Un racconto di fine anno

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Ogni volta mi è più faticoso, rispettare la scadenza per l’invio del mio articolo, che non ho fatto mai mancare, alla rivista bimestrale della cooperativa: mi sembra sempre più difficile trovare nuovi argomenti, adatti alla rubrica ‘Racconti notturni’ che mi è stata dedicata ormai stabilmente.
Ma ce l’ho fatta anche questa volta, come sempre nell’ultimo giorno utile, rispetto al numero della rivista che uscirà per le feste di fine d’anno; un’ultima controllata, poi spedirò il nuovo scritto in segreteria.
E visto che neppure il tempo e le idee per un nuovo post abbondano, ho pensato di presentarlo qui di seguito in anteprima, anche in considerazione della quasi inesistente sovrapposizione fra i miei lettori nei due media.

Buona lettura!

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L’uomo dal colbacco
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Avvenne sul finire del 2011, una sera in cui una fredda nebbiolina faceva rabbrividire, e rendeva le colorate luminarie natalizie un po’ sfumate e irreali.
Era in testa a una breve fila di persone nel consueto marciapiede d’attesa presso la stazione; mi colpì il suo vistoso copricapo: un colbaccone color ardesia con tanto di paraoerecchie ben calzati.
Non dovetti scendere per aprire il bagagliaio: aveva con sé soltanto una valigetta ventiquattr’ore e un pacchetto da regalo.
“Buonasera” mi disse con voce grave, quasi trasecolata.
“Buonasera a lei, mi dica.”
“Mi porti per favore in via Cristoforo Colombo, le dirò poi io a che altezza ci fermiamo. Lei è della Co.Ta.Bo. vero?”
“Certo.”
“Cooperativa tassisti bolognesi…” sillabò pensoso, curiosamente; “perché ho la taxi-card. Sempre che non l’abbia smarrita nei miei viaggi.”
“D’accordo” risposi, mentre la freccina verde ci dava già il lasciapassare verso destra; “sempre in viaggio, sempre di corsa?”
“Sì, dovrei stare più tranquillo. Ma mi lascio prendere dall’urgenza del fare. A volte immagino, anzi sogno, un’unica immensa cooperativa mondiale, in cui la solidarietà sia la regola più diffusa e rispettata, e dove ci si insegni l’un l’altro a vivere in maniera più tranquilla, più umana.”
“Ha proprio ragione,” ribatto: “il progresso, se di progresso si può parlare, ci sta rendendo tutti sempre più infelici e più poveri, ma soprattutto poveri dentro.”
“Poveri dentro, ecco, ha detto bene” concluse, poi lo sentii immergersi nei suoi pensieri, in un silenzio particolarmente profondo.

“Eccoci in via Cristoforo Colombo. Mi dice lei quando devo fermarmi.”
Interpretai la mancata risposta come un assenso, e proseguii veloce nella periferia brumosa.
“Avanti ancora?” chiesi dopo un po’. E questa volta non ottenere risposta mi inquietò, e  girai immediatamente il capo.
Sorpresa, sbalordimento, sconcerto: il mio passeggero non c’era più: ero solo in macchina, lanciato verso una destinazione sconosciuta quanto inutile.
Fermai immediatamente la vettura, poi scesi e rientrai da dietro, alla ricerca di qualche traccia di quell’incredibile passaggio. La taxi card era lì, sul sedile; sembrava dirmi che era lei ad aver smarrito in viaggio il suo possessore.
Lo sbigottimento non mi abbandonò fino all’indomani: ero sicuro di non aver sentito aprirsi e richiudersi la portiera, e quella sparizione aveva un aspetto in tutto e per tutto paranormale.

La mattina mi alzai molto più presto del solito, e prima di qualsiasi altra cosa telefonai alla centrale, per farmi mettere in contatto, tramite gli estremi sulla sua scheda elettronica, con il passeggero sparito. Per le regole di riservatezza, la centralinista non mi diede il suo numero di telefono, ma mi chiese il permesso di comunicargli il mio.
L’attesa di una sua chiamata fu ansiosa, ma per fortuna non troppo lunga.

