Carosello duemila e undici

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A questa stessa ora del 6 gennaio, nella quale comincio a scrivere queste righe, le immagini in bianco e nero, le voci e le musiche di Carosello, vivaci e suadenti, come ogni sera si diffondevano dai teleschermi del Paese.
Tanti anni fa.
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Poi, dopo gli annunci e il sorriso di Aba Cercato, o Mariolina Cannuli, o Nicoletta Orsomando,  o di un altro di quei volti familiari delle cosiddette ‘signorine buonasera’, andava a cominciare la serata finale di Canzonissima,  in cui magari Gianni Morandi avrebbe potuto ancora una volta dare scacco matto a Claudio Villa, a testimonianza dell’irresistibile, modernistico rinnovamento (…o quasi!) dei gusti popolari, mentre sopra una sconosciuta fra le tante famiglie italiane, fra le tante nostre famiglie, sarebbero piovuti i centocinquanta milioni del primo premio della lotteria abbinata alla trasmissione.
Il bagliore grigio-azzurrognolo stava per illuminare, per circa tre ore, i volti attenti dei nonni, degli zii, di mia cugina Chicca, della zia Maria, della dada Anita, dei miei genitori e di mio fratello (mentre il cane Gip se ne sarebbe stato accucciato quieto da qualche parte), nell’ultima delle tante occasioni festive di condivisione della famiglia allargata, a casa dei nonni.
E alla fine, lo sapevo, ci sarebbe stato quella specie di baratro, il momento più duro dell’anno, in cui bisognava correre a casa, a letto, col pensiero di riprendere la scuola, l’indomani, pieno di sonno, e per nulla sazio di libertà, di vacanza, di gioiosa affettività familiare.
Tanti anni fa.
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Ieri sera, percorrendo ancora una volta col taxi la principale direttrice del centro, via Ugo Bassi e via Rizzoli, ho guardato la bella prospettiva di luminarie, sfociante verso quella consueta cascata verticale di migliaia di piccole lampadine, allineate su diverse collane, spioventi dalla cima fino alla base della Torre Asinelli. Con qualche lieve traccia amarognola di quello stesso senso di fine della festa, surclassato da una sensazione più forte, quella del vortice, della centrifuga della lavatrice del tempo, che ha fatto comparire e terminare, in un battibaleno, l’ennesima messa in scena delle celebrazioni natalizie e di fine d’anno.
Inutile ora farsi cullare dalla nostalgia, o da cupi interrogativi sull’inesorabile passare del tempo. In fondo non va malaccio: la salute è buona, la quiete di questa casa è rasserenante, così come il piacere di scrivere, mentre domattina nessun genitore o sveglia mi butterà giù dal letto per un’atroce, violenta ripresa dell’attività, del dovere. Davvero no, non va affatto male…

E dunque, pur sapendo che il passaggio ‘dall’intimista al sociale’ è forse altrettanto violento, sento che è giunto il tempo di fornire, nello spirito di servizio che connota questo blog, inscindibilmente con l’intimismo più o meno lirico del diario o della narrazione fantastica, un nuovo Carosello di segnalazioni sull’inafferrabile, complesso, inquietante presente che abbiamo comunque la fortuna e il privilegio di vivere.
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Cominciamo dall’argomento che sembra destinato a dominare il dibattito sociale nei prossimi giorni, cioè il referendum capestro indetto a Mirafiori da Sergio Marchionne.
Non sono proprio un esperto di questioni sindacali, ma mi sembra in questa circostanza molto evidente l’arroganza di un potere senza scrupoli e di assoluta retroguardia rispetto alle vie di un possibile vero progresso (ma sarebbe meglio dire salvaguardia, salvezza) della società.
Con la tastiera di un computer si può fare poco, ma è sempre meglio di niente; si può, ad esempio, firmare l’appello ‘Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la FIOM’ di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack, cliccando qui.
Sempre sul’argomento ho scelto, fra i tanti, un breve commento di Furio Colombo, come sempre illuminato e godibile (clicca qui).

Ma visto che abbiamo le dita calde sui tasti, ecco un’altro paio di firme che può essere utile dare.

Molto affine all’arroganza è la corruzione, dilagante più che mai nel nostro Paese. ‘Libera’ di don Luigi Ciotti e l’associazione ‘Avviso Pubblico’ hanno già da qualche tempo lanciato una campagna che si propone di spingere il Presidente della Repubblica ad alcune azioni ben precise.
In questo caso una firma per iscritto agli incaricati sul territorio è senz’altro preferibile, ma, nell’impossibilità di farlo, non risulterà certo trascurata una sottoscrizione via internet, soprattutto in caso di massicce adesioni (sono già sedicimila fino a questo momento). Vedi qui.

