Stagione di scrutinii e di bellezza

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Primavera non bussa, lei entra sicura,
come il fumo lei penetra in ogni fessura.
Ha le labbra di carne i capelli di grano;
che paura, che voglia, che ti prenda per mano;
che paura, che voglia, che ti porti lontano.

(Fabrizio De André – Un chimico)

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Avevo aspettato il prossimo pomeriggio previsto di sole, cioè quello di ieri, per un nuovo allenamento podistico fra le stradine della prima campagna, qui intorno.
Ed oggi, poco fa, un breve giro con la Cavallona per due piccole incombenze, in banca e in copisteria.
Ad accomunare queste due uscite, benché così differenti per intenzioni, mezzi di locomozione e durata, il travolgente grido di morbida dolcezza di una nuova primavera. L’ennesima, la prima: ogni volta è la prima.
Un sole vasto nel cielo, forte ma tiepido, che inonda la mente e il corpo come un esilarante balsamo sulle ferite in battaglia della stagione più aspra, e sembra farti soavi e imperiose promesse di guarigione.
L’evento di ogni singolo albero fiorito, come un’esplosione di chiarore bianco, o di fiabesco, incredibile, irreale fucsia; di un prato di margheritine a perdita d’occhio, e del concerto, continuo, inebriante a sua volta, dei cinguettii e dei gorgheggi.
Ha le labbra di carne, i capelli di grano. E ti parla d’amore, di quell’assoluto che è l’amore, che non lascia spazio ad altri interessi ed affanni. Come nel gioco di un bambino, come in quei francobolli che collezionavo e raccoglievo, di varie epoche, colori, provenienze, storie, personali e nazionali: felicità è perdersi nell’oggetto dell’interesse, niente di più, niente di meno.
E, al mondo, all’umanità intera, sembra pronunciare parole di perdono: ecco, sono tornata ancora una volta. Ecco la vita, ed ecco ancora un’altra possibilità di preservarla; da non sprecare, questa volta, sembra supplicare, alle orecchie, al cuore e alla mente ebbri di dolcezza di chi si mette in ascolto, e vorrebbe che la vita non finisse mai, la propria, come quella dell’umanità intera.
Come non riamarla, questa creatura dispensatrice di vita come una madre, e di bellezza come un’amante.
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Il conforto e l’ebbrezza degli elementi, tuttavia, non impediscono alla ragione di meditare, e di tirare le somme.
Sì, perchè domani, 31 marzo, scadrà il primo trimestre dell’anno; non ci saranno pagelle né voti né giudizi, ma una sorta di scrutinio sì, per riconsiderare le tracce di questo ultimo frammento di cammino di vita associata.
Più che tentare una scansione sequenziale degli eventi principali, impropria al funzionamento spontaneo della memoria, lascio che emergano nella mente le pagine più importanti, ma prima mi piace dirigere l’attenzione all’inizio del periodo.
Il disagio del grigiore, del buio, del freddo dell’epoca solstiziale del Capodanno mi ferisce e mi fa rabbrividire di repulsione, per contrasto; ma rivedo per un attimo Christine danzare intorno al fuoco, nella notte, e sorridere felice. Sì, lo so, è stata una creatura di pura fantasia, ma che differenza fa?

Da un estremo all’altro, ripenso a queste ultime settimane.
Forse non era mai successo, che eventi di portata epocale si sovrapponessero in tempi così brevi, tanto da cancellarsi clamorosamente a vicenda dalle pagine dei giornali.
Le rivolte improvvise e inaspettate di Tunisia ed Egitto; poi il terremoto e maremoto in Giappone, di eccezionale potenza distruttiva; poi, subito dopo, l’incidente nucleare di Fukushima, confrontabile per gravità solo a quelli di Chernobyl e di Three Mile Island; poi la guerra civile in Libia e l’intervento militare di Sarkozy e compagni, noi compresi; poi ecco, a cancellare ancora una volta tutto il resto, la rivolta di Lampedusa all’invasione di profughi, invasione che il governo non ha saputo o voluto amministrare.

