Default per una notte (prima parte)

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L’evento che ti fa deragliare, o sembra farlo, arriva sempre così, subdolo, quando meno te l’aspetti, in un momento più normale che mai, anzi spesso in un periodo già gravato da fonti di stress.
Da sempre propenso al risparmio, e per questo dotato di elasticità nei confronti di esborsi improvvisi, tuttavia da un paio di settimane avevo dovuto rivedere e incrementare un po’ la quantità di ore quotidiane dedicate al lavoro, in considerazione di una notevole serie di spese obbligate, fra quelle già affrontate e quelle in arrivo tra dicembre e gennaio, e del rischio che la disponibilità sul conto corrente non riuscisse a coprirle. Altri risparmi da parte, niente: quando ne ho, li uso per abbattere la residua quota capitale del mutuo sulla casa.

Il rimedio sembrava funzionare egregiamente, e la quantità di bigliettoni portata a casa ogni notte compensava quel po’ di fatica nervosa in più, e di tempo libero in meno.
Poi, giovedì notte intorno alle dieci, quando anche chi è uscito di casa è già arrivato nel luogo prescelto e la città ritrova una particolare calma, e l’ascolto radiofonico settimanale di Santoro e soci è stato finora ostacolato solo di tanto in tanto da passeggeri vocianti, un fruscio proveniente in apparenza dalla ruota anteriore destra, una specie di cic-ciac ritmico, mi obbliga, appena scaricata l’ultima cliente, a una sosta di controllo.
La ruota non ha nulla di anomalo; vado ad aprire il cofano. E capisco subito che cosa è successo.
Il pentolino cilindrico da campeggio, chiuso, con la mia cena vegana non ancora consumata (un’insalata di farro bollito), oggetto che ho preso l’abitudine di introdurre in un pertugio del vano motore per tenerlo caldo, è nudo: il sacchetto di plastica, quello da frutta e verdura del supermercato, che lo avvolgeva per ripararlo, è stato risucchiato dal motore, da qualcuno dei suoi organi e ingranaggi. Non ce n’è più alcuna traccia visibile.

Provo a ripartire, e di lì a poco un primo allarme, l’accensione della spia della batteria, mi fa capire che la serata di lavoro è conclusa.
Meglio non portare la vettura a casa, nel garage interrato: troppo complicato estrarla da lì se domani non si riaccendesse.
Prendo la via dell’officina Volkswagen dello scrupoloso signor Marino, dove ho appena eseguito il tagliando dei settantacinquemila; anzi, forse più facile e più vicino lasciarla nei pressi della fermata dell’autobus per tornare a casa, che dista da lì un chilometro e mezzo.
Un’altra segnalazione, imperiosa come una pugnalata: ‘Fermarsi immediatamente, surriscaldamento del motore‘.
Proseguo piano, cercando con lo sguardo un possibile parcheggio; spengo l’impianto di climatizzazione, ho i nervi a fior di pelle.
La zona prescelta è ormai raggiunta, ma le segnalazioni e le spie, una dopo l’altra, continuano ad accendersi: ‘Attenzione, airbag fuori servizio‘. Si spegne da solo anche il videoterminale del radiotaxi.
Coraggio Cavallona, ancora pochi metri, un ultimo sforzo, mentre, col cuore palpitante e una tensione nervosa estrema, mi sembra di aver individuato un facile approdo, libero, ad accesso frontale, nella larga via Nadi, vicino al Pontevecchio.
Il quadro sul cruscotto è ormai un albero di Natale: si accendono spie colorate mai viste prima.
Quando cerco di voltare per infilarmi, col muso, nel rettangolo d’asfalto felicemente individuato, sento il volante improvvisamente durissimo: anche il servosterzo è andato.
Concludo fortunosamente e a fatica la pur semplice manovra e spengo tutto, immediatamente, salvo la fortissima tensione nervosa, che ci mette qualche minuto di più.

Esclusivamente per agevolare il ritorno a casa, che comprende una lunga camminata dopo il capolinea dell’autobus, decido di cenare, cioè di vuotare il pentolino all’origine del macello.
Recuperata poi la borsa a tracolla dal bagagliaio, chiudo a chiave la portiera come si faceva una volta, mi allontano un po’ e osservo a lungo la Cavalla intossicata dalla plastica, illuminata come un riflettore bianco da un alto lampione stradale; decido che il suo ingombro non necessita di particolari avvisi di guasto sotto il tergicristallo.

