Cronache di un tassista in guerra: capitolo 1

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La guerra annunciata dal governo Monti contro i tassisti è dunque cominciata: credo si possa considerare, come relativa dichiarazione ufficiale, la bozza del decreto sulle liberalizzazioni, pubblicata giovedì 12 gennaio.
Sarà inevitabilmente una guerra molto aspra, probabilmente lunga, forse con ripercussioni inattese riguardanti addirittura l’intero quadro politico e sociale.
Questo blog, naturalmente, ne racconterà a più riprese l’evoluzione e lo farà, come è nel suo tipico stile, tramite lo sguardo intimista e soggettivo tipico di un diario personale aperto, il cui autore ha ricevuto una chiamata alle armi e ha deciso di non sottrarsi alla lotta, per una causa giusta, prima ancora che decisiva riguardo la propria stessa vita futura.
Chi, sulla falsariga di tanta stampa e tanta politica di regime, pensa che si stia trattando di una difesa corporativa di privilegi, non troverà nei miei resoconti delle argomentazioni contrarie alle sue: tali controargomentazioni, da parte di chi conosce sulla propria pelle le problematiche in ballo, sono di un’evidenza tale che saranno date per scontate.
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Giovedì 12 gennaio

Ho cominciato a lavorare un po’ più tardi del solito, oggi, quasi a ridosso dei giornali-radio serali. Che annunciano le prime clamorose manifestazioni di protesta dei colleghi nelle principali città: Roma, Milano, Napoli.
Di lì a non molto la centrale della Co.Ta.Bo. diffonde ripetutamente sui nostri terminali l’avviso di due assemblee spontanee, che avranno luogo alle dieci, in contemporanea nei posteggi di Piazza Maggiore e dell’aeroporto.
Sono quasi le nove e mezza; l’ultima corsa mi ha portato nel quartiere Mazzini. Trovo un punto per sostare indisturbato in un’area di rifornimento; apro il cofano, recupero il recipiente con la solita insalata vegana di farro, che ho imparato a mie spese a non dare in pasto al motore (almeno per quanto riguarda i sacchetti di plastica che un tempo l’avvolgevano).
E’ quasi fredda: l’effetto ambientale termico è stato neutralizzato dalla temperatura gelida di questa notte di pieno inverno.

Alle nove e quaranta, mentre sto raccogliendo col cucchiaino gli ultimi chicchi di farro, arriva una chiamata: Stazione di San Lazzaro.
Pochi secondi per decidere. La confermo, sperando che poi mi porti in centro e non mi faccia tardare troppo all’appuntamento.
Paura di dare un’immagine di menefreghismo ai colleghi, da una parte; bisogno di arrotondare l’incasso di una serata magra e probabilmente già finita, dall’altra.
Cerco di correre più che posso; i semafori sembrano accanirsi con la loro fissità implacabile.
A destinazione trovo già un altro taxi, e una folla vociante che mi si accalca intorno, avida di essere trasportata: il treno per Bologna-Milano è stato bloccato qui, a seguito di un incidente; sembra si tratti dell’ennesimo suicida sui binari di un’Italia ogni giorno più disperata.