Il governo, i mostri, al soldo del capo-mostro.
La grande occasione del voto di sfiducia, il tentennamento del Capo dello Stato, che gli lascia tutto il tempo utile a comprare una squadriglia di orrendi scilipoti, sufficienti a superare indenne anche quell’ostacolo.
La sensazione, anzi la percezione, di un bulldozer che dove si muove fa danni gravi, cataclismi, sistematicamente, quasi quotidianamente.
E’ di oggi l’approvazione, con un colpo di mano sul calendario dei lavori parlamentari, del cosiddetto ‘processo breve’: è un fatto terribile, eppure è uno solo dei tanti, e ci stiamo abituando anche a questa distruzione di tutti i fondamenti del nostro Stato effettuata pur di salvaguardare dalle condanne penali un anziano psicopatico edonista, che è stato fin qui utile agli interessi delle mafie.

La reazione, della gente ancora dotata di pensiero, frazionata fra mille commenti in Rete e decine di manifestazioni di piazza, senza che nessuna abbia davvero un impulso ed impeto rivoluzionario, mentre tuttavia i sondaggi danno per la prima volta la potenziale maggioranza all’opposizione. Un’opposizione in gran parte incerta e titubante, aggrappata a piccole meschine rendite di posizione, quando non addirittura corrotta a sua volta, e comunque incapace per la quasi totalità di dare una risposta coerente alle vere sfide (quelle sì, davvero epocali) del nostro tempo.

Decine di manifestazioni di piazza, dicevo. Ma due di queste mi lasceranno un ricordo del tutto particolare: quella delle donne, il 13 febbraio (come scrissi sul post che le dedicai), per il carattere autenticamente, gioiosamente, debordantemente popolare, da fiume improvvisamente in piena, in tutte le città.
E quella di sabato scorso, a Roma, a cui ho partecipato, a sostegno dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua e le nuove centrali nucleari.
Come mi aspettavo, la folla non era certo oceanica. Ma era solo l’inizio della nuova importante battaglia, e le centinaia di bandiere dai diversi colori, i gruppi di percussionisti e le piccole bande di ottoni, gli slogan e la festosità creativa dei partecipanti mi hanno fatto vivere una giornata di nuovo prezioso conforto, e scattare molte fotografie (pubblicate a partire da qui).
La giornata era serena, non turbata da qualche nuvola di passaggio in cielo, ma l’aria non era ancora tiepida; il miracolo di questa nuova primavera sembrava voler ancora attendere.

Ora quel miracolo si è materializzato, nella mia come sicuramente in tutte le altre città.
Il corpo e la mente rabbrividiscono d’emozione, mentre aspettano, un po’ commossi, di veder crescere le foglie verdi sui rami degli alberi, e, nei campi, dapprima di un intenso verde scuro che poi muterà in oro, le spighe di grano.
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Immagine da: http://www.donghigiuseppe.it/HTML/LA%20PRIMAVERA.html

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30 risposte a Stagione di scrutinii e di bellezza

  1. Donghi Giuseppe ha detto:

    Vi ringrazio per aver usato il mio dipinto ” La primavera” e complimenti per la bella disussione. Ciao

    • Franz ha detto:

      Grazie a te (se mi è permesso usare il ‘tu’) per quel fiabesco contributo iconografico, quantunque involontario.
      Anche perché, sia pur nel carattere esplicitamente amatoriale di questo blog e nello scrupolo di indicare sempre la fonte degli allegati, il timore di calpestare qualche copyright è sempre presente…

      Un saluto, spero un arrivederci!

  2. Luciano Marcelli ha detto:

    È vero, perbacco! Non l’avevo mai visto così chiaro, finché non l’ho letto qua da te: ogni volta è la prima.
    Forte!

