Coraggio!

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A volte sogni di navigare su campi di grano
E nei ritorni quella bellezza resta in una mano
E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero
E tu da lì mi sentirai se grido
Io non ho paura

Il tempo non ti aspetta
Ferisce questa terra dolce e diffidente
Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure
Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto e il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo
Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino
Io non ho paura

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Sono questi versi, che ho scelto dal testo della recente canzone ‘Io non ho paura’ (che riprende il titolo del romanzo di Niccolò Ammaniti, e del relativo film di Gabriele Salvatores), scritta da Bungaro e interpretata da Fiorella Mannoia  (vedi qui), ad introdurre un tema, quello appunto della paura, che appare di grande attualità, e sul quale penso siamo destinati a confrontarci sempre più, con l’avanzare di questi tempi di profonda crisi.

Anche per me, questo 2012 si apre con la coscienza di gravi minacce, a ciascuno dei tre livelli di un’ipotetica ‘zoomata’ che, dall’ambito personale, va a quello nazionale, e infine a quello mondiale.

La mia vita di tutti giorni è, inevitabilmente, scossa dagli attacchi che annuncia di sferrare alla categoria dei tassisti il governo di Mario Monti, su sollecitazione del sottosegretario Antonio Catricalà e in difesa, come suo vero ed esclusivo compito, degli interessi dei potentati economici e industriali, nonché, più in generale, di un modello liberista di società che evidentemente non ha ancora finito la propria opera devastatrice.
Non torno ad argomentare la falsità demagogica (e difficilmente contrastabile presso un’opinione pubblica tempestata acriticamente) di tale campagna; m’interessa qui solo interrogarmi e raccontare come vivo tali minacce, sia nei confronti dell’ingente capitale investito quando comprai la licenza, sia, ancor di più, verso una sufficiente redditività, e accettabile qualità, della mia attività lavorativa.
La fredda, meccanica determinazione che mostra l’elegante Primo Ministro, nel perseguire i suoi obiettivi, tende ad indicarmi l’idea che le mie condizioni di esistenza volgano inevitabilmente al peggio.
Tuttavia evito di maledire la situazione che si è venuta a generare, e a voltarmi indietro con l’atteggiamento di chi già ha nostalgia del bel tempo andato; continuo, giorno dopo giorno, il mio lungo processo dedicato ad una grande attenzione e ‘cura’ verso me stesso, di cui parlai già nel blog, che mi regala talvolta qualche splendido fiore di rinascita e rinnovamento e altre volte, in maniera altalenante, qualche angusto senso di continuare a pedalare in salita.
Tengo, naturalmente, gli occhi aperti sull’evolversi della situazione. E questo mi fa intuire che presto la battaglia per la nostra difesa si farà tanto clamorosa da occupare le prime pagine dei giornali.
E ripeto agli amici, oltre che a me stesso, che quel po’ di saggezza che ho conquistato fin qui mi porta a considerare le difficoltà come grandi occasioni di cambiamento.
Mi piace immaginare, forse intuire, certo pregustare, il momento in cui, trovato il miglior adattamento possibile al modificarsi della situazione, ne trarrò un senso di ripresa all’espansione vitale ora seriamente minacciata.
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Allargando il campo all’orizzonte nazionale, la tentazione della depressione si fa, se possibile, ancor più forte.
Se pure in rapido calo, è ancora esageratamente alto il consenso ad un governo che sta mostrando nei fatti, com’era facile prevedere, quale sia lo scopo per cui è stato imposto alla nazione, con l’unico vantaggio collettivo di aver fatto una provvisoria e parziale piazza pulita del Piccolo Teatro degli Orrori che l’ha preceduto per un periodo di tempo interminabile. Lo scopo, dicevo, di salvaguardare gli interessi delle banche e di ciò che ad esse, a livello internazionale, gira intorno.
Qualche azione spettacolare, molto ben studiata, di lotta all’evasione fiscale, insieme alla promessa di una fase-due che rilanci la famigerata ‘crescita’ (sbandierata accortamente nei salotti televisivi), sono un ottimo fumo negli occhi per evitare che la popolazione si renda conto di essere indirizzata al macello, e reagisca di conseguenza. Ma è solo questione di tempo.
Il panorama partitico, intanto, non può che spingere appunto verso una cupa depressione: le forze attualmente maggioritarie nei sondaggi sono quelle che si fanno chiamare di centro-sinistra, ma che hanno scelto di appoggiare, in nome dell’emergenza, le direttive ultraliberiste e ultrailliberali degli aristo-tecnocrati, mentre i protagonisti del Teatro degli Orrori, Lega e Berlusconi, tessono le loro trame di rivalsa, con prospettive oggettivamente ormai grottesche, ma tutt’altro che trascurabili.
Dalla parte di chi non ha smarrito la lucidità c’è Beppe Grillo, capace fin qui di aggregare consensi interessanti, ma forse con il limite di una chiusura intransigente ad altri movimenti che permettano di costituire un fronte comune contro la casta.
E fra i movimenti, quello più illuminato è ancora troppo marginale: alludo all’ ‘Alternativa’ di Giulietto Chiesa e soci; mentre sta crescendo lentamente quell’aggregato che si raccoglie sotto il manifesto dell’insolvenza sociale al pagamento del debito, condotto da Giorgio Cremaschi.
Il tutto mentre, al contempo, sembrerebbero quasi spenti i generali fermenti di riappropriazione dal basso della politica, che raggiunsero il loro apice nella vittoria referendaria e, sia pure con quei maledetti esiti di guerriglia urbana, nell’oceanica partecipazione alla giornata romana degli indignati, lo scorso 15 ottobre.
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Se il panorama nazionale è quanto meno deprimente, procedendo nella ‘zoomata’, quello internazionale appare addirittura sconvolgente.
Con un effetto di inevitabile déjà vu, siamo progressivamente e sistematicamente spinti a concentrare l’attenzione sul nuovo nemico da abbattere, l’Iran di Mahmud Ahmadinejad, la prossima casella, forse insieme a quella siriana, dove lo zio Sam vuole collocare i suoi segnalini a forma di carro armato di un Risiko mondiale reso, ormai, questione di sopravvivenza, in un ecosistema a corto di risorse per continuare ad alimentare l’irrinunciabile stile di vita dei nostri grassi cugini d’oltre oceano, e in parte anche il nostro.
Niente ha smentito le più fosche previsioni circa il rischio di un conflitto mondiale, a causa dei concomitanti e contrastanti interessi sul petrolio iraniano da parte di Cina e Russia, mentre invece si infittiscono i segnali di surriscaldamento della zona, come il sempre solerte zio Beppe Grillo ci indica:

L’Iran non ha digerito le sanzioni che strangolerebbero la sua economia e ha minacciato la chiusura dello stretto di Hormuz dal quale transitano 17 milioni di barili al giorno, pari al 20% del petrolio mondiale che viene commerciato e, per sicurezza, ha fatto dei test per missili a largo raggio. Gli Stati Uniti hanno replicato con l’invio della portaerei USS John C. Stennis. Il Pentagono ha spiegato che “Si tratta di spostamenti che avvengono regolarmente per garantire la stabilità della Regione” (vedi qui tutto l’articolo).

Ma anche non dovesse avverarsi la terribile previsione di un conflitto nucleare, uno sguardo disincantato e appena un po’ informato circa la situazione dei sette miliardi di esemplari dell’homo sapiens, sul pianeta che li ospita, è quasi disperata.
A Durban, sul finire del 2011, in un clima di relativo disinteresse mondiale, si è consumata probabilmente la condanna definitiva all’estinzione, o magari solo a una drastica, formidabile decimazione (nella popolazione e nelle sue condizioni di esistenza), della specie umana, condanna salutata per giunta da una tragicomica euforia per gli accordi raggiunti… (vedi qui).
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Ecco il quadro, spaventoso a ciascun livello io lo osservi, in queste prime settimane del nuovo anno.
Eppure, il termine ‘spaventoso’ è proprio quello che vorrei contrastare, in queste mie considerazioni.
Certo, un senso di responsabilità anche minimale porta a chiamare i pericoli con il loro nome, a non nascondere la testa sotto la sabbia, o davanti al video di un televisore o di un computer, ovvero a non rimbambirsi di acquisti nella stagione dei saldi.
Ma il passo successivo è quello del coraggio, della passione indomabile per la vita e per la bellezza, che annulla la tristezza e la paura, foriere di annichilimento della volontà, e fa continuare a coltivare i fiori del proprio giardino, e a svegliarsi ogni giorno con nuova speranza.
E’ in fondo la nostra natura più autentica a chiedercelo, e a darci segnali di gratificazione e appagamento ogni qual volta ne siamo capaci, sia pure in contesti ogni giorno più drammatici.