Le quattro persone che carico, tutte molto gentili, hanno appena familiarizzato fra loro; temono di perdere la coincidenza, tanto che a nessuno dispiace la mia guida forsennata verso la stazione di Bologna.
Lasciati a destinazione in breve tempo i miei passeggeri, mi precipito all’appuntamento.
Alcuni taxi parcheggiati fanno capolino fin dalla confluenza su via Rizzoli; un giovane collega (un tipo un po’ eccentrico, politicamente piuttosto impegnato, decisamente a destra), dà un’immagine di grande efficienza indicandomi dove parcheggiare, là in fondo a quella distesa oblunga di auto bianche che occupano ordinatamente una parte della piazza.
Il manipolo di colleghi riuniti in assemblea, oltre cinquanta persone in piedi, giacconi imbottiti, alcune cuffie di lana calzate in testa, staziona circa a metà della consueta area di posteggio.
Alcuni esponenti sindacali alternano il ruolo di solisti con quello di direttori d’orchestra.
Ben presto capisco che il clima, in barba alla temperatura gelida, è arroventato.
Una parte dei presenti esige clamorose azioni immediate di protesta, come quelle di cui giungono gli echi, in diretta, da altre città.
N., in particolare, urla la sua collera, e ce n’è per tutti, tanto che un boato corale a un certo punto zittisce una sua fiammata verbale impetuosa contro un collega.
I sindacalisti, più o meno tutti su una stessa lunghezza d’onda, invitano ad usare la testa e non solo l’impulso: dobbiamo calibrare l’azione, non possiamo bruciare tutte le cartucce subito, in una guerra che si presenta lunga; dobbiamo mostrarci decisi nella protesta ma anche disponibili al dialogo, se vogliamo portare a casa qualche risultato.
Molti dei presenti sembrerebbero invece propensi all’atteggiamento di chi non ha ormai più niente da perdere e vuole buttarsi a capofitto in una lotta senza quartiere.
Voci critiche verso i sindacati, accusati di scollamento dalla base, vosi critiche verso l’intera categoria dei tassisti bolognesi, definiti “per conformazione genetica” troppo accomodanti e rinunciatari.
Avverto un leggero tremito delle gambe, non certo di paura, ma dovuto al freddo unito alla precedente tensione accumulata per l’ansia di arrivare in tempo.
Mi ritrovo senza dubbio nella linea attendistica e  moderata, indicata dei sindacalisti, che mi sembra di percepire animati da finalità sincere.

L’assemblea tende a morire di morte naturale; si proseguirà, per le prossime ore, caricando a singhiozzo, con intervalli di dieci minuti, i clienti che si presentano a piedi, e accettando tutte le corse via radio; e domani pomeriggio assemblea generale.
E’ ormai mezzanotte: ben convinto di prendere fra un po’ la via di casa, ed evitare così alla radice possibili situazioni ingarbugliate, mi fermo ancora un po’ a discutere con qualche collega, poi sento chiamarmi: due care amiche di blog, di battaglie sociali e di vita, sono venute a trovarmi e a solidarizzare, dopo aver partecipato a una riunione contro il progetto di quella piccola grande mostruosità cittadina chiamata ‘People mover’.
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Venerdì 13 gennaio

Ero andato a dormire tutt’altro che convinto di andare all’assemblea generale pomeridiana: per esperienza mi sembra un ambito destinato, per sua stessa natura, a grandi baruffe e a scarsissime decisioni.
Ma ben presto, dopo il risveglio, la voglia di partecipare si è fatta irrinunciabile.

Anche forzando un po’ i miei ritmi quotidiani di lenta carburazione, non evito di arrivare con mezz’ora di ritardo sull’orario di inizio, nell’area del Parco Nord, erbosa e spoglia, e tanto estesa che devo percorrerne una buona parte prima di vedere la distesa di auto bianche parcheggiate quasi a perdita d’occhio.
Varco per la prima volta in vita mia l’entrata, sorvegliata da diversi colleghi, di quello stesso grande teatro-tenda, chiamato Estragon, dal cui interno mi sono giunte, in un passato anche recente, le note di importanti concerti rock trasmessi da Radio2.
La discussione è animata nei contenuti, ma molto più pacata nei toni di quanto temevo.
Ancora una volta molte singole voci dichiarano l’intenzione di dare battaglia da subito, senza neanche aspettare l’assemblea nazionale prevista a Roma lunedì prossimo, 16 gennaio, dove i coordinatori dell’assemblea (i diversi sindacalisti e i direttivi delle due cooperative) invitano concordemente a partecipare i più numerosi possibili.
Più di un collega ha la propria proposta, su come manifestare. Tutti a stazionare solo nei tre posteggi principali, Piazza Maggiore, stazione ed aeroporto. Chiudere la centrale radio, filtrando solo le chiamate d’emergenza da e per gli ospedali. Viaggiare adagio tutto il giorno in tangenziale. Accamparsi col sacco a pelo dentro le nostre vetture. E via proponendo.
E ancora una volta accuse ai sindacalisti di scollamento, a volte addirittura, esplicitamente, di interessi di parte.
Un collega, di un paio di anni di servizio più giovane di me, parla con il cuore in mano, dichiarando che è la prima volta che lo fa davanti a un pubblico. La sua testimonianza è così viva, misurata e sofferta che conquista gli applausi più calorosi della giornata.
Un altro, più anziano, è altrettanto sincero e non nasconde le difficoltà economiche, con i pagamenti di inizio anno, a cui andremo incontro se sceglieremo una qualche strategia oltranzista di blocco parziale o totale dell’attività. E tutta la nostra potente lobby, ne ho l’impressione, è costretta a fare drammaticamente i propri calcoli in tasca…

