L’accelerazione (…Di tutto, di più)

.
.
Il susseguirsi di eventi a cui, da qualche tempo, assistiamo come ad un avvincente racconto televisivo di avventure, sceneggiato e montato con gli stessi ritmi nevrastenici di un messaggio pubblicitario, e con la stessa ebbrezza di un giro sulle montagne russe, fa probabilmente di questo 2011 un anno eccezionale.
Eventi talvolta vicini, talvolta lontani; nel mondo, ma anche rispetto alla loro stessa effettiva realtà, quanto ad essenza, svolgimento, cause, concatenamenti.
I morti, il dolore, la distruzione, fanno parte del racconto come un inevitabile sfondo, un effetto collaterale, ai nostri occhi, che qualcuno forse vorrebbe viziati e resi dipendenti da questo ubriacante avvicendarsi: avanti, una nuova pagina, una nuova avventura, così da non porsi domande, da non fare silenzio per cercare invece di capire, di criticare e di intervenire, e per cercare al contempo di leggere le pagine che ci vengono nascoste.
Come vedremo, come sappiamo, non è proprio così: alcuni di quegli stessi accadimenti testimoniano un’indistruttibile e anzi risorgente capacità di reazione popolare e umana, così come qualcuno, benchè inascoltato dai più, si ostina ad offrirci letture molto più precise e verosimili dei drammi in scena.

Ed ecco che da una parte è vero, come nota l’amica Amanda, che nessuno parla più del Giappone, dove le migliaia di morti sembrano aver portato con sè, nella tomba, anche gli sconvolgimenti e le ancora attualissime minacce dell’incidente nucleare più grave della storia, dall’altra abbiamo visto (o intravisto, o sentito) sollevarsi a sorpresa la giovane popolazione dell’Egitto, e poi della Tunisia, nelle piazze, non solo quelle virtuali.

Da una parte ci hanno fatto credere di una similare rivolta in Libia, o del glorioso blitz con cui sono riusciti a uccidere il fantasma di Osama Bin Laden, e poi a buttarlo nel mare prima che risorgesse un’altra volta; dall’altra, cercando in Rete, si trovano spiegazioni molto più verosimili della cronistoria geopolitica nei Paesi arabi, come questa, maledettamente lunga e complessa, alla stregua di una verità certamente altrettanto complessa, sordida, inquietante, e svillaneggiata dai padroni del vapore, residenti peraltro in una nazione americana che sta per precipitare nella più clamorosa bancarotta finanziaria (vedi qui) degli ultimi secoli.

“Restiamo umani”: il semplice slogan di Vittorio Arrigoni, scolpito a fuoco per sempre nelle coscienze dal suo eroico sacrificio, mi piace immaginarlo come una bandiera in mano a chiunque combatta per il ritorno ad una possibile convivenza degli uomini fra di loro e con il loro pianeta, contro un potere sempre più avido e menzognero, man mano che si manifesta la crisi irreversibile del modello capitalista predatorio e basato sui consumi collettivi.
E magari in mano anche a chi riesca a vincere delle battaglie, come in parte è successo in Egitto e in Tunisia.

Il clamore delle rivolte e dei successi si propaga a macchia d’olio, veicolato e catalizzato da Facebook, da Twitter, da Youtube, dai blog, e dalla diffusione degli strumenti tecnologici di accesso ad internet, oltre che dallo sgretolarsi delle condizioni di vita e di prospettive anche nel ricco e opulento Occidente, o meglio, Nord del mondo.
.

.
Decine di migliaia di ‘indignados’ invadono Piazza Puerta del Sol a Madrid, è notizia ancora troppo recente e soffocata per lasciarne immaginare gli sviluppi .
E proprio mentre scrivo, dovrebbero svolgersi in alcune piazze italiane i primi tentativi di propagazione, come si legge in questo articolo.