Voglio terminare citando una persona molto famosa, nella mia città, una persona che ne ha già viste e passate di cotte e di crude, nei sessantadue anni e rotti della sua vita fin qui. Si tratta di Franco Berardi, detto Bifo (vedi qui il suo profilo su Wikipedia).
E’ scritto da lui l’articolo che, nelle ultime settimane, più di ogni altro mi ha trasmesso il senso di un’operosa e irrefrenabile speranza, frutto dell’uso accorto di grandi capacità intellettive e progettuali.
Parla di monete locali, e, se volete, potete leggerlo anche voi, cliccando qui.
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Immagine da: http://news.tecnozoom.it/internet-e-reti/la-cina-censura-per-due-giorni-piazza-tienanmen-bloccati-twitter-flickr-e-hotmail-post-9023.html

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13 risposte a Coraggio!

  1. Carlo ha detto:

    Coraggio! Franz, posso solo lontanamente immaginare i patemi d’animo che ti starai facendo ed i giorni orribili che starai passando. Personalmente ti auguro di cuore che Monti lasci stare la tua categoria per concentrarsi magari più sulla mia: da bravo praticante avv. qual sono gradirei lo smantellamento degli Ordini professionali così da poter entrare, non dico con più facilità, ma con maggior giustizia ed equità, nel mondo del lavoro, dopo aver passato le forche caudine della durata di almeno un biennio a lavorare per la gloria per studi ricchissimi…
    Quanto all’articolo, nulla da dire. Hai solo dimenticato il brutto pasticciaccio che sta accadendo in Ungheria e che, a mio avviso, l’Europa sta ignorando in modo pericoloso…

    • Franz ha detto:

      Caro Carlo, innanzi tutto grazie per il tuo caloroso appoggio, che mi fa bene.
      Posso però rassicurarti che davvero, nonostante la situazione sia oggettivamente molto oscura e palesemente e gravemente ingiusta nei confronti della mia categoria (per chi non si lascia ingannare dagli slogan), riesco ad affrontarla con serenità, senza paura o spavento, come ho cercato di descrivere nella parte finale del post.
      Nel resto dell’articolo ho cercato di volare un po’ alto, sui temi generali. Conosco quanto sta avvenendo in Ungheria dai servizi giornalistici di Radio Popolare-network, che, a dire il vero, finora se ne sono occupati poco. Ho visto che, al contrario, hai appena pubblicato un tuo articolo sul tuo blog, che leggerò con calma e grande interesse a mente riposata, certo di ritrovarvi il tuo apprezzabilissimo piglio giornalistico.

      • Carlo ha detto:

        Troppo buono!
        Sì, ho deciso di trattare l’argomento non solo perché lo reputo allarmante, ma anche e soprattutto perché le testate più diffuse continuano a relegarlo a miseri trafiletti. Credo che l’Ue stia sottovalutando in modo fin troppo pericoloso ciò che avviene a 2 passi da noi (parliamo dell’Ungheria, non di uno stato del Sud Africa) e dunque sono convinto che l’opinione pubblica debba essere sensibilizzata e informata. Nel mio piccolo ho voluto dare un contributo alla causa.
        Quanto all’argomento del tuo pezzo, penso che tu stia affrontando gli eventi nel modo migliore. Stai solo attento a non far scivolare questa tua serenità nella rassegnazione (il tuo articolo appariva un po’ stanco e stufo di tutto 🙂 ).

      • Franz ha detto:

        Nel mio piccolo ho voluto dare un contributo alla causa.
        E’ un atteggiamento positivo, costruttivo, propositivo, che stimo molto, non dissimile a quello che sto cercando di adottare (con discreti risultati) a fronte degli allarmi ad ogni livello che ho elencato.
        Non credo ci sia rassegnazione, nè che questo atteggiamento sottragga forza alla sana rabbia e alla lotta che mi vede coinvolto insieme ai miei colleghi di tutt’Italia, anzi, forse dà un piccolo contributo di maggiore lucidità. Ma è anche vero che, a qualsiasi analisi razionale, è impensabile che questi signori rinuncino alla determinazione di rovinarci il mestiere e, di conseguenza, la vita quotidiana.

