Puntare sul quindici

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A volte ricevo dei commenti che lodano la mia capacità di credere nel cambiamento e, di conseguenza, di impegnarmi e coinvolgermi in diverse iniziative o campagne di carattere politico e sociale.
Mah, sarà vero, non lo so: spesso, in questi giorni di un settembre testardamente assolato, in questi pomeriggi di perduranti temperature estive, mi sembra di essere soprattutto concentrato su me stesso, sugli entusiasmi e sulle delusioni relativi a successi e battute d’arresto nel mio recente rinnovamento delle abitudini di vita: dieta, sport, riposo. E che l’unico impegno che mi venga davvero richiesto sia quello di imparare una maggior elasticità nei confronti delle scadenze della vita quotidiana.

E’ peraltro vero che, grazie soprattutto alla Rete e un po’ anche alla radio, il coinvolgimento con la realtà politica e sociale è da tempo parte integrante, della mia vita quotidiana.
Non mi è difficile, così, intuire la maggiore o minore importanza di certe istanze, nonché del seguito che sono capaci di raccogliere, per poi sposare quelle più interessanti e promettenti e offrire ad esse il mio contributo, connotato talvolta anche da una dose di zelo quasi eccessivo.

Ho imparato, come già mi è capitato di scrivere, che il fattore tempo è fondamentale nel successo di campagne basate soprattutto sul passaparola virtuale.
Proprio come ora, in vista del quindici ottobre, giornata di mobilitazione internazionale patrocinata dagli Indignatos spagnoli: ho capito subito che la scelta intelligente di puntare su una data originariamente lontana avrebbe potuto avere straordinarie conseguenze e, adesso, il crescere palpabile dell’interesse verso quell’obiettivo sembra darmi ancora una volta ragione.
Se aggiungiamo che la dimensione internazionale non potrà che rafforzare l’interesse e il coinvolgimento, finanche sui mezzi di informazione più restii e prudenti (per usare un eufemismo) e che probabilmente tanti, qui da noi, stanno aspettando solo la prima occasione sensibilmente condivisa e partecipata per mostrare tutto il disappunto verso gli spudorati drammi, tragici e farseschi, che ci tocca vivere, è lecito sperare e quasi attendersi una giornata rivoluzionaria e un evento senza precedenti.

Sono stato fra i primi firmatari dell’appello ‘Dobbiamo fermarli’ (vedi qui), in questo sollecitato anche dall’adesione del movimento politico Alternativa al gruppo dei promotori.
Il comitato dei quali, facente capo a diverse organizzazioni, si è dato immediatamente da fare, chiedendo ai firmatari di iscriversi a mailing-list a carattere regionale, strumento che in seguito è stato usato per l’organizzazione delle loro prime riunioni, dei loro primi volantinaggi e della loro prossima spedizione a Roma per il convegno nazionale di sabato 1 ottobre.
Ho avuto anche la soddisfazione di vedere il mio nome e cognome elencati fra i firmatari locali della campagna, in una specie di volantino diffuso via mail in vista della prossima riunione, che avrà luogo questa sera stessa, fra un paio d’ore, e a cui parteciperò vedendo finalmente in faccia alcuni dei promotori.
L’ospite d’onore della riunione sarà un coordinatore di Roma, una personalità nota nel mondo sindacale: Giorgio Cremaschi.

Parlavo all’inizio di un mio zelo quasi eccessivo nel coinvolgimento, ed è un atteggiamento di quel genere che, un paio di giorni fa, mi ha messo di fronte a un dubbio.
E’ stato nell’adocchiare, sul ‘Fatto quotidiano’ on line, gli ultimi articoli del blog di Gianfranco Mascia, l’autoproclamatosi referente del cosiddetto ‘popolo viola’, in cui si sproloquia di cortei e iniziative autonome, non inquadrate in un coordinamento nazionale, nel corso dell’attesa storica giornata.
Il quadro che avevo, ed ho tuttora, è di una molteplicità di movimenti che hanno aderito alla mobilitazione, alcuni sotto l’egida dell’appello ‘Dobbiamo fermarli’, altri in modo autonomo.
Ho avvertito così l’urgenza di una cabina di regia unitaria per la grande giornata di invasione romana di metà ottobre, e mi sono chiesto se magari non esistesse già, scoprendone con sollievo e soddisfazione le prime visibili tracce su internet, che parlavano di una prossima riunione del comitato di coordinamento, prevista nelle stesse ore, e da cui sarebbero usciti i primi comunicati ufficiali.
E di lì a poche ore ho avuto la curiosa fortuna di vedere praticamente nascere il loro sito (vedi qui)  e la loro pagina facebook (vedi qui).