Non credo che il movimento spagnolo, denominato 15-M dalla recentissima data di nascita del 15 maggio, possa attecchire subito in modo significativo qui da noi, sia perchè la qualità media di vita dei nostri potenziali indignati è ancora un tantino superiore, sia soprattutto perchè sta per materializzarsi un sogno che ormai sembrava impossibile: la caduta del berlusconismo.
Nel racconto frenetico e nelle montagne russe dei nostri eventi domestici, il risultato elettorale di lunedì scorso ha detto esattamente questo.
Benchè preannunciato da alcuni segni premonitori, che sembravano troppo belli per essere creduti come tali (il No-B. day, ‘RAI per una notte’, gli ascolti televisivi da primato di Roberto Saviano, la gioiosa invasione delle italiche donne indignate di ‘Se non ora quando?’), folgorante è stato lo schiaffo alla quasi ventennale protervia del diversamente nano e dei suoi servi.
E meno male che bisogna aspettare la partita di ritorno di Milano (e magari anche di Napoli) per gridare alla vittoria, altrimenti il vortice della narrazione divorerebbe anche questo risultato che fino a sei giorni fa nessuno osava sperare ed immaginarsi.
Penso che neanche un temibile ricorso ai brogli elettorali possa evitare una batosta ancora più sonora nella seconda competizione milanese: il miglior possibile messaggio di propaganda elettorale è stato il viso grondante gioia, sincera e pulita, di Giuliano Pisapia lunedì sera, nella sua prima apparizione televisiva ospite di Gad Lerner.

Diversamente dai ballottaggi, non ci sarà invece un secondo round per le squadre di ragazzi e ragazze a cinque stelle, e del loro commissario tecnico Beppe Grillo, così che anche questo straordinario successo sembra già fagocitato e divorato.
A questo proposito il discorso mi porterebbe troppo lontano, dato che ho vissuto di recente come un difficile conflitto alcune critiche, quasi sempre molto aspre, alcune anche molto motivate, giunte ai miei occhi e alla mia mente da giornalisti, da gente comune, da amici.
Mi limito a dire che mi è stato di grande sollievo il commento elettorale che più aspettavo, vale a dire l’ultimo ‘messaggio del giovedì’ di Giulietto Chiesa.
Il saggista piemontese, con la propria consueta lungimiranza, non si arrocca su posizioni di concorrenza rispetto a un potenziale ‘suo’ elettorato, ma riconosce come elemento di grande speranza il successo a cinque stelle (vedi qui).

Lo stesso Chiesa termina poi il suo monologo sottolineando, ancora una volta, l’importanza epocale dei referendum di giugno, che definisce l’occasione più importante degli ultimi vent’anni in mano ai cittadini.
Anch’io voglio terminare sullo stesso argomento questo mio modesto (e fin troppo lungo) monologo, segnalando l’impresa dei ragazzi e delle ragazze che si sono barricati in un piccolo appartamento a tenuta stagna per simulare un allarme nucleare, e vivranno così fino al fatidico 12 giugno referendario.
Sono sei (il settimo ha dovuto abbandonare ieri per problemi di lavoro) e convivono giorno e notte in spazi stretti senza poter cambiare l’aria, rifornirsi di cibi freschi né di acqua corrente.
Chiedono di dare risalto e massima diffusione alla loro iniziativa, e di collegarsi al loro sito (clicca qui), dove si può firmare la loro petizione e interagire anche in altri modi, anche solo spiando la loro vita tramite una webcam sempre accesa, fissa sul soggiorno: un piccolo riquadro in basso a sinistra nella home page (ampliabile a pieno schermo) trasmette in diretta una sorta di ‘Grande Fratello’, senza sonoro ma con una dose infinitamente più grande di verità e di idealità.
Quando ho saputo per radio della loro iniziativa sono rimasto un po’ scettico, temendo un effetto di isolamento senza possibilità di risonanza; e invece, visitando il sito, e constatando come l’eco della loro impresa si stia diffondendo rapidamente, mi sono del tutto ricreduto, e mi sono schierato con tutto il cuore dalla loro parte.

Fatelo anche voi!
.
.

