Variazioni sonore

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L’altra notte i primi fiocchi di neve si sono rivelati solo al termine della loro caduta, schiacciati contro il parabrezza e subito spazzati via dai tergicristalli, rari ed intrusi fra la pioggia, quasi mimetizzati per l’imbarazzo di una comparsa teoricamente fuori stagione, mentre il termometro esterno indicava tre gradi.
Poi si sono piano piano imposti: l’hanno avuto vinta, costringendo la temperatura a scendere, via via fino allo zero; una nevicata fitta, morbida, che ancora una volta riusciva a rivestire e a trasformare strade, tetti e campi, modificando soavemente anche la luminosità e la sonorità della notte.

Era passata l’una quando ho imboccato, un po’ più adagio del solito, la consueta stradina che mi riporta a casa.
Sull’intonso e sottile tappeto bianco illuminato dai fari, qualche chiazza nera rotonda, di asfalto risparmiato dall’ombrello di rari e sottili alberi.
In una notte di fine carnevale erano manciate uniformi di coriandoli tutti bianchi contro di me, che avanzavo spedito ma non troppo verso il futuro, ancora un’altra porzione di futuro.
Erano batuffoli misericordiosi di cotone idrofilo, a tamponare le piccole e grandi ferite di quella ricchissima collezione di inadeguatezze che è stata la mia vita fin qui.
Era un esteso vestito di purezza sull’intero paesaggio, a dirmi dimentica, prosegui.
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Lunedì sera, poco prima delle dieci, nelle note in calce alla chiamata che avevo appena confermato c’era un cognome buffo, di un famosissimo personaggio della nostra infanzia, e poi la dicitura ‘non vedente’.
Credo di avere già scritto che è in genere una tipologia di passeggeri a me molto graditi, forse proprio per quella stessa capacità di cogliere le sfumature della comunicazione, richiesta, nello scorso post, come terzo desiderio dal mio alter ego Fiesole-1.
Nel vedermi transitare adagio alla ricerca dell’obiettivo, un giovane spilungone in mezzo ad un gruppetto di persone, nel cortile attiguo ad una chiesa parrocchiale di periferia, mi ha indirizzato un vistoso segno con le braccia, poi mi ha indicato di aspettare solo un momento; infine ha accompagnato fino alla portiera posteriore il mio prossimo, estemporaneo compagno di viaggio: sui trentacinque, di bassa statura, ha introdotto un po’ a fatica il bastone bianco nell’abitacolo poi è entrato, mi ha salutato ed indicato la destinazione.

“Che tempaccio,” mi fa dopo un po’.
“Terribile, e poi dicono che mica è ancora finita.”
“Che radio è questa?”
“E’ Radio2, ‘Moby Dick’, è una trasmissione di musica rock, dalle origini ad oggi, non è male.”
Poi, dopo un po’ aggiungo:
“Lei che radio ascolta?”
“Mah, dipende, ma della RAI ascolto di solito Radio1, non Radio2.”
Temo che mi piazzi l’encomio del disgustoso ‘Zapping’ di Aldo Forbice, ma per fortuna vola più basso:
“Mi piace sentire le cronache delle partite di calcio.
Stasera c’è il big match, fra il Milan e il Napoli: sa mica cosa stanno facendo?”
Capisco al volo dove vuole parare (non in senso calcistico, che in questo caso sarebbe più appropriato ‘tirare’…) e con un semplice clic abbandono i bei brani e la gradevole conduzione di Silvia Boschero e passo alla cronaca del ‘big match’.
“Rigore!” Esattamente in quel momento: la voce è estremamente concitata; sembra che avessero aspettato proprio noi.
“E’ rigore,” ripete, e spiega ansiosamente nei dettagli, più e più volte, la dinamica dell’azione, non del tutto chiara, mentre sale la suspence per il tiro di Ibrahimovic dagli undici metri.
E’ quasi femminea, di lì a poco, quella stessa voce del radiocronista, nelle infinite variazioni espressive, tutte esasperate (la prima quasi un gorgheggio, un do di petto, un pezzo di bravura), che annunciano e raccontano il goal del vantaggio del Milan.
Al quinto o sesto racconto consecutivo di quanto successo, non mi trattengo:
“Cambierà disco prima o poi?”
“Perchè?” mi fa il mio passeggero.
“Sta ripetendo la stessa cosa da cinque minuti.” Poi, dopo un attimo di riflessione, aggiungo: “Eh, si capisce che il Berlusca sta preparandosi alle elezioni, e il Milan deve vincere.”
“Come?”
“No, dicevo che, visto che forse si andrà a votare, Berlusconi ha fatto in modo che il Milan tornasse a vincere.”
“Perché, quando ci sono le elezioni?”
O Signor, ma dove vive questo? Pazientemente gli spiego che è solo una realistica possibilità, prima della prossima estate, anche se il Cavaliere fa di tutto per evitarle, perché i sondaggi danno in vantaggio la coalizione PD – Vendola – Di Pietro.
Ascolta e non ribatte, mentre la vocetta stridula del radiocronista torna a riempire di autentico chiasso l’abitacolo della Cavallona, che mi sembra a sua volta un po’ innervosita.

