Evasione luminosa

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Sulla via del ritorno, Roberto ed io abbiamo deciso di passare la mattinata a visitare il cucuzzulo verde del Monte Rite, approfittando del servizio di navette dal Passo Cibiana, non foss’altro per evitare per qualche altra ora l’impatto con l’ondata di caldo eccezionale ed infernale, abbattutasi sulle italiche pianure (con cronometrica e felicissima precisione) esattamente per gli otto giorni della nostra vacanza, a loro volta coronati da cieli limpidi e una luce smagliante, che lasciava il posto ogni sera, dopo aver tinto di rosa le pareti di roccia dolomitica, a suggestive volte stellate.
Con Roberto, mio vecchio amico di escursioni e da qualche anno anche collega tassista; con Claudio, il mio amico storico conosciuto da queste parti ‘solo’ quarantaquattro anni fa, e con Marco, il suo longilineo figlio diciassettenne, instancabile camminatore ed appassionatissimo individuatore di cime e forcelle, avevamo costituito in questi giorni un bel quartetto di ‘uomini veri’, lungo sentieri sempre diversi ma sempre fisicamente impegnativi, oltre che di costante, intensa e dinamica bellezza paesaggistica.

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Il resto delle giornate, e quelle poche senza gli scarponi ai piedi, le avevamo passate all’interno di quella straordinaria vera e propria tribù che è la famiglia allargata di Daniela, mamma di Marco e di Silvia (già ventenne), un mondo di zii, nonni, cugini e nipoti in cui tutte le generazioni sono rappresentate nel loro divenire temporale, e che già da molti anni ha adottato, così come l’altra amica storica Ilaria, anche il sottoscritto, ed ora lo stesso Roberto.

Niente zaino, niente scarponi, per quest’ultima passeggiata a zonzo sui brevi sentieri di quella cima, strategicamente panoramica sulla nostra valle del Boite: Pieve di Cadore, non lontana, ad un estremo, Cortina laggiù all’altro estremo, fra altri passeggiatori, qua e là, anzianotti e molto propensi alla chiacchiera.
Accetto il ruolo, e mi scopro molto più tollerante e aperto di un tempo, in cui avrei snobbato sdegnosamente quel genere di turisti.
Si cambia, forse si diventa migliori; capaci, ad esempio, di transigere per qualche giorno da un inflessibile, inutile, immaturo ed irritante dogmatismo circa le proprie scelte di vita in materia etica-ecologica, a favore di una condivisione un po’ più rilassata di quelli che sono i normali parametri della vita associata in una vacanza in montagna, nel bene e nel male.

La deroga: è stato certamente questo l’elemento conduttore della mia vacanza.
Abbandonare la dieta vegana, e anche quella semplicemente vegetariana; concedersi di assecondare furibondi appetiti (solo di cibo, non fraintendetemi!) con cene luculliane; un paio di caffè, da qualche tempo rinnegati, e di liquori, da sempre ben poco frequentati; qualche bicchiere di vino a tavola, tanto poi non bisogna guidare il taxi.
L’allentamento della costante attenzione rispetto all’impatto ambientale delle mie quotidiane scelte di ‘consumatore’, e non sarà qualche giorno di una mia maggiore impronta ecologica a cambiare le sorti del mondo.
Ma anche un’altra deroga, più particolare: quella dalla solitudine, compagna e preziosa amica per il resto delle mie settimane e stagioni cittadine; quest’anno una deroga ancora più radicale che negli anni sorsi, vista la condivisione della camera d’albergo con Roberto. Ci siamo anche chiesti divertiti se qualcuno, vedendoci a cena o a colazione in albergo, ci abbia preso per una coppia gay…

