Come in un film d’avventure

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Le frequenze di Radio Radicale (che ne ha l’esclusiva) avevano appena cominciato a diffondere le voci del ‘Servizio pubblico’: quella di Michele Santoro e di soci, ospiti e intervistati, nella sua settimanale trasmissione multi-piattaforma.
Giovedì scorso, pochi minuti dopo le nove, ero fermo, unica vettura, a un semaforo lungo via San Donato, poco prima della tangenziale; ero diretto all’hotel Cosmopolitan (oltre il ‘Decathlon’ e tutto il centro commerciale ‘Meraville’), da dove mi era giunta una chiamata. Era la voce di Beppe Grillo, e i suoi consueti toni da battaglia, a imporsi nel primo frammento della trasmissione, e mi stavo chiedendo le impressioni che quel fiume sempre in piena, e di me che lo stavo ascoltando, avrebbero potuto fare sui miei prossimi clienti.
Improvviso, del tutto inaspettato e imprevedibile, non preceduto neanche dallo stridore di una frenata brusca, un botto alle mie spalle rimbomba nell’abitacolo, mentre vengo strattonato in avanti. Mi hanno tamponato.
Non lascio tempo a considerazioni ed emozioni di sorta; riaccendo il motore e mi sposto in una posizione di tre quarti fra la San Donato e la strada laterale sorvegliata dal semaforo. Mi aspetto che chi mi ha colpito faccia altrettanto, e sulle prime sembra così, poi, di scatto, cambia direzione e procede accelerando sulla via principale.
Un solo vago sentore di scandalo, di stupore per una manifestazione così spudorata di scorrettezza e tentativo di sopraffazione: non c’è tempo per le emozioni. Innesco la marcia e, sia pure con l’inevitabile inerzia di un motore a metano, mi lancio all’inseguimento.
Riesco a mettermi sulla scia dell’auto pirata, nera, di medie dimensioni, e comincio a lampeggiare minaccioso con i fari. La vedo puntare sulla sinistra, per imboccare la tangenziale, al vicino semaforo successivo, che è giallo. Ma diventa rosso proprio mentre sopraggiungo io lanciato come un cacciabombardiere. E’ il momento più difficile; suono ripetutamente il clacson per imporre la mia precedenza al flusso di automobili ferme al semaforo nell’altra carreggiata; se passano loro è finita. Ma passo io, e riprendo l’inseguimento sulla rampa d’accesso, e poi lungo il rettilineo della tangenziale. Lampeggio ancora, ma soprattutto riesco a recuperare terreno fino a osservare con chiarezza il numero di targa, che mi imprimo in mente con determinazione.
Senza perdere velocità, l’auto pirata prende la prima uscita, zona industriale Roveri, e continua a correre lungo quelle strade desolate e prive di semafori o altri ostacoli. Mi rendo conto che continuare l’inseguimento non potrà darmi nessun altro vantaggio, e poco dopo lo lascio scappare.
Accosto la Cavallona, annoto il numero di targa, e poi scendo a verificare i danni.

La prima impressione è di sollievo: il portellone è incavato in maniera non troppo vistosa, sotto la targa. Solo più tardi verificherò le scheggiature al paraurti e la rottura di uno dei sensori di parcheggio.
Mi accingo a telefonare ai carabinieri, ma poi l’occhio mi cade sul tassametro: tariffa ‘A’, come avvicinamento al cliente. Me n’ero completamente scordato; cerco di dominare la fibrillazione che avverto addosso, di riordinare le idee, e soprattutto, mentre riparto, di capire dove sono e qual è la strada migliore per raggiungere l’hotel Cosmopolitan.
Di lì a poco, era inevitabile, mi chiama la centrale, allertata dal cliente sul mio mancato arrivo all’appuntamento.
“Guarda, sono stato tamponato, e quello è scappato, ma comunque sto andando lo stesso a caricare.”
La centralinista è perplessa; la tranquillizzo dicendole che in due minuti d’orologio sarò a destinazione.
E riesco, nonostante un po’ di confusione nel mio orientamento, a mantenere la promessa.