La scadenza oraria fissata per sgombrare il locale si avvicina.
Ma c’è ancora il tempo per l’intervento che più mi suggestiona: quello di un sindacalista proveniente dal Veneto, che tiene a dichiarare per prima cosa che anche lui campa, come noi, con gli incassi da tassista.
Si mostra, nei contenuti e nell’atteggiamento, positivo, propositivo, dice che c’è qualche motivo di speranza, soprattutto per chi può vantare un servizio efficiente come quello della nostra città.
E mette in guardia su quello che a suo parere è il rischio più grande del progetto governativo: spostare la giurisdizione locale, su contingenti e tariffe, dai Comuni a una authority governativa.
Richiamandosi poi ad un intervento precedente, fa un vero e proprio salto di qualità, ipotizzando niente meno che la nostra guerra, se saprà convogliare altre categorie già particolarmente martoriate, possa puntare anche a scardinare il governo imposto dall’Europa.
Sono parole che mi fanno sognare.

Ripensandoci in un secondo tempo, tuttavia, dovrò tarare i miei sogni sulla realtà: la posizione politica a cui mi sento vicino, quella di ‘rifiuto del pagamento del debito pubblico’, di Giorgio Cremaschi, di Giulietto Chiesa, dei giovani indignati, non è abbastanza popolare da farsi trainante di un movimento di rivolta, che invece potrebbe essere, immagino con un sussulto di repulsione, di stampo leghista nelle intenzioni del pur bravo e suggestivo oratore veneto.
I legami fra la rivendicazione sindacale, a fronte di un attacco alla categoria senza precedenti, e i progetti politici dei partiti e dei movimenti, sono sottili ma quasi inestricabili.
Mi sarà di conforto, e mi farà sentire meno solo, sul versante politico, l’articolo di una collega triestina, indubbiamente più vicina alle mie posizioni, che leggerò su questa pagina.

Il tempo dell’assemblea volge al termine, bisogna trarre le fila, operare la necessaria sintesi.
E la cosa avviene in una maniera che ha qualcosa di prodigioso.
Una mozione dei sindacati, che propongono di cessare qualsiasi manifestazione fino all’assemblea romana di lunedì 16, in vista poi di una nuova assemblea cittadina l’indomani pomeriggio (di nuovo qui all’Estragon) viene messa ai voti.
Mi interrogo a fondo, e vinco la tentazione di passare anch’io dalla parte degli interventisti: alzo la mano a favore della mozione.
E con me lo fa anche la maggioranza schiacciante dei colleghi.

In fondo, se è questione di ‘conformazione genetica’, alla fine è impossibile resistere…
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(Le assemblee previste a Roma per lunedì 16 e a Bologna per martedì 17 sono poi state posticipate rispetto all’incontro fra il governo e le nostre rappresentanze sindacali, fissato per lo stesso martedì 17).
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Immagine da: http://rifondazionelibera.blogspot.com/

Informazioni su Franz

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17 risposte a Cronache di un tassista in guerra: capitolo 1

  1. Silvana ha detto:

    Brutta esperienza entrare a fare parte di una categoria che viene rappresentata come un male assoluto per la società.
    Io che faccio parte della categoria del pubblico impiego ci sono abituata da tempo, ormai.
    Quello che maggiormente dà fastidio è il fatto che, dall’interno, sai che ci sono persone che sono esattamente come li descrivono, ma che sono una minoranza che rovinano tutto.
    Ciao

    • Franz ha detto:

      Cara Silvana, è proprio così. Soprattutto ieri mi sono sentito lontanissimo da quelli che manifestavano violentemente a Roma, disconoscendo l’operato unitario (che ritengo molto pregevole) dei nostri molti e diversi rappresentanti sindacali. Sui giornali finiscono quelli, e non la maggioranza, che come me sono arrabbiati ma cercano di usare in primo luogo la forza della ragione.
      Mi fa molto piacere la tua vicinanza da amica; non smetto di sperare che anche tu ti schieri contro quei principi di liberalizzazione che, nel nostro settore, porterebbero precarizzazione e povertà fra gli operatori attuali, e degrado del servizio per l’utenza.