Neanche due minuti e mi rendo conto che il nostro sacrificio è completamente vano: anzichè ascoltare la radiocronaca, l’impagabile personaggio intona improvvisamente un canto religioso, in latino, con una bella voce calda molto impostata.
Ne approfitto al volo per abbassare gli strepiti calcistici e lasciare il campo a quel sorprendente assolo.
Quando si interrompe mi sembra ragionevole assecondarlo e chiedergli:
“Canta in un coro?”
“Sì, stiamo facendo le ultime prove per un concerto nella parrocchia di (…).”
“Che cosa sono, canti gregoriani, monofonici?”
“No, è musica corale, la mia parte è quella del basso.”
“Beh, canta prorpio molto bene.”
“Ah grazie, le ultime prove sono le più intense.”
E dopo un po’ riprende quell’insolito assolo, di gran lunga preferibile agli strilli provenienti dallo stadio Meazza.

“Ho evitato di fare la tangenziale per farla risparmiare,” gli dico quando smette: “spero che non abbia fretta.”
“No, no, dove siamo adesso?”
“Siamo in Piazza dell’Unità, quando viene il verde giriamo per via Donato Creti”.

Abita in una delle periferie oltre la ‘tange’, in un vialone piuttosto contorto e con i numeri civici pieni dei cosiddetti ‘subalterni’: ad esempio ‘cinquantaquattro barra ventidue’, o ‘cinquantaquattro ventiduesimo’, secondo l’antica dizione.
Cerco di farmi aiutare a trovare il numero, enunciando a voce alta i riferimenti che sto superando, ma stranamente non mi viene incontro, finché gli chiedo:
“La conosce la zona, abita qui?”
“Certo che la conosco, è casa mia.”
Ma ecco che, anche senza aiuto, intercetto un cartello indicatore: “Segue la numerazione”, con l’intervallo di numeri civici opportuni.

“Eccoci arrivati.”
Spengo il motore e mi faccio saldare il conto:
“Adesso vengo ad aprirle la portiera, poi la guido finchè non si orienta.”
“Sì, va bene grazie,” mi fa armeggiando nuovamente con il suo bastone bianco.
Lo conduco con una leggera pressione sul gomito, finchè non riconosce l’entrata del suo vialetto.
“Arrivederci, buonasera”, mi fa.
“Arrivederci, grazie.”
Rientro nella Cavalla e sintonizzo subito la radio nuovamente su Moby Dick, tirando un sospiro di sollievo.
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Chissà, ho pensato l’altra notte, rientrando a casa nel silenzio incantato di una abbondante, tenera e sorprendente nevicata, come procedono le prove di quel concerto parrocchiale, chissà che armonie…
E chissà se gli altri coristi, oltre ad avere il prezioso dono della vista, vivono nella realtà vera o anch’essi in un mondo fatato a parte, fatto di musica antica e tantissimi straordinari goal di Ibrahimovic.
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Immagine, parzialmente rielaborata, da: http://missi.splinder.com/archive/2005-03?from=20

