La Cavalla di scorta 2 – La vendetta

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“Buonasera, sono Stefania di Soverini Auto.”
“Buonasera Stefania, mi dica tutto.”
“Allora, il nuovo iniettore è arrivato, la sostituzione è stata fatta, ma c’è ancora qualcosa che non va. La richiamiamo domani e le sappiamo dire.”
“Ah, d’accordo. Resto in attesa delle novità.”

Un’altra serata di lavoro, e speriamo non più di un’altra, con la Multipla.
Ancora un buon trenta per cento degli incassi che se ne vanno in rimborso chilometrico.
E una frizione che vibra e sembra stia per tirare gli ultimi da un momento all’altro. E il video terminale del radio-taxi che sente la metà dei comandi.
Ma meno male che c’è: in fondo è una Cavallona di scorta simpatica, e, oltre a permettermi di lavorare, mi impedisce il quasi totale isolamento, qui da queste parti un po’ sperdute dove abito.

Una strana, felice coincidenza, l’indomani mattina poco dopo le nove.
Con passo sicuro da zombi sonnambulo, e la tuta e le scarpe indossate alla bell’e meglio, mi lascio dietro la porta di casa, percorro le due rampe di scale e il vialetto, poi scendo in garage, a recuperare il telefono mobile, scordato acceso ancora una volta, ebbene sì, dentro la vetturona.
Ho appena chiuso la porta basculante e sto riemergendo verso la luce del mattino che mi squilla nelle mani.
E’ Stefania: ora l’intervento chirurgico è finalmente completato e la Cavallona-original vuol essere dimessa.
Me ne torno a letto, rincuorato, a terminare il discorso interrotto.
Mi aspetta, nel tardo pomeriggio, la realizzazione di un piano strategico che neanche il Genio Militare: andare da Soverini con la Multipla, ritirare la Cavallona, parcheggiarla fuori dall’officina, una Cavalla dietro l’altra (sperando che si limitino, fra loro, a qualche sguardo in cagnesco, o in cavallesco), trasferire tutto l’armamentario di lavoro, poi rimettermi alla guida della Multipla, portarla in Co.Ta.Bo. per la riconsegna, che significa anche lavaggio e rifornimento di gas, e poi raggiungere di nuovo l’officina con due linee di autobus.

Ed è alla voce ‘rifornimento’ che si compie la prima parte della vendetta passionale equina.
Con una manovra ormai divenuta familiare ho appena fissato al bocchettone delle bombole l’adattatore, quel complesso anello a più stadi legato all’impianto da una lunga catena (con cui già in passato ebbi a litigare), e mi dirigo con la tessera in mano al quadro di controllo.
“Impianto temporaneamente fuori servizio”. Maledizione, mi tocca andare a fare il pieno fuori, e poi dovrò segnalare, domani ormai, una variazione al chilometraggio finale appena indicato a Chiara, nel suo ufficio.
Rientro in vettura, accendo il motore e mi avvicino piano alla sbarra di uscita dell’area di rifornimento, sperando che le cellule fotoelettriche si attivino.
Clic! Okay: la sbarra si alza. Una sgasata e via con decisione.
Un improvviso forte botto seguito da un clangore di ferraglia, la stessa odiosa colonna sonora di qualsiasi incidente.
‘Sussurro’ una gentile imprecazione, poi accosto piano la Multipla appena fuori dalla piccola area di servizio e scendo a verificare l’accaduto.
L’adattatore è rimasto per fortuna ben saldo al bocchettone, come sbadatamente l’avevo lasciato, nonostante l’improvviso ed intenso strappo, mentre la catena ha ceduto e si è rotta alla base, e penzola, e sbattacchia contro la carrozzeria, come una coda laterale della Cavalla.
In fondo è un danno quasi inconsistente, ma mi ci vorrà del tempo per riprendermi dal senso di aver combinato un guaio, per giunta su vettura e attrezzatura non di mia proprietà.

Sono ancora turbato per l’accaduto dopo quasi un’ora, quando rivedo, ormai abbandonata a sè stessa sul vialetto attiguo all’officina, la fedele e gelosa mia compagna di lavoro.
Con cautela accendo il motore, cerco di riabituarmi all’assetto di guida e ai comandi.
E si riparte, per un’altra serata di lavoro in condizioni normali, che ora mi sembrano eccezionali.
E’ silenziosa e docile, come sempre, anche se sento che qualcosa si è incrinato fra noi.

