Ad agnel donato…

“Vai a lavorare che è ora!”
Con burbera delicatezza, il pensionato mio vicino di casa, ieri sera, ha evitato che finissi fagocitato negli inestricabili vortici di chiacchiere di sua moglie, che aveva suonato per offrirmi una doppia dose di tortellini fatti in casa, rinchiusi in una confezione ermetica di vetro.
“Sì è proprio ora che mi dia una mossa. Grazie ancora, davvero!”
“Niente, mettili nel freezer, mi raccomando. Domani sei in casa?”
“Sì, lavoro di sera come al solito.”
“Allora forse ti faccio un’altra sorpresa…”

Sono persone gentili, e molto riconoscenti. Due settimane fa, mi avevano tirato giù dal letto alle otto di mattina, chiedendomi di accompagnarli al pronto soccorso, dopo una notte passata da lui in preda a una bruttissima colica.
Poi, quando la sera avevo suonato per accertarmi che non fosse niente di grave, mi avevano promesso un piatto di tortelloni, e già l’indomani mi avevano portato una cassetta di mele.
Nella realtà, e nella tradizione pasquale, i tortelloni hanno ieri mutato la desinenza accrescitiva in un diminutivo, accrescendo, tuttavia, il mio gradimento: c’è qualcosa di molto festoso, e familiare, e antico, nei tortellini, che permette di passare sopra volentieri alle mie nuove regole alimentari.
Di cui peraltro loro non sanno niente: che cosa mai vai a spiegare, a una coppia che conosce il mondo solo dalla tv, accesa giorno e notte.

Il vento aveva ripulito l’aria della città per tutto il giorno, rendendola limpida e ossigenata. Si stava bene; le strade erano libere dal traffico di veicoli, come pure lo erano, di pedoni, quelle dove ogni sera pascolano gli studenti universitari; ma pure c’era una qualche animazione pre-festiva, e l’afflusso di clienti, senza essere convulso, era discreto e variegato nelle tipologie umane.
Durante un’attesa in Piazza Maggiore sono stato affiancato da un collega, uno dei più educati e sensibili; mi ha fatto segno di abbassare il vetro:
“Voglio chiederti una cosa.” Poi l’ho visto circumnavigare il cofano della Cavallona per venire di persona; sono sceso anch’io.
“Volevo sapere cosa ne pensi delle novità.”
“Quali novità?”
“I fine settimana pedonalizzati. Voglio sapere che cosa ne pensi, tu che sei sempre così ecologico, che hai sempre l’occhio così avanti…”
“Mah, la cosa in sè mi sembra molto positiva, ma poteva essere fatta meglio. Come si fa a isolare senza mezzi pubblici tutta un’area.”
Vedo che mi segue e concorda: era probabilmente quello che voleva sentirsi dire.
“Ci vorrebbero delle navette” aggiungo.
“Magari elettriche” fa lui, “pensa anche ai disabili, che non potranno più raggiungere il centro.”
“E poi” ribatto, “mi dispiace molto che ci spostano per sempre qui da Piazza Maggiore. E’ un punto di riferimento troppo importante per la città, oltre che per noi.”
Intanto si è avvicinato un altro giovane collega, l’amico delle forze dell’ordine, quello che si candida sempre per il centro-destra alle amministrative, e interviene:
“Bisogna dare battaglia, subito! Subito, da domani! Da qui non devono spostarci!”
L’altro cerca di smorzare prendendolo un po’ in giro:
“Brutte giornate, per voi leghisti…”
Non riesco a soffocare una risata un po’ sguaiata.
“Taci, sono incazzato, mi va tutto storto, in questi giorni.”
L’arrivo di un cliente a piedi mi ha tolto presto da quel piccolo e quasi piacevole capannello, per rimettermi nelle strade, verso la mezzanotte di una nuova quieta Pasqua cittadina.

La pioggia scrosciava sopra il tetto, benedetta e dolce, questa mattina; quanto di più vicino alla maggior parte dei miei ricordi pasquali, benchè lontano invece dalla classica iconografia di stampo primaverile, se escludiamo gli imperterriti cinguettii dei coraggiosi amici pennuti dai loro nidi qui intorno.
A mezzogiorno e mezza, mi ero appena alzato, è suonato di nuovo il campanello.
Era la sorpresa promessa (…bell’e che fuori dall’uovo), servita su due piatti di ceramica, uno circolare uno ovale, ricoperti da un paio di tovagliolini di carta.
“Grazie davvero, siete troppo gentili; auguroni a voi!”
Una porzione di conchiglie gratinate ripiene di ricotta, piselli e prosciutto, e, nell’altro piatto, ciò che più immaginavo e temevo: contornate da puré e asparagi, due grandi costolette d’agnello impanate e fritte.
Ho deciso di saltare i miei rituali più o meno quotidiani (bevuta d’acqua a stomaco vuoto, poi frutta, una mezza carota e semi oleosi), per passare direttamente a quell’improvvisato pranzo di Pasqua, finché le porzioni erano calde, e mentre i tortellini continuavano a riposare in frigo.

