Cronache dai dintorni del golf

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Nei campi dove ho visto crescere e indorarsi, per un altro anno, il mare quieto delle spighe di grano, si è diffusa una grande quantità di erba, non so se infestante o foraggera, dalle umili e vivaci infiorescenze viola; più in là, oltre i campi da golf, le superbe coltivazioni di granturco hanno già superato l’altezza di chi, in settembre, verrà a raccoglierne le pannocchie.
Da quando, quattro anni e mezzo fa, sono venuto ad abitare in questa zona dove la campagna prende finalmente il sopravvento sulla città, questi sono diventati i miei posti, che attraverso regolarmente, sempre lungo lo stesso itinerario e con lo stesso passo economizzato di corsa podistica, in tutti periodi dell’anno; è la mia finestra sull’avvicendarsi delle stagioni, e sul tempo che passa; la mia ancora interiore  alla stabilità dei cicli naturali e alla vastità del creato; e infine il ricorrente teatro di alcuni incontri, nonchè di racconti su queste pagine.

Appena superata alla mia sinistra l’entrata del Golf Club, durante lo scorso allenamento podistico, mi sono sentito chiamare da dietro: “Buongiorno!”, da una voce solo un tantino sforzata.
Mi sono improvvisamente arrestato e voltato, col volto probabilmente incuriosito ma già propenso a ricambiare il saluto.
A pochi metri di distanza mi stava venendo incontro un uomo un po’ anziano, longilineo, dai capelli grigi raccolti in una breve coda, la faccia un po’ scavata, e due luminosissimi occhi azzurri.
“Buongiorno” ho esclamato a mia volta, con un tono più indeciso, e poi, camminando, gli ho abbreviato il percorso andandogli incontro a mia volta.
“Mi chiamo Gandolfo, sono il sovrintendente, qui” mi dice con un bel sorriso allungandomi la mano.
“Piacere, Francesco.”
“Vorrà dire Franz…”
Rimango per un attimo con tanto d’occhi, ma il suo sorriso è disarmante, mentre mi fa cenno di metterci a camminare fianco a fianco, lungo la direzione che avevo abbandonato:
“Mi dispiace interrompere la sua corsa, può riprendere quando crede, ma è da tanto tempo che volevo incontrarla, e sono contento che sia giunto finalmente il momento.”
Il mio sguardo è ancora sorpreso, non proferisco parola.
“Credo di conoscerla bene, sa, Franz, visto che nei suoi scritti, quando parla di sè, non si può dire che lesini i dettagli…”
La mia sorpresa si fa stupore, ma è ancora lui a ribattere:
“E i suoi personaggi li ho conosciuti tutti: la socievole anziana dai vestiti variopinti, il buzzurro cercatore di palline da golf, il giovane inventore, con il figlio sul go-kart silenzioso e i cortesi familiari nella casa d’angolo, il contadino rubicondo che vende le mele… D’altra parte è compito di un buon sovrintendente stabilire rapporti personali con i principali attori del teatro che gli è affidato.”
Continuo a tacere, la bocca un po’ aperta a rivelare la mia sorpresa, mentre la nostra andatura assume un ritmo blando ma molto regolare.
“Mi hanno parlato anche della Fata Leonarda, e di tutti i dolorosissimi guai che ha combinato. Eh, quando si sbaglia mestiere,” mi sorride ma lo sguardo è più che mai intenso e profondo, “anche con tutta la buona volontà, si finisce per fare dei veri disastri, che costano amarezza, a volte addirittura strazio.”
“Penso anch’io!” finalmente mi sblocco, sia pur ancora un bel po’ stordito dall’eccezionalità di questa nuova situazione.
“Vero?” e torna a guardarmi con complicità.
“Ecco, Franz,” mi fa un attimo dopo: “io ho meno pretese, io non voglio influenzare la vita di nessuno, non sono un mago, sono solo un sovrintendente. Però sono disposto ad ascoltarla, e a mettere a sua disposizione la mia esperienza di vita e la mia conoscenza degli uomini. E anche delle donne, s’intende…” aggiunge con un’implicita strizzata d’occhio.
Resto pensoso per diversi metri di strada, mentre tace anche lui, dimostrando così nei fatti la sua propensione all’ascolto.
Avverto con molta chiarezza la positività dell’incontro, e con una certa fretta la necessità di trarne il massimo beneficio.
Sorprendentemente, il signor Gandolfo sembra leggermi nei pensieri: a un certo punto è lui a interrompere il nostro tangibile silenzio mentre passeggiamo sulla strada, fiancheggiando da destra i campi da golf deserti:
“Mi sembra, da quello che scrive, e dai pensieri che forse le si agitano ora nella mente, che lei da un po’ di tempo stia facendo un lavoro importante, sulla fretta, sull’ansia, insomma sui tempi, sull’efficienza e la lentezza, e sulla vera qualità del suo stare, attimo dopo attimo, nel mondo.”
“Credo di sì. E’ un lavoro difficile.”
“E’ un lavoro difficile, lo so, tanto più quanto spessi sono gli strati sedimentati dalle angustie passate, in tempi vicini, ma soprattutto in quelli remoti.”
La sua voce calma e profonda sembra aprirmi dei varchi nella coscienza, fino a farmi dimenticare il precedente stupore e concentrare tutto su me stesso, grazie alla cassa di risonanza del suo ascolto.
“In questi ultimi mesi,” sintetizzo alla fine, “il senso dell’inafferrabilità del tempo che fugge è quasi doloroso.”
Lui ascolta e tace; camminiamo, costanti, lenti, regolari.
“La primavera se n’è andata senza quasi lasciare tracce,” aggiungo poi, “e mi sembra che lo stesso stia facendo questa strana estate, con i suoi sbalzi di clima e le sue belle luci stagliate e nitide.
Vorrei fermarle, quelle luci, vorrei interrogarle, giocare con loro, dimenticare il passato e il futuro…
Ma ogni volta viene sera, e un nuovo giorno è pronto ad avvicendarsi alla notte, e la stagione del buio di un altro passo più vicina.”

