L’uomo della notte

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A mezzanotte e mezza può succedere.
In attesa di qualcosa, nel mio caso di una nuova piccola o grande avventura con i prossimi ospiti della Cavallona, armeggiare un po’ fra le stazioni della radio FM.
Radio1-RAI: perbacco mi sembra di riconoscere questa voce. Sì, un bel po’ più stridula, suscita ormai, in prima battuta, un misto di pena e di scherno; ugualmente nasale e un po’ farfugliata. Quella di Maurizio Costanzo.
La voce che ascoltavo da adolescente, negli anni del ginnasio, sempre alla RAI ma in onde medie, e lui nessuno sapeva che faccia avesse: era solo il conduttore, insieme a una certa Dina Luce, di “Buon Pomeriggio”.

Parlai già di tutto questo, in un post ormai lontano, così come dei due dischi a trentatré giri, due ‘long playing’ come si diceva allora, che riuscii a vincere con il ‘Rebiggio’, il gioco ad indizi successivi in formato di rebus contenuto nella trasmissione, dischi che mai ebbi la grazia di ricevere.
Ricordo ancora la sua voce la seconda volta: “Stop alle telefonate alla sede RAI, c’è un vincitore ed è il signor Francesco Selis di Bologna,” con parodistica cadenza petroniana: “Ma chissà dove li mette” aggiunse, “tutti i dischi che gli mandiamo?”
Ora, in una notte qualsiasi degli anni duemila e passa, quella voce stridula conduce ‘L’uomo della notte’ (titolo rievocativo di un’altra trasmissione quotidiana di radio RAI degli anni settanta) e comunica il numero di telefono, ed esorta il pubblico a chiamare in trasmissione. Ed io sono tentato, per un attimo, di farlo, e tirargli simpaticamente le orecchie in diretta, e rivendicare quei due premi quarant’anni dopo, quando ormai l’ascolto dei dischi in vinile non è altro che una moda chic per una nutrita minoranza di appassionati.
Ma freno lo slancio: non voglio avere a che fare con lui.
Da allora, la sua successiva, lunga e intensissima carriera televisiva ha intersecato ben poche volte la mia vita ed è corsa, per così dire, a debita distanza su un binario parallelo.
Impossibile, tuttavia, ignorarne la presenza, e non riconoscere i pregi e i difetti di questo straordinario pesce d’acqua mediatica.
Una pesante tessera della P2, una parossistica sensibilità alla futile spettacolarizzazione dei sentimenti, le prime lunghe ‘standing ovation’ con il maestro Bracardi pronto a coccolare con qualche melodia al pianoforte il narcisismo dei plaudenti.
Ma anche un’insaziabile curiosità intellettuale ed una dedizione quotidiana alla divulgazione di mille e mille vicende umane.
Doti di scopritore di talenti nei confronti di tanti attori comici meritevoli della ribalta.
Lo schierarsi dalla parte giusta, anche nei confronti delle mafie. E quell’attentato fallito nei suoi confronti, nel 1993, ai tempi del terrorismo mafioso, subito precedente a quelle trattative fra mafia e Stato che stanno affiorando ultimamente.
Ma anche il matrimonio con quella androgina conduttrice di mostruose trasmissioni dei sentimenti urlati ed esasperati…

No, proprio no, da quei pomeriggi primaverili dei miei quindici anni, quando il primo amore vi gettava luci abbaglianti e ombre abissali, il mio binario ha percorso, modesto, contorto, solitario e un po’ sofferto, lo stesso cammino di quattro decennii lontano dal suo, illuminato invece dal successo di una presenza ossessivamente quotidiana sul teleschermo.
Proprio no, non voglio avere a che fare con lui.

Ma non posso frenare l’interesse a rivisitare sensazioni sopite, quando termina la breve trasmissione con un brano.
Si tratta di “Che sarà?” e ad eseguirlo i Ricchi e Poveri. Eh già, ricordo ancora la sua predilezione per Angela, la moretta, spesso ospite di Buon Pomeriggio.
Ma ai tempi di quella canzone la maschietta non aveva ancora provocato l’abbandono del gruppo, per amore tradito, della bionda Marina, che intona con voce calda, melodiosa, delicata e vibrante la prima strofa della canzone:

Paese mio che stai sulla collina,
disteso come un vecchio addormentato,
la noia, l’abbandono, il niente son la tua malattia,
paese mio, ti lascio, io vado via.

