La colonna sonora

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Pochi metri mi separano dai blocchi di gesso alla base dell’Asinelli, di fronte al Roxy Bar. Posteggio ‘Due torri’, poco frequentato dai colleghi, che preferiscono accodarsi fra loro in Piazza Maggiore.
Un’attesa lunga: c’è poco lavoro nelle prime ore di questa notte di gennaio.
Due signore chiacchierano, da un tempo probabilmente infinito, davanti all’entrata della pizzeria al taglio, che da un paio d’anni marca la parte finale di via Rizzoli, là di fronte.
L’abitacolo della Cavalla è una nicchia, lo avverto ora più che mai in questa giornata di convalescenza; Silvia Boschero e Rupert, che parlano dai microfoni di Radio2, sembrano quasi presenti, qui con me; anche lui ha il naso un po’ intasato, ma non perde la sua consueta, allegra, alluvionale irruenza con cui riversa fiumi di informazioni sulla storia del rock. E la musica sembra suonare per me, tangibile come e più di quelle loro voci, proveniente da epoche lontane e diversissime fra loro: Prince, un Franco Battiato d’annata, Sufjan Stevens dal presente, Mike Oldfield dallo spazio.
Si sta bene, c’è quasi qualcosa di lisergico, o di ipnotico, in questa rannicchiata e intontita situazione di attesa, rischiarata dalle luci intorno; qualche giovane sfila accanto senza fermarsi, una ragazza mi lancia una breve occhiata, non succede spesso; ricambio lo sguardo un attimo prima che lei lo distolga. Le due signore là di fronte parlano, e parlano, gesticolando lentamente, da un tempo probabilmente infinito.
Una strana indisposizione, durata troppo per essere solo di origine allergica, mi ha regalato un seguito di notti contraddistinte da un crescendo di congestione nasale, dolorosa sinusite, insonnia. Come sempre ho evitato di cancellare i sintomi e il dolore fisico con qualche farmaco; e così è un po’ come passare attraverso una piccola esperienza di morte e rinascita: quando la salute e il sollievo si riaffacciano, o sembrano riaffacciarsi (che in realtà il calvario si protrarrà un’altra notte ancora…), tutto ha un sapore nuovo e particolare.

Detesto le previsioni astrologiche, ma allo stesso modo mi piace osservare i segni premonitori, gli auspici di nuove stagioni, fedele alla saggia ed elementare religione del ‘chi ben comincia…’. E la sera del primo gennaio ero proprio contento.
Alle dieci la città era ancora deserta, benchè fosse sabato, un sabato obnubilato, nella dinamica e nella percezione collettiva, dal veglione della notte precedente; conducevo la Cavallona per le strade vuote, colpite da quello strano sortilegio, mentre un senso di incoraggiante benessere mi faceva star bene e ben sperare nel nuovo anno appena cominciato.
Non so dire se il malessere che mi ha preso in questi giorni sia da annoverare fra i cattivi auspici o fra gli eventi di un normale decorso di un nuovo anno; penso e spero la seconda.

Segni premonitori nella mia vita, ma anche segni di cambiamento nella società.
Sì, è vero, ho letto anche un articolo terribile, di quelli che lasciano un solco profondo; l’ho memorizzato nel computer e verrà il momento di citarlo. Mi ha colpito ai livelli bassi, smuovendo forse gli alettoni direzionali della coscienza. Tempo, chiedo solo tempo: reagire a stimoli così radicali richiede tempo, e se ce n’è abbastanza poi ci si potrà trovare pronti, con le opportune contromisure, agli appuntamenti con il precipitare degli eventi. Ma in una delle scorse notti di passione immaginavo come cominciare a riempire la casa di derrate alimentari: farina, farina di legumi, zucchero, pacchi di legumi e di pasta; quanto possono durare, mi chiedevo, ringraziando il cielo di essermi convertito all’alimentazione vegetariana, che renderà tutto più semplice quel giorno.
Poi ho depositato tutto, stimoli, acquisizioni  e pacchi di farina, nei sotterranei della coscienza.
E sono giunti anche, e continuano a giungere, segnali di altra natura, molto più positivi, benchè su orizzonti spazio-temporali più ristretti.
La speranza che la Corte Costituzionale si riveli ancora autonoma nel giudizio (come poi davvero sarà), e rispedisca al mittente le spudorate richieste di impunità dell’ossessionante mostricciattolo.
La validazione dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua e la scelta nucleare, avvenuta poche ore prima di questa mia lunga attesa fra le luci di via Rizzoli.
E infine la speranza che le poche migliaia di operai sotto ricatto a Mirafiori riescano a dare un piccolo segno di forte dignità.