Intanto, con lo zelo di cui dicevo, avevo inviato un commento all’articolo di Mascia, con l’invito ad evitare personalismi (vedi qui, fra i commenti in calce all’articolo).
Ho dunque subito diffuso gli indirizzi delle neonate pagine internet su un ulteriore commento allo stesso articolo, e in un messaggio spedito alla mailing-list regionale di cui parlavo, quella dell’appello originario e della riunione di stasera.
Mettendo il naso nel sito in questione, ho poi trovato un’interessante pagina con l’elenco delle organizzazioni partecipanti al coordinamento (vedi qui), fra cui, guarda guarda, c’è anche il popolo viola…
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Nella situazione di crescente difficoltà, disillusione e incertezza in cui l’Italia e il mondo intero si trovano, ci sarà l’occasione per fare di quella giornata il trampolino per una nuova volontà collettiva, dai tratti autentici, creativi, profondamente indignati ma all’occasione anche festosi; una nuova e forte volontà di un futuro possibile, e possibilmente migliore per l’umanità intera.
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(scritto giovedì 29, pubblicato venerdì 30 settembre)
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P.S.: due brevi righe di ritorno dall’assemblea.
Come mi aspettavo c’è stata molta partecipazione, sia a livello di presenze che di interventi. Forti e trainanti le parole di Giorgio Cremaschi (di cui si può leggere qui un recentissimo articolo).
Contrariamente a quanto mi aspettavo è stata data molta enfasi all’assemblea nazionale di sabato primo ottobre, e non altrettanta alla giornata del 15, intorno alla quale (pur restando ferma e certa la partecipazione) mi è sembrato di avvertire un po’ di diffidenza circa l’eccessiva varietà dei soggetti promotori.

L’assemblea del primo ottobre, con inizio alle nove, verrà trasmessa in streaming da Libera-tv (clicca qui).
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L’immagine iniziale, da me rielaborata, è tratta da: http://www.casinoon-line.it/giocare-alla-roulette-montante-olandese.htm

Informazioni su Franz

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6 risposte a Puntare sul quindici

  1. Luca ha detto:

    Come certamente sai, Parma si è finalmente liberata del sindaco più deleterio e scandaloso che potesse meritarsi. E, come sempre in questi casi, alla gioia che però non si disgiunge dal rispetto per l’avversario sconfitto specie quando costui è più stupido che cattivo, si unisce il disorientamento per tutto quello che è potuto succedere in una città che si ostina a considerarsi una Parigi in sedicesimo e che, se non cambia atteggiamento, diventerà una Cutro in sessantaquattresimo.

    Anche Bologna si è a suo tempo liberata di un sindaco addirittura post-fascista che faceva disperare Claudio Lolli (che all’epoca interrompeva sempre a metà la sua “Borghesia” per proferire con vera fatica fisica un sofferto “Guazzaloca… Guazzaloca… E va bè…”). Ma mi inquieta l’analisi della storia politica successiva della suddetta città, che non ha purtroppo avuto la fortuna di imbroccare sindaci successivi di piena efficienza e soddisfazione. O così mi era parso. E ti prego di correggermi se dico cose inesatte.

    La tua bella metafora-calembour del “Puntiamo sul quindici” esprime ancora una volta l’ottimismo della volontà che tu esprimi con grande trasporto, mentre io sono a volte falcidiato dal pessimismo della ragione (e da quando è venuto a mancare, in senso ovviamente virtuale, alanford50, che col suo lucido ed accorato nichilismo mi faceva sentire a volte quasi ottimista per contrapposizione, la situazione tende al peggioramento).

    Alla fine mi dico e ti dico che la realtà è talmente complessa ed ineffabile che, a volte, vale la pena puntare, e puntare forte, su un numero che per qualche motivo attinente alla scaramanzia del giocatore ci risulta simpatico o dal suono armonioso (e in effetti “diciassette” sembra uno starnuto).

    E quasi quasi mi prendo anch’io un taxi (ovviamente abusivo perchè non avrei di che comparmi la licenza) e comincio a scorazzare avanti e indietro alla ricerca di un’ispirazione meno cupa. Come dicono a Roma, “Hai visto mai?”.