Un signore distinto mi sta aspettando sul piazzale antistante l’albergo.
“Buonasera, mi scusi il ritardo, ma mi hanno tamponato, forse gliel’avranno detto.”
Ha un tono comprensivo: “Sì, me l’hanno detto. Sa, non vedevo arrivare nessuno e ho richiamato.”
“Spero non abbia fretta, dove andiamo?”
“No, non ho fretta, solo un po’ fame… In via Cartolerie, mi sembra che si chiami, dove c’è quella trattoria…”
“Sì, via Cartoleria, la ‘Drogheria della Rosa’.”
“Sì, esattamente quella.”

Per gran parte del tragitto la voce di Santoro, Grillo e compagnia resteranno a un volume appena percettibile; dialogare sull’accaduto con una persona civile mi aiuta a ritrovare la calma. Ma poi anche il dialogo viene interrotto da una nuova chiamata dalla centrale.
Mi aspetto che vogliano sincerarsi che io sia arrivato a destinazione dal cliente, e mi appresto a farlo, e invece la centralinista mi chiede:
“Firenze-1, sei tu che sei stato tamponato in via San Donato?”
“Sì, dimmi.”
“Perché ha telefonato poco fa un nostro cliente abituale. Ha assistito alla scena e ha detto che è disponibile ad aiutare.”
“Fantastico. Ti ha lasciato il suo numero?”
“Sì, ora te lo trasmetto sul video e sulla stampante.”
“Okay, grazie!”
Anche il mio passeggero, che partecipa emotivamente a un film che lo riguarda solo di sfuggita, si mostra evidentemente soddisfatto del colpo di scena.
Ma ormai siamo arrivati alla trattoria. Mi chiede di stampargli una ricevuta. Nel consegnargli la striscia di carta mi ricordo, per fortuna, di strappare il frammento iniziale, dove c’è la preziosa informazione inviatami dalla centrale.

E, non appena lasciato alla sua agognata cena il mio ospite, chiamo subito il santo protettore.
Come immaginavo, è molto collaborativo. Ha la voce di una persona matura, e mi dà un po’ del lei un po’ del tu:
“Sa, io prendo il taxi cinque o sei volte al giorno, e mi sento come di famiglia. Hai già chiamato la polizia?”
“No, stavo per chiamare i carabinieri. E’ disposto a testimoniare, nel caso?”
“Ma certo!”
“Benissimo! Grazie, davvero.”
“Ascolta, io adesso sono ancora qui in zona, al circolo del Casalone. Ma prima mi è sembrato di vedere tornare a casa la macchina che ti ha tamponato; dev’essere di un ragazzo che abita qui vicino. Dammi il tuo numero di telefono, che fra un po’, quando esco, ti dico se l’ho rintracciata.”
“Va bene, allora intanto faccio un salto a casa a prendere la macchina fotografica.”

Subito dopo chiamo i carabinieri. Che mi dirottano sulla polizia. Che mi dirotta sui vigili. Che mi dicono di fare la denuncia, l’indomani, in assicurazione.
Perfetta efficienza italica nel passare la palla.

Non ho ancora mangiato il riso integrale che tengo (con le opportune precauzioni…) a scaldarsi nel pentolino da campeggio nascosto in un vano del motore. Ma non c’è né tempo né appetito: meglio correre a casa, in modo da essere in zona con la macchinetta fotografica quando il benefattore richiamerà.

