Fra la storia e la vita quotidiana

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E’ difficile essere preparati a vivere periodi di straordinari, sconvolgenti e drammatici mutamenti sociali come quello in cui ci siamo ritrovati, quasi improvvisamente, nel corso di questo storico 2011.
Anche chi, per abitudine acquisita, ha accesso alle informazioni corrette e alle opinioni più libere e illuminate, ha poi comunque da vivere la sua propria vita di tutti i giorni, fatta delle piccole o grandi angustie, amarezze, sollievi, soddisfazioni, che da sempre la contraddistinguono.
Senza poi considerare l’inerzia, la pigrizia, magari un po’ di stanchezza, che tendono, o tenderebbero, ad accumularsi con il passare degli anni, dei lustri e dei decenni sul proprio cammino.
La visione d’insieme è dunque difficile, ma forse ancor più difficile è adattarsi e sentirsi intonati, e capaci di reazioni adeguate, rispetto a dinamiche così ampie e profonde.
Probabilmente un giorno futuro, se avrò la grazia di essere ancora al mondo, proverò un misto di tenerezza e disapprovazione per i miei scritti di queste ultime settimane, che forse mi sembreranno oscillare, nei contenuti e nella forma espressiva, fra acuti di consapevolezza e abissi di leggerezza e improprietà.

Lo scontro. Come nella più terribile delle storie di genere fantastico, è probabilmente questa la chiave di lettura dei nostri tempi e di quelli che si profilano; proprio lo scontro più classico, quello di solito semplificato letterariamente nella lotta fra le forze del bene e quelle del male, della luce e delle tenebre, della vita e della morte.
Sì, sembra davvero di vivere un romanzo di quel genere, cosa che sarebbe anche avvincente, se non si trattasse della realtà, con tutti i rischi connessi di dolore e morte autentici, e dunque non confinati al mondo della fantasia e del sogno.
D’altra parte dolore e morte hanno una vastissima diffusione nel mondo che il cosiddetto progresso ci ha consegnato in questo terzo millennio dopo la nascita del Nazareno; si tratta solo di dover smettere di lasciarli  confinati in zone del globo (o a volte del nostro stesso Paese) comunque tenute facilmente lontane dalla nostra coscienza.

Dieci anni dopo l’alba del terzo millennio, le forze in grado di controllare, sia pur conflittualmente, le risorse della Terra, decisero che l’improvviso manifestarsi del relativo esaurimento, e l’evidente fallimento della teoria capitalistica dello sviluppo infinito della ricchezza, avevano reso necessario ed impellente, per garantire la loro stessa sopravvivenza, la fine del patto sociale, che nei tempi precedenti aveva garantito diffuse situazioni di benessere, relativa giustizia e pace.
Nonostante lo spaesamento dovuto alla sorpresa di uno scenario così lontano dalle consolidate abitudini di cittadini e di consumatori, la reazione popolare non tardò a farsi sentire e ad organizzarsi, agevolata in questo dalle nuove tecnologie di comunicazione.
Si giunse così a un titanico scontro: da un lato i padroni degli apparati finanziari, politici e militari, dotati di mezzi di coercizione e distruzione spaventosi; dall’altro la popolazione di una parte vasta e influente del  mondo intero, inerme, ma in possesso della forza morale, degli ideali di giustizia e di una concezione della vita associata più umana e festosa di quella che la storia le aveva consegnato, e, ancor di più, rispetto a quello che le veniva ora tolto giorno dopo giorno.

Non male come prologo di un romanzo ‘fantasy’. Un po’ meno avvincente doverci vivere dentro, no?
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Al riparo da nuove tempeste sentimentali, in una prevalente solitudine un po’ austera ma certamente proficua, forse ricorderò con ancor maggiore tenerezza la mia vita nel corso di questo storico anno.
E il cantiere di trasformazione di cui, un po’ a sorpresa, fu oggetto, portandomi in certi momenti ad immaginare che si trattasse addirittura di un’istintiva e provvidenziale preparazione atletica allo scontro di cui si diceva.