    • Franz ha detto:

      Ciao, Luciano, bentornato.
      Spesso le parole nascondono, nella loro etimologia, dei significati che il loro uso abituale fa trascurare.
      Quel ‘prima’ contenuto nella parola ‘primavera’ contiene sicuramente in sè, oltre al riferimento temporale più stretto (‘primo splendore’ dell’anno, vedi qui), anche quello di un rinnovamento e di una rinascita.

  3. alanford50 ha detto:

    E’ vero è uno strano periodo, tutto sembra accadere molto in fretta, molto più in fretta di mille altre volte passate, sarà per il sommarsi di eventi che ci regalano un senso del disastroso, non c’è nulla che si salva, tutto sembra volere assumere tinte grigie e funeste nonostante la primavera incalzante, neppure lei riesce a regalarci un vero beneficio perché troppo velocemente è arrivata e ci ha portato temperature che credevamo dimenticate, come da molto tempo ormai si passa dal freddo al quasi troppo caldo, uno sbalzo di 5 o 6 gradi così di colpo, nel giro di un paio di giorni, oggi 21.8° all’ombra, è proprio vero che non esistono più le mezze stagioni….
    Passando dal clima meteorologico a quello politico sociale, oserei dire da un’esagerazione all’altra, anche qui prevale quel senso di grigiore che non offre momenti di appagamento e nemmeno quelli legati ad un filo di qual si voglia speranza, tutto sembra dover accadere proprio contemporaneamente, tanto per allargare quel senso di incapacità ed impossibilità di risolvere le cose, lasciando così lo spazio unicamente alla solita inguaribile rassegnazione, troppi eventi stanno accadendo e ci trovano assolutamente impotenti, la questione atomica giapponese, quella italiana, le varie guerre nel nord Africa, l’invasione dei nuovi saraceni, quest’ultimi ci trovano assolutamente inebetiti ed incapaci anche solo di accoglierli in un modo umano, siamo invece molto capaci di rinchiuderli in fatiscenti accampamenti da dove sappiamo e speriamo riescano a scappare tutti, poco importa che queste moltitudini sono senza soldi, totalmente disperate e senza il minimo scrupolo, probabilmente per loro qualsiasi cosa è meglio di quello che avevano prima, poco importa a loro se non esiste una vera possibilità da parte nostra di una più degna accoglienza, quindi tutto si trasforma unicamente in una questione di ordine pubblico, ma tutti chiudono gli occhi e sperano che nulla succeda di troppo disastroso e che queste anime in pena riescano a raggiungere la loro terra promessa, anche se dovesse essere quella che fino a ieri consideravamo unicamente nostra, insomma tutta la nostra intellighenzia non serve proprio a nulla, tanto di intelligente no verrà fatto assolutamente nulla, con questa prerogativa come possiamo essere felici di questa primavera che si sta prepotentemente affacciando, come possiamo non considerarla un problema tra i tanti.
    Chissà se il popolo di chi sa ed osa ancora sperare si ritrova veramente con le fila aumentate…………..
    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Caro Alan, credo che la speranza, indipendentemente dalla quantità del “popolo di chi sa ed osa”, sia un bene che vada comunque coltivato, perché dà spessore e qualità alla propria vita quotidiana, e forza per impegnarsi a cambiare le cose, anche quando sembrano così brutte e compromesse.
      Non c’è nessuna ragione valida per non apprezzare e godere la meraviglia dell’arrivo della primavera.
      E anche in campo sociale si possono sempre trovare motivi di coinvolgimento; ad esempio la battaglia per i referendum è tutt’altro che persa in partenza: con l’impegno di chi non accetta il dilagare del degrado etico, sociale, ambientale, potrà portare ad un importantissimo segnale di cambiamento.

      Salutoneh.

  4. milvia ha detto:

    Ho tardato, questa volta, a lasciare un commento, caro Franz. Come mi capita quando mi trovo davanti a cose molto belle e che mi emozionano (una musica, un dipinto, o anche un paesaggio), ho sempre timore che qualsiasi cosa io dica appaia banale o eccessiva, fino a correre il rischio di apparire insincera. E adesso sono qui e che devo dire? Che questo tuo diario/riflessione è, fra le cose tue che ho letto, forse la più bella. Basta, non dico altro.