Prendo l’autobus al volo, a quest’ora una fortuna rarissima, mentre i pensieri e gli scenari immaginati, che non mi abbandoneranno nella notte salvo per una sola ora di sonno, cominciano ad organizzarsi, infittirsi, accavallarsi.
I tre chilometri a piedi, per strade via via più buie nella notte e poi nella campagna, dal centro di San Lazzaro fino a casa, filano via lisci e quasi graditi a sfogare, camminando veloce, la tensione accumulata.

Eccomi a casa.
Indossato il pigiama e una felpa sopra, provo a distrarmi un po’ accendendo la tv, per seguire l’ultima mezz’ora della puntata di Michele Santoro.
Piccoli imprenditori disperati e quasi in lacrime, nei servizi filmati e ospiti in studio, strozzati da Equitalia per pagamenti di tasse arretrate e impossibilitati ad ottenere crediti. Non so se mi faccia più male o più bene assistere alla loro desolazione.
Le vignette finali di Vauro mi sembrano molto sottotono. Ma finalmente la trasmissione è finita, e posso restare solo coi miei pensieri.

Immagino che pezzetti di plastica del sacchetto, fusi dall’alta temperatura, abbiano intaccato il radiatore, il generatore, la batteria, la centralina elettronica e chissà quale altro apparato.
Il senso d’angoscia di sentire così compromesso il mezzo di trasporto e di lavoro quotidiano, quasi un’estensione del mio corpo, si alterna alla considerazione delle inedite difficoltà economiche che improvvisamente si prospettano, a fronte di una probabile spesa che immagino nell’ordine delle migliaia di euro.
Bisognerà lavorare, tanto, ogni giorno, anche la sera del mio compleanno, anche la notte di Capodanno, magari rinunciare anche al tradizionale pranzo di Natale al ristorante, bisognerà intaccare la giacenza di tremila euro sul conto corrente che mi garantisce l’assenza di spese, e informarsi sulle conseguenze; e bisognerà anche sperare che non succedano altri imprevisti, che sancirebbero il mio personale ‘default’.

Ho preso nota dell’orario dei primi autobus mattutini, e ho puntato la sveglia alle sette.
A letto mi sento quasi sovrastato dai pensieri inquieti; capisco che è uno dei rari momenti in cui la mia solitudine smette di essere un punto di forza. Vorrei, per una volta, ascolto, comprensione profonda, affetto.

Alle sei, dopo quella sola ora di sonno e di sogni strani, sono di nuovo sveglio, e decido di alzarmi per guadagnare tempo sul piano di battaglia.
Se la Cavalla non vorrà mettersi in moto raggiungerò l’officina a piedi e concorderò il trasporto con il carro-attrezzi. Immagino che la giornata di oggi, venerdì, servirà ai meccanici solo per una prima diagnosi, e studio l’itinerario con gli autobus per recarmi in Co.Ta.Bo. a richiedere il taxi di scorta. Faccio mentalmente l’inventario di tutta l’attrezzatura di servizio da estrarre dalla Cavallona e da trasportare con me.
Esco di casa nelle prime luci di un mattino grigio di autunno inoltrato. La vista sulla campagna mi fa bene e mi ridona un po’ di equilibrio, mentre percorro ancora le strade, ancora piuttosto quiete, verso il capolinea.
Studio le parole per confessare con umiltà e chiarezza al placido e preciso signor Marino il disastro combinato.
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(continua)
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Immagine da: http://www.corsaclub.it/forum/viewtopic.php?f=84&t=1137

Informazioni su Franz

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30 risposte a Default per una notte (prima parte)

  1. Missss ha detto:

    … no comment!!!!!

    un MissBacio di consolazione eh eh eh

    • Franz ha detto:

      Ci sto prendendo gusto: mi vien quasi la tentazione di specializzarmi nei racconti di brutte avventure…
      Intanto bacio, ed ‘eh eh eh’, ricambiati di cuore.

      • Missss ha detto:

        Mi sono dimenticata una cosa però: ma ora fai anche i post a puntate? Non ti sembra un pò troppo? Io poi come faccio? Ho una certa età, l’occhio si stanca, il mio povero unico solo e tutto abbandonato neurone che gira nel vuoto del mio cervello come farà? Ecchissssà poi quando riuscirò a prendere la pensione eh eh eh eh

      • Franz ha detto:

        Oh insomma, troppo lunghi non va bene, spezzati nemmeno… 😥
        E poi bisogna meritarsela, la favolosa pensione che prenderemo a ottantacinque anni (sempre che il nostro rispettivo neurone tenga botta fino allora…)

        • Missss ha detto:

          Non mi smentisco, stai tranquillo che ad avere a che fare con me non ci si annoia mai eh he heh eh eh eh ehe e ho anche visto il nuovo post ma sono quasi le 23 e ho sonno, se permetti!!!!!! Notte MissBacio

        • Franz ha detto:

          Le inconfondibili tracce della cara Miss, soprattutto da quando sono più rarefatte (per evidenti motivi di superattività e sacrosanto bisogno di riposo) sono sempre molllllto gradite!
          Buona settimana a te, e bacione ricambiato.

