto che sono rincasato alla fine con un discreto malumore, per non dire giramento di cosiddetti, che nella notte santa non sta bene.
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Lo strano cognome di chi ha effettuato la chiamata, visibile sul display, termina in ‘U’, qualcosa come ‘Portadifu’, o ‘Viendiru’.
Quando mi hanno visto arrivare, i due giovani si sono stretti in un appassionatissimo abbraccio, diciamo pure natalizio; avrei sinceramente preferito che, terminato quel congedo, salisse lei; invece è stato lui ad accomodarsi davanti, testina piccola, capelli cortissimi, e poi, con una prima fastidiosa alitata altamente alcoolica, a sparare una specie di scioglilingua pieno di consonanti, prevalentemente gutturali e dentali.
Ribatto, sorridendo vistosamente: “Ho un po’ di origini sarde anch’io, ma, mi dispiace, il dialetto non lo capisco.”
Vedo che a sua volta non capisce bene quello che dico, ma replica quell’accozzaglia di lettere apparentemente alla rinfusa.
Con un guizzo benedetto di intuito riesco a riordinarle:
“Come, andiamo a Botteghino di Zocca?” chiedo per conferma.
“Sì.”
“Credevo fossi  sardo, con quel cognome in ‘U’.”
“No no, non sono sardo.”
“Romeno?”
“No, moldavo. La mia lingua, che si parla solo nella mia regione, è un misto di Romeno e di Russo.”
Se la chiacchierata si limitasse a questo divertente malinteso iniziale, e finisse qui, sopporterei meglio anche quel nauseabondo odore.
E invece l’ospite gradisce la conversazione. Anzi gradisce parlare lui, perché è uno di quelli che, qualunque cosa tu dica, cerca per principio di contraddirti.
Vengo fatto oggetto di una vera e propria  tempesta di corbellerie, di argomento in gran parte socio-economico, su cause e rimedi della crisi. Secondo lui, comunque, ci sono già i primi segnali di ripresa. Poi mi parla delle industrie militari, e che i cinesi hanno copiato i modelli degli aerei da guerra, e che anche in Moldavia ne hanno progettati.
Cerco di infilare un: “Pensa quanti soldi si buttano in armamenti, nel mondo, e a quanta gente si potrebbe dare invece da mangiare.”
Impeccabilmente natalizio, il mio pensiero, ma quasi inascoltato: lui continua con i suoi vaneggiamenti.
Spingo il piede sull’acceleratore, la strada che si inerpica molto gradualmente in collina è deserta. Passiamo Farneto, un minuscolo paese che ha l’aspetto incantato di un presepe in ogni stagione; i lampioni e i rarissimi addobbi natalizi gli danno però, proprio nella notte silente per eccellenza, tonalità fredde e desolate.

Lasciato Etilicu al suo destino, nella quiete più totale di quei posti sperduti, si torna in centro.
Una famigliola, genitori e bambino, e diversi pacchi da caricare, da cui sporgono i bordi di scatole di giochi da tavolo.
Le luci della città sono calde, ora sì hanno un qualche senso le luminarie installate da più di un mese; l’intimità dell’atmosfera è data anche dallo scarso e quieto traffico di veicoli, lustri e scintillanti nonostante la lieve pioggerella che di tanto in tanto accenna a cadere.
La suocera deve aver speso un patrimonio, per quel regalo, si confidano fra loro i genitori, conversando pacatamente.
Piacevoli musiche e canzoni di Natale, quasi tutte in lingua inglese, trasmesse da diverse stazioni radio; programmi preregistrati, non una voce che parli in diretta, ora in prossimità della mezzanotte santa.