Non perdo una battuta del riascolto. E’ una canzone dignitosa, si sente ancora volentieri, ben altro dalle stupidaggini commerciali che avrebbero fatto la loro fortuna, per tanti anni dopo la riduzione a trio.
E le quattro voci si alternano nelle parti da solista e in quelle corali con un equilibrio che evoca armonie spezzate per sempre.
Un tuffo improvviso nell’adolescenza, nelle tracce interiori, nelle luci e nelle vibrazioni, rievocate e improvvisamente presenti, vive come allora, sorprendentemente.
E un attimo di commozione.

Solo un attimo: anche il tempo dei grandi, definitivi sentimenti è ormai lontano, molto lontano.
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La registrazione di “Che sarà?” al Festival di Sanremo 1971: clicca qui.
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Immagine da: http://gago.splinder.com/archive/2007-05

Informazioni su Franz

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29 risposte a L’uomo della notte

  1. franco disilvestro ha detto:

    veramente grazie , ma il brano in francese credo era la sigla di apertura, invece sto diventando matto per rintracciare questo brano in seno alla trasmissione (credo di chiusura) solo musicale e suonato con il flauto di pan.
    spero qualcuno mi sappia dare il titolo
    grazie

  2. antonietta ha detto:

    tanti ricordi con tanti emozioni

  3. franco disilvestro ha detto:

    sarei grato se mi sapessero dare il titolo della sigla (una musica andina con flauto di pan) che apriva e chiudeva la trasmissione radiofonica Buon Pomeriggio, condotta da Costanzo e Dina Luce,
    graziee

    • Franz ha detto:

      Era una versione orchestrale di una canzone francese, “Comment te dire adieu”, portata al successo da noi nella versione italiana “Il pretesto” cantata da Françoise Hardy.
      Ho trovato un video di quest’ultima (clicca qui).

  4. kalojannis ha detto:

    Io sono legato al Maurizio Costanzo Show, che vedevo con i miei coinquilini nello studentato di Via dello Scalo 21, fino a tarda notte… lui era bravo ma non sopportavo l’aria di alterigia con cui trattava gli ospiti di cui non condivideva le idee…

    • Franz ha detto:

      Non sapevo del tuo passato bolognese; spero tuttavia ti abbia lasciato anche ricordi migliori! 😉
      Comunque, quanto ad atteggiamenti di insopportabile alterigia ed altezzosità, un nulla in confronto all’Insetto che gli è subentrato…

  5. Luca ha detto:

    La sigla che non Le sovviene era “House of the kings” del gruppo olandese Focus, http://www.youtube.com/watch?v=xK2xQBsOvrY dovrebbe essere il link. E se Ella fosse su Leonardo, che dispone di tecnologie dell’ultima generazione, avrei potut inserire il link suddetto nel titolo e si faceva prima.

    Tutto questo esclusivamente per la precisione.

    • Franz ha detto:

      Ancora una rievocazione dal sapore strano: quel brano, come tutto ciò che appartiene agli anni della giovinezza, è ben scolpito nella mia memoria.
      Dunque grazie, per la gradita precisazione!
      Anche ‘Ella’, cioè io, era un tempo con il proprio blog su Leonardo, non so se Lei si ricorda, ma ora è ben contento di essersi trasferito sulla ben più affidabile ‘WordPress’. Quanto alle funzionalità, esiste anche qui il modo di inserire dei link nei commenti, ancorché un po’ complesso, mentre molto semplice, ad esempio, è la possibilità di pubblicare risposte sequenzialmente ad un commento, cosa non permessa da gran parte delle altre piattaforme.

  6. Sara ha detto:

    Post bellissimo. Sei stato onestamente generoso anche con lui. Ma chi si è preso poi i tuoi dischi?
    Sara

    • Franz ha detto:

      Ho cercato di essere equilibrato nel mio giudizio sul personaggio, e non mi sembrava di essere stato generoso (sempre che tu non alluda alla mia generosa ‘cancellazione del debito’…).
      Come dicevo in risposta a Claudio, ho dei dubbi che alcuno abbia mai preso l’iniziativa di spedire, o anche solo di scegliere, i fantomatici due ’33 giri’.

      Ciao Sara, e grazie del complimento!