Le mie parole echeggiano a lungo nel silenzio quasi irreale dei miei posti, qui nel teatro del sovrintendente, dove due nuovi amici camminano fianco a fianco.
“E’ un lavoro difficile, sì, lo so,” riprende Gandolfo, “e soprattutto sotterraneo, una costruzione laboriosa di cui si vedono i risultati solo alla fine di un lungo periodo; ma credo che non manchi molto. Ho letto, di recente, che ha citato in un suo scritto due parole chiave: karma e darma.”
La sorpresa si impone nuovamente: torno a guardarlo un po’ atterrito; lui accenna un sorriso, poi, con la sua bella voce quieta, riprende:
“Ecco, io non posso che rassicurarla: le chiavi della soluzione le ha già trovate. Lasciarsi guidare dal senso di profonda e indescrivibile soddisfazione che sente, ed è espressione del darma, nel compiere ciò verso cui è perfettamente portato. E in questo modo, produrre un karma sempre più positivo per condizionare il cammino futuro.”
Mi sento compreso empaticamente a livelli molto rari.
E così, dopo qualche altro passo, aggiungo:
“Sa, Gandolfo, è incredibile quanta repulsione si possa provare per tutti, dico tutti, i propri comportamenti passati, in qualsiasi epoca della propria vita, che riemergono alla coscienza.”
“Eh già, ma questo significa due cose.”
“Cioè?”
“Innanzi tutto che le tare iniziali sono state davvero notevoli, e non mi dica che non lo sa, perchè anche di questo ha avuto l’ardire di scrivere recentemente, sia pure per cenni.”
“E’ vero, è stato un esperimento, ma in fondo non me ne vergogno.”
“Ma significa anche un’altra cosa: che ora, la bontà dei suoi comportamenti, è migliore che in ogni altro periodo precedente, no?” e mi guarda con un sorriso molto semplice e spontaneo.
Cerco di sorridere a mia volta, ma non ci riesco.
Riesco invece a continuare a scavare dentro me stesso, finchè non sbotto:
“Ma farò pace col tempo che passa? Accetterò il limite della mia vita, il suo avvicinarsi, l’idea e la percezione del mio invecchiare?”
Mi aspetterei una risposta, ma Gandolfo tace, a lungo, e così continuiamo a camminare, quasi sommersi dall’affiorare improvviso di quella mia angoscia.

A un certo punto, mentre la mia testa è leggermente china in avanti, lui improvvisamente mi fa:
“Eh, Franz, guardi là!”
Sollevo immediatamente il capo: la figura del cercatore di palline da golf, con il suo bastone, disegnata contro l’orizzonte sopra una piccola collinetta del terreno, alla nostra destra, appare in tutta la sua malagrazia: una camicia bianca e un paio di pantaloni da contadino, scuri, sostituiscono le sue tipiche, invernali, pacchiane tenute da fantino del Palio di Siena.
“Eh certo che lui di lavoro sul karma ne avrebbe da fare un bel po’!” dico recuperando finalmente un tono scherzoso.
“Certo, comunque, vista la sua costanza di ricercatore, si può dire che il suo darma l’abbia trovato!” ribatte con ironia.