Dopo la famigliola con i regali di Babbo Natale, mi arriva una chiamata da fuori Porta San Mamolo, da una via che si inerpica stretta e contorta sulle prime colline.
“Ma come è brutto andare in giro per i colli bolognesi,” avrei voglia di cantare: “Se hai una Cavalla-special che non riesce a passare…”
Sono trascorse da poco le undici e mezza; una dopo l’altra, dalle ville lungo la stradina partono vetture, spesso molto ingombranti, dirette alla messa di mezzanotte. Mi trovo inesorabilmente contro corrente, e ogni volta sono costretto ad acrobazie, con giochi di retromarcia e virate violente, per non passare il Natale definitivamente incastrato in quella stradellina aristocratica.
Una giovane donna sembra aspettare in strada, un paio di portoni prima della mia destinazione. Assiste alla mia ennesima danza a cavallo (qualcuno ha in mente il cosiddetto ‘dressage’?…), poi finalmente si avvicina e fa cenno di salire.
“Ma scusi è lei che ha chiamato dal numero quattordici?”
Mi risponde di sì. Meno male: si può ora invertire pian piano la rotta adeguandosi alla corrente.
E’ moldava anche lei. Quanto di più aderente all’immagine standard di questa tipologia umana: sulla quarantina, dolce, paziente, calma, materna.
“Allora domani finalmente un giorno di riposo?” le chiedo con garbo.
“Eh non proprio, ci sono anche i figli.”
“Allora non ci si riposa mai, neanche a Natale.”
“Eh, c’è sempre da fare. E poi, sa, da noi il vero Natale è il 7 gennaio, perchè siamo di religione russa, così va a finire che lo festeggiamo due volte. Ma a me piace di più il 25, che il 7 si è già stanchi di tutte queste feste.”
“Eh certo, posso capire.”
Sgraziato, improvviso, sgradito, il suono della chiamata dalla centrale.
Appoggio il dito sul video touch-screen: “Sì pronto?”
“Pronto, salve, quanto le manca per via T., quattordici?”
Eh che te pareva, il classico disguido.
“Guardi che ho già caricato, non ho controllato il cognome, ma ho chiesto se aveva chiamato dal quattoridici e mi ha detto di sì.”
“Perché ha appena telefonato la cliente. Attenda che vediamo di sistemare…” poi, dopo qualche secondo: “Vada pure, grazie, abbiamo già risolto.”
“Oh, meno male, grazie.”
“Grazie a lei.”
Poco dopo arriva una telefonata sul cellulare della mia passeggera. E’ la sua datrice di lavoro, che è stata or ora disturbata per chiarimenti dal tassista a cui era destinata la sua vera chiamata.
Lei, la moldava, cerca di spiegarle l’accaduto, ma fa il pieno di inquietudine; poi, finita la telefonata, tocca a me tranquillizzarla, che sicuramente la signora non si arrabbierà con lei, e che tutto è già sistemato.

Salutata la scrupolosa passeggera, già abbastanza inquietato a mia volta, decido che è il momento di andare a regalare una bella lavata natalizia alla Cavalla, e a fare il pieno di metano, che siamo ormai in riserva e domani sono quasi tutti chiusi.
La mezzanotte santa mi vede così nel più improbabile dei presepi: la vasta area della Co.Ta.Bo., la nostra cooperativa; spiazzi, alcune palazzine e un paio di capannoni, fra la fiera e la tangenziale, area presidiata sicuramente solo da un paio di centraliniste asserragliate nel loro ufficio, oltre che dalle forti luci bianche proiettate su panorami tanto consueti quanto spettrali.
Dopo gli ormai remoti primi goffi e spaventosi tentativi di rifornirmi al distributore self-service, che già raccontati qui sul blog, ero tornato testardamente alla carica diverse volte, confortato dalla indescrivibile soddisfazione di riuscire a fare il pieno in un paio di occasioni, sia pure su un totale di sei o sette esperimenti.
Ma stasera rientriamo nella norma, quella cioè del ‘non è cosa’.
“Non è possibile stampare la ricevuta; impianto comunque disponibile”
Al quarto inserimento a vuoto della tessera, mi rivolgo simpaticamente al quadro di controllo: “Disponibile ‘sta minchia!,” esclamo esattamente allo scoccare della mezzanotte santa.
Poi sposto la vettura verso il nuovo impianto di autolavaggio a tunnel, fresco di installazione.
Alcune sgarbate luci rosse, di derivazione semaforica, mi bloccano la strada davanti alla sbarra.
Scendo, passo la chiavetta sul lettore: ‘Clic’, ma non succede niente. ‘Ri-clic!’, ‘ri-ri-clic!’, ma torna a non succedere niente: sbarra chiusa, luci rosse.
“Mannaggia a voi!”
Esco con le pive nel sacco, e dirigo la Cavallona al galoppo verso l’impianto di metano, quello solito di via Mattei, che chiude sempre a mezzanotte e tre quarti.
Beh, …quasi sempre. E’ Natale anche per loro, e così hanno anticipato la chiusura e spento tutto.