.
.
.
.
p.s.: quando stavo per pubblicare questo articolo, mi sono accorto che il post scritto poche ore prima da Beppe Grillo sul suo blog tratta molti degli stessi temi qui affrontati (vedi qui).
La cosa, naturalmente, non può che farmi piacere.
.
.
.
———–
L’immagine iniziale è presa da http://www.giocoegiochi.com/index.php?id=53601

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a L’accelerazione (…Di tutto, di più)

  1. amanda ha detto:

    dato che ci vuole tempo per leggerti, mi accorgo solo ora di essere stata immeritatamente linkata. Comunque ora ho una domanda da porre: chi pagherà la multa comminata alla RAI per l’ignobile proclama a reti unificate del diversamente nano? La RAI? Cioè coloro che pagano il canone? Cioè anche io? Cornuta e mazziata? Paghi scodinzolini!
    Non volevo il comizio, non volevo quel tipo di televisione e mi rifiuto di pagare. La TV comunque è spenta, soprattutto su RAI1 e soprattutto all’ora della disinformazione

    • Franz ha detto:

      Ora che mi ci fai pensare mi vien quasi da ridere: l’utenza che subisce un disservizio, anzichè venir risarcita, viene ulteriormente multata!
      Follie italiche, ci stiamo davvero abituando a tutto.
      Comunque, quel che resta del ‘popolo viola’ sta proponendo uno sciopero dalla sintonia su RAI1; per te, come lo è per me, mi sembra che sia già la condizione standard quotidiana…

      • Claudio ha detto:

        Anch’io mi ero posto subito il problema di chi dovesse alla fine pagare quella multa,e la risposta è semplice:siamo noi.D’altra parte proprio il nano malefico ha più volte invitato a non pagare il canone RAI(lui,guarda caso proprietario delle reti televisive concorrenti..)per la presenza di trasmissioni come Anno zero.
        Follie italiche dicevi,non vedo con quale altro termine si possa definire una simile situazione.
        Circa gli ascolti della rete ammiraglia della rai i cali del tg,i risultati tutt’altro che lusinghieri di Ferrara e il flop di Sgarbi stanno ad indicare che siamo già in molti ad attuare la sola forma di protesta possibile che abbiamo come utenti televisivi:non guardare o cambiare canale.Anche questo è un segnale confortante.

      • Franz ha detto:

        E’ vero, molte cose sono già cambiate, anche se manca ancora qualche giorno al decisivo ballottaggio di Milano: i tragicomici insuccessi di Stanlio Sgarbi e Ollio Ferrara fino a poco tempo sarebbero stati impensabili.
        Molte cose si muovono, ora; non resta che osservarne con attenzione gli sviluppi e sperare che le forze positive in campo riescano a far fronte alle gigantesche sfide che si profilano all’orizzonte nazionale e mondiale.

  2. Luca ha detto:

    Nella nuova Babilonia si intersecano onde potenti di pensiero e di azione virtuale: l’accelerazione degli eventi dipende sicuramente anche da condizioni storiche (con un fatale coefficiente di aleatorietà che fa succedere insieme eventi che, come ci insegna la teoria delle catastrofi, un semplice battito d’ali di farfalla avrebbe potuto dislocare di alcuni mesi) ma ancora di più dalla rappresentazione che i media variegati e compositi del Terzo Millennio ne danno.

    Viviamo nella società dell’immagine e dello show permanente: una interessante riedizione del barocco e del suo marinesco motto “E’ del poeta (in questo caso di chi appare su uno schermo televisivo o di PC) il fin la meraviglia, chi non sa far stupir vada alla striglia.”. Le notizie, e a volte anche la verità (qualunque significato si voglia dare alla parola, io e Alanford50 siamo un po’ relativisti in merito ma alla fine il concetto va mantenuto pur se pericoloso quando usato come una clava) diventano una merce dal prezzo variabile: per metterla nel cl a Pisapia girano le pseudonotizie, paranotizie, metanotizie più incredibili: due ministeri a Milano in caso di conferma della Mestizia Biondatti, in caso contrario Milano diventerà identica allo scenario di 1997: fuga da New York e vicesindaco sarà Zlatan dello Zoo di 105. Se vinciamo toglieremo l’ecopass, la tassa sul rusco e la Mestizia si farà un taglio più moderno; se perdiamo Pisapia ci farà impalare sul dito di Piazza Affari. Eccetera eccetera eccetera.