Oltre a molte immagini fotografiche (ne ho pubblicate trenta sul fotoblog, a partire da questa), mi resterà in eredità quella ripetuta sensazione di luce stabile e rigenerante; forse un mio rapportarmi più sereno ma un po’ meno emozionale con i vecchi ricordi di cui gronda quella valle e quel paese (San Vito di Cadore), e poi un’immagine sorprendente, quella di un pomeriggio di rilassamento collettivo in cui, ospiti di Claudio e Daniela, insieme a pochi altri rappresentanti della tribù, terminato il pranzo, ci si è ritrovati abbandonati, senza più limiti di tempo, al benessere e all’armonia di una conversazione leggera, spontanea e sincera per un tempo infinito; e forse, infine, anche l’immagine di un convinto, rigorosissimo nuovo adepto alla dieta vegana, alle prese, una sera in albergo, con un piatto di trippa in umido.
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Giunti, alla fine del viaggio di ritorno, nella sede Co.Ta.Bo., Roberto fa una sosta per lavare il suo grande furgone taxi che ci ha condotti fin qui, una vetturona adibita al traporto disabili (e con un’altrettanto grande pubblicità della stracittadina Pizzeria Altero sulla fiancata, vistosissima e commentatissima, da bolognesi e non); il viaggio è scivolato via tranquillo, ma il salto dai duemila metri del Monte Rite ai quasi zero della periferia Nord di Bologna è un tuffo all’inferno, anche per la temperatura segnalata nel cruscotto, che è andata crescendo e si è fermata solo quando ha raggiunto i quaranta gradi.
Sceso dall’autofurgone, barcollo fino all’uscita del tunnel del lavaggio, sperando di venire colpito da qualche spiffero o spruzzo di acqua fresca; il respiro è pesante, il cuore affaticato, la luce intorno sgarbata e implacabile.

Fra poco sarò a casa; ma fra non molto anche l’ondata torrida dovrebbe cessare; fra poco il vero viaggio, della mia vita e del mondo in cui si dipana, riprenderà, dopo una splendente vacanza, alle soglie di un settembre e di un autunno che promettono, come tutto questo 2011, di passare alla storia.

Ora non è più tempo di deroghe.
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Informazioni su Franz

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7 risposte a Evasione luminosa

  1. milvia ha detto:

    Solo un breve: bentornato!, da chi è ancora in viaggio, fisico e metafisico, in un luogo di magia e luce, di parole e suoni, di bellezza e vertigine.

    Ciao, caro Franz!

  2. Franz ha detto:

    Ho inserito trenta immagini nel fotoblog.
    Si possono visionare partendo da qui.

  3. Claudio ha detto:

    Carissimo,l’immagine dei quattro uomini che attrontano insieme le difficoltà dei percorsi mi ha richiamato alla mente quella dei moschettieri:tutti per uno uno per tutti.
    Abbiamo passato belle giornate favoriti dal meteo(in questo senso tu sei ormai un talismano,dove vai non piove mai!) ed ora siamo pronti ad affrontare gli impegni personali e non che non mancheranno di certo in questo nuovo anno;già,perchè l’anno comincia adesso,non certo a Gennaio.Prima di salutarti un’ultima annotazione : il moschettiere più giovane(quello che sa tutto sui nomi di monti,forcelle e quant’altro)mi ha subito fatto notare una imperfezione nel tuo pur bellissimo racconto,infatti la navetta per il Rite non parte da passo Staulanza…..a meno che anche lei non abbia deciso di concedersi una deroga e partire per una volta da li anzichè dalla forcella Cibiana.Ciao.

    • Franz ha detto:

      Potrei dire che avevo inserito apposta l’errore (che ho appena corretto) per verificare l’attenzione del moschettiere più giovane, ma non mi crederebbe nessuno… 🙂
      Quanto al ruolo di portafortuna meteorologico (quest’anno veramente clamoroso!), potrebbe venirmi utile come nuova attività se mi stancassi di guidare il taxi, ma temo che funzioni solo in ambito gratuito e vacanziero, e non voglio certo inceppare il fortunato meccanismo.
      L’anno incomincia ora, per tanti aspetti, quelli della vita privata come quelli della cronaca, in ogni caso fra gioie ed affanni.
      Auguro a te che, nel tuo cammino, tendano a prevalere le prime; lo stesso a noi tutti, per quanto riguarda l’ambito collettivo.

      Salutone.

  4. piumedifarfalla ha detto:

    @ Franz è stata dura ma siamo vicini al cambiamento di temperatura. E all’arrivo di settembre, bel mese! Buona l’idea di fare deroghe ogni tanto. In fondo è una scelta di libertà anche questa: non vivere imbasamato ma scegliere di volta in volta che cosa ci fa stare meglio. Non credo si tradiscano i propri ideali, semplicemente si cerca di stare bene. E sei noi stiamo bene il mondo ne guadagna! Bentornato riri52

    • Franz ha detto:

      “Cercare di stare bene”, con sè stessi e col mondo, è un’ottima e semplice regola, certo, anche se temo che molti già la interpretino in chiave esclusivamente egoistica ed edonistica.

      Il cambiamento di temperatura, in senso meteorologico, è arrivato; facile prevedere che un cambiamento di segno opposto stia per arrivare in campo socio-politico, e non solo qui da noi nel Circo Italia. Teniamoci pronti a dare il nostro piccolo contributo al progresso vero.
      Ciao Riri, bentrovata!

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