Ultimo tentativo semidisperato di dare un senso al finale della cavalcata natalizia: l’autolavaggio a self-service, quello con le lance, a due passi da casa.
Ancora un quadro irreale: in uno dei numerosi box, a ponte, del lavaggio, staziona un’automobile, accanto alla quale un gruppo di giovani uomini, fra i venti e i trent’anni, ha deciso di passare lì, in un luogo indubbiamente insolito, la prima ora di questo Natale 2010. Se ne stanno in piedi senza fare nulla, conversano e scherzano, amabilmente rilassati, pur nell’assurdità di quella situazione.
Occupo un box lontano da loro, compro due gettoni al distributore, poi sfogo tutte le mie ansie con i potenti getti di schiuma e di acqua calda, che, pian piano, fanno risplendere nuovamente la criniera bianca della Cavalla.

E’ il mio regalo natalizio per la mia fedele compagna, che ringrazia scuotendo il muso, e starnutisce, e non trattiene un piccolo nitrito nella notte silente.
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Immagine da: http://immaginiblogger.bloggum.com/puesto/stella-cometa-di-natale.html

Informazioni su Franz

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18 risposte a Still a night

  1. silvanascricci ha detto:

    Ammetto che la ragione per cui non sono venutta al cioccolata party è che mi sono addormentata!
    Sono perdonata?
    Di Etilicu nella vita se ne incontrano sempre, sopportare è l’unica cosa da fare.
    Non c’entra niente con questo post, ma auguri per un sereno 2011.

    • Franz ha detto:

      Dopo la maratona in cucina che mi hai detto (e anche a tavola, presumibilmente) sei perdonata, per questa volta.
      Auguri cari anche a te, di un anno molto sereno e positivo.

  2. lagiraffa ha detto:

    Ma qui urge un corso di sardo!! Certo, bisognerebbe anche stabilire quale sardo, a seconda della zona di provenienza, ma insomma, un corso può sempre servire 😆 E’ sempre bello leggere i tuoi racconti, e spesso ritrovo un po’ del mio modo di sentire le cose della vita. Buon anno, caro Franz.

    • Franz ha detto:

      Cara Giraffa, le amicizie che nascono in Rete hanno, credo in modo particolare, la caratterisitica delle ‘affinità elettive’, cioè quel comune “modo di sentire” la vita quotidiana e giudicare il mondo in cui viviamo.
      E’ vero, urge un corso di sardo. E negli ultimi tempi ho a disposizione diversi nuovi possibili insegnanti, dato che ho allacciato nuove belle e preziose amicizie (proprio con le caretteristiche di cui sopra), in un paese che credo molto vicino al tuo monte, cioè ad Uta.

      Auguri anche a te, cara Giraffa, di tutto quello che nella vita può sempre servire, come dici tu: ad esempio, perché no, un bel …Corso, o un bel Sardo. :mrgreen:

      • lagiraffa ha detto:

        In effetti, lo Uta ( 😀 vedi, scrivo idiozie anche senza aver bevuto nemmeno un goccio di spumante!) è vicino al monte, quando imparerai la lingua, continueremo a capirci anche in sardo. Un bel Corso/Sardo va benissimo, non potevi farmi augurio migliore. Buona vita, un abbraccio.

      • Franz ha detto:

        A te, cara lady G. ! 🙂

  3. Mirella ha detto:

    Sempre intrigante il resoconto delle tue notti on the road.
    Ti faccio i miei più vivi complimenti anche per i racconti più lunghi, ben scritti, originali e con un gradevole pizzico ai autoironia.
    Auguri per un nuovo anno di buona scrittura e di… buona vita.

    • Franz ha detto:

      In fondo mi accontenterei che il mio 2011 fosse all’altezza del 2010, che mi ha regalato, oltre al primo dei doni che è la salute, nuove belle amicizie come la tua e una propensione a scrivere narrativa che l’interesse e i complimenti ricevuti, da te come da altre amiche ed amici, hanno molto intensificato.
      Ricambio gli stessi auguri, visto che ti so impegnata nella produzione di un difficile romanzo storico: buona scrittura e buona vita!