    Anche se, ogni tanto, il (secondo alcuni moribondo) mondo dei blog ci porta indietro nel tempo fino all’Agorà di Atene, che è stato il primo (e forse mai più ripetuto) tentativo di democrazia diretta popolare (come quella di cui parla Gheddafi a proposito della Libia ma forse non dice il vero).

    Rispetto a questo brave new world sono possibili posizioni estreme: un luddistico rifiuto (molti ricordano il Grillo di 10 anni fa che concludeva il suo spettacolo sfasciando un computer a martellate, però è anche vero che solo gli imbecilli non cambiano mai idea), una adesione totale che non solo rende il mondo virtuale migliore di quello reale, ma fa sì che il primo offuschi totalmente il secondo (ancora ricordo due ragazzini di Fidenza vicini di pianerottolo che passavano pomeriggi a sfidarsi on line, praticamente senza incontrarsi se non per caso, e forse senza riconoscersi); o un costante mantenimento del senso critico rispetto allo strumento che usiamo. Non dimentichiamoci mai che la sostanziale assoluta pariteticità che Internet garantisce ai suoi cybernauti offre al più pericoloso idiota lo stesso spazio potenziale che offre a un maitre à penser dandoci oltre tutto a volte pochi indizi per discriminare tra le due categorie (io appartengo gioiosamente alla prima e cerco di fare meno danni possibili).

    • Franz ha detto:

      Il mondo della comunicazione ha certamente assunto un’importanza fondamentale nel prodursi di eventi, e di relativi intrecci e sequenze; ma non dimentichiamoci che alcuni fenomeni sembrano confluire in queste montagne russe anche in maniera autonoma e addiritutta osteggiata dai registi dello spettacolo.
      Penso alla sparizione dai media dell’incidente di Fukushima, che non ne elimina, nei fatti, il carattere di allarme tutt’altro che cessato; e ancor di più all’incipiente bancarotta statunitense, di cui non veniamo informati quasi per niente.

      La tua citazione dell’Agorà ateniese e del modello di democrazia diretta giunge a poca distanza dalla pubblicazione, sul blog di Beppe Grillo, di un avvincente monologo di Massimo Fini sui limiti della democrazia partecipativa, monologo che sfocia in previsioni non esattamente allegre sugli sviluppi organizzativi della compagine umana.
      Se ti fosse sfuggito, lo puoi ritrovare
      cliccando qui (preferibile l’ascolto del filmato rispetto alla lettura della trascrizione).

      Un caro saluto.

      • Luca ha detto:

        Hai ragione: l’autointervista di Massimo Fini va guardata piuttosto che letta perchè promana da un personaggio osteggiato se non schifato dai mass media perché in sostanza cura poco il look e non è televisivo; e perché manca completamente della vis polemica che fa tanto audience. C’è chi, probabilmente intelligente come lui, usa la sua intelligenza per capire come massimizzare gli utili (in questo Vittorio Sgarbi è l’archetipo insuperabile, persona di cultura ed intelligenza illimitate non disdegna anzi adora il mezzo televisivo in un misto di cinico calcolo e sfrenato narcisismo). E c’è chi resta ai margini della storia e della cronaca anche perché da fuori forse si capisce qualcosa di più.

        Come dice il Benigni felliniano, “Eppure io credo che se ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”. O come diceva un Gaber già anziano e disilluso “Un mare di parole. Ma parlan soprattutto i deficienti.”. E poi, essendo quel CD registrato dal vivo al Teatro Regio di Parma, Gaber non poteva esimersi dal parafrasare il “Va’ pensiero” nelle amare parole “Vieni azione, coi piedi di piombo.”.

        Ogni tanto dei flash attraversano la mia mente stanca: questa civiltà dei consumi, dell’immagine, dell’apparire, dell’avere piuttosto che dell’essere non impedisce il pensiero, ma lo confina in una zona neutra dove chi pensa è trattato da fenomeno curioso e un po’ da baraccone. Per lui non ci sarà alcuna soluzione finale perchè il permettergli di esprimere il suo pensiero in una zona del campo dalla quale non si vede l’area di rigore è peggio della morte stessa.