Scelte di ecologia, cioè di salute del pianeta, e scelte di abitudini fondamentali quotidiane, cioè di salute fisica e psichica personale, si sono intrecciate in modo inscindibile, dando vita ad un percorso di cambiamento importante e appassionante.
In sintesi, ho aumentato l’attività sportiva, costringendomi ai miei lunghi allenamenti podistici ogni tre giorni (a volte nonostante temperature africane); ho continuato a concedermi tutte le ore necessarie a raggiungere il sonno profondo e dolcemente ristoratore; ho fatto progressi nell’arte di non aver fretta e di non essere schiavo dell’efficientismo; e ho cambiato la mia dieta, da prevalentemente vegetariana, com’era, ad esclusivamente vegana, passo che non avrei immaginato di fare, quanto meno in maniera così spontaneamente semplice; con l’attenzione di carattere ambientalista, di pari passo, nel limitare gli acquisti a materie prime e produzioni nazionali, preferibilmente biologiche.

E’ questo, della dieta, un vero e proprio cantiere aperto, in cui si arriva a risultati via via più importanti per affinamenti progressivi. Se non può mancare l’attenzione vigile alle risposte individuali dell’organismo alle nuove sollecitazioni, è altrettanto fondamentale la conoscenza dei valori nutrizionali degli alimenti di origine vegetale, per evitare di privarsi di elementi fondamentali, e, viceversa, per arricchire al massimo gli apporti nutrizionali.
La Rete è una fonte inesauribile di informazioni, ma da parte mia ho avuto una fortuna aggiuntiva.
La mia amica Patrizia si è avventurata anche lei, con una curiosa coincidenza di tempi, sullo stesso cammino, aprendo cioè lo stesso tipo di cantiere personale che dicevo, per quanto riguarda la dieta. E, dato che è anche mia amica su Facebook, mi sono imbattuto, negli ultimi giorni, in frequenti articoletti, da lei diffusi, sulle proprietà nutritive di famiglie di alimenti (ad esempio: le verdure rosse, gli agrumi, i semi, le spezie, i germogli, eccetera), scoprendo dei veri e propri tesori naturali a disposizione che le abitudini alimentari generalizzate sottovalutano ampiamente.
E’ diventata una vera e propria passione andare a fare la spesa, ma anche lo stesso cibarmi, benché per mia incapacità limitato a preparazioni molto semplici; mai come ora mi sembra di riuscire a desiderare, apprezzare e gustare i sapori, cosa che sembra paradossale rispetto ad una scelta ritenuta dai più di rinuncia e privazione.
Questo nuovo genere di conquiste, legate all’emancipazione dai modelli alimentari correnti, ha avuto un’ulteriore conforto dalla Rete, pochi giorni fa, in questo post pubblicato da zio Beppe Grillo, traboccante dello stesso tipo di entusiasmo, appassionato e creativo.

Come dicevo, spinte ecologiche e salutistiche si intrecciano fra loro in questo mio percorso, anche se sono le prime, quelle relative agli impatti ambientali, ad averlo innescato.
La scelta vegana è l’unica compatibile con l’ambiente, su scala globale, l’unica cioè che permette teoricamente di fornire cibo a tutti gli abitanti del pianeta senza deteriorarne gli equilibri ambientali.
E’ un concetto che, con crescente interesse, comincia a diffondersi, aiutato anche da iniziative come la Settimana Vegetariana Mondiale, attualmente in corso.
A dir la verità, non è che di quest’ultima si sia saputo molto; ma, come sempre, dipende da tutti noi dare di anno in anno maggior rilievo ad iniziative simili. Per ora, posso segnalare questo sito, in fondo alla cui home page sono elencate alcune iniziative sul territorio nazionale.

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Dai massimi sistemi, dalla storia e dall’epica, son finito a parlare del cibo e della mia vita quotidiana: il salto, lo ammetto, è un po’ brusco.
Ma che ci volete fare, abbiate pazienza, avete avuto la bontà (o magari la sventura) di imbattervi, pur sempre, nella pagina di un diario…
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L’immagine iniziale è di Germano Azzoni, pubblicata su Facebook all’indirizzo:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150343480872716&set=p.10150343480872716&type=1&theater
Quella finale è tratta da: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1186

Informazioni su Franz

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14 risposte a Fra la storia e la vita quotidiana

  1. wow un vegano amico di Milvia? ne sono lieta, percorro da un anno una strada simile ma per motivi etici. Ciao!