Informazioni su Franz

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30 risposte a Variazioni sonore

  1. MissInvestigatrice ha detto:

    ahi ahi ahi qui gatta ci cova, ultimo post datato 3 marzo e oggi ne abbiamo già 8 ahi ahi ahi un dubbio mi sorge spontaneo: quale splendida cosa può distrarre sino a questo punto il caro Franz? Ma una donna è ovvio, secondo me è innamorato….. e l’amore l’amore ……..

    • Franz ha detto:

      Mi dispiace tanto deluderti, se vuoi ti dico che hai ragione… 😉
      In realtà ho aspettato un giorno più del solito sperando che oggi tu sia riposata per leggere il nuovo papiro che ho appena pubblicato! 😈

  2. Romina ha detto:

    Ciao Franz! 🙂

    Bellissima la tua descrizione della neve! E poi è vero, la primavera arriverà senz’altro e nell’attesa possiamo gioire degli aspetti piacevoli dell’inverno, ormai destinato a concludersi.

    A proposito del racconto riguardante il tuo passeggero, mi ha colpito la tua disponibilità a sintonizzare subito la radio secondo i suoi desideri. Non è da tutti.

    Buona domenica!

    • Franz ha detto:

      Ciao Romina, benvenuta! 🙂
      Finalmente un commento che ‘pensa positivo’ nei confronti di quella vituperatissima nevicata!
      Oggi c’era un solicello discreto; solo per un attimo ne ho avvertito il primo tepore primaverile.

      Quanto al mio venire incontro ai desideri dei passeggeri, lo ammetto: sono un ruffiano di prima grandezza…

      Ciao, buona settimana!

  3. Misseheheheheheh ha detto:

    Belin ma Franz ammordenizzati: metti una radio dietro a disposizione dei tuoi clienti così si sintonizzano dove vogliono eh!!!!!! (ma ammordenizzati esiste come parola? O assomiglia a qui eh eh eh eh eh eh eh)
    Baci da MissTastieraMescolata

  4. Riri52 ha detto:

    Bello il post, il richiamo alla neve, di cui non se ne può più,cpme con tutte le cose fuori tempo! Quant al tuo tapporto con il signore canterino, tifoso e distratto mi sa che sono in molti che usano questra strategia, come le tre scimmiette, per non ammettere, sia mai , che cambiare si può! Ciao Riri

    • Franz ha detto:

      Bocciata all’unanimità, come vedo, quest’ultima nevicata marzolina di cui ho cercato di trasmettere il fascino…
      Certo, la primavera è un’altra cosa, ma non c’è fretta: di solito prima o poi arriva, no?

      “Per non ammettere, sia mai, che cambiare si può”: il forte e triste sospetto è che ancora troppi non ne sentano nemmeno la minima esigenza.
      Ma la realtà non è mai un fenomeno statico, per fortuna.

      Ciao, buon fine settimana!

  5. Luca ha detto:

    Mi vedo costretto a sdoppiare il mio commento al tuo ultimo post, essendo lo stesso composto da due temi diversi, un po’ come “A day in the life” dei Beatles o “La canzone della bambina portoghese” di Guccini.

    Di fronte a una nevicata particolarmente intensa di due anni fa, anch’io mi trovavo ad interrogarmi leopardianamente sull’eterno, e le morte stagioni, e la presente. Un’importante differenza era che io mi avventuravo a piedi, oltretutto con delle scarpe completamente inadatte alle condizioni meteorologiche, diventando un tutt’uno con i fiocchi, una sensazione in fondo tutt’altro che spiacevole.