      • Franz ha detto:

        Prima di ascoltare quella ‘autointervista’ ero molto diffidente circa Massimo Fini, ricordandomi, sia pur vagamente, una sua infelice affermazione negativa sull’inero universo femminile, e ponendolo, credo erroneamente, in un’area di pensiero politico destrorsa.
        Bella citazione, quella del Benigni felliniano; se ben ricordo, è l’ultima frase dell’ultimo film del grande regista, a suggellarne la grande ed umile umanità.
        Quella da cui si ritiene esonerato Narciso Sgarbi, sulla cui “infinita intelligenza e cultura” continuo a nutrire qualche dubbio.
        Bella anche la citazione di un testo di Gaber che non conoscevo, e che ho già adocchiato e letto in versione integrale nel tuo ultimo post.
        Continuiamo a coltivare il pensiero, caro amico, e magari, anche se non vediamo l’area avversaria, strapperemo uno zero a zero, o potremo sognare una vittoria a tavolino.

  3. alanford50 ha detto:

    Forse il sol dell’avvenir è riuscito malgrado le nere nubi a far filtrare un raggio di luce e di calore, forse e dico forse, le nuove generazioni iniziano a dare segno di un risveglio delle coscienze, se così fosse, ci si può augurare un prossimo periodo in cui il senso di vita riprende per un attimo indefinibile ad avere il proprio senso.
    Spero che quello che sta succedendo in Spagna sia una dolce malattia capace di contagiare le menti sane delle nuove generazioni, spero altresì che abbia la forza di sorvolare i confini e le divisioni culturali, religiose, sociali e nazionali.
    Oggi stiamo forse assistendo alla fine di un’era tecnologica e del suo potere, mi riferisco alla televisione, mezzo che fino a pochissimo tempo fa poteva creare o distruggere nuove o vecchie ideologie, il vecchio padrone di cotanta meraviglia non si è reso conto che probabilmente con il suo esagerarne l’uso lo ha reso inefficace ed obsoleto, quindi assolutamente inutile e non più credibile, al suo posto sembra prendere piede internet che per ora è ancora capace di dare voce alle differenze sociali e religiose, una voce per ora ancora onesta e veritiera, una voce capace di risvegliare coscienze così diverse e lontane anche geograficamente.
    E non sto facendo un discorso di politica, non sto parlando di destra o di sinistra, perché questo o quello per me pari son, i bisogni delle società del mondo intero oggi prevaricano qualsiasi senso politico, io sto parlando della fine del regno di un solo uomo che si è arroga il diritto di tutto su tutti, cosa che non dovrebbe essere mai concessa a nessuno in quanto situazione storicamente tra le più deleterie e distruttive, oggi più che mai sono necessarie politiche sociali capaci di aiutare un numero altissimo di persone aventi tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, quello che si è verificato in questo periodo è il palesamento che non serve proprio a nulla sanare un singolo stato a discapito di quelli vicini, perché i problemi di quelli vicini si riversano negli stati che stanno meglio e che credevano di avere risolto chissà che cosa, in parole povere o ci si salva in qualche modo tutti o ci si annega tutti insieme, questa è la visione del mio senso di mondializzazione, ora tutti sanno e vedono le medesime cose, non si può più mentire ne girarsi dall’altra parte.
    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Caro Alan, sono fondamentalmente d’accordo con la tua analisi e ti ringrazio per il nuovo contributo.
      In particolare anch’io sono convinto che le sfide del presente rendano ormai ampiamente superata la tradizionale divisione politica fra destra e sinistra, se anche gran parte di quella che si definisce sinistra non ha ancora capito che non si può più sostenere lo ‘sviluppo’ e la crescita del p.i.l..
      Tu dici che le tue non sono considerazioni politiche; a me sembra che lo siano eccome, nella definizione che dai al termine di mondializzazione, o globalizzazione che dir si voglia.
      Vedo infine con piacere che mi sembra cambiato un po’ il tono di disillusa fissità rispetto alle capacità di riscatto della gente, italica o mondiale che sia: nel tuo commento usi tre volte la parola ‘forse’, una volta la locuzione ‘se così fosse’, ma anche una volta ‘probabilmente’ e soprattutto compare anche la parola ‘speriamo’. Un successo strepitoso! 😀

      Salutoneh di buona domenica e buona settimana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...