      Ciao!

  2. francesca ha detto:

    la storia dei tassisti è inaudita. io getto la spugna di fronte a certe assurdità… hanno le loro ragioni perbacco. poi volevo aggiungere… la sinistra italiana non esiste più. purtroppo.
    un caro saluto

    • Franz ha detto:

      La false ragioni di una propaganda diffusa, di cui Bersani è uno dei più dannosi esponenti, sono difficili da arginare.
      Quanto alla sinistra italiana, poi, ti rimando all’intervento della mia amica tua omonima, poco più in basso, e alla mia risposta.
      Un caro saluto a te, benvenuta!

  3. Luca ha detto:

    Qualunque Italiano dotato di senso critico e di senso dell’umorismo fatica a trattenere l’ilarità vedendo che i taxisti vengono additati al pubblico ludibrio come una pericolosissima casta viziata e improduttiva.

    La realtà è ben diversa: se paragoniamo questa supposta casta alle prime due caste che mi vengono in mente, proprio del tutto a caso diciamo parlamentari e notai, il lavoro di un tacsidraiver ed nuetor si vede e si tocca con mano e si costruisce nel rapporto diretto, e spesso difficilissimo, con l’utenza, si acquista a prezzo di una licenza che costa come l’ingaggio di un mediano di serie B (cioè poco in assoluto ma esageratamente per le tasche di un lavoratore) e si difende quotidianamente con fatica e sudore.

    Ma veramente, che vadano a rompere le palle a qualcun altro, se mi si passa il francesismo.

    • Franz ha detto:

      Mi verrebbe voglia di chiedere al Liga una nuova versione di ‘Una vita da mediano’ destinata a noi tassisti, magari come inno di guerra…
      Parli di senso critico e di senso dell’umorismo; a volte sembrerebbero ahimé qualità in via d’estinzione…
      Quanto al tuo francesismo finale, poi, …noblesse oblige!

      Un caro saluto.

      • Luca ha detto:

        Il mediano di Ligabue alla fine vince i mondiali (pur avendo cominciato la carriera internazionale con una terrificante magra in finale di Coppa Campioni contro un tal Johann Cruyff, allora si marcava a uomo e il buon Johann si è trovato Oriali anche sotto la doccia) e questo è l’augurio che il popolo rivolge ai tassisti d’Italia.

      • Franz ha detto:

        A dir la verità, se è vero che da una parte dai clienti abituali del servizio è frequente ricevere parole d’appoggio, le voci che si ascoltano in alcune trasmissioni radiofoniche (con diretta telefonica del pubblico) sembrano invece testimoniare sentimenti nient’affatto positivi.
        …Che le intemperanze e le violenze di ieri a Roma, poi, rivolte anche contro i nostri rappresentanti sindacali, non fanno altro che rinfocolare.
        Comunque fra poche ore si saprà se gli importanti abboccamenti del governo sono reali o solo un bluff.

  4. Francesca ha detto:

    Sono anni che anche la sinistra si è fatta inebriare dalla parola liberalizzazione (anche da federalismo e da molte altre), dimenticando o, nel migliore dei casi, mettendo in secondo piano parole come giustizia. Ci sono beni e servizi per i quali, personalmente, non desidero avere alcuna libertà di scelta: la produzione, la distribuzione e la gestione dell’acqua, per esempio, o quelle dell’elettricità. A causa di questa mia ristrettezza e pochezza di esigenze e di vedute, che mi fanno pensare alla libertà per ben altre cose, i taxi rientrano nel medesimo quadro. In bocca al lupo, Franz.

