Contrasti di un nuovo autunno

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Dopo aver conosciuto un graditissimo periodo di tregua, il calendario appeso qui al muro, proprio sopra ai miei occhi, per quest’ultima decade di settembre si è andato riempiendo di scritte, il che significa di piccole fastidiose incombenze.
L’antico conflitto fra l’ansia dell’efficienza e la salvaguardia delle mie risorse vitali si risolve, ogni volta di più, con la vittoria di queste ultime, cioè con l’armonizzazione più morbida possibile degli impegni e del riposo.

Ero già passato ieri, dall’Automobilclèb in centro a San Lazzaro, per pagare il bollo, pochi minuti prima delle diciotto, orario di chiusura; ignaro che il giovedì pomeriggio la serranda restasse abbassata.
Ci sono tornato un’oretta fa, e questa volta una giovanissima impiegata mulatta, con un bel visetto rotondo, e con un bambino seduto accanto che giocava con le figurine, mi ha permesso di far fronte a quest’ennesima scadenza.
Nel tratto a piedi fra l’agenzia e la Cavalla parcheggiata ho avvertito ancora una volta tutta la straordinaria forza, e dolcezza al contempo, di una stagione che, dimenticando i precedenti coriacei tentavi di ancoraggio all’estate, si è finalmente abbandonata alle luci attenuate dell’incipiente autunno, ai refoli di aria più fresca, ai primi marroni d’India caduti sul selciato, perfino alle sonorità diverse, nuove, quasi di una primavera pensosa.

E’ uno spettacolo di rinnovamento, e stupisce il pensiero che questa anti-primavera abbia il compito di condurre al gelo mortifero e grigio dell’inverno.
E’ uno spettacolo di riproposizione, che riaccende ricordi di sensazioni già vissute fin da anni molto lontani, e stupisce il contrasto fra la sua classicità e gli stridori di un presente del tutto inedito, e dalle prospettive così incerte.

Sette voti a scrutinio segreto, cioè sole quattro teste, hanno garantito ieri un’altra boccata d’ossigeno al nostro comatoso governo di mostri, screditato ormai dal mondo intero, oltre che (finalmente) dall’elettorato dei sondaggi, in una situazione di stallo che permette ancora il perpetuarsi di menzogne, corruzioni e opportunismi di regime.
Al manifestarsi elettronico dei risultati l’anziano satiro si è rivolto al vicino Ignazio La Russa: “Solo sette voti?” (vedi qui il filmato di Repubblica-tv, da cui è tratta anche la piccola immagine qui accanto) avvertendo la fragilità delle sue personali sorti, che da sempre è tutto ciò che gli sta a cuore.
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Due livelli di emergenza si sovrappongono nel nostro depredato, saccheggiato, violentato, bel Paese: il primo, domestico, esclusivo, è mandare via prima possibile questi figuri, perchè ogni giorno che passa è un giorno in più di schiaffo alla verità e alla decenza; il secondo, invece, è parte dell’emergenza mondiale, ed è quello di un capitalismo che, vedendosi a corto di risorse da divorare, nel mito della crescita infinita basata sulla disuguaglianza, sta cercando di divorare ora le garanzie sociali, i beni comuni e il tenore di vita delle popolazioni.
Da un po’ di tempo, giustamente, il ‘Microfono aperto’ di Radio Popolare-network si interroga sul da farsi e sull’apparente ritardo di una reazione commisurata alla gravità dello stato delle cose.
Ma anche sulla possibilità che la piazza abbia di influire davvero sugli equilibri politici.
Ascoltando e ragionandoci sopra, mi sono detto che è vero, non è realisticamente pensabile un rovesciamento di regime imposto da una reazione popolare; ma, a parte il valore etico (dunque anche solo fine a se stesso) di una rivolta ferma benché non violenta, quest’ultima avrebbe, anzi, spero, avrà, il potere di condizionare elettori e candidati nell’unico momento in cui, in una repubblica rappresentativa, l’espressione del voto rende possibile modificare gli equilibri di potere.
A condizione che ci siano partiti politici che incarnino le richieste vere di progresso, e purtroppo al momento qui da noi, come più volte ho scritto, la situazione è ancora molto oscura. A sposare le improrogabili istanze della decrescita, del ripensamento della scala di valori della vita associata, ci sono, in modo promettente anche se forse un tantino sprovveduto, solo i Grillini a cinque stelle, e, soprattutto, il movimento Alternativa, che ha redatto un progetto politico (vedi qui) di livello e respiro davvero internazionale e che merita di essere conosciuto, diffuso e fatto proprio da quanta più gente possibile.

Si avvicina una scadenza importantissima, per dare voce e diffondere la reazione indignata delle piazze di tutta Europa (e forse non solo d’Europa): è sabato 15 ottobre, giornata di mobilitazione alla quale, in Italia, stanno convergendo in modo molto promettente moltissimi movimenti di diversa impostazione, in vista di un’imponente manifestazione a Roma, dove già sabato 1 ottobre ci sarà un primo convegno organizzativo promosso dai firmatari dell’appello ‘Dobbiamo fermarli‘.