Tutto molto buono, forse anche le due costolette, tenere e carnose.
Forse.
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Scritto domenica 8 aprile, pubblicato lunedì 9.
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Immagine da: http://riderexridere.blogspot.it/2010/12/un-uomo-suona-al-campanello-di-una-casa.html

Informazioni su Franz

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19 risposte a Ad agnel donato…

  1. RosaOscura ha detto:

    Caro Franz,

    sono felice di essere nuovamente ospite della tua dimora…

    Un abbraccio.

    Giovanna

  2. Luca ha detto:

    Su cosa ha significato, in termini antropologici, psicologici, filosofici per l’uomo il passaggio da un regime erbivoro ad un regime onnivoro con massiccio ricorso (proporzionale al benessere della zona geografica considerata) ai grassi saturi animali, molto nutrienti ma anche molto letali per fegato e coronarie, molto si è scritto e molto si scriverà ancora.

    E’ certo che la scelta vegetariana o addirittura vegan (ma neanche un sorso di lat… Scusate, stavo scherzando) ha in questo senso una valenza simbolica importantissima per chi la compie, alla quale si accoda subito un indubbio vantaggio in termini di salute e forma fisica. Continuo ad avere i miei dubbi che essa possa essere consigliabile per un bambino o un ragazzo che non ha completato l’accrescimento somatico, ma per un adulto insidiato da rischi di pinguedine, malattie cardiovascolari e gastroepaticointestinali può essere una mano santa per il corpo, per lo spirito e per la mente.

    Mi spiace, non mi lego a questa schiera. Morrò pecora nera.

    • Franz ha detto:

      Da quanto ho letto e sto sperimentando, credo che i vegetali possano apportare da soli tutte le componenti di una dieta equilibrata, dunque anche nella cosiddetta età dello sviluppo.
      Margherita Hack, che sostiene di non aver mai mangiato carne, è un bell’esempio di longevità fisica e mentale.
      E poi la quantità di veleni nascosti nei cibi è proporzionale al processo industriale della loro preparazione, trasporto e confezionamento; dunque, a qualsiasi età, staccarsi dai cibi che più derivano da tali processi, come appunto quelli di origine animale, è la più salutare delle emancipazioni.
      Sarà certo importante il fattore simbolico, poi, ma non dimenticare quello etico ambientale, dal momento che solo tale scelta è potenzialmente in grado di evitare gli squilibri che portano un miliardo di persone a misurarsi con il problema della fame o della sottoalimentazione.
      Naturalmente non ho la pretesa di imporre niente a nessuno, ma almeno ti invito a mai dire mai, anche perchè, in questo caso, le pecore bianche sono quelle fuori dal gregge.

  3. Loretta ha detto:

    Oh! Franz che dire, a volte certe gentilezze ti spiazzano ( si dice spiazzare?)
    Non ti invidio, perchè non avendo chiarito con i vicini, ora sarai adottato e nutrito
    con tortellini ripieni di salsiccia.
    Simpatici i commenti dei tuoi amici.
    Ciao ciao

    • Franz ha detto:

      Ciao Loretta, fortuna che le feste non sono poi tante. In realtà, anche se non l’ho ancora confessato, per Pasquetta la signora si è ripresentata, con i famosi tortelloni, e un piatto di arrosto di vitello.
      Regolarmente spazzolati pure quelli, per usare la terminologia dell’amica Terry.
      🙂

  4. Terry ha detto:

    Io al forse ho capito subito che ti eri spazzolato l’intero menù. Se hai deciso così era la cosa giusta io dico. Poi che dire? Fai il bravo nehhhhhh eh eh eh eh eh

    • Franz ha detto:

      Sempre intuitiva, la ragazza. O forse semplicemente conosci i tuoi polli, …agnelli, e bestiame vario!
      Meno male che ogni tanto mi arriva il tuo ammonimento: farò il bravo. Eh eh.

      • Terry ha detto:

        eh eh eh eh ride bene chi ride ultimo: guarda che la frase era di Gandhi!!!!! Te e Luca e smettetela di fare i furbetti che se vi becco vi busco nehhhhh! Notte. Fai sempre il bravo mi raccomando.

      • Franz ha detto:

        Comunque quella frase famosa, che hai pubblicato da te, continua a non convincermi.
        Perché mi buschi? Non ho fatto il bravo? Ma anche Don Abbondio diceva fate i Bravi? 😀
        Ciao ciao, bacioni.