  2. lucianaele ha detto:

    Volevo lasciare un saluto a tutti voi, perchè per qualche giorno scomparirò dal blog.
    Causa…..trasloco. Sono nel caos più assoluto.
    Comunque buon fine settimana e a presto,
    Luciana

  3. milvia ha detto:

    Lasciare un commento a questo articolo è difficile. Mi sento inadeguata a scrivere qualsiasi cosa, perché hai già detto tutto. L’ analisi del momento storico che stiamo attraversando, e anche del momento che tu, personalmente, stai vivendo, sembra una fotografia, tanto è aderente alla realtà. E questo è molto importante, perché mi sembra che si stia diventando tutti un po’ miopi, se non addirittura ciechi. Quindi ben vengano le parole di chi la vista l’ha perfetta, come te e come Bifo, per esempio.
    Ma la cosa ancora più importante è l’ invito a non lasciarci prendere dallo scoramento, e a coltivare “la passione indomabile per la vita e per la bellezza, che annulla la tristezza e la paura”. Ho bisogno, di questo incitamento, credo che siamo in tanti ad averne bisogno. Raccolgo il tuo invito, caro Franz, perché solo seguendolo si può continuare ad andare avanti, e, anche, si può almeno tentare di modificare il periodo terribile che stiamo vivendo.

    Bellissimi testo e musica della nuova canzone di Fiorella Mannoia, come bello è il film di Salvatores e il libro (forse il migliore di Ammaniti). Grazie anche per questa canzone, Franz, perché non la conoscevo.
    Bello, come sempre, anche il commento di Luca, e la tua relativa risposta.
    Beh, termino augurandoti che il processo di cura ti regali sempre più spesso “splendidi fiori di rinascita e rinnovamento” e che la salita sia , per te, ogni giorno più dolce.

    • Franz ha detto:

      Non credo di reggere il confronto, sulle capacità visive, con Bifo, perchè mi sembra che lui abbia molto più che dieci decimi, mentre io… non so.
      In uno spontaneo esercizio di autocritica, ad esempio, mi è sembrato di essere stato un po’ sommario nelle previsioni catastrofiche sui destini dell’umanità. Certo, i segnali sono a un livello di gravità estremo, ma prevedere come si evolverà il genere umano in un ambiente compromesso penso sia molto arduo anche per chi abbia doti di futurologo superiori alle mie, che sono molto, molto modeste.

      Comunque grazie per la tua razione, sempre graditissima e (spero) proficua, di parole di apprezzamento. Ho piacere, a mia volta, di averti offerto segnalazioni e spunti interessanti.
      E ho piacere, ancor di più, che tu raccolga il mio invito alla passione per la vita, anche perché, facendo squadra, i risultati si moltiplicano, e anche le sfide imposibili forse cessano di esserlo.

      Auguri anche a te, di salite dolci, falsipiani emozionanti, discese ardite.

  4. Luca ha detto:

    Il commento che mi viene è questo, forse il nesso causale col post è relativo ma spero che vada bene anche così.

    E’ tremendamente vero: le difficoltà e le problematiche si incastrano fra loro in un gioco di scatole cinesi dal quale si può sfuggire solo attraverso una soluzione strutturale e globale, perché mettersi a correre appresso ai problemi uno alla volta diventa una perdita di tempo ed energie.

    Ma la più atroce alternativa, che è l’unica possibile quando sei maciullato dallo scoramento e dalla depressione, è starsene silenziosamente ad aspettare che l’espulsione dal processo produttivo (quello che Giovanni Lindo Ferretti aveva espresso con ruvida sintesi da montanaro nel trittico Produci-Consuma-Crepa, che può al massimo degenerare con un’illusorio aumento del piacere nel trittico minore Sbattiti-Fatti-Crepa) sia completa.

    Sono gentili, i custodi del capitale del Terzo Millennio: mi ricordano il poliziotto che, in una canzone di Ricky Gianco del 1977, forse mai edita su disco, usa i guanti di velluto per indurre a sfollare da una casa occupata: “Ci chiederà se per favore potremmo scendere in un paio d’ore. Sarà gentile, ci darà del lei, ne ammazzerà soltanto cinque o sei”.

    Sono gentili: non ti sparano, si limitano a metterti la pistola in mano e a convincerti a spararti da solo.

    Forse il 1977 mi viene in mente grazie al magistrale articolo di Bifo che quando sente il vento alle spalle si preoccupa, si incazza ed inverte con testarda coerenza il senso di marcia, anche a costo di far suo l’immortale aforisma brechtiano, “Visto che non c’era più posto libero, ci siamo seduti dalla parte del torto”.