Di lì a meno di mezz’ora mi trovo di nuovo nei pressi del fattaccio; ora sì posso ingannare l’attesa recuperando il pentolino, gradevolmente caldo, contenente, avvolta in un involucro di carta metallizzata, la mia parca cena.
Sembra voler rispettare anche quella: mi chiama solo appena l’ho terminata.
“Sì, sono esattamente dove è avvenuto l’incidente.”
“Guarda, mi sembra di averla rintracciata” e mi dice la targa.
“Sì, è quella. Dove devo venire?”
“In via Valparaiso.”
“Cos’è, una traversa di viale Zagabria, vero? Va bene, arrivo.”
Dopo un minuto mi richiama:
“Ti ho visto passare, devi prendere la prima traversa!”
“Ah, grazie, mi era sfuggita.”

Mi fa un segno con il braccio, è insieme a un amico.
Parcheggio, poi scendo e familiarizziamo; cerco ripetutamente di mostrargli la mia riconoscenza.
Poi mi indica dov’è parcheggiata l’auto pirata.
Mi chiede se stanno arrivando anche i carabinieri e gli racconto l’esito del mio appello; entrambi, lui e il suo amico, scuotono la testa delusi.
Infine li saluto e mi avvio a scattare le fotografie.
La Polo nera è parcheggiata in una zona buia, con il muso molto rincagnato, il meno evidente possibile a chi passa.


Scatto diverse foto, premurandomi di inquadrare anche la targa. Poi controllo se c’è esposto il contrassegno di assicurazione. Grande sollievo, c’è, ed è valido fino a luglio.
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Mi riavvio verso la Cavalla, e vedo che i due angeli custodi sono ancora dove li avevo salutati.
“Siamo stati qui per sicurezza, che non saltasse fuori mentre facevi le foto.”
“Ah, grazie ancora. No, tutto sotto controllo! Allora ci sentiamo se c’è bisogno di una firma.”
“Va bene, vedrai che mi chiamano loro, quelli dell’assicurazione.”

Posso riprendere una quasi normale serata di lavoro.
Accendo il motore. E la radio. Alla voce di zio Beppe Grillo si è ora sostituita quella, convulsa, infantile, supponente, del sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Peccato, ma non si può avere tutto.
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L’immagine iniziale è tratta da: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=eMWapxqg12g#!

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13 risposte a Come in un film d’avventure

  1. Carlo ha detto:

    Che incredibile avventura e che angoscia questo tuo racconto!
    Lavorando in uno studio legale ne sento tutti i giorni di simili, ma aver modo di leggerli dalla tua penna, con la tua inconfondibile bravura, mi ha fatto quasi presenziare attivamente all’inseguimento, rendendomi partecipe delle tante, convulse, esasperate emozioni di quella sera…
    che dire… anzitutto se hai bisogno di qualche parere legale, ovviamente, sono a disposizione! Secondariamente… per fortuna non ti sei fatto nulla e, altra fortuna, almeno da quanto ho capito, la tua auto sta meglio di quella del pirata!
    Terzo, nel male hai avuto una fortuna indicibile a trovare un testimone! Almeno ora sei in una botte ‘de fero’!
    Questo, su tutte, è forse l’evento più importante della tua frenetica serata. Ho tastato con mano, recentemente, l’omertà della gente (ero sul bus, l’autista è stato attaccato da un vecchio folle maleducato che aveva chiesto di chiudere un finestrino, ma l’autista aveva rifiutato perché, effettivamente, sulla vettura -sporca, logora e vecchia- c’era parecchio odore; alché l’alterco, l’autista subisce in silenzio le invettive del vecchio, chiama in centrale, e là chiamano in CC. Arrivano, identificano l’anziano assalitore e una signora sua amica inizia a difenderlo davanti agli occhi sbigottiti di tutti i passeggeri. Per fartela breve sono stato l’unico a offrirmi di testimoniare a favore dell’autista, nel caso avesse voluto querelarlo per ingiuria, tutti -TUTTI- gli altri occupanti del bus se ne son ben guardati), quindi, anche se la sorte ha voluto farti imbattere in una scorrettezza piuttosto tipica, il tuo angioletto custode ha riequilibrato il tutto mettendoti a disposizione un atto civico più unico che raro.