L’altra firma, ma anche una specifica buona pratica per la salute dell’ambiente, è ciò che ci chiedono, con ammirevole spirito di iniziativa, gli attivisti di ‘Porta la sporta’. Clicca qui.
Servirà poco, per salvare il nostro habitat planetario, ma non fare niente serve sicuramente ancor meno.
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Tornando all’attualità della cronaca, dedico sole poche righe al caso Cesare Battisti.
Ad una prima ondata di sdegno collettivo sulla mancata estradizione del terrorista pluriomicida, curiosamente trasversale a partiti ed ideologie, si sono poi sovrapposte alcune posizioni contro corrente.
La più interessante mi sembra quella dell’associazione Antigone (che si occupa proprio di diritti e garanzie nel sistema penale), sintetizzata in poche e brevi frasi, a mio parere condivisibili, in questo articolo.
L’argomento è complesso e questa segnalazione vuol essere solo un piccolo spunto di riflessione. Mi sembra comunque che sul significato sociale della pena siano molto diffusi, a tutti i livelli, confusione, sentimentalismo, immaturità, soggettivismo, populismo, e forse qualche altro ‘ismo’ ancora, mentre nelle nostre carceri i poveracci, i delinquenti di serie B, continuano a soffrire e a morire disumanamente, nell’assoluta, contemporanea impunità dei soliti noti.

A soffrire e a morire qui è invece la gente, pastori (e i loro agnelli deformi), militari, cittadini, solo per la disgrazia di vivere vicino ad un ‘poligono militare interforze’. Sto parlando del paese di Quirra, nella costa sud-orientale della Sardegna, ai confini di una vasta area militare che si addentra nel centro dell’isola. L’incidenza dei tumori fra gli abitanti e i pastori della zona è assolutamente impressionante.
La ‘notiziola’ si sta facendo nuova strada grazie alle prime conclusioni sui risultati della relativa indagine dell’ASL (vedi qui), un anno e mezzo dopo la denuncia televisiva delle ‘Iene’ (riascoltabile qui) e una puntata di Report, linkata dall’articolo precedente.

Termino questa prima allegra carrellata sulla nostra realtà di questo nuovo anno con una doverosa visita …in Chiesa.
Alludo ancora una volta, per chi non l’avesse capito, a Giulietto Chiesa, il cui punto di vista mi sembra sempre più un osservatorio del tutto privilegiato sul mondo .
Segnalo, direi in ordine crescente di interesse, tre suoi brani, riguardanti:

– il discorso di inizio anno del Presidente Napolitano (video, clicca qui)
– il club dei nove banchieri che decidono le sorti del mondo (video, clicca qui)
– la Cina e il futuro prossimo (articolo, clicca qui)
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Immagini da: http://www.iquattrofissa.it/index.asp?cat=MUSICA&act=viewtxt ; http://www.musicaitaliana.ru/main.php?list=video&id=014 ; http://maryruiu-decoupage.blogspot.com/2008/11/carosello.html

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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12 risposte a Carosello duemila e undici

  1. solindue ha detto:

    Ieri sera, 10 gennaio, il mio bambino mi ha abbracciato prima di dormire e mi ha sussurrato “Non ce la faccio già più. Domani ho un altro lunghissimo giorno di scuola!”.

    Baby G. 10 anni, quinta elementare.

    Se qualcuno avesse voglia di firmare in nostro aiuto … rendetemi almeno Carosello!!

  2. milvia ha detto:

    Già. Tanti anni fa. Carosello, e Canzonissima e la fine delle feste. Fine di cui, allora, avvertivo lo strappo, come il terminare di una tregua. Mentre ora accolgo con sollievo. Perché si cambia, crescendo, e i caroselli hanno troppe fanfare, troppe luci, e non mi incantano più. E forse non è male. O forse sì, ancora non l’ho capito.
    Anche se più grande di te, le mie serate dell’epifania erano abbastanza simili alle tue. Anch’io dai nonni, con i miei, ad assaporare, insieme alle ultime fettine di certosino fatto da mia madre, gli ultimi momenti del giorno festivo che concludeva le vacanze. E il rientro a casa, dalla Cirenaica alla Croce di Casalecchio, un autobus e un filobus. Freddo. Il pensiero già al giorno dopo, al risveglio faticoso, ma anche ai libri che avevo ricevuto per regalo, che erano tanti, e che, in un certo senso, avrebbero prolungato, dentro di me, la magia del Natale.
    Ora della magia resta solo un’ombra, ma durante la lettura della parte … intimistica del tuo post, devo dire che la magica atmosfera di quei giorni si è riaffacciata un attimo, dentro di me, fino a farmi sentire il suo profumo e il calore. E di questo ti ringrazio.