    • Franz ha detto:

      La sinistra italiana è ancora troppo rappresentata dal Partito Democratico, che da tempo è diventato un comitato d’affari (come a tratti si è purtroppo già dimostrato anche SEL di Nichi Vendola).
      Per il resto della popolazione veramente di sinistra (senza contare questa volta chi si chiama fuori, come Beppe Grillo e Giulietto Chiesa, e i relativi movimenti), credo che le parole ‘giustizia’ e ‘libertà’ abbiano ancora il primato fra i valori trainanti dell’impegno politico.

      Grazie del tuo appoggio, cara Francesca: da vera amica compari nel momento del bisogno!

  5. Daniela Valdiserra ha detto:

    Ho sbagliato, evidentemente. Volevo scrivere buona fortuna in inglese, e invece…. tu il look ce l’hai già buono! Sorry Daniela

  6. Daniela Valdiserra ha detto:

    Il decreto sulle liberalizzazioni è molto brutto e pesante. Riguarda molte categorie e molti servizi. Cominciano dai tassisti, ma è solo l’inizio, appunto. Trovo terribile e grave che non ci siano già tutte le categorie interessate a protestare. E’ un po’ come la poesia di Brecht: sono venuti per i tassisti, ma io non ero un tassista e non ho fatto niente, poi sono venuti per i tranvieri, ma io non ero un tranviere e non ho fatto niente, poi sono venuti per me e io non ho fatto niente perché ero rimasto solo. Manca una forza politica seria, davvero alternativa, e siamo tutti lasciati soli con i nostri problemi: non so come potremo uscire da questo abisso. Good Look. Ciao Daniela

    • Franz ha detto:

      Non ho avuto modo di approfondire gli effetti delle tanto osannate liberalizzazioni sulle varie categorie in ballo.
      L’impressione generale è comunque che ancora una volta il governo faccia il forte con i deboli e il debole con i forti, come sembrerebbe essere addirittura il suo compito principale.
      Il panorama politico è alquanto desolante, concordo con te (e un po’ l’ho lasciato intendere anche nel post), ma non bisogna scoraggiarsi, dato che germi di nuova socialità e vero progresso non mancano, così come la voglia di cambiare e riappropriarsi, fra tutti gli altri, anche del ‘bene comune’-politica.
      Bisogna forse solo aspettare che si manifesti una forza capace di capitalizzare e mettere a frutto queste potenzialità, e allora il quadro si trasformerà rapidamente.

      Good look” anche a te, inteso come …buono sguardo sul mondo! 🙂
      (…E grazie per il complimento, di cui mi pavoneggerò a lungo)

  7. mirella ha detto:

    Resoconto esauriente, preciso e puntuale. Ho letto anhe la lettera della tassista di Trieste. Non si può non essere con voi, ragazzi. Mi vengono in mente le privatizzazioni cui ho assistito negli anni ’90, quando gli enti locali, amministrati dalla sinistra, affidarono molti dei loro compiti a privati, i quali ottennero sì qualche risultato pratico , ma a fronte dell’impiego di lavoratori (quasi tutti giovani neo-laureati) pagati pochissimo e privi di qualsiasi tutela.
    In questo modo si è praticata la liberizzazione in questo paese, distruggendo tutti i diritti acquisiti dai lavoratori con anni e anni di lotte.
    Possibile che gli unici diritti acquisti che si rispettano in questo paese siano quelli dei parlamentari, senatori e cricca varia?
    Forza, Franz.
    Mirella

    • Franz ha detto:

      Anche a me verrebbe da pensare che “non si può non essere con noi“, se solo si approfondiscono i veri aspetti della questione.
      Ma non è così: da una parte continuano le campagne di propaganda, sommariamente contro la categoria e a favore del concetto di liberalizzazione; dall’altra capita di vedere schierarsi dalla parte del governo anche amiche e amici con cui si sono condivise importanti battaglie di altro genere.
      Ma il conforto di ricevere testimonianze come la tua cancella ogni disagio.
      Grazie, Mirella!

  8. duhangst ha detto:

    Hai tutta la mia solidarietà!

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