  2. nick ha detto:

    dopo la cottura a vapore ecco la cottura a motore…..

  3. Luca ha detto:

    Ci sono dei momenti in cui la trama ordinata e rettilinea della vita subisce delle increspature più o meno grandi: i soggetti emotivi si limitano alle invettive, come le comari di S. Ilario impotenti di fronte allo charme di Bocca di Rosa (salvo poi rivolgersi all’ordine costituito); i soggetti razionali hanno un immediato flash delle concomitanze e conseguenze dell’increspatura in questione: dopo di che, la parte emotiva può comunque attivarsi.

    Certamente, comunque, è nei momenti critici che si fa l’inventario delle proprie risorse e ci si mette alla prova: e, come nel tuo caso, all’iniziale momento quasi (o senza quasi) di angoscia lentamente si sostituisce una strana forma di euforia adrenalinica che in parole potrebbe essere tradotta in “Glie lo faccio vedere io chi è il più forte…” e il destinatario della sfida può essere il destino, la sfiga, il Padreterno, i tempi moderni, il conto del meccanico, l’angoscia metropolitana, il prurito a una coscia (la gratterò poscia) o quant’altro.

    E chi può, nobilita questi momenti e li sbanalizza trasfigurandoli in una prosa sagace e a tratti quasi irresistibile.

    • Franz ha detto:

      Fra le tanti voci di conforto per la mia piccola (e temporalmente assai breve) disavventura, di cui pubblicherò appena potrò il resoconto dell’esito, questa tua colpisce a livelli profondi, per l’attenzione un po’ professionale ma molto più umana alle dinamiche della mente.
      …Nonchè per la bontà del tuo giudizio sulla mia narrazione.
      Grazie, caro amico!

  4. amanda ha detto:

    ma come diavolo ha fatto la plastica dal portabagagli a finire nel motore, no perchè con tutto quel che lascio nel mio portabagagli tra sacchi per la spesa ecc ecc avrei dovuto flambare da mò

    • Franz ha detto:

      Lettrice Amanda, amabile, e distratta, il sacchetto di plastica, e il suo contenuto, erano già sotto il cofano del motore, e non hanno dovuto compiere miracolose traslazioni.

      • amanda ha detto:

        e che diavolo ce l’avevi messo a fare nel motore!!!!!
        fai il vegano e poi metti il cibo in quel luogo pieno di puzze di oli e di prodotti della combustione??????’

      • Franz ha detto:

        Il sacchetto serviva proprio come scudo invalicabile (o quasi…) per il pentolino chiuso.
        Sfruttare il calore che andrebbe disperso mi sembra un buon principio ecologico, anche perché un’insalata a quattro gradi centigradi non è vegana, è masochista!

  5. lagiraffa ha detto:

    Franz! Ma non si fa così! Mi stavo preoccupando per il default, per la cavallona tutta da rifare, il compleanno, il natale..la prossima volta, che ne dici di usare un thermos? 😉

    • Franz ha detto:

      Eh, questa volta non ho inventato proprio niente, davvero: anche quei pensieri lì, che ora sembrano proprio patetici, mi sono frullati per la testa.
      Un thermos? No, no, sono saldamente e sardamente attaccato alle mie abitudini: ho trovato un nuovo pertugio nel vano motore, meno a rischio, e invece di un sacchetto esterno, racchiudo la cena in un cartoccio di cuki dentro il pentolino.
      Per ora funziona…
      😀

      • lagiraffa ha detto:

        Ma sono sicura che non hai inventato niente, in quei momenti vengono in mente tante cose! Però, perseverare nel rischio è sardamente diabolico, quasi quasi ti spedisco io un thermos 😆

      • Franz ha detto:

        Grazie per il pensiero, di autentica generosità giraffiana!
        Avevo preso in considerazione, in realtà, anche degli scaldavivande collegabili all’accendisigari elettrico, ma il metodo scelto (ed ora perfezionato, anche come rischio…) è molto più semplice e ad impatto zero.
        Come vedi, sono cocciuto… 😐

  6. Loretta ha detto:

    Acc! potevi metterlo fra parentesi all’inizio che tutto si era aggiustato?
    Mi sono un pò angosciata , ero pronta a fare una colletta.
    Ciao ciao

    • Franz ha detto:

      Ricevere la solidarietà delle persone care è un gran bel conforto, anche quando l’allarme è cessato.
      Mi dispiace solo per quel po’ di angoscia che ti ho procurato, ma avvertire all’inizio mi sembrava proprio esagerato!