“Ora la lascio riprendere il suo allenamento, Franz, e scusi ancora se l’ho interrotta” e mi indirizza uno sguardo molto dolce.
“No, credo di essere io a doverla ringraziare. Ci si rivedrà?”
“Penso di sì, naturalmente a suo tempo, senza fretta…”
Con un sorriso molto evidente gli faccio capire di aver colto la sua nuova sollecitazione alla calma, poi ribatto:
“A due condizioni, però.”
“Mi dica.”
“Che la prossima volta mi parli un po’ di sè.”
“E l’altra?”
“Che ci diamo del tu.”
“Affare fatto!” e mi allunga la mano.
Gliela stringo forte, gli sorrido ancora, poi, con decisione, riprendo a correre lungo il consueto itinerario, oltre i prati del golf, là verso i campi dove matura il granturco.
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Immagine da: http://it.123rf.com/photo_3329020_campo-di-mais-con-fila-di-spighe-di-grano-maturo.html

Informazioni su Franz

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12 risposte a Cronache dai dintorni del golf

  1. Luca ha detto:

    Psicoanaliticamente questo bellissimo racconto potrebbe chiamarsi “Incontro col Super-Io”.
    Il Super-Io guarda la quotidiana partita fra l’Io e l’Es con fare aggrondato e pensoso e può non intervenire per mesi o per anni; ma quando si fa sentire lascia sempre il segno.

    Se il Super-Io è intransigente o addirittura sadico può importi delle penitenze umilianti o quanto meno farti sentire una completa nullità. Se, come il tuo, è tollerante (anche se fa lo stesso un po’ paura perchè i limiti di quella tolleranza non sono mia chiari) può incontrarti sul limitare di un campo da golf (questo bizzarro mix fra campagna e città) e magari forse metterti addirittura una mano sulla spalla e farti sentire apprezzato e importante per quello che in vita tua hai messo insieme.

    O magari il Super-Io non è intransigente o tollerante in termini aprioristici, ma rispetto a quello che
    vede, valuta e giudica. Se non ci fosse la vita sarebbe più comoda, ma forse anche più vuota.

    • Franz ha detto:

      Accolgo con grande piacere la lettura del mio brano in chiave psicoanalitica, da un esperto professionista dell’argomento.
      Le mie pochissime letture in materia psicologica e psicoterapeutica hanno riguardato approcci molto diversi (in particolare la ‘tendenza attualizzante’ espressa da Carl Rogers), che porterebbero il discorso troppo lontano da questa tua colorita personificazione del Super-Io.
      E’ certo comunque, per tornare alla tua conclusione, che senza un ‘controllore’ interno, la vita sarebbe più vuota, e probabilmente meno costruttiva, almeno potenzialmente.

      • Luca ha detto:

        Sei leggermente più vicino al vero di quando Alanford mi aveva etichettato come anch’io esperto di informatica, quando di informatica capisco il minimo indispensabile per fare danni su Internet, credo di collocarmi intorno al ventesimo-trentesimo percentile partendo dal basso rispetto alla distribuzione delle competenze informatiche nella popolazione italiana.

        Per quel che riguarda psicologia, psicoterapia e psicoanalisi mi colloco intorno al ventesimo percentile partendo dall’alto, ma puoi ben capire che il mondo degli esperti è tutto dentro il primo percentile nel quale io non sono mai entrato, e da parecchi anni faccio cose moderatamente attinenti ma in sostanza non faccio lo psicologo. Se volessi indukgere ad un sofisma, potrei dire che comunque lo sono ma non lo faccio. Dilemma che di solito accompagna, col proverbiale “ci sei o ci fai” manifestazioni di imbecillità.

        Realisticamente, per me da 12 anni la psicologia è un hobby: perchè per fare la psicoterapia, o semplicemente delle psicodiagnosi e perfino somministrare e interpretare dei test, bisogna essere dei fuoriclasse. Vedo con divertito stupore che tanti ancora meno fuoriclasse di me (ma mooooooooooooooolto meno) sono ancora lì dietro le loro scrivanie lucrando soldi sull’ignoranza e la fragilità della gente.