    Ringrazio anche il Franz strenuo pescatore di segnalazioni sempre utili, attenta vedetta cui nulla sfugge. E penso che la sensibilità che ti appartiene, e con cui racconti della tua vita, sia la stessa con cui ci stimoli a partecipare alla storia che stiamo vivendo. Alcune cose già le conoscevo, e già avevo firmato appelli (con la speranza vacillante, in realtà, che smuovano qualcosa, tutte quelle firme). Di altre non sapevo nulla, o quasi. Sono sempre più convinta che avere questo tipo di informazioni sia essenziale per il nostro cammino verso un cambiamento.
    Un doppio grazie, quindi: per aver, anche se solo per un attimo, risvegliata la magia, e per illuminare una strada sulla quale, altrimenti, rischieremmo di perderci.

    • Franz ha detto:

      “I caroselli hanno troppe fanfare, troppe luci, e non mi incantano più.”
      Sono cambiati sicuramente i nostri occhi, cara Milvia, e si sono ampiamente disincantati i nostri animi; ma è cambiata anche la società, in tutti questi anni. Sono convinto che la percentuale di ipocrisia e di disumanità di allora, nei (sia pure) mitizzati anni ’60, fosse molto inferiore ad oggi, e che aver vissuto in quel decennio sia stata un’autentica fortuna. Poi sono venuti i ’70, a rompere l’incantesimo, ma tuttavia anche a regalarci una stagione musicale irripetibile, e le prime radio libere. E Berlusconi e il berlusconismo non c’erano, nelle nostre vite.

      Anno nuovo ringraziamenti vecchi, ma ugualmente sinceri, per i tuoi interventi sempre affettuosi e incoraggianti, e per i tuoi complimenti forse esagerati ma comunque graditi.

      E riprendiamo il cammino, cercando di salvaguardare, nello sguardo sulla realtà, quel po’ di infanzia che alberga sempre in ognuno di noi.
      Saluto ed abbraccio.

  3. piumedifarfalla2 ha detto:

    Franz ho letto con attenzione e fatto qualche firma. Le informazioni che passano nella rete sono importanti perchè si leggono e ci si sente meno soli, si condividono punti di vista e informazioni, cosa che attualmente stanno cercando di eliminare, per zittire tutti.
    Non ho visto le luminarie, non sono mai andata in città! Ciao

    • Franz ha detto:

      E’ così: la Rete, con le sue impressionanti potenzialità, è uno dei pochi baluardi di democrazia e libertà rimasti nel mondo, oltre che nella nostra ‘povera patria’.

      Spero che essere rimasta nel tuo bellissimo paese (o città, che poi si offendono: qui a San Lazzaro, guai a dire paese!) sia stata una scelta e non una necessità.
      Ciao!

  4. lagiraffa ha detto:

    Grazie per tutte le segnalazioni, mi piace l’idea della “retina” per frutta e verdura, in effetti non ci avevo pensato. Mi fa molto piacere che ti sia interessato alla vicenda di Quirra (proprio ieri ho scritto due righe al riguardo) anche perchè riguarda la Sardegna ma è comune a tutti i cittadini italiani, è una questione di inquinamento, di arroganza, di menefreghismo istituzionale, da non sottovalutare e da non dimenticare, per il bene di tutti. Ciao Franz, sei sempre attentissimo a quello che ti succede intorno 😉

    • Franz ha detto:

      Si parlava la volta scorsa di condivisione e, neanche a farlo apposta, abbiamo casualmente affrontato lo stesso argomento nel giro di poche ore.
      A differenza della mia breve segnalazione, tu l’hai fatto in modo esclusivo ed approfondito, in questo post (visto che non l’hai fatto tu, mi sembrava giusto inserire il link, con tanto di parentesine spigolose 😉 ).
      Non ne sapevo niente, poi pochi giorni fa Patrizia, una mia nuova amica sarda, ha pubblicato su Facebook un recente articolo sull’argomento. A differenza di molte altre segnalazioni che mi arrivano dal ‘social network’, questa mi è sembrata subito una faccenda particolarmente clamorosa e scandalosa, e dolorosa.
      Altrettanto ardue mi sembrano le possibili soluzioni, ma questo non diminuisce affatto la gravità della situazione.
      Un salutone, cara Giraffa: quando c’è da “fare squadra” so che tu ci sei. 🙂

  5. Sara ha detto:

    Accipicchia Franz non sapevo dell’iniziativa di MicroMega: lavoro troppo! Però non ho nostalgia di quando ero piccina, anzi rabbrividisco al ricordo di quelle noiosissime ore della scuola dell’obbligo. Per fortuna non mi è passata la voglia di studiare.
    Zampette, zampette!
    Sara wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      L’invito ad aderire all’appello sta girando anche via mail; sul sito di Micromega sono segnalate ad ora quarantamila firme, ma penso che il totale aumenterà in fretta.
      Anch’io non avrei quasi nessuna nostalgia per il passato remoto, non fosse per un piccolo ma significativo dettaglio: quel senso di possibilità illimitate che sembrava accompagnare stabilmente la vita.
      Bella la tua voglia di studiare, un po’ meno quell’iperattività lavorativa che lamenti…

      Zampette, sì sì !

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