    • Franz ha detto:

      Anche un sindaco inamovibile come il vostro ‘Vignavil’ alla fine ha dovuto andarsene.
      La realtà è proprio complessa e ineffabile: è questo che lascia per fortuna qualche possibilità di successo all’atteggiamento dell’ottimismo della ragione, da te correttamente richiamato.
      Dopo la caduta verticale rappresentata da un commerciante di destra come primo cittadino, la città di Bologna ne ha avuto uno di sinistra famoso, fallimentarmente chiuso nella sua torre d’avorio, poi un altro proprio fallito, per una storia di tessere bancomat e di amanti, e infine il commissariamento di oltre un anno da parte di una gerarca governativa (dotata quanto meno di buon senso). Il nuovo sindaco ha cominciato con alcuni provvedimenti condivisibili, forse un po’ demagogici, ma chi lo conosce sa che è anche lui prono ai potentati economici e di regime partitocratico.

      Solo perchè sei un amico, che la mia deontologia professionale me lo vieterebbe, approvo la tua idea del taxi abusivo, purchè tu non venga a fare concorrenza sleale nel ranch della Cavallona!

  2. milvia ha detto:

    Dobbiamo fermarli! Imperativo categorico, direi. E se penso a quello che si sta preparando, ai piccoli e non solo piccoli cambiamenti che si sono già verificati in questi nove mesi ( una sorta di gestazione?), mi appare l’immagine di tante tessere, di colori diversi, di diversa grandezza, che stanno creando un enorme puzzle che formerà, una volta terminato, una sola frase: ricominciamo a vivere!
    Credo fermamente che ci voglia l’apporto di tutti, a prescindere dalle diversità particolari dei gruppi, dei movimenti, degli individui. Anzi, credo che proprio queste diversità possano essere, se utilizzate con rispetto reciproco, ricchezza per ottenere i risultati più fecondi per raggiungere un vero cambiamento.
    E poi dobbiamo essere tutti “zelanti”, caro Franz. Lo zelo non è certo un difetto, ma è impegno, è onestà, è forza.
    Il desiderio di cambiamento, la consapevolezza che se si continua sul vecchio cammino, lastricato dalla disonestà e dalla incompetenza dei politici, non si potrà che arrivare in fondo al baratro, lo vedo anche girando per Festival letterari e non solo: sia al Festivaletteratura di Mantova, sia al Festival della rivista Internazionale di Ferrara, che sto seguendo in questo fine settimana, sono numerosi gli incontri i cui temi vertono sull’ambiente, sulla decrescita, sulla economia etica. E mi commuove, e mi consola vedere quanti, davvero tantissimi, ragazzi e ragazze seguono le parole dei relatori con attenzione, e prendono appunti, e intervengono con domande pertinenti.
    “Dobbiamo fermarli”, coloro che hanno fatto scempio della nostra vita. Dobbiamo farlo per e con quei ragazzi meravigliosi. E forse, a quei ragazzi, dobbiamo anche chiedere scusa per non averli fermati prima, quei mostri.
    Puntiamo sul 15, quindi, e poi continuiamo a puntare sul nostro, sul loro futuro.

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Milvia, per questo tuo contributo di speranza e di positività.
      Il tuo “Ricominciamo a vivere!” può essere un degno corollario del “Restiamo umani” di Vittorio Arrigoni; l’impegno per questo fine, grande o piccolo che sia, è un doveroso regalo di futuro, soprattutto a quei giovani così ricettivi e reattivi che hai incontrato, ma anche a tutti gli altri giovani di tutto il mondo, e un po’ anche a noi stessi…

  3. duhangst ha detto:

    Bisogna sperare lo so, ma se vogliamo cambiare le cose non credo che basterà fare una manifestazione ogni 15 gg, neanche se si portano in piazza un milione di persone!

    • Franz ha detto:

      Certo, una manifestazione da sola non può cambiare le sorti del nostro Paese e del mondo.
      Ma può costituire un robusto antidoto all’indifferenza e alla rassegnazione, che sono le vere nemiche del cambiamento.
      Quello del 15 ottobre poi è un evento completamente nuovo, nella sua cotemporaneità a livello internazionale; non è vietato sperare che possa venir ricordata come una data cardine, l’inizio di una definitiva presa di coscienza popolare.
      Soprattutto se a Roma, come nelle altre piazze d’Europa e del mondo, saremo in tanti, un fiume in piena.

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