  7. Claudio ha detto:

    Carissimo,mi hai riportato indietro nel tempo,quanti ricordi sono riaffiorati.Mi rivedo in camera mia,liceale,mentre studio o scrivo una lettera a te o a una nostra amica(allora non c’erano e-mali o sms)mentre nella casa si diffonde il suono della radio,ascoltata da mia nonna, che trasmette “buon pomeriggio”con la voce,allora invero molto diversa da quella gracchiante attuale,di Costanzo.Voce che aveva fatto innamorare la nonna che lo immaginava un bell’uomo,alto, e tanta fu la sua delusione quando alcuni anni dopo ebbe modo di vederlo in T.V.Quanta acqua è passata sotto i ponti!Chissà che fine avrà fatto Dina Luce che era co-conduttrice di quel programma e chissà dove si saranno persi i due l.p.che avevi vinto?

    Ma dove l’hai pescata quella foto?un Costanzo così magro,quasi emaciato,non l’avevo mai visto!

    • Franz ha detto:

      Mi sembra di rivedere e di risentire la voce di nonna Clelia, quando raccontava della sua delusione…
      Il tempo passa, e ne è passato già tanto, mio caro. E indietro non si torna, se non nella rievocazione e nel ricordo, magari condiviso, anzichè nelle lettere che ogni tanto ci scrivevamo (piene delle invenzioni sui nostri inenarrabili ‘personaggi’…), tramite queste strane e potenti modalità tecnologiche con le quali oggi possiamo comunicare.
      Come ad esempio ‘Gògol’, grazie a cui penso non sia difficile ritrovare, avendo un attimo di tempo, notizie su Dina Luce, così come ho trovato quella curiosa immagine di Maurizio Costanzo da giovane (selezionando ‘Immagini’ e la chiave di ricerca ‘Maurizio Costanzo Buon Pomeriggio’).
      Quanto agli ‘l.p.’, difficile dire se siano mai partiti dalla RAI di Roma. Ma penso che neanche lui possa saperlo…

  8. Misssssssssss ha detto:

    Si va beh dai questa è preistoria eh!!!!!

  9. milvia ha detto:

    Ma guarda un po’ chi è oggetto/soggetto del tuo post…
    Maurizio Costanzo! Mi piaceva molto, una volta, Maurizio Costanzo. Mi piaceva per l’ironia, per le domande intelligenti che faceva ai suoi ospiti, per aver ideato, dopo l’esperienza radiofonica che pure io ricordo, trasmissioni televisive a basso costo, ma coinvolgenti, come Bontà loro e poi Acquario. Mi è piaciuto anche durante i primi anni del suo Show, sulle reti Mediaset, Finivest, all’epoca. Per il suo mettere sotto accusa la Mafia, e, soprattutto, per una campagna attivissima e coraggiosa, parallela a quella condotta da Gad Ledner attraverso L’espresso, e il coinvolgimento di Domenico Modugno, allora deputato radicale, che contribuì a far chiudere definitivamente il manicomio di Agrigento, un vero e proprio girone infernale per i pazienti che vi erano segregati.
    Poi tutto è precipitato: l’iscrizione alla P2, e poi il rimestare nel dolore sia psichico che fisico delle persone con atteggiamento sempre più morboso, fino a far diventare certi ospiti dello show fenomeni da baraccone. Un atteggiamento lontano anni luce dalla pietas e dalla condivisione della sofferenza. Peccato, perché ho sempre pensato, e ancora lo penso, che avesse intelligenza, fantasia, curiosità e direi pure genialità per dare vita a una nuova televisione di qualità.
    Se telefonando (e riprendo il titolo della bella canzone di Mina, di cui Costanzo è autore del testo), se telefonando, dicevo, potessi mettermi in contatto con lui, gli direi tutto questo. E gli direi che da anni, quando mi capita di vederlo in tv, cambio immediatamente canale, perché provo disgusto. E magari gli ricorderei pure di inviare i due dischi a quell’adolescente di Bologna, che adolescente non è più, e che quei dischi non li ha mai ricevuti.
    Anche a me commuove l’ascolto di Che sarà, anche se preferivo la versione di José Feliciano. Era il 1971, mi sembra, e il Festival lo seguivo ancora. Pure per il Festival, da molti anni, quando ci capito sopra, cambio canale.
    I ricordi, comunque, ci iniettano dentro sempre la loro buona dose di malinconia. Ma gli attimi di commozione sono preziosi. Continua ad avere, sempre, la capacità di provarne. E di raccontarceli, poi, come sai fare tu, con intimità e delicatezza.

