Uscire dal tunnel

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Metto forzatamente a tacere, per ora, un argomento su cui vorrei scrivere nuovamente: quello dell’alimentazione, in tutti i suoi risvolti gastronomici, salutistici, culturali, sociali, addirittura politici; e un altro, di bruciante attualità, su cui pure avrei parecchio da dire: la morte di Lucio Dalla, e il suo funerale, celebrato lo scorso pomeriggio nella Basilica di San Petronio e, tramite maxi-schermo, in tutta l’attigua Piazza Maggiore brulicante di gente.
C’è infatti un tema che mi sta ancor più a cuore, perché altrettanto attuale ma soprattutto molto più urgente: lo scontro di idee e di azioni intorno al TAV in Val di Susa.

Mi è inevitabile riprendere il filo conduttore del post precedente, cioè la percezione di distanza fra la ‘propria verità’, avvertita come inequivocabile, e quella professata, o più spesso superficialmente creduta, dalla gente intorno.
Citavo, come ‘mie verità’, l’allarme per un’imminente guerra di dimensioni spaventose, e poi l’inadeguatezza di Mario Monti per il bene del Paese; entrambi gli assunti derivanti dall’accesso, e relativa condivisione, a opinioni ritenute meritevoli di fiducia, ma pur sempre discutibili, e che saranno dimostrabili solo a posteriori.
Nel caso della causa ‘No-TAV’ invece il discorso è diverso, perché l’opinione è suffragata da una tale quantità di informazioni che, se fossero di dominio pubblico, renderebbero teoricamente superflua qualsiasi discussione.
Il problema infatti è tutto e solo di insabbiamento e inquinamento di tutti quei dati di fatto; ed è certamente altrettanto grave, perché gl’interessi intorno a quell’indifendibile progetto hanno corrotto i principali partiti e organi di informazione. Altrettanto grave, sì, ma nello stesso tempo molto più affrontabile, per l’intrinseca forza della verità, impegnata in un avvincente duello contro le forze della manipolazione.

Mi sembrano evidenti gli effetti di un recente diffondersi di opinioni informate, di pari passo con l’acuirsi dello scontro nella valle interessata dallo scempio: le manifestazioni che si sono svolte negli ultimi giorni, in Val di Susa e poi in diverse città italiane, hanno assunto per la prima volta una configurazione nazionale, quanto a partecipazione e motivazioni.
O magari si tratta solo del riorganizzarsi di un movimento di critica e di lotta che sta rialzando finalmente la testa, dopo la frustrazione di quel 15 ottobre romano che finì disastrosamente in guerriglia urbana.
Comunque sia, la reazione del governo, che si fa forza del proprio perdurante consenso, è stata quella di alzare la posta, come a esorcizzare pericolose crepe: intransigenza, muro contro muro.
Una reazione arrogante, e forse c’era da aspettarselo, da una classe arrogante per la sua stessa formazione alto-borghese, anzi aristocratica.
Dunque, per la stessa volontà repressiva dell’aristo-tecnocrate e della sua squadra, siamo entrati in una fase, in un duello, ancora più avvincente, perchè ora in gioco sono la credibilità del governo stesso e dei partiti principali (i quali peraltro, a differenza del governo, partono già dai rispettivi minimi storici di fiducia) e contro di loro gioca quella forza intrinseca della verità di cui si diceva, rischiando di rivelare un effettivo carattere dittatoriale che la popolazione, impigrita e ingobbita, non avrebbe voluto, non vorrebbe, ma forse non potrà fare a meno di vedere.

Non mi sbilancio a fare previsioni su come andrà a finire, credo che sia molto difficile immaginare l’evolversi della situazione, ma una cosa importantissima mi sembra evidente: la rivendicazione, rimasta locale per lunghissimi anni, ora è diventata uno scontro nazionale, sul quale convogliano le stesse indignate istanze internazionali per una società fondata su nuovi valori e nuove regole, di cui Luca Abbà, il giovane agricoltore biologico precipitato dal traliccio dell’alta tensione,  è uno dei migliori possibili rappresentanti.
E, dato che dalla parte che vede alleati governo, partiti e servi dell’informazione, ci sono la polizia e l’esercito, siamo ormai in una situazione pre-rivoluzionaria. Nella quale non sarà più possibile rimanere fondamentalmente neutrali.