“Buongiorno, è lei il tassista della Co.Ta.Bo.?”
Riconobbi subito quella voce trasecolata, come proveniente dall’aldilà.
“Certo, buongiorno! Che cosa è successo, ieri sera? Dove è sparito, non l’ho più vista!”
“Gliel’ho detto che sono distratto, mio caro, e che voglio fare troppe cose, e non solo qui da voi… Ma non si preoccupi. Mi venga a trovare al grande magazzino di elettrodomestici, sì quello in Via Cristoforo Colombo, così mi restituisce la taxi card; il mio nome lo sa, no? Naturalmente le pago il disturbo, e anzi aggiungerò un piccolo regalo.”
“Non c’è bisogno di regali, si figuri! L’importante per me è averla ritrovata!”
“Eh eh eh…” ribatté con tono caldo e un po’ allusivo.

Il pomeriggio, prima ancora di cominciare a lavorare, andai all’appuntamento: la curiosità era troppa.
Appena fu possibile, mi rivolsi a una cassiera: “Cerco il signor N.”
“Oggi non c’è, vuole lasciargli detto qualcosa?”
“Mah…” dissi perplesso, “mi aveva dato appuntamento lui, sono un tassista.”
“Ah, allora credo ci sia qualcosa per lei” soggiunse la ragazza, mettendosi a rovistare sotto il piano della cassa.
“Ecco!” e ne estrasse una busta, e mi invitò ad aprirla e a leggere il contenuto.

“Caro signore, non era mia intenzione farle prendere uno spavento; a volte le mie scorribande spazio-temporali avvengono quasi involontariamente. Ma se lei sapesse quanto bisogno c’è di rammendare il futuro, un futuro in cui la parola cooperazione sembra quasi non esistere più, mi capirebbe meglio.
Può richiudere la mia taxi-card dentro questa busta e lasciarla alla cassiera, si fidi; la banconota da venti è per il suo disturbo.
E poi, come le ho anticipato, c’è un regalo per lei. In fondo a questa lettera c’è un codice numerico; quando si collega sul taxi al terminale Go-box, se lo digita, si troverà proiettato in un mondo e in un tempo che non conosce, e potrà, se vuole, darmi una mano in quell’opera di rammendo che le dicevo.
Vorrei che un giorno ci si ritrovasse in un’unica cooperativa mondiale, …ma per ora mi limito ad augurarle un sereno anno nuovo.
N.”
E, di seguito, un codice numerico di quattro cifre.

Da quel momento il cuore cominciò a battermi più forte, e non smise finché, vincendo lo sgomento, non provai ad effettuare quell’inesplorata connessione.
E non appena digitai, con la mano un po’ tremante,  quelle quattro cifre sul video touch-screen, cominciò un capitolo completamente nuovo e inaspettato della mia vita.

Ma di questo vi parlerò un’altra volta. E, s’intende, con tutta la dovuta calma…
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Immagine da: http://cotabo.d-vel.biz/page.do?id=52

Informazioni su Franz

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12 risposte a Un racconto di fine anno

  1. lorenza mori ha detto:

    Mi ha ricordato un racconto di Asimov, che si intitolava “E se..” , parlava di una coppia, molto innamorati , e se, dicevano, quel giorno non ci fosse capitata quella cosa , non ci saremmo mai conosciuti .. Il racconto esplora quell’altra eventualità , se quella cosa non fosse capitata e procede per un’altra via, finchè i due , ugualmente , si incontrano e si innamorano, come a dire , anche per Asimov che aveva solide basi scientifiche ,che l’amore vince sempre. Un pò di ottimismo mi fa proprio comodo , ciao Franz.

    • Franz ha detto:

      Ciao, Lorenza!
      Quello che citi è lo stesso tema conduttore di un famoso film di diversi anni fa, “Sliding doors”, non so se te lo ricordi.
      Comunque, il mio mestiere invita spesso a ragionare sulla casualità, quando, soprattutto nei tragitti fra una corsa e l’altra, un semaforo rosso o la scelta di una deviazione possono determinare o meno strani incontri e avventure, nel bene e nel male.
      Comunque, d’accordo, facciamo finta che alla fine l’amore trionfi sempre… 🙂

  2. milvia ha detto:

    “il progresso, se di progresso si può parlare, ci sta rendendo tutti sempre più infelici e più poveri, ma soprattutto poveri dentro”
    Meditate, gente, meditate…. Un progresso materiale, che dovrebbe facilitarci la vita, e, al contrario, costituisce un regresso nella “vera” concezione di benessere.