E infatti bastano due ore perchè si compia la seconda parte della sadica vendetta.
In un momento qualsiasi, in una strada qualsiasi, ad una velocità qualsiasi, eccola là, infingarda, gialla, improvvisamente e stabilmente accesa senza remissione. Spengo e riaccendo il motore varie volte: le altre spie si spengono, questa no; è quella del motore, la stessa che mi aveva costretto ad interrompere il lavoro quasi una settimana fa.
Certo, ‘sta volta l’alimentazione non dà segni di imbizzarrimento, quegli strappi ubriachi, nè tanto meno viene commutata automaticamente sulla benzina.
Ma non si può lavorare con una simile spada di Damocle: domattina altra levataccia per essere nuovamente da Soverini alle otto e mezza.

Quando si è concentrati sull’obiettivo si affrontano i sacrifici senza titubanze: con tre ore di sonno all’attivo, non di più, mi ripresento in accettazione dell’officina Volkswagen poco dopo l’apertura mattutina.
Stefania indossa una felpa blu cobalto con il caratteristico marchio rotondo dell’azienda.
Alterna la sua riflessiva attenzione, e la sua breve coda di cavallo castana (giusto per restare in tema), fra il cliente che ha di fronte e il video e la tastiera del computer.
Poi mi guarda con aria interrogativa, riconoscendomi.
Le spiego in poche parole il problema.

Un quarto d’ora in sala d’aspetto, troppo intontito per leggere qualsiasi cosa, poi il responso, con tanto di scuse ufficiali. Solo un tubino mal posizionato nel concludere la riparazione precedente.
Mi ci vorrà un’intera serata di lavoro, e di accelerazioni molto controllate, per riacquistare una tranquilla confidenza con i comandi, ma soprattutto con la mia quadrupede, che mi sembra di sentire, di tanto in tanto, nitrire soddisfatta sotto i baffi.
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10 risposte a La Cavalla di scorta 2 – La vendetta

  1. alanford50 ha detto:

    Mi verrebbe da dire;

    O cavallona cavallona di scorta che per non abbandonar l’amato tuo cavaliere, arrivasti persino a spezzar catene, nonostante questa tua baldanza venisti comunque abbandonata, ma solo fino a che il destino non lo riporterà nuovamente a te ma questa volta con la baldanza sua sconfitta…..

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Vedo con piacere e stupore che le mie vicende meccanico-equine stanno scatenando una vera e propria tenzone poetica!
      Splendida, in particolare, l’invocazione iniziale pascoliana…

      Il mio classico salutoneh a te.

  2. milvia ha detto:

    Eh… i tradimenti lasciano sempre strascichi… Sono comunque contenta che la cara Cavallona sia tornata in coppia con il suo cavaliere. E, siccome è una cavalla gentile e generosa d’animo, sono certa che non nutre più sentimenti di vendetta e che l’incrinatura fra voi si sia già ricomposta.

    Una curiosità: come si indossano le scarpe alla bell’e meglio?

    Buon inizio settimana a te e al tuo destriero, caro Franz.

    • Franz ha detto:

      Hai indovinato: ho ritrovato con la capricciosa, scalpitante creatura equina la complicità, come e meglio di “prima”.
      Quanto alle scarpe, l’approssimazione sta nell’annodamento dei laccetti; non sono ancora arrivato al punto di calzarle come ciabatte.

      Buona settimana a te, cara Milvia, naturalmente da parte di entrambi.

  3. Tonino ha detto:

    Corri Pegaso

    alato equino
    su cuore felsino.

    Su campi di pesco
    il prode Francesco.

    Sciorina la chioma
    accarezza il suo soma.

    La coda castano
    non prender sottomano.

    Non riferir lei di motori
    ma di splendidi fiori.

    TonDel’11

    • Franz ha detto:

      Mi piacerebbe vederti con una chitarra in mano e un tabellone con vari disegni, insomma nelle vesti di cantastorie: le mie banali vicende ne uscirebbero mitizzate al massimo grado!

      Un caro salutone.

      p.s.: le tue licenze poetiche sono fantastiche: il “cuore felsìno” è un piccolo capolavoro! 🙂

  4. amanda ha detto:

    tutto è bene quel che finisce bene

    ….. e l’ultimo chiuda la portawordpress stats plugin

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