    • Franz ha detto:

      Un molteplice grazie, carissimo Carlo.
      Innanzi tutto per i complimenti, che sono sempre un bell’incentivo; poi per la tua disponibilità a livello professionale (spero proprio di non averne bisogno, anche perché credo che la nostra cooperativa sia abbastanza attrezzata, ma non si sa mai!); infine per il breve ma significativo racconto dell’episodio su quell’autobus. Hai dimostrato come ci si dovrebbe normalmente comportare in un Paese civile, e come un senso attivo e combattivo della giustizia sia appannaggio di poche persone “ancora vive” come te.

  2. Loretta ha detto:

    Come ti capisco, un paio di anni fa ero ferma anch’io ad un semaforo quando sulla mia destra un
    tir partì e con un colpo di coda mi fracasso’ lo sportello.Lui tranquillo se ne stava andando per la sua strada quando io con la mia punto color “cetonia” sono partita all’inseguimento senza guardare da nessuna parte ( sconsiderata), l’ho raggiunto ,superato e fatto fermare.
    Poi sono quasi collassata, ma ho avuto giustizia.
    Nella tua sfortuna anche tu sei stato fortunato, soprattutto ad incontrare persone altruiste,
    che non si girano dall’altra parte per non avere coinvolgimenti.
    Leggerti, è come avere un libro in mano, e pagina dopo pagina scoprire nuove avventure.
    Ciao ciao

    • Franz ha detto:

      Beh, in quell’occasione sei stata più coraggiosa di me, dato che hai costretto alla resa il colpevole con le tue sole forze!
      Ciao Loretta, mi fa molto piacere che le mie peripezie suscitino il tuo interesse di lettrice.
      🙂

  3. amanda ha detto:

    dio non si sa ma gli angeli ci sono 🙂

  4. Luca ha detto:

    Questa volta Ernest Hemingway si colora leggermente di Mickey Spillane e lo scenario si presenta come un andante con moto con qualche spunto di allegretto-vivace (laddove la tua scrittura privilegia l’adagio e talora addirittura il lento, ma solo i nevrotici non cambiano mai nè idea nè ritmo).

    Non c’è realtà se non attraverso gli occhi e le orecchie di un osservatore (il fatidico albero che cade nella foresta non produce rumore ma solo perturbazioni atmosferiche che non si possono, a rigore, neppur definire onde acustiche) e non c’è racconto se non attraverso una voce narrante.

    Mentre il post precedente ricamava con sapienza su un non-evento, questo insegue una trama multiforme e veloce con perfetto isomorfismo sull’inseguimento reale: la trama sembra scappare più veloce del racconto che però alla fine l’agguanta e la tiene stretta. E il lettore investe piacevolmente alcuni gradevoli minuti del suo tempo forse prezioso (o forse no).

    • Luca ha detto:

      Replico a me stesso per specificare che il “o forse no” era riferito alla preziosità del mio tempo (che in questo periodo è libero e disponibile in modo fin imbarazzante salvo imminenti auspicate buone notizie dall’hinterland nordovest parmense) e NON ASSOLUTAMENTE alla piacevolezza dei minuti investiti.

      Appagato da codesta precisazione, l’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

    • Franz ha detto:

      Non c’era bisogno della precisazione, carissimo e scrupolosissimo amico.
      E non so se ci fosse bisogno, o meno, anche di parole così lusinghiere; ma quelle di certo me le tengo strette, per goderne tutto l’incentivo all’espressione scritta che mi infondono.

  5. duhangst ha detto:

    Sono contento che tu sia riuscito a rintracciarlo… e sono contento che ci siano ancora persone civili come quelle che ti hanno aiutato.

  6. maura ha detto:

    Letto tutto d’un fiato, mi sembrava di essere a bordo con te!
    Sono felice che, nonostante tanta scaltrezza, tu abbia incontrato un angelo custode.
    Almeno ogni tanto qualcuno paga dopo aver rotto!
    Buona settimana e occhio alle spalle…

    • Franz