Invito tutti a vigilare, qui alla fermata, per non perdere un tram che passa una volta sola, e che racchiude nel suo itinerario le residue speranze di futuro.
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Immagine iniziale da:
http://www.flickr.com/photos/darko82/4186519144/

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10 risposte a Contrasti di un nuovo autunno

  1. Romina ha detto:

    In genere, non sono troppo ottimista. Tuttavia, visto che considero il fatalismo controproducente, nel mio piccolo partecipo attivamente a ciò che m’interessa. Intanto sono contenta perché sono state raccolte le firme per il referendum anti-porcellum. Ovviamente ho firmato.
    Poi attendo che la banda di sciagurati arraffoni che ci governa crolli. Sarà dura, sarà difficile, però ci spero.

    • Franz ha detto:

      Ogni situazione sociale e politica è la risultante di forze diverse, dunque anche quella che sembra più inesorabilmente statica in realtà non lo è.
      Per questo è importante che ognuno nel proprio piccolo partecipi attivamente, per dare il suo contributo di energia, come in una gara di tiro alla fune, alla squadra del progresso più autentico ed umano.

  2. giraffa ha detto:

    Dalle mie parti, di autunnale c’è l’aria umida e le goccioline simili a terra rossastra, con sprazzi di luce che fanno tornare le energie. E quante ne servono per prendere tutti i tram che passano! Ci sono quelli personali, tanto attesi quanto lenti, e ci sono quelli “collettivi” che necessitano di un’unione e di un’organizzazione che noi italiani stiamo scoprendo solo ora. Ce la faremo. Ce la faremo? Speriamo. Franz, non conosco i marroni d’India!

    • Franz ha detto:

      Anch’io avverto da sempre, in questo periodo, un piacevole apporto di energie nuove, come se raccogliessi i frutti della stagione della luce nell’epoca della vendemmia.
      E a proposito di frutti, ti linko qui un’immagine dei marroni d’India; per le vie di Bologna gli Ippocastani, che li producono, sono molto frequenti, così come trovare per terra questi frutti (non commestibili, utili in fitoterapia, più lucidi, lisci, rossastri e grossi delle castagne, e senza il tipico ciuffetto in cima); a me, come penso a molti, evocano potentemente gli autunni dell’infanzia.

      Auguro a te, a me, a tutti, di non perdere i tram, cara Gi, e soprattutto di prendere quelli giusti. Sicuramente il tuo atteggiamento positivo è quello corretto; spero che ne vengano contagiati anche i manovratori!

      • giraffa ha detto:

        Ora che li ho visti..li riconosco! Anzi, ne ho uno conservato, ricordo di un viaggio in Francia, fatto quando ero molto, molto più giovane di oggi. Grazie Franz, speriamo proprio di prendere i tram giusti. Sul contagio dei manovratori ho qualche dubbio, ‘sti scellerati.

      • Franz ha detto:

        Averti rievocato un bel ricordo non può che farmi piacere.
        Qui da noi penso che quello strano frutto selvatico lasci una traccia profonda, legata alla particolare stagione, in tutti i bambini, come fu per me.

        Parlando di tram, è un buon esercizio di speranza immaginare manovratori sensibili e di buon senso; e poi non è detto che debbano per forza guidare l’intera nazione, basta che portino a destinazione il loro equipaggio…

        p.s.: “molto più giovane di oggi” ergo, una bambina!

  3. duhangst ha detto:

    Oggi ho sentito che faranno un fondo salva banche da una costola del fondo salva stati. Tutto roba virtuale.. Un debito per sanare un altro debito.. Questo sistema non funziona e lo paghiamo sempre di più noi.. Fino a quando però?

    • Franz ha detto:

      E’ vero: tutte le soluzioni, finanziarie e non, che ci vengono proposte non fanno che rimandare e ingigantire il problema.
      Penso che comunque il collasso del meccanismo si sia innescato inesorabilmente; se non ci lasciamo spaventare, potrebbe essere davvero il momento ideale per immaginare e costruire un mondo nuovo, o quanto meno cercare di salvaguardare la continuità della specie umana.

  4. Carlo ha detto:

    Caro Franz,
    sai bene quanto ammiri questo tuo incrollabile attivismo, figlio di un ancor più incrollabile ottimismo.
    La situazione è critica, il futuro quantomai incerto, il quadro fosco e noi abbiamo il peggior governo immaginabile, una dittatura che scimmiotta la democrazia o una democrazia che scimmiotta la dittatura… devo ancora capirlo…
    Altro che manovre economiche e piani emergenziali: il dibattito politico nel Bel Paese s’avvita sul fatto che Berlusconi possa essersi fatto per davvero otto prostitute in un’unica notte, come ha millantato al telefono. E il dramma è che lui stesso ha ammesso d’aver esagerato: il Cav. dei vecchi tempi avrebbe sposato la sua tesi e l’avrebbe portata con sé fino alla fine.
    Ma se crolla addirittura il mito di Berlusconi trombatore, se si sfalda sotto le sue dichiarazioni, cavoli, allora è vero: siamo ad un passo dall’abisso!!!
    Dove sono le scialuppe!?

    • Franz ha detto:

      Le scialuppe sono state imboscate dai discepoli di Craxi…
      Non ci resta che stare sulla nave, finché non affonderà.
      Farlo con ottimismo, comunque, è più divertente…! 😉

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