    La neve ovatta i rumori, rallenta i movimenti, crea misteriose intercapedini tra gli esseri umani e la realtà che li circonda e dovrebbe contenerli, ma non sempre ci riesce. La neve crea cortocircuiti tra il passato e il presente e in mezzo ai fiocchi ci si dimentica la propria età e, spesso, anche il proprio ruolo sociale.

    Nella neve si procede cauti e goffi come malinconici eternauti che esplorano un territorio che credevano di conoscere, ma del quale non sanno ancora niente.

    La neve accarezza senza fermarsi come un’amante caritatevole ma distratta, ma quando si alza il vento schiaffeggia senza ragione e ti fa restare male.

    Intanto gli animali del bosco dormono un lungo sonno senza sogni, o una piccola benevola morte non definitiva.

    Quando la neve è copiosa come oggi, sembra non esistere più alcun chiaro confine tra la terra e il cielo, e questo si porta dietro conseguenze e implicazioni che non abbiamo troppa voglia di analizzare.

    Ma già domani la città riprenderà possesso dei suoi spazi e sporcherà l’immacolato candore di insulsa fuliggine. La bianca silenziosa distesa diventerà una fanghiglia amorfa con tratti imprevedibilmente ghiacciati su cui anziane ancora belle signore si frattureranno il femore e rovineranno irreparabilmente la pelliccia nuova.

    E l’incanto sarà spezzato.

    • Franz ha detto:

      Intercapedini e cortocircuiti, eternauti ed amanti distratte, sonni senza sogni, schiaffi, morti benevole, femori ed incanti spezzati.
      Non manca proprio nulla in questa tua pagina di raffinata prosa e vigile attenzione sulle cose della vita.

      • Luca ha detto:

        Mi ero dimenticato di aggiungere una cosa che riesce a fare una bella nevicata: toglie la tua città dallo spazio e dal tempo e te la rende di nuovo come ti piace ricordarla, e come da innumerevoli anni non si sogna neanche più di essere. Almeno, a Parma succede così, a Bologna non so…

      • Franz ha detto:

        Credo sia così in qualsiasi città di una certa dimensione: la sua magia nasconde per un po’ stridori, veleni e sporcizie varie.

  6. Luca ha detto:

    In un mondo così devastato dalle immagini, che ci inseguono frivole e pedanti fin sulla tazza del water (se mi si passa il francesismo), è difficile immaginare un universo fatto solo di suoni e parole.

    Il pensiero politicamente corretto vuole che le disabilità, i deficit, gli handicap vengano riciclati in “abilità diverse”: poi chi vuol fare lo spiritoso può chiamare Mauro Coruzzi alias Platinette “diversamente magro” e Mario Balotelli “diversamente bianco”.

    Però, se non si considera l’abilità un concetto lineare e quantitativo ma qualcosa di insondabile e multiforme, non un continuum fra chi è “più abile” e “meno abile” ma un cluster infinito in cui si agganciano e si combinano fra loro infiniti pezzetti di “sapere”, “saper fare” e “saper essere”, allora è vero che una obiettiva carenza sul piano fisiologico può essere una occasione preziosa per maturare abilità diverse.

    In questo caso la “diversa abilità” non è più solo un modo di dire retorico-diplomatico. Per spiegare questo concetto in una delle poche occasioni in cui ho potuto fare una rudimentale docenza ad un gruppo di educatori, citavo alcuni versi di un bellissimo testo di Lucio Dalla, “Telefona fra 20 anni”, laddove dice “L’importante è non arrivare in fila ma tutti quanti in modo diverso, ognuno con i suoi mezzi, magari arrivando a pezzi…”.

    Il problema non è essere tutti quanti diversi, è se mai l’omologazione che ci rende tutti penosamente uguali.