Ho saltato la cena, avendo consumato il mio primo pasto odierno dopo le cinque del pomeriggio; in questo modo c’è una continuità insolita nell’ascolto della colonna sonora delle mie serate lavorative.
L’inizio di ‘Moby Dick’, con Silvia e Rupert, ha coinciso perfettamente con la fine del ‘Microfono aperto’ di Radio Popolare, altro appuntamento insostituibile. Da un po’ di sere è il direttore Danilo De Biasio a condurlo, con la sua pacatezza, spassionatezza e intelligenza, ed è più che mai un piacere ascoltare gli approfondimenti sul tema del giorno.
Si è parlato dei referendum, e troppi ascoltatori denunciavano, negli argomenti e nel tono di voce, pessimismo e rassegnazione: è inutile, non si raggiungerà il quorum, era l’argomento preferito. Se la necessità di guidare e la timidezza non me l’avessero impedito, avrei voluto telefonare anch’io e gridare il mio dissenso: no, bisogna combattere, a che serve partire già sconfitti?

Cullato dalla bella musica, che mi arriva dritta fin dentro al cervello, un po’ ipnotizzato in questo stato di torpore da convalescenza, proseguo nella lunghissima attesa della prossima corsa.
E’ un giovane, ad interromperla. Sale davanti, si siede distrattamente sopra il mio berretto di lana che non faccio in tempo a togliere, poi mi chiede di andare in stazione. Avrà soldi da spendere, per fare in tariffa notturna quel chilometro e mezzo, che la Cavalla divora in un attimo.
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Troppi taxi sono accodati in attesa, all’uscita del piazzale Ovest; preferisco riprendere la via del mio posteggio Due Torri, del Roxy Bar, delle due signore che sicuramente staranno ancora chiacchierando davanti alla pizzeria al taglio, da un tempo probabilmente infinito.
Ma durante il tragitto mi arriva una chiamata: Ospedale Sant’Orsola, Pediatria.

Un’ambulanza mi blocca l’accesso sulla rampa, ma sono loro ad accorgersi del mio arrivo, e mi si fanno incontro. Una coppia molto giovane, insieme a una giovane nonna, e, fra le braccia della nuova mamma, un piccolo fagottino tutto chiuso, ben riparato dal freddo e dall’umidità di questa notte di gennaio.
Mentre porto il più giovane cliente della mia carriera in quella che sarà la sua prima casa, cerco di guidare con attenzione e morbidamente. Ho cambiato stazione alla radio: ‘Moby Dick’ è finita ed è il momento della musica soffusa di Radio Montecarlo.
Tengo un volume non troppo alto ma comunque ben avvertibile, e mi chiedo che cosa di quelle note, di quelle pulsazioni, possa mai arrivare alla coscienza in rodaggio di quell’esserino minuscolo, avvoltolato fra le braccia della sua giovane mamma.
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Immagine da: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3e6373c9-13c7-4f89-ab11-673370948ce0-radio2.html

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12 risposte a La colonna sonora

  1. Sara ha detto:

    Io sono curiosa di sapere se la ragazza che ti ha guardato era carina.
    Stasera sono molto triste per la vicenda Fiat: abbraccio idealmente quella creatura che hai avuto la fortuna di condurre nel suo primo viaggio e spero che abbia un mondo migliore. Per quanto mi riguarda mi impegnerò a fare che sia proprio così.

    • Franz ha detto:

      Mi è sembrata carina, certo, la tipetta, come d’altra parte lo sono, oggigiorno, gran parte delle fanciulle in fiore che si vedono in giro, in questa mia città come sotto le Alpi Apuane. 😉

      Per quanto riguarda l’esito del referendum, non devi rattristarti: è opinione non solo mia ma di gran parte dei commentatori che il risultato sia stato sostanzialmente molto positivo.
      Fra le varie pagine al proposito, te ne segnalo una che mi sembra ricca ed equilibrata nei contenuti: clicca qui.

      E’ inquietante pensare all’ambiente, fisico e sociale, che lasciamo in eredità ai nuovi esordienti, come appunto quel neonato; ma la volontà di impegno che tu stessa manifesti non potrà non dare i suoi frutti.

      • Sara ha detto:

        Io sono ancora mortificata…oggi nel locale dove mi capita di pranzare per motivi di lavoro, c’era una tale gongolante, per le nuove auto prodotte secondo la linea Marchionne. Il proprietario del locale, un ragazzo gentile che mi offre sempre il caffè e mi un cioccolatino gli dava ragione! Mi sa che da domani cambio posto. E’più forte di me…

      • Franz ha detto:

        Se ho ben capito, quel genio di Marpionne vuole fabbricare dei SUV: quello che si dice guardare avanti… 😦

        Se i tuoi nervi possono averne sollievo, farai bene a cambiare locale; sono sicuro che non faticherai a trovare dei nuovi ristoratori gentili e premurosi con te, e magari anche intelligenti.

  2. milvia ha detto:

    Informazioni, domande, pensieri. Affermazioni, una su tutte,la più preziosa: “no, bisogna combattere, a che serve partire già sconfitti?” (l’affluenza al referendum Mirafiori del 96% è consolante e speriamo bene, ma ancora non si sa, si sta parlando di testa a testa fra il sì e il no).