        Tutto questo mi dice il Signor Astolfo che incrocio spesso al Parco Cittadella durante le mie pedalate. per non parlare delle liti intercorse tre anni fa fra Luca e il Dott. Rinaldoni di cui, se vuoi (e se non vuoi limitati a non clickare sui links, con la esse son più d’uno, ti allego in calce uno dei numerosi reperti/referti. E che agosto sia.
        http://uncadunca.leonardo.it/blog/allusioni_metafore_e_allegorie/dr_jekyll_e_mr_hyde_parte_seconda.html

  2. milvia ha detto:

    Questi tuoi incontri, raccontati con il linguaggio poetico e sommesso che ti è proprio, mi fanno pensare che abito nella parte sbagliata della città, anzi, no, mi fanno pensare che, per incrociare personaggi come il signor Gandolfo e come altri di cui ci hai parlato in passato, bisogna avere uno sguardo particolare, attento, sensibile. E non è quindi la zona in cui abito, a non esserne teatro, ma è il mio sguardo che è carente, dato che io non ne ho mai incontrati.

    I cambiamenti… Tutti cambiamo, siamo tutti oggetto di modificazioni, e non solo fisiche, causate dal tempo che scorre, dalle esperienze che abbiamo vissuto in tempi lontani e vicini. “Oggetto”, appunto. Ma se, come tu stai facendo, per cambiare si lavora su se stessi, ecco che diventiamo “soggetto”, e credo che già si tratti allora di una conquista, a prescindere dai risultati. Da… cavie passive si diventa ricercatori attivi e consapevoli. E il tempo che passa non è più così angosciante, forse.
    Io penso di essere ancora lontana dal diventare una ricercatrice. Più che altro annaspo in me stessa, come un mediocre nuotatore nelle acque profonde. E posso solo ringraziarti, perché, attraverso i tuoi racconti, attraverso le tue belle pagine di diario, attraverso le tue metafore, lasci cadere dei piccoli semi che spero che diano vita, in un futuro non troppo lontano, a piante verdi e forti, resistenti alle tempeste e alla grandine. Per me e per tutti i tuoi lettori.

    • Franz ha detto:

      Credo, cara Milvia, che sia possibile incontrare un personaggio come il signor Gandolfo in qualsiasi punto della Terra, dal momento che è un frutto della fantasia (ma ammetto che la mia abitudine a mischiare spesso realtà e invenzione tragga facilmente in inganno!).

      Penso che tu abbia ragione: diventare ‘soggetti’ del cambiamento, soprattutto se con buone intenzioni e buoni strumenti, può servire molto, se non a superare i limiti insiti nella nostra natura fallace e temporanea, a rendere migliore il cammino.
      Tutti possono provarci, e la facile regola di dare credito alle proprie passioni e attitudini più vere e specifiche ne è già uno strumento.
      Penso comunque che ognuno di noi abbia il proprio patrimonio di cose da insegnare, oltre che da imparare.

      Grazie per il tuo contributo, come sempre delicato e profondo.

      • milvia ha detto:

        Beh, certo che lo avevo capito che il signor Gandolfo è un personaggio nato dalla tua immaginazione… Ma se tu non possedessi “quello” sguardo, non avresti mai potuto crearlo. Era questo, che volevo dire.
        Ciao, Franz! Serena notte.

      • Franz ha detto:

        Grazie per la precisazione: ero io ad esser caduto nel tranello contenuto nelle tue parole.
        E, giusto per rimanere in clima di scambio di (sinceri!) complimenti, da parte mia invidio molto la tua capacità narrativa di inventare personaggi anche ‘in terza persona’.

        Una serena notte a te.

  3. Riri52 ha detto:

    Per essere una zona lontana dal traffico è molto frequentata! Dici:”Lasciarsi guidare dal senso di profonda e indescrivibile soddisfazione che sente, ed è espressione del darma, nel compiere ciò verso cui è perfettamente portato” come mi piacerebbe! E’ che a volte non si sa nemmeno verso che cosa si è portati, tanto stretta e obbligata è la vita quotidiana. Ma l’idea di lavorare per godere le tempo mi sembra ottima! Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Spesso ho l’impressione anch’io che la vita quotidiana sia troppo ‘stretta e obbligata’.
      Ma con un po’ di pazienza, fortuna e abilità penso che si possa trovare un po’ di spazio per cercare e coltivare le proprie più specifiche attitudini, e innescare così dei circoli virtuosi per la propria esistenza.
      Naturalmente, ti auguro di cuore di riuscirci!

  4. lucianaele ha detto:

    Un’ottima giornata e un buon inizio di settimana,
    Luciana

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