    O mi verrebbe comunque in mente, perchè in certi lunedì del czz in cui stai ad aspettare che succeda qualcosa, ben sapendo che succederanno solo cose indesiderabili ed inopportune, allucinare di avere ancora vent’anni (e che i tre decenni e mezzo successivi siano stati un incubo da domenica notte) è una magrissima, quasi anoressica, consolazione ma fa comunque quel tanto di morale da arrivare fino a sera.

    Tecnicamente e legalmente nulla impedisce a una comunità di stampare moneta. Come di rinunciare a comprare televisori, automobili, forni a microonde e mille altri inutili feticci del consumismo di massa. E non può non ritornare alla mente la scena di Zabriskie Point di Antonioni in cui, sulle disumane urla di Roger Waters appena scuoiato, una serie di elettrodomestici esplodono contro il cielo come la locomotiva di Guccini (ma non mi risulta che eruttino nè lapilli nè lava).

    Mettersi da soli davanti al carro armato vale per l’epica e non per la pragmatica. Bisogna davvero farsi suggestionare da Bifo e cominciare a coltivare il fiore sghembo e fragilissimo dell’utopia, ma bisogna farlo in tanti. Prima che sia davvero troppo tardi.

    L’unico “elettrodomestico” che merita di sopravvivere è un computer connesso a Internet. L’unica conseguenza sopportabile della globalizzazione è la possibilità di mandare le proprie idee in giro per il mondo in tempo reale e a costo zero. Con il suono delle dita si combatte una battaglia, cantava Demetrio Stratos arrampicandosi su delle armoniche acusticamente impossibili ma lui non lo sapeva. Anche oggi si combatte una battaglia, le dita percorrono piuttosto la tastiera di un notebook che di un Moog ma fa lo stesso. Dovrai scontrarti con una massa di imbecilli che preferisce mandare in giro in tempo reale l’ultimo gol di Ibrahimovic o la propria immagine con l’uccello di fuori, ma non è sempre necessario ed inevitabile che la cattiva moneta batta la buona.

    Quanto basta per ridirigere il malessere da una insana autodistruttiva depressione in cui ci si sente vecchi, finiti e sconfitti ad una rabbia sana.

    • Franz ha detto:

      Credo che a nessuno interessi giudicare l’ineccepibilità del nesso causale che lega questo tuo brano di commento alle mie parole. Tanto più in presenza di tanta tua ricchezza di contenuti, riferimenti, considerazioni, ricordi, e tanta palpitante partecipazione, sia pur nobilmente misurata.
      Non ribatterò, se non in un punto, quello in cui dici: Mettersi da soli davanti al carro armato vale per l’epica e non per la pragmatica. Bisogna davvero farsi suggestionare da Bifo e cominciare a coltivare il fiore sghembo e fragilissimo dell’utopia, ma bisogna farlo in tanti. Prima che sia davvero troppo tardi.
      E’ vero, la postura del giovane cinese nella famosissima immagine (che ho rispolverato con una facile googlata), la sua fissità verticale, le sue braccia tese verticalmente verso il basso, hanno a che fare con l’epica, direi con l’intensità emozionale e poetica della tragedia classica. Ma anche col mito, cioè con la narrazione che ha qualcosa da insegnare in ogni tempo e luogo: l’ho scelta per questo, perché ho pensato che ognuno di noi, a un certo momento, potrebbe sentire come naturale, autentica, semplice, inequivocabile, la chiamata a piazzarsi in perfetta solitudine davanti a un carro armato che avanza, e forse a fermarlo.

      Infine, per ringraziarti del tuo splendido contributo, ti offro la visione dell’indimenticabile sequenza finale di ‘Zabriskie point’, da te citata e anch’essa facilmente googlabile. (clicca qui)

  5. duhangst ha detto:

    Conoscevo già il concetto delle monete locali e devo dire che leggendo lo trovo molto molto interessante.

    • Franz ha detto:

      A me ha affascinato molto la pragmaticità di questo progetto: volendo, si può partire dall’oggi al domani, senza disquisizioni ideologiche, eppure con presupposti intellettuali e culturali ineccepibili. E poi il fatto che il fenomeno sia in grado di autoalimentarsi mi sembra fantastico.

  6. Franz ha detto:

    Segnalato su Facebook dall’amica Milvia, si svolgerà a Bologna, mercoledì 11 gennaio alle 18, un incontro con Franco Berardi-Bifo (vedi qui i dettagli).

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