    E l’atmosfera, che è un po’ come un sogno, al rallenty, mi vien da dire. Le due signore che parlano da un tempo infinito, e tu cullato dalla musica (è sempre tanto confortevole, la musica), con la Cavallona che ti fa da bozzolo, un po’ come le braccia della mamma, bozzolo per quel piccolino. L’ultima immagine, dolce, ben augurante, che cancella ogni cosa, l’inquietudine, la malinconia: perché è pura vita. Perché è miracolo.
    Una bellissima colonna sonora.

    Milvia

    • Franz ha detto:

      Come sempre grazie, cara Milvia: il tuo commento mi fa pensare di essere riuscito a rendere le mie sensazioni molto più di quanto una mia rilettura critica mi indicasse.
      “Sono proprio bravo!” mi verrebbe da pensare, se non mettessi sull’altro piatto della bilancia la tua capacità empatica di lettrice e di amica…
      Comunque soddisfazione, ed incentivo a scrivere ancora, assicurati ancora una volta!

  3. Tonino ha detto:

    Atena raggomitolò il tutto ed lo introdusse in un sacco di pelle di pecora.
    Ben chiuso inziò a mescolare il contenuto immaginando che si sarebbe ridotto in tanti piccoli pezzi.
    Era al cospetto dei sacerdoti aruspicini e da loro, solo a loro, chiedeva i parere sul futuro , del suo e delle umani genti.
    Caddero con un fragore simile ad una tempesta olimpica, con urla di dolore mista a gioia, con stridore mista a fragore ad ululati, a tempesta di vento e di mare in tempesta e di sabbia che stride e scava e secca e corrode.
    Quando tutto cessò ,la dea ed il sacerdote abbassarono le braccia e scoprirono il volto che avevano protetto dall’immensa luce e calore.
    Pezzi , scaglie,fumi e liquami di diverse forme e colori si presentavano davanti ai loro occhi, agl’occhi del lettore di aruspici.
    ” Gran sacerdote , cosa vedi, quale sarà il destino degl’umani ? ”
    Il grande vecchio sollevò il volto scavato da tanti anni e con occhi lucidi di vitalità , osservando la fantastica bellezza della dea , con lentezza e sacralità , indicò un luogo lontano .
    ”Corri dall’umana gente, tu che puoi o mia divina, poichè l’umanità è in continuo e velocissimo cambiamento.
    Molti non saranno pronti alle nuove vicissitudini, tanti stanno e resteranno a parlare incuranti del tempo e degl’avvenimenti da tempo indefinito.
    I giovani ,armati di sola fretta, saranno ciechi davanti alle piccole fatiche quotidiane preferendo il successo facile ed a poco prezzo.
    Governanti senza scrupoli travolgeranno le opinioni e la democrazia del giudizio degl’uomini.
    I custodi delle sacre scritture sostituiranno i momenti ed i giorni dedicati al lavoro con ricorrenze di un nuovo santo.
    Le nuove coppie alleveranno i loro discendenti con l’aiuto di madri cresciute da balie e badanti d’origini diverse.
    Tutto ,con il tempo, diverrà un luogo che le popolazioni evolute chiameranno Babele.
    Corri ,mia divina Atena, solo tu con la tua saggezza , con la tua grazia, con la tua cultura saprai ricondurre il carro sulla strada maestra, ma ,mia divina, subito !”

    Ciao , a presto Franz
    T.

    • Franz ha detto:

      Che dire, un commento davvero …mitico, e che si legge con emozione e trasporto.
      Auguriamoci davvero che la divina e incantevole Atena, chiunque abbia destino, sorte e volontà di personificarla, corra presto sul campo sterminato di una battaglia epocale di cui non molti avvertono ancora a sufficienza i primi clamori.
      E speriamo sia possibile anche a noi essere annoverati nel sacro esercito della salvifica dea, per dare il nostro contributo a riportare il carro sulla strada maestra.

      Ciao, caro Tonino, grazie.

  4. solindue ha detto:

    Io invece ho la gola ruvida e un po’ infiammata.
    Ci teniamo come sempre compagnia.

    Quel fagottino di ciccia profumato che hai riaccompagnato a casa con i suoi giovani genitori … consideralo fra i buoni auspici! 😉

    • Franz ha detto:

      Mal comune mezzo gaudio… comunque auguro sia a te che a me gaudii interi, che sono sempre preferibili!
      Mi piace molto, il tuo collegamento fra l’immagine finale del neonato e l’idea dei nuovi auspici.

      Ciao! 🙂

  5. amanda ha detto:

    tranquillo arriva tutto, ci sentiamo benissimo da appena nati, sentiamo già nella pancia della mamma, sappiamo riconoscere già da lì al caldo la sua voce e fuori dal caldo funzioniamo, sotto quell’aspetto, che è una meraviglia.

    Per il naso se non vuoi usare farmaci: una vecchia teiera ed acqua e sale per docce nasali wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Un grazie per l’indicazione della dottoressa: mi sembra in effetti molto verosimile che, come ogni macchina, anche quella affascinante della vita funzioni, da nuova, meglio che mai.
      E un grazie pure a zia Amanda per il consiglio di saggezza medica semi-popolare, comunque di medicina non convenzionale.
      Fra ‘non convenzionali’ ci si intende sempre, no? 😉

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