  4. MissMalata ha detto:

    Ciao caro Franz, ti mando “tante belle cose” per entrare nel nuovo anno, quelle che preferisci dai. Ho la febbre, speriamo passi in fretta. Ciao Missmalata2010

    • Franz ha detto:

      Non sarà una reazione allergica a certe bombe caloriche adocchiate “in cima” al tuo blog???
      Comunque sia, auguri di pronta guarigione, e di un nuovo anno molto, ma molto balsamico, mia cara.
      Ciao!

  5. piumedifarfalla2 ha detto:

    Hai notato che queste feste sono sottotono? Meno luci, meno svavillio, meno lusso. Ogni anno è sempre meno. Ma quache volta hai trovato un pacco dimenticato? Un Babbo Natale stranito e distratto ? Chissà! Ciao e auguri

    • Franz ha detto:

      E’ vero quello che dici, ma, ad essere sinceri, nelle troppe settimane preparatorie di queste feste ho avvertito più che mai la stridente falsità e ipocrisia, di quelle luci e di quello sfavillio, pur sotto tono, mentre nella notte della vigilia, in fondo, mi andavano bene così, e non avrei proprio gradito ulteriore sfarzo.
      Quanto a lasciti in eredità della clientela, non è un caso infrequente; il Babbo Natale più generoso, sebbene fuori stagione, si dimenticò a bordo un paio di scarpe nuove, lussuosissime e di gran marca, che per giunta mi calzano a pennello. Il fatto poi che se ne stesse tornando al suo Paese, nell’Europa del Nord, mi impedì di darmi da fare per restituirgliele. Peccato solo che, così esageratamente eleganti, non le porto mai…

      Ciao cara Riri, auguroni a te!

  6. milvia ha detto:

    Sai, credevo che a un certo punto ti mettessi a raccontare che tu e la Cavallona avevate preso a bordo Babbo Natale. Magari un Babbo Natale un po’ outsider, con la gerla piena di regali rigorosamente ecologici, bambole di pezza, cavallucci di legno e vecchi giochi di società, tipo Monopoli e il Mercante in Fiera.
    Invece no: una famigliola (quella del Mulino Bianco?), un moldavo dalle chiacchiere alcoliche, una dolce moldava che dolcemente hai rassicurato.
    E poi tutti quegli ostacoli da superare. Cosa, in verità, che ben si addice a un prode cavaliere, quale tu sei. E che tu, nella notte silente, (resa un po’ meno silente da qualche tua imprecazione) hai brillantemente superato.
    Buona fortuna a te e al tuo strigliato destriero, caro Franz, per la notte che ormai sta iniziando, meno silente, meno magica, ma serena.

    Milvia

    • Franz ha detto:

      Babbo Natale si è tenuto alla larga dai taxi, perchè in passato dei colleghi gli fecero rapporto per concorrenza sleale…
      Il ‘prode cavaliere’, ora, ha ben poche prodezze da fare: l’aspetto della città in questo lunedì sera era più desolato che intorno a Ferragosto.
      Ma il cielo sì, era limpido e sereno, e nel tornare a casa ho visto sorgere uno strano spicchio di luna, arancione e semisdraiato.

      Una buona giornata a te!

  7. Tonino ha detto:

    In tutto ciò che devi far
    il lato bello puoi trovar.
    Lo troverai e. Hop!
    Il gioco vien!

    Ed ogni compito divien
    più semplice e seren
    dovrai capir
    che il trucco è tutto qui!

    Con un poco di zucchero la pillola va giù,
    la pillola va giù, pillola va giù.
    Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
    Tutto brillerà di più.
    Ciao T.

    • Franz ha detto:

      Per una volta il poeta si concede una dotta citazione.
      Vedo che, inevitabilmente, le nostre …’radici culturali’ sono proprio le stesse!
      Salutone.

  8. Sandra ha detto:

    …..Non posso commentare la tua notte di Natale, ma posso dire che il tardo pomeriggio del 25 al cioccolato party è stato come sempre un piacevole appuntamento, e, avevamo anche la sarda doc!!
    Una consumatrice di cioccolato wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Ciao consumatrice, le origini del ciocco-party natalizio si perdono ormai nella notte dei tempi.
      Spero comunque che almeno altrettante edizioni si possano svolgere in futuro, e sempre in ottima compagnia, che comunque il panettone inzuppato nel cioccolato è affrontabile anche con la dentiera, e lasceremo a Giacomo e alle nuove generazioni lo sgranocchiamento di dolci più consistenti!

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