  5. Carlo ha detto:

    Per un po’ ho davvero temuto che la tua incredibile gentilezza verso il prossimo ti avesse spinto ad addentare l’agnello! Poi per fortuna, come nei migliori racconti, il colpo di scena ce l’hai riservato con l’ultima parola! 😉
    Non sono un vegetariano, a dire il vero mangio comunque anche poca carne, una volta a settimana, max ogni 2, quindi non mi posso nemmeno definire un carnivoro. Però ho sempre odiato sta cosa delle tradizioni: zampone a capodanno, agnello/capretto a pasqua…
    Dunque non li mangio quasi mai. Meglio un bel piatto di pasta (carbonara, ehr…)!
    Non mangio per nulla coniglio, invece: avendone avuto uno nano per qualche anno (prima che non decidesse di scoprire cosa c’era al di là del balcone, ahilui… e ahimé: quanto piansi… avevo 13 anni e per la prima volta capii quanto poteva essere crudele la vita) sarebbe come mangiare un gatto.
    Se mi piacessero di più le verdure, probabilmente diventerei vegetariano, ma purtroppo non riuscirei mai a rinunciare agli affettati (e tu, da buon bolognese, come ci riesci?!).

    • Carlo ha detto:

      Ah, e naturalmente auguri a tutti! 😉

    • Franz ha detto:

      E invece, carissimo, i tuoi timori erano proprio fondati: la parola ‘forse’ si riferiva al giudizio gustativo su quelle costolette, che ho mangiato senza alcun entusiasmo.
      Sia gli affettati, sia anche una bella carbonara, non sono ammessi dalla dieta vegana, e non per criteri ascetici e penitenziali, ma per diverse ottime ragioni, su cui ora non mi dilungo.
      Comunque ho scoperto inaspettati tesori di gusto anche nelle verdure.
      E poi, come dicevo a Riri, all’occasione non mi nego qualche trasgressione, e, agnello a parte, senza alcun senso di colpa.
      Un saluto e auguroni a te!

  6. Riri52 ha detto:

    Anche vegetariani più intransigenti ammettono che ogni tanto è ammesso derogare dalla dieta, sia per tradizione che per socialità. Persino i macrobiotici più austeri ogni tanto si lasciano andare a uno strappo. Quindi approvo la tua scelta, anche perché bisognerebbe lottare anche per i polli, i vitelli, i maialini e tutti gli animali che l’uomo fin dalla sua prima volta alleva per mangiarli. Il problema oggi è lo spreco e la distruzione dell’ambiente. Ma tant’è, noi facciamo quello che si può. Ciao e buona Pasquetta. Riri52

    • Franz ha detto:

      Il problema dell’ambiente è quello che mi ha portato all’alimentazione vegetariana; poi, nel cammino, ho approfondito e fatto miei anche gli altri importantissimi aspetti, quello della salute e quello dei diritti degli animali.
      Comunque è vero: è puro dogmatismo l’incapacità di derogare ogni tanto dalle regole.
      Una buona Pasquetta a te!

  7. amanda ha detto:

    beh tornarmi carnivoro proprio il dì di Pasqua, da VEGANO stile triplo salto mortale con doppio avvitamento mi ha impedito di soffocare una sguaiata risata 😉 ed io che mi preoccupavo di portarti sulla cattiva strada per un piatto di tortelloni sia pure di magro!

  8. Milvia ha detto:

    Hai almeno levato un pensiero grato al povero agnellino (tenero e carnoso) che si è immolato, vittima sacrificale, anche per te? Beh, a pensarci bene mi vien da dire che le vittime sono due: il suddetto agnellino, vittima delle… barbare abitudini gastronomiche pasquali, ma pure tu, vittima della gentilezza e della gratitudine dei tuoi vicini. Perché, in effetti, mica potevi dire: no grazie, io mangio solo semini e carote, ai due vecchietti: posso immaginare, anche se non li conosco, che faccia avrebbero fatto, a sentirti dire così. E neanche potevi, una volta ricevuto il dono, buttarlo nel rusco. Così, povero Franz, ti sei dovuto sacrificare… Povero, povero Franz… (non so se si riesce a sentire il mio tono… lievemente canzonatorio).
    Ma, scherzi a parte, devo dire che questa pagina di diario è deliziosa, leggera, proprio carina. Anche la descrizione della pioggia, lo è.
    Non ha poi mica tutti i torti, poi, il tuo collega leghista, a dire che dovete protestare: i taxi, in piazza Maggiore, ormai fanno parte dell’arredo. Insomma evviva Bologna pedonalizzata, ma con criterio…
    Buona Pasquetta, caro Franz! Spero che tu non sogni il poverino agnellino, questa notte, tenero, carnoso e belante.

    • Franz ha detto:

      No, niente pensieri grati: meglio non pensare alla bestiola scannata per il sollazzo delle panze di noi umani. In questo modo il mio “sacrificio” è stato più sopportabile…
      Buona Pasquetta, cara Milvia, e grazie delle belle parole.
      Quanto agli incubi in stile ‘Silenzio degli innocenti’, per questa volta sembrano evitati.

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