    Ciao, Franz. E grazie.

    • Franz ha detto:

      Fra poco più di tre mesi, cara Milvia, sarà il quinto compleanno di questo blog (considerando anche la prima versione).
      Un commento così bello mi dà la carica almeno per i prossimi cinque, al cielo piacendo!
      Un po’ mi sorprende, a dir la verità, questa sorta di primato che attribuisci al presente scritto; probabilmente derivato dalla tua condivisione del doppio sguardo, quello dell’emozione e quello della curiosità attiva, verso il mondo in cui viviamo.
      Un grazie di cuore a te, cara amica.

      • milvia ha detto:

        Caspita, Franz! Se faccio da… carburante al tuo blog, ne sono fiera! Soprattutto perché è un carburante che non inquina…
        Se eleggo questo post a preferito, non è solo per il contenuto, che, come forse ti ho già detto, con la sua “doppia (e bella) anima mi pare ti rappresenti. Ma è anche per il linguaggio che hai utilizzato, soprattutto nella prima parte. Prova a rileggere l’articolo come se non fosse tuo, e credo che riuscirai a sentire anche tu come le parole, così come le hai posizionate, e la loro coloritura, e il loro dipanarsi, sono come note musicali, che alla fine compongono una piccola sinfonia. Beh, Luca (mi sembra sia stato Luca), ti paragona a scrittori famosi, a un grande pittore. A me, per questo articolo, viene in mente il nome di Vivaldi.
        Però non montarti troppo la testa, neh!!!
        Abbraccio.

      • Franz ha detto:

        Non ci penso neanche, a non montarmi la testa, ci mancherebbe altro!
        Dopo scrittori e pittori, ora un grandissimo musicista; a questo punto mancano solo Michelangelo Buonarroti e Michelangelo Antonioni.
        Devo impegnarmi ancora, perbacco! 🙂

        Grazie ancora, e ancora abbraccio ricambiato.

  5. loretta ha detto:

    Mi piace quello che scrivi fino a quando parli di natura e sentimenti, poi purtroppo mi ritiro
    nel mio guscio non appena affronti la terribile e triste realtà, non guardo la tv, non ascolto la radio e non leggo quotidiani per non essere trascinata in quella melma mediatica che ti
    invischia. Sono uno struzzo? O una st…za non lo sò.
    Forse dovrei fare come il protagonista del libro ” un uomo senza desideri”.
    ciao

    • Franz ha detto:

      Cara Loretta, credo che il disinteresse nei confronti della società sia un torto che si fa a sè stessi, prima ancora che alla società medesima, come peraltro testimoni anche tu con le parole “purtroppo mi ritiro”.
      Non guardare la tv, poi, è già un’ottima scelta con grandi ripercussioni politiche, almeno qui da noi.
      Se vuoi giustamente evitare la ‘melma mediatica’, internet offre, fra le tante, anche molte fonti di informazione corretta e di intervento sano, la cui qualità si impara presto a distinguere.
      Ciao!

  6. Franz ha detto:

    Ho pubblicato quindici fotografie, scattate a Roma nel corso della manifestazione di sabato 23 marzo.
    Si possono scorrere partendo da qui.

  7. Luca ha detto:

    Non ci sarebbe stato male nemmeno il Luca Carboni che decodificava la primavera nei “motorini truccati e le autoradio” e gli sovveniva che da bambino sognava di fare il benzinaio.

    Una primavera molto meno letteraria e molto più vissuta.

    Ma comunque è vero, ogni primavera è come la prima. “Lo dice la parola stessa” avrebbe chiosato Maurizio Ferrini col pedalò in spalla.

    Il ritmico alternarsi delle stagioni è una delle poche sicurezze che restano all’uomo: perché le stagioni non parlano alla ragione ma direttamente al cuore, sono degli stati d’animo. Io avevo già intravisto il presagio di primavera il 1° marzo nelle prime gemme verdi e nelle giovani nutrie che imparavano a nuotare sotto l’occhio attento della madre.