    Il tuo passeggero i suoi spazi di omologazione ce li ha, essendo palesemente un appassionato di calcio (un fenomeno socioculturale che titilla i nostri istinti più ancestrali e tribali, ma che nello stesso tempo nella sua accezione più diretta e ludica, stadi e pay-tv a parte, richiama uno dei primi giochi che un bambino di 2-3 anni naturalmente si diverte a fare, e forse la mancanza della vista lo spinge più verso questa seconda dimensione, dove Ibrahimovic diventa un personaggio favolistico vendicatore degli oppressi e degli emigranti slavi che si avvia a vincere il suo ottavo o nono campionato consecutivo con cinque maglie diverse e Pato un giovane povero che concluderà la sua fulminante rimonta imparentandosi col Cavaliere) ma rifiuta, anzi meglio ancora sembra ignorare, quell’altro campo di omologazione e volgarizzazione che nel tempo è diventata la politica (ormai la contrapposizione fra schieramenti diversi si discosta poco da quello fra tifosi calcistici, il confronto è diventato scontro, l’avversario è diventato nemico da annientare e chi più ne ha più ne metta).

    E soprattutto ha, o sembrerebbe avere, un rapporto con la musica talmente viscerale e naturale che gli sembra naturale mettersi a cantare in un taxi, senza essere nè un militare americano nè un bolognese che ha esagerato col lambrusco.

    Ma Hemingway è mai passato da Bologna?

    • Franz ha detto:

      I tuoi commenti sono così ricchi di spunti che potrebbero dare luogo in risposta non ad uno, ma a diversi interi articoli…

      Vero, è proprio nel caso dei non vedenti che il termine ‘diversamente abile’ acquista significato e valore, anche se, a dir la verità, questa volta mi sembra di essermi imbattuto in un ‘diversamente – diversamente abile’…
      Vorrei invece distinguere i due ambiti, quello calcistico e quello politico; nel primo, ferme restando la straordinaria bellezza del gioco e le implicazioni da te citate, mi sembra di gran lunga preponderante, anzi ormai costitutivo, l’elemento di omologazione; nel secondo caso, la riduzione della passione politica a tifo da stadio è una degenerazione che tende sì ad essere omologante, ma lascia per fortuna ampi spazi (ampi almeno qui sul web…) ad un impegno, se non proprio sempre civile, comunque di interesse sociale.

      Sulla effettiva mancanza, infine, di bottiglie di lambrusco nella saletta parrocchiale del coro, non sarei pronto a giurare…
      Ciao!

      p.s.: Non so se Hemingway sia mai passato di qua, ma non ho dubbi sulla antica fedeltà coniugale dei miei genitori (per la precisione un funzionario statale e una casalinga, più o meno come Guccini…). 🙂

  7. Silvana ha detto:

    Bellissimo racconto ma le suggestioni della neve, in questo momento, non mi incantano.
    Non ne posso più!

    • Franz ha detto:

      Non temere, Silvana, la primavera è sempre arrivata ed arriverà, con i suoi capricci, anche quest’anno.
      Nell’attesa, si può sempre cercare l’aspetto bello delle cose, no?
      (“Più ci farà aspettare, più sarà bello uscire”, diceva il Professore, prima di fare l’ospite in discutibili trasmissioni di varietà-spazzatura…) 😉

  8. kalojannis ha detto:

    Bah, mi spiace per il senso di inadeguatezza che avverti… non sei il solo
    😉
    nel merito, penso che la difficile situazione nella quale viviamo sia anche dovuta al disinteresse generale, figlio di un qualunquismo elevato a regola da (ahimé) sempre più persone.

    • Franz ha detto:

      Mi fa piacere che il tema del senso di inadeguatezza, che forse è stato lo spunto originatore di questo post, abbia colpito tanto l’attenzione.
      Penso che tu possa testimoniare, tuttavia, dato che anche tu dici di avvertirlo, che sia un ottimo indicatore e segnale di voglia e bisogno costante di migliorarsi. Dunque un po’ doloroso ma assai proficuo.
      Quanto al qualunquismo, è una delle cause-effetto della dittatura mediatica di cui il nostro bel Paese rappresenta un triste caso pilota.
      Ma nei romanzi di fantascienza finisce sempre peggio della realtà, vedrai, ne sono convinto.