    Mio Dio, ho scritto un commento quasi più lungo del post! Scusami, caro Franz e buona giornata.
    Anche oggi c’è il sole, e la vita sembra migliore.

    • Franz ha detto:

      Grazie del tuo contributo, tanto lungo quanto gradito.
      Forse hai ragione, chissà, quando dici che ci fu un rapido precipitare dal primo Costanzo, con tutte le sue davvero eccellenti qualità (e la validità delle sue battaglie da te citate), al secondo, con i vizi che poi cominciò ad assumere, ma forse soprattutto a diffondere, intorno allo stile televisivo.
      Difficile giudicare le fasi e la rapidità di tale processo in base al ricordo, che tende col tempo a confondere.

      ‘Se guidando’, una notte a mezzanotte e mezza sentirò su Radio1 la tua voce in diretta riferirgli quanto hai scritto qui, e ricordargli i suoi debiti di gioco verso il sottoscritto, non potrò esimermi da un piccolo sussulto.

      Grazie ancora del tuo ricco commento, e delle tue parole sempre molto generose nei miei confronti.
      Saluto ed abbraccio, buona serata.

  10. Luca ha detto:

    A parte che Costanzo potrebbe essere la risposta a “Come sarà l’altra vita da suino” e questo collega con un filo rosso due posts oserei dire “epocali” (ma poi non oso mica) altrimenti inframmezzati dalle tue escursioni sentimentalmotoristiche, mi pregio di dire che questa volta condivido in pieno la tua valutazione sull’anchor-men in questione.

    Oltre alle notissime “Bandiera gialla”, “Alto gradimento” e “Per voi giovani” (nella quale ricordo un Richard Benson allora compitissimo e molto molto british, per ritrovarlo 40 anni dopo sbracatissimo e iper-romanesco, per dire come la Città Eterna ti possa segnare), astutamente destinate a un pubblico giovanile a cura della coppia Arbore – Boncompagni, ricordo tre trasmissioni sapientemente generaliste e per famiglie. “Chiamate Roma 3131”, la prima ad aprire il trend delle telefonate in diretta, “Voi ed io” in cui un personaggio, quasi sempre attore di teatro, monopolizzava il microfono per 3 ore, con una sigla dei Focus che molti scambiavano per i Jethro Tull, e la summenzionata “Buon pomeriggio”.

    Momenti di cesura tra una radio noiosissima e un po’ di regime e la pittoresca anarchia delle radio libere ancora di là da venire.

    Costanzo, già a quei tempi autore televisivo, paroliere (sue le parole di “Se telefonando” di Mina), giornalista, colpiva per la sua misura e il suo umorismo angloromanesco.

    Passato in TV, ha dovuto per forza di cose rimaneggiare in parte il suo stile ma conservando una eccezionale capacità di sintesi e di comunicazione. Con “Bontà loro”, tanto che c’era, ha inventato il talk-show.

    Fatte le debite proporzioni mi ricorda il compianto Funari: può non piacere a tutti ma la televisione la sa fare. E sicuramente superando l’handicap di un aspetto fisico tutto meno che aitante.wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Intorno alla radio penso che non si finirebbe mai di ragionare e discorrere.
      Dopo il velenosissimo incipit, 🙂 il tuo commento ha arricchito il quadro, quello soprattutto storiografico-radiofonico.
      Gran parte delle tue citazioni sono ben presenti nei miei ricordi, ma un paio mi hanno suscitato il piacere del parziale ritrovamento.
      Alludo a “Voi ed io”, di cui proprio mi ero dimenticato (ma continuo a non ricordare la relativa sigla che tu citi), e a “Chiamate Roma 31.31” di cui mi è sovvenuta tutta la carica innovativa. Moccagatta: se il tempo non fosse tiranno, sarebbe interessante cercare notizie su di lui e la sua carriera precedente e successiva a quella trasmissione, e se è ancora al mondo.
      Inutile spendere invece altre parole sull’accoppiata geniale Arbore-Boncompagni, visto che le loro creature (in particolare la deliziosamente pazzesca ‘Alto Gradimento’) sono diventate di culto.

      Grazie del contributo, e alla prossima.

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