Vista la disparità evidente delle forze in campo, diventa fondamentale utilizzare molto bene il cervello, e in particolare quel nuovo straordinario cervello collettivo a cui abbiamo accesso tramite l’interazione qui in Rete.
Non sono così ingenuamente idealista da pensare che una rivoluzione possa evitare scontri anche violenti, o da non supporre che la minaccia di una destabilizzazione sia proprio il principale timore degli avversari (anche se si potrebbe sostenere l’esatto contrario, e che cioè faccia loro comodo ridurre tutto a problemi di ordine pubblico); sono convinto tuttavia che, al momento, sia troppo importante conquistare consensi, e diffondere consapevolezza, visto il livello di inquinamento dell’informazione collettiva.
Non credo che bloccare autostrade e linee ferroviarie sia una buona strategia, a questo fine. Molto più utile, ad esempio, l’azione di boicottaggio (che è stata fatta) degli scontrini autostradali, che anziché causare danni all’utenza, le ha permesso di evitare per una volta il balzello ingiusto dei pedaggi.
Azioni spettacolari, luminose, addirittura festose, insomma ‘altre’, rispetto alle logiche produttive, finanziarie e di corruzione, possono servire meglio di ogni altra cosa a conquistare il cuore della gente, che è certo la premessa più efficace per conquistarne anche le menti e le energie.

Venerdì scorso, verso sera, ho partecipato alla manifestazione cittadina: era previsto un presidio in Piazza del Nettuno. Come immaginavo, erano già presenti le mie due più fedeli alleate (sia in Rete che in piazza) di questo genere di impegni, che anche questa volta mi hanno fatto compagnia, anzi mi hanno arruolato sul campo, per aiutare a reggere un grande striscione. L’affluenza è stata incoraggiante, in gran parte giovani, con bandiere, gessetti, vernice nera, fischietti, tamburi; poi, come pure immaginavo, dalla piazza si è snodato un corteo che ha fatto un lunghissimo percorso cittadino.
E’ stato, per me, un piccolo tributo di disobbedienza civile, dato che ero ben cosciente trattarsi di un corteo non autorizzato, sebbene non contrastato dalla polizia. La mia antica educazione al culto religioso delle regole è stata abbastanza facilmente piegata, ma non fino al punto di partecipare all’occupazione della tangenziale (anche, a dire il vero, per raggiunti limiti di tempo sottratto al lavoro), che poi ho saputo è stata effettuata al termine della lunga marcia.
Comunque anche questa mia piccola esperienza mi ha fatto riflettere, e giungere alle precedenti conclusioni di carattere strategico.

Termino anche questa volta indicando, tramite link, alcuni interventi significativi, non prima di aver esortato chiunque legga queste righe a schierarsi, con il cuore e l’intelligenza, dalla parte giusta, e a non lesinare energie e creatività per affrontare una sfida che sembra davvero inevitabile, lo si voglia o no, ma che rappresenta anche, soprattutto, una grande occasione per il nostro futuro.
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Ed ecco i link.
Segnalo l’implacabile e irresistibile atto d’accusa di Marco Travaglio nel corso della scorsa puntata di ‘Servizio pubblico’ (clicca qui).
E tre interventi accomunati dal percepire il diktat governativo come possibile atto degenerativo della situazione politica nazionale:
due sono  di Beppe Grillo (clicca qui e qui)
e uno del movimento ‘Alternativa’, per voce di Romano Calvo (clicca qui).
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Immagine da: http://digita.org/no-tav-continua-la-protesta-manifestazioni-a-roma-e-a-milano-domani-polenta-in-compagnia-in-val-clarea

Informazioni su Franz

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12 risposte a Uscire dal tunnel

  1. Loretta ha detto:

    Ciao Franz, grazie.

  2. amanda ha detto:

    Come mi piace la pacatezza con cui sempre esponi le tue posizioni, come mi piacerebbe che la moratoria richiesta da Don Ciotti per poter nuovamente porre sui piatti di una bilancia i costi-benefici di quest’opera faraonica, ma non c’è verso, ascoltare le posizioni altrui non è di questo tempo, non è di questo paese, non è, e basta

    • Franz ha detto:

      Grazie del complimento, cara Amanda; come sempre la parola scritta mi è molto più consona: in una discussione a voce spesso m’impappino prima ancora di cominciare, e a volte finisco anche per perdere quella pacatezza di cui tessi le lodi.
      Don Luigi Ciotti, al contrario (se posso permettermi il paragone con una personalità di tale livello) è un maestro della parola trascinante; ma non solo: anche della saggezza costruttiva, come mostra ancora una volta la sua proposta di moratoria.