      Ciao, Loretta! 😉

  7. duhangst ha detto:

    Spero veramente con tutto il cuore che sia una banalità il tuo problema, incrocio le dita per te.

  8. milvietta ha detto:

    Eh eh, non è che volevi far diventare vegana anche la Cavallona, caro Franz?… Mi permetto di scherzare perché tutto è andato a finire bene e la Cavalla se la sarà cavata, presumo, con una… lavanda gastrica. Sono contenta per te e per lei, perché anche a lei mi sono un poco affezionata. L’’avventura che ci hai raccontato sfiora la fantascienza (con tutte quelle spie colorate che si accendono progressivamente e gli inquietanti messaggi che sembrano venire dallo spazio) e raggiunge punte di noir padano, alla Valerio Varesi, quando descrivi il tuo camminare nel buio della notte: ma per questa seconda immagine, entra in ballo la mia fantasia, sono io che ti immagino attraversare le strade di campagna immerse nella nebbia, figura solitaria, inquieta e inquietante. Questo per dirti che, anche se hai attentato alla vita della tua inseparabile compagna, sei, come sempre, un ottimo narratore, che sa riportare molto bene le atmosfere delle cose che racconti.
    Non mi resta che esternarti la mia solidarietà e partecipazione che può essere solo retroattiva, nel senso che ora non ne hai più necessità. Insomma, fai finta che fossi lì a dirti: poi tutto si accomoda.
    Aspetto la descrizione del lieto fine, tipo: “ e io e la Cavallona vivemmo da allora felici e contenti”.
    Un abbraccio a te e un pat pat leggero sul muso della convalescente tua compagna di strada.

    • milvia ha detto:

      Mi verrebbe da dire: Milvietta, chi era costei? Deve essere successo qualche pasticcio nel trasferimento che sto cercando di fare da Splinder a WP. Ma sono sempre io, la solita Milvia

    • Franz ha detto:

      Cara Milvia, un sacchetto per la verdura non è la migliore attrattiva gastronomica per una dieta vegana…
      E comunque la Cavalla, che è molto ecologica, si ciba solo di fieno gassoso, dai migliori distributori di metano!
      Grazie per la partecipazione, forzatamente retroattiva e fortunatamente a lieto fine avvenuto (anche se non ancora raccontato).
      E grazie anche per una nuova citazione di narratori, che arricchisce la mia invidiabile collezione: questa volta l’autore che citi è meno famoso, ma sono certo che sia di ottimo livello.

      Abbraccio ricambiato, e uno starnuto di soddisfazione da parte della Cavallona.

  9. Superfragilistic ha detto:

    mi ha fatto pensare a quando la mia prima 127, usatissima e proveniente da Milano, ha cominciato a rallentare fino a fermarsi per sempre. Cosa sarà mai successo? io, squattrinata e nel periodo di massima povertà della mia vita, chiamo il fra’ Pacifico, un mio amico che il giorno segue San Francesco e la notte sogna le automobili. Lui viene e subito non so come capisce: una busta di plastica era stata posizionata davanti al radiatore in corrispondenza della griglia esterna di areazione per evitare il congelamento del liquido, così scontato per la realtà milanese ma molto meno per quella salernitana e soprattutto all’inizio di una calda primavera……risultato: partita la guarnizione della testata. Per le spese, che non avrei potuto sostenere, ci ha pensato il faticello che mi ha riparato gratuitamente la macchina………:)

    • Franz ha detto:

      E’ un precedente curiosamente simile!
      Dotato, peraltro, di una connotazione a metà strada fra Alessandro Manzoni e Nino Frassica, con quel personaggio mistico e un po’ mitologico, rievocato da tempi ormai lontani… 🙂

  10. Franz ha detto:

    Tengo ad anticipare, per evitare inutili allarmi in chi mi vuol bene, che la storia avrà un ottimo lieto fine… 🙂

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