    Questa primavera è stata preceduta di poco da una sorta di ’68 africano (tracimato poi in Medio Oriente e che getta una luce nuova sull’apparente monoliticità e tradizionalismo dell’Islam) e salutata da una nube radioattiva (probabilmente innocua o giù di lì ma comunque inquietante) che ha fatto una tournee mondiale che manco Emerson Lake and Palmer ai loro bei tempi, dalle nuove guittate del Bisunto dal Signore prima in Procura a Milano e poi a Lampedusa (Lampedusa premio Nobel per la pace, la forzata interruzione dei festini di Arcore gli fa decisamente male….), da un nuovo agguato a un paese ricco di petrolio travestito da missione umanitaria, e dalle tettone un po’ flaccide della Ventura sgusciate fuori dal costume.

    La sapida pennellata che descrive il sedicente De Gasperi del 2000 come un “anziano psicopatico edonista” è degna di un Bruegel.

    • Franz ha detto:

      I rivolgimenti socio-politici nel mondo hanno ritmi diversi rispetto a quello, rassicurante, delle stagioni dell’anno, ma segnano anch’essi la dinamicità della condizione umana.
      Mentre il nostro stivale, isole comprese, si pone ai vertici di gerontologia anagrafica, il Nord-Africa e il Medio Oriente in subbuglio sono popolati da masse di ventenni. La differenza non è di poco conto, in prospettiva e con gli attuali mezzi di comunicazione e di informazione.

      Questa volta un paragone in ambito pittorico: la mia collezione di vanti è sempre più ricca!

      • Luca ha detto:

        Quando tre anni fa avevo celebrato il quarantennale del ’68 avevo implicitamente concluso che la primavera facilita le rivoluzioni.

        In fondo, al di sotto dell’uomo civilizzato o presunto tale, c’è per fortuna un saggio ed ecologico uomo delle caverne che sente ancora gli ancestrali ritmi di Madre Terra. Come cantavano gli AFA di Fabrizio Tavernelli una quindicina di anni fa.

      • Franz ha detto:

        Penso spesso anch’io, che ci sia uno stretto quanto imperscrutabile legame fra il ciclico evolversi della natura e le dinamiche umane e sociali. Che cioè esista ancora in noi (per fortuna) l’istinto dei nostri cavernicoli predecessori.

        Non conoscevo gli AFA; questo brano è curioso, al di là delle derive didascaliche, intelluattalistiche e un po’ Battiatesche…

  8. duhangst ha detto:

    Il capo dei mostri, non avrei trovato, sintesi migliore.
    Il mostro ha ritardato a puntino l’intervento a Lampedusa per poter poi fare i suoi comodi..

  9. amanda ha detto:

    a parte l’effetto della primavera al quale non sono indifferente, supponiamo che i sondaggi abbiano ragione e che l’opposizione possa contare sulla maggioranza, supponiamo che si vada al voto, supponiamo che vinca….. poi che fa?

    non è che mi rassicuri molto

    • Franz ha detto:

      Cara Amanda, vorrei metterti in guadia dalla tentazione di uno sterile nichilismo disfattista, e lo farò con un esempio portato al limite, sia sul versante del governo che dell’opposizione.
      Metti che Totò Riina fosse vivo e attivo nella prima metà del ‘900, e che tentasse il colpo di stato ai danni di Hitler: non sarebbe giusto auspicarne la riuscita?
      Vabbè, ho esagerato, non importa che me lo dici… 😳

  10. Sara ha detto:

    Questo blog ha assunto un aspetto molto romantico…sarà la primavera che si fa sentire!
    stasera sono passata in autobus sotto la cattedrale a La Spezia e c’era uno striscione a memoria del 13 febbraio: se non ora quando? vederlo mi ha emozionato di nuovo!
    un caro saluto, un bacetto e zampatine!
    Sara

    • Franz ha detto:

      Mi piace sognare un’altra primavera, non solo meteorologica, in cui percorrerò con la Cavallona una ‘Via XIII febbraio’…
      Nell’attesa, ricambio saluto, bacetto e zampatine, il tutto gradito assai.