    • Franz ha detto:

      Ciao Cinzia, e benvenuta!
      Anche per me, come ho ripetutamente scritto, la spinta iniziale dapprima all’alimentazione vegetariana, ed ora a quella vegana, è stata di carattere etico, soprattutto ecologico, di sostenibilità ambientale.
      Ma, ultimamente, la scoperta tangibile ed empirica dei benefici alla salute che ne derivano è stata sorprendente ed entusiasmante.

      Un saluto e, spero, a presto!
      Ciao.

  2. lagiraffa ha detto:

    Caro Franz, per fortuna scivoliamo anche verso gli abissi di leggerezza, altrimenti ci mancherebbe la forza per resistere in una situazione del genere! Abbiamo un governo che non è in grado di accordarsi nemmeno per la fila davanti alla toilette e un’opposizione che ha più interessi economici di una banca svizzera, la nostra oscillazione (eh sì, nostra, non solo tua..) è anche giustificata. Mi piace la tua preparazione, quasi da guerriero, per affrontare le lotte autunnali e invernali, la tua è una trasformazione piena di forza ed energia, è un ottimo esempio 😉

    • Franz ha detto:

      Cara Giraffa, è una vera soddisfazione poter essere di esempio in un percorso di trasformazione, di allenamento intensivo, e chiamata a raccolta di forze e capacità, come quello che ho cercato di descrivere, senza tralasciare quella parte di sorpresa che ciò rappresenta nella mia vita. Temo però che, senza la sensibilità di lettori come te, e di gran parte dei non molti che seguono regolarmente i miei scritti, l’esempio sarebbe vano, anzi forse non giungerebbe neanche ad essere tale… 😕

      Quanto alla leggerezza, hai sicuramente ragione; l’importante sarebbe non perdere mai, anche nella leggerezza, la coscienza delle drammatiche trasformazioni epocali che stanno avvenendo.

  3. Riri52 ha detto:

    Io sono meno costante di te, a volte faccio incursioni carnivore, la pigrizia mi travolge! Eppure concordo, specialmente se penso a come si allevano gli animali e ai problemi dell’ambiente.
    Il futuro che ci aspetta? Capovolto, direi! Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Ciao, Riri!
      Abbondanti e valide considerazioni ecologiche, animaliste e salutiste conducono alla scelta vegetariana e poi a quella vegana.
      Nel mio caso, il percorso è stato accompagnato da interesse, poi entusiasmo e passione; spero e ti auguro che la cosa succeda anche a te!

      Quanto a capovolgere il mondo, sta alle persone di buon senso e coscienza schierarsi nell’imminente scontro, affinché ciò avvenga in modo rapido e indolore, oltre che equo. Anche se ben difficilmente sarà così…

  4. Carlo ha detto:

    Caro Franz,
    con ciò che combina questo Governo saremo presto costretti a brucare l’erba che cresce nelle linee di fuga dei marciapiedi e ad ingurgitare miglio e semi di girasole dalle mangiatoie dei canarini le cui gabbie vengono incautamente esposte sulle finestre dei piani più bassi.
    Quindi, sebbene non sia propriamente un carnivoro, finché posso mi mangio una bella bistecca! 😉
    A presto,
    Carlo.

    • Franz ha detto:

      Il “giorno dei canarini” 😉 …temo che sia molto più vicino di quello che sembra, carissimo Carlo.
      E allora penso sia meglio arrivarci …allenati, oltre che con una dieta più salutare ed ecologica.
      Comunque, scherzi a parte, il nostro governo è senz’altro mostruoso e continua a fare danni giorno dopo giorno, ma per quanto riguarda le manovre economico-sociali è manovrato come una marionetta da Draghi e Trichet, come abbiamo visto nella loro famosa delicata letterina di amichevoli consigli, a cui la stampa non ha dato forse il rilievo che meritava.

  5. Luca ha detto:

    Io personalmente sono stato testimone della concordia sociale che aveva attraversato l’Emilia rosè (solo gli anticomunisti viscerali la potevano chiamare rossa) o quanto meno l’area pamigiano-reggiana, quando imprenditori e operai votavano in massa per lo stesso partito e non si vivevano vicendevolmente come una minaccia. Tutto questo, date le varianti culturali tra due città vicine ma tutt’al più sorellastre, con buon senso campagnolo nel reggiano e con retorica intrisa di fulminanti utopie nel parmense.

    Da giovane psicologo riottoso a starsene dietro una scrivania (cosa che in realtà non ha favorito in modo esageratamente positivo la mia carriera) mi univo ad assistenti sociali ed educatori per alimentare di idee ed iniziative le opportunità fornite dai fondi CEE per l’inserimento lavorativo dei disabili.

    E toccavo con mano una realtà viva, fantasiosa, dinamica. Molti dei ragazzi inseriti al lavoro con le paghette CEE da 200.000 lire tra il 1982 e il 1990 oggi lavorano, producono reddito e pagano le tasse (quasi nessuno volentieri ma li capisco).

    Gli inserimenti lavorativi odierni sono non più propedeutici ma sostitutivi all’assunzione. Uno slittamento semantico con ingenti ricadute pragmatiche, oltre all’arrivo dei fratelli Ubaldi col loro magico unguento spray contro i comunisti, ha trasformato l’assunzione di un disabile da risorsa a problema.

    Quando si andava alla corte di Bersani (le Twin Towers di Via Aldo Moro) era tutto un fiorire di panegirici su quanto fosse bello e importante favorire le soluzioni complesse su quelle semplici, il pensiero divergente su quello lineare e finto-logico. Dopo l’epocale riforma della Rosy Bindi, quelle riunioni organizzative sono misteriosamente finite fuori budget, e gli operatori sociosanitari ritirati dal territorio per essere riciclati come dirigenti o (i meno adeguati alla mansione) come compilatori di spionistici plumbei certificati e valutati per il corrispettivo che facevano rientrare come ticket (in questo certamente i ginecologi faticavano di meno, rendevano di più e secondo i maligni si divertivano di più degli psicologi).

    Probabilmente sono andato fuori tema.

    Anzi, sicuramente.

    E del resto, checchè ne pensi la Miss, il legame fra post e commento può essere anche legato a contorti ma impellenti intrecci del pensiero (quando non si arriva all’off-topic esplicito e compiaciuto di sè stesso) e non c’è bisogno alcuno di starsene tutti allineati e coperti (io poi faccio fatica ad allinearmi anche quando sono da solo….).

    • Franz ha detto:

      Nessi e storie parzialmente personali possono essere separati da molto meno di quei famosi ‘sei gradi’ rispetto al tema della storia, e della sua impressionante e spiazzante sensazione di accelerazione che ho cercato di descrivere.
      E’ storia anche questa tua testimonianza di dinamiche politiche, di civiltà e di lavoro che si capisce hai vissuto sulla tua pelle.
      E comunque sia è sempre un grande piacere leggerti!

  6. milvia ha detto:

    Al di là del condividere o non condividere totalmente la costruzione di questo tuo nuovo cantiere alimentare (le scelte di impegno civile, come sai bene, le condivido tutte), mi fa molto piacere vedere come tu, in questo periodo della tua vita, stia bene dentro te stesso, cosa che non è sempre facile, almeno per me.
    E termino dicendo che imbattersi nelle pagine del tuo diario è sempre una fortuna. A me è capitata, questa fortuna, più di un anno fa, e mi ha permesso di incontrare un amico prezioso.
    Ciao, caro Franz!

    • Franz ha detto:

      Un’ennesima tua dichiarazione di amicizia, stima ed affetto, a cui non posso che ribattere con l’ennesimo grazie di cuore.
      Anch’io ho avuto la fortuna di incontrare un’amica preziosa!

  7. duhangst ha detto:

    La crescita infinita?!? Sì solo se nessuno pretende i propri crediti..

    • Franz ha detto:

      Soprattutto, poi, quelli generati da formidabili aiuti per salvare le banche e pazzesche spese militari.
      Non sono, questi, debiti attribuibili alle popolazioni che ora ne vengono colpiti.

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