  9. milvia ha detto:

    Per ora mi limito ad associarmi al commento di Amanda: se hai collezionato inadeguatezze sono certa, certissima, che non sei stato tu a essere inadeguato, ma le persone o le situazioni che tu hai incontrato sul tuo cammino a essere inadeguate a te.
    Poi, con più calma, tornerò per lasciare un commento più… adeguato.

    Buona giornata, Franz!

    • Franz ha detto:

      Questione di punti di vista, cara Milvia, ma quello che generosamente proponi tu è un po’ molto comodo…

      Ciao, a presto!

      • milvia ha detto:

        Ecco il commento più “adeguato”. Almeno credo.

        Pura poesia, la prima parte di questa pagina di diario: quel “i batuffoli misericordiosi” è una sintesi poetica bellissima. Ma potrei anche paragonarla al dipinto di un Bruegel del XXI secolo, con quella neve morbida, che ricopre e trasforma il paesaggio.
        Invece è prosa, ma, chissà perché, quando qualcosa ci piace in modo particolare tendiamo sempre a paragonarla a qualcosa di diverso. Così, come era scritto nella prima pagina del mio testo di filosofia delle superiori, di un tramonto diciamo che è tanto bello da sembrare un quadro, e di un dipinto che rappresenta un tramonto che è tanto bello da sembrare vero. E tu dirai: ma questo che c’entra? Niente, ma mi è venuto in mente quel libro e quella frase e mi son messa a divagare.
        Dal silenzio ovattato, nella seconda parte, si passa, con effetto “straniamento”, per il lettore, a una variegata colonna sonora: il rock, la radiocronaca della partita, le vostre voci che si alternano, poi quell’assolo, incredibile, davvero. Certo che di personaggi strani ne incontrate, tu e la Cavallona… E certo che tu sei proprio bravo, per come ce li racconti…
        Buona notte, caro Franz. Spero che la neve, per quest’anno non si faccia più viva, comunque.
        P.S.:
        Ma Forbice esiste ancora? Oh, mamma!

      • Franz ha detto:

        E’ vero, chissà perchè per indicare un particolare valore si cercano similitudini in altri ambiti, forse per alludere alla dimensione del classico, del mito, dell’archetipo, che prescinde dai singoli contesti e, nei casi felici, li informa di sè.
        Comunque, riflessioni a parte, grazie davvero, ancora una volta, del tuo entusiastico commento, della similitudine pittorica, e di aver rimarcato gli ‘effetti sonori’.

        Sta per arrivare un bel sole, dicono le previsioni; per i primi tepori, invece, bisognerà attendere un po’.
        Buona serata e buona domenica a te, cara Milvia.

        p.s.: Credo che imperversi ancora, l’insopportabile Forbice. E’ proprio vero: son sempre i peggiori, che non se ne vanno… 🙂

  10. duhangst ha detto:

    Concordo, le spese sul Milan sono investimenti in caso di elezioni.
    Qui niente neve, ma siamo sott’acqua purtroppo..

    • Franz ha detto:

      Ancora una volta le Marche, la tua bella regione, paga lo scotto maggiore dell’ondata di maltempo e relativi, ahimè consueti, disastri.

      Il diversamente nano cerca di comprare tutto quello che può. Gli auguro di campare altri cinquant’anni (i primi venti dei quali a San Vittore), ma poi dovrà arrendersi alla nera signora che, proprio come Rosi Bindi, “non è a sua disposizione”.

  11. amanda ha detto:

    “ricchissima collezione di inadeguatezze che è stata la mia vita fin qui.”

    ma stiamo scherzando?
    non ti permetto di trattare male un mio amico 🙂 wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Ti ringrazio dello sprone, cara Amanda, ma credo che quella sensazione, sincera e diffusa su tutto il passato, non testimoni altro che un atteggiamento di premurosa attenzione verso quel nostro …comune amico.
      😉

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