      • Sara ha detto:

        Riflettevo sull’immagine di femmina giardinicola on cui apri il post: le ragazze (giovani donne!) ritratte nei giardini sono sempre molto leggiadre, nella pratica però è anche si fa bella fatica!

      • Franz ha detto:

        Ma sono sicuro che sia una fatica sana, che rappacifica anziché alienare, come avviene invece in molti altri lavori.
        Una volta riposata, la Foemina Giardinicula emana armonia e profonde bacetti (ricambiati).

  11. Tonino ha detto:

    Continuo a sorvolare il Tuo mondo , caro Franz
    cercando di sostare su di un trespolo ,una base, un punto d’ossevazione a 360°.
    La mia ricerca resta vana scoprendo, volteggiando, benevolmente sia chiaro, di nuovi fiumi, di ampie vedute, di panorami mozzafiato che, nei tuoi racconti, rendi tridimensionale.
    Che distacco , che differenza fra la prima parte e la seconda del Tuo scritto che elenca il terremoto, il sommovimento, la scossa tellurica e ,non trovo più sinonimi per descrivere il movimenti terreni e ts-umani.
    La terra ha avuto un sobbalzo, uno spostamento di dieci centimetri, impercettibili all’universo e i pensieri umani hanno avuto uno scossone, uno spolvero di poco meno cent’anni di stasi.
    Ts-umani.
    La destra politica non riconoscibile, la sinistra in religioso silenzio,si spacca il movimento europeo, finisce l’estenuante baciamani,i cugini non sono più tali e ci scopriamo discendenti di famiglia tricolore, estinta.
    Il telefono non squilla e passano giorni inutili a rigirar i pollici.
    Solo una nuova voce s’alza e diventa sempre più forte, più impetuosa, da far cadere anche un direttore rai.
    ”Gli urlatori”
    Gli urlatori contro i responsabili.
    Non hanno colore, ne’ casa, ne’ bandiera, ne’ un giornale di riferimento.
    Provengono da nord ,da sud, da zone malariche e da quelle mafiose, tanto nessuno sa’ quali sono l’una e l’altra.
    Sommovimento che mescola le carte e ha cambiato la visuale : prima tutti verso il polo nord ora verso l’equatore.
    Ts-umani che travolgono tutto anche chi li vuol tenere fuori dalle balle.
    Basterà il pifferaio a rimettere tutto nel cesto ? O gli urlatori hanno già fatto scappare il serpente ?
    Ve lo immaginate un serpente a sonagli che insegue un pifferaio dopo tanti anni di ipnotizzo forzato ?
    Dagli crotalo , dagli !
    Alte voci s’odono nella valle, ed io sono uno che grida, forte.
    Ciao T.

    • Franz ha detto:

      Dagli crotalo, dai!!!
      Tanti, più di quanto non risulti dalla mediasfera, fanno il tifo per lui, e sperano che le sue spire e il suo veleno siano davvero micidiali.
      Urliamo, gridiamo, forte, sempre più forte, tanto da sovrastare l’eventuale squillo di un telefono che non squilla (e don Beppe Grillo ci spiega perché: i Francesi, possessori del nostro immane debito pubblico, e per questo di una bella fetta della nostra sovranità nazionale, non vogliono).
      Caos, per uno ‘tsumani’, forse voluto con la logica leghista del tanto peggio tanto meglio, ma arrivato, più o meno direttamente, a portare subbuglio nel quieto teatro del parlamento asservito al pifferaio.
      Make some noise, faites du bruit, fate, facciamo casino, gridiamo, urliamo: sarà quanto meno divertente.
      Come giocare a golf, o alla roulette, nell’isola dei fumosi.

      Ciao Tonino, un abbraccio.

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