  3. Carlo ha detto:

    In linea di principio sarei d’accordo con te e mi posizionerei anche io senza troppi ripensamenti tra i ‘no-tav’ dal momento che i (pochi, per la verità) articoli che ho letto (la maggior parte me li hai segnalati tu e di ciò ti ringrazio) mi hanno velocemente convinto della sua estrema inutilità…
    Però, e c’è un però bello grosso, in ballo non c’è solo la TAV ma l’ri-affermazione dell’esistenza di uno Stato che negli ultimi anni è rimasto in uno stato di quiescenza comatosa permettendo ai privati di fare ciò che volevano.
    Troppo a lungo è stata data l’opportunità ai singoli di disattendere i propri doveri, anche attraverso messaggi di figure istituzionali che invitavano a non pagare tasse e canone.
    Troppo a lungo è stato permesso a sedicenti movimenti indipendentistici di scorazzare lungo la penisola facendosi gioco dei valori e dei simboli comuni, alimentando fittiziamente l’importanza rivestita dalle comunità locali (che poi sono più ladrone di Roma, non lo dico io: lo dice la Corte dei Conti).
    Troppo a lungo è stato concesso ai portatori di interessi personali di prevalere su quelli della comunità: appalti violati, zone del demanio regalate ad imprenditori, sprechi e ruberie…
    Troppo a lungo, soprattutto, è stato permesso ai comitati di quartiere di fare la voce grossa, imponendosi persino su apparati statali. Mi vengono in mente le proteste per le ri-aperture delle discariche di Napoli (non avevano tutti i torti, dato che l’emergenza faceva sì che si derogasse alle norme sullo smaltimento dei rifiuti), le proteste per la costruzione di inceneritori, rigassificatori, gasdotti, pale-eoliche, ecc… viste in questi anni…
    Mi chiedo e vi chiedo cosa ne sarebbe di questo Stato se, nell’immediato dopoguerra, l’istituto dell’esproprio non avesse permesso la costruzione di opere pubbliche di importanza fondamentali, quali: ospedali, scuole, reti ferroviarie, stradali ed autostradali, ecc…
    Purtroppo a poco a poco l’esproprio è stato distorto, diventando un mezzo per arricchire i soliti noti, gli amici della giunta, che hanno bisogno di vendere il proprio terreno e non trovano acquirenti o vorrebbero vederselo velocemente riconvertito da agricolo ad edificabile, rendendocelo ancora più antipatico ed odioso.
    Ad ogni modo, sebbene la TAV sia un progetto che, pare, fa acqua da tutte le parti, non dovrebbe passare il messaggio che lo Stato arretra in seguito agli episodi di violenza, molto spesso fini a sé stessi e slegati da qualsivoglia ideologia e opposizione. Qui, in ballo, c’è molto di più che un treno ad alta velocità ed una galleria che bucherà montagne di amianto: c’è la necessità di ricordare che lo Stato esiste ancora, nonostante il torpore degli ultimi 20 anni.
    Monti chiami ad un tavolo tecnici di entrambe le estrazioni e prenda una decisione. La prenda con saggezza autoritaria. La prenda come la prendono in tutti gli altri Paesi moderni del mondo.

    • Franz ha detto:

      Penso, carissimo Carlo, che l’autorevolezza di un governo sia anche commisurata con la sua capacità di buone politiche, di decisioni dettate principalmente dall’interesse per il bene comune.
      Se risulta evidente che i suoi fini sono diversi, se vengono perseguiti obiettivi clamorosamente contrari ad esso (come in questo caso anche tu sembri convinto), l’imposizione autoritaria perde qualsiasi valore positivo e diventa autoritarismo dittatoriale.
      Proprio questa percezione è il punto che potrà determinare il tracollo dei consensi e uno stato di diffusa e sacrosanta insofferenza e ribellione, se solo si diffonderà come si deve la conoscenza scientifica, circostanziata, dei dati di fatto intorno a questa grande opera grandemente inutile e grandemente dannosa.