    Certo che la fantasia non ti manca, caro “fanciullino” Franz! Un racconto un po’ alla Buzzati, questo. E la presenza della nebbia è un elemento portante.
    Che ci sia o no un seguito non ha poi molta importanza: lo scopo (non mi piace la parola “morale”) della favola è già molto chiaro, e lo condivido.

    • Franz ha detto:

      Un gigante della letteratura italiana, dopo la citazione di altri due di quella in lingua inglese: ci sarebbe quasi da montarsi la testa!
      Con i miei ritmi di lettura da lumaca lenta, mi piacerebbe prendere in mano un vecchio tomo di famiglia che conservo in una libreria: i ‘Sessanta racconti’ di Buzzati; chissà se qualcuno termina con la stessa maniera di lasciare in sospeso il lettore…

      Grazie, cara Milvia, per il sempre gradito sostegno e condivisione.

  3. amanda ha detto:

    no ma dico si fa così? quanto dobbiamo aspettare per la seconda puntata?

  4. Loretta ha detto:

    Bello bello, mi piace molto.
    Ciao

  5. duhangst ha detto:

    Una grande cooperativa mondiale.. Già ce ne sarebbe così bisogno, prorpio ora ci si sta dirigendo verso l’individualismo più spinto..

    • Franz ha detto:

      Penso che la via di salvezza stia proprio, innanzitutto, nel riappropriarsi di quelle caratteristiche di innata umanità che il morente capitalismo sta finendo di massacrare.

  6. Luca ha detto:

    Il paranormale che pare normale ma, badabèn badabèn, è normale. Come non ricordare uno dei tormentoni del Drive In, insieme a “Porco il mondo che ci ho sotto i piedi” e “Ma si può andare avanti così? Si può, si può…”?

    Alla fine, specie quando si approssima il Natale, anche i cuori più duri e le menti più rigorose indulgono ad escursioni nel soprannaturale. L’aggancio letterario più illustre non può che essere Charles Dickens, realistico cantore delle contraddizioni della Londra protoindustriale, ma anche creatore di una allucinata favola a sfondo natalizio dove il ricco Epulone si pente e si converte alla bontà.

    Così, anche l’Hemingway delle Due Torri ogni tanto esce dal realismo urbano delle sue taxistiche escursioni ed esplora il regno della fantasia verificando che, per fortuna, col raggiungimento ormai consolidato della maturità non ha trucidato il pascoliano fanciullino che alberga in qualche angolo della sua interiorità, a volte un po’ assopito ma pronto a risvegliarsi e, dopo una veloce stiracchiata e una ventina di sbadigli, desideroso di far sentire la sua squillante vocina.

    Il sorriso diventa una smorfia grottesca quando ci rendiamo conto che, ormai, per inseguire una dimensione gradevole ed edificante dobbiamo giocoforza abbandonare la cronaca e rifugiarci nelle metafore simboliche della fantasia. Come i sognatori ufologi che aspettano una qualche razza aliena che aprirà l’Era dell’Acquario cantata una quarantina di anni fa dai Fifth Dimension. O gli inguaribili ottimisti che pensano basti sostituire un malefico puttaniere con un professore benemerito per azzerare lo spread.

    E comunque, buona settimana alle persone di buona volontà.

    • Franz ha detto:

      Temo che lo spread fra le quasi unanimi speranze suscitate dal serio aristotecnocrate e la disumana realtà che è venuto ad imporre si rivelerà così amaro da indurre i soliti idioti a rimpiangere il puttaniere, che almeno raccontava le barzellette.
      C’è bisogno di rifugiarsi nella fantasia, è vero, e il fanciullino che è in me, sebbene risvegliato solo dalla scadenza dell’impegno editorial-volontario, ha già ottenuto un formidabile compenso, sentendo citati tali grandi scrittori nel primo commento al suo piccolo nuovo parto.
      Grazie di cuore, da parte sua e da parte mia, e buona settimana a te!

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