      • Carlo ha detto:

        La penso esattamente come te: ecco perché mi permettevo di suggerire a Monti un tavolo tra tecnici pro o contro TAV, così da far vedere non solo che i giochi sono ancora aperti, ma che il Governo è pronto ad ascoltare tutte le istanze, salvo poi decidere in modo autorevolmente super-partes senza ascoltare interessi privati di imprenditori che già si fregano le mani o farsi spaventare dai riottosi che gettano tutto in rissa…
        Purtroppo per ora ho sentito solo dei gran commenti sulla falsariga di: ”E’ troppo tardi per ripensarci, giusta o sbagliata che sia, dobbiamo proseguire”, che fanno cascare le braccia (e forse, nemmeno troppo idealmente, pure qualcos’altro).

      • Franz ha detto:

        La tua conferma mi rassicura, nel sentirti inequivocabilmente alleato in questa sorta di guerra santa, in cui sono in gioco non solo gli interessi del Valsusini, ma la difesa generale dei beni più essenziali e la proposta di un indispensabile cambio di rotta nel pensiero e nell’azione della politica.
        Penso che, da parte di questo governo, i messaggi che fanno cascare …la pazienza tenderanno a moltiplicarsi.

  4. Luca ha detto:

    Tu sai bene che quando la penso diversamente da te non minimizzo la differenza (e ad esempio su Lucio Dalla la pensiamo in maniere non conciliabili neppure dopo intossicazione acuta da alcool e/o cannabinoidi, che anzi potrebbero acuire il conflitto piuttosto che temperarlo).

    Però, su molte altre questioni sicuramente meno frivole, devo ammettere sinceramente che la lettura e l’attenta meditazione di tanti tuoi post mi ha aiutato a maturare punti di vista meno istintivi e superficiali di quanto stesse rischiando di succedere. Dando merito a chi, rispetto a me, non è ancora stato assalito da quell’obliquo fatalismo-rassegnazione che ogni tanto visita gli ultracinquantenni, e cerca ancora con insaziabile curiosità e vigore notizie ed informazioni sapientemente occultate.

    Credo che la Rete sia anche questo: confrontarsi per dissentire ma anche confrontarsi per lasciarsi convincere quando è il caso. Una tumultuosa irrefrenabile mente collettiva che qualche volta (e lasciamo la parola a Giorgio Gaber) ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo.

    E lui parlava di una appartenenza pre-Rete (o almeno, in una fase in cui la Rete era ancora bambina e non andava oltre le chat).

    • Franz ha detto:

      Sapere di avere contribuito alla formazione o all’affinamento di qualche tua opinione costituisce già un imoprtante compenso al mio impegno di blogger, più o meno faticoso nel tempo.
      Se tutti avessero le doti di onestà intellettuale di una ‘beautilful mind’ come la tua, il fenomeno di organismo collettivo della Rete sarebbe ancora più sbalorditivo.
      Cionondimeno, ringraziando anche i social network, la trasmissione e formazione del pensiero conosce fenomeni di propagazione ‘a ondate’ quali non si erano mai visti nella storia, e questo offre qualche speranza in più all’affermazione di valori salvifici, ché alla fin fine è sempre di questo che si parla.

  5. p.s.v. ha detto:

    Come sempre post di un efficacia incredibili, sostenuti dalla tua coerenza/presenza sempre attiva. Ci vorrebbe così poco, a volte, fare un passo indietro da parte dei politici o politicanti. Affermare un “sulla TAV abbiamo sbagliato. Ci siamo accorti che non serve a nulla, anzi, creerebbe danni irreversibili su tutti i fronti”. Un piccolo passo, che dìfacciamo anche noi genitori nei confronti dei nostri figli, quando si sbaglia. “Ho sbagliato, figlio mio, ho fatto una stronzata, scusami, parliamone”. Cazzo ci vuole?

    • Franz ha detto:

      Carissimo, innanzi tutto grazie per le preziose parole incoraggianti.
      Per quanto riguarda il tanto opportuno passo indietro, dobbiamo tener presente che il comportamento del governo nei confronti dei cittadini, invece che a quello del classico ‘buon padre di famiglia’, sembra molto più simile, nella forma e in parte anche nella sostanza, a un patto mafioso; e sappiamo bene che il ‘mi sono sbagliato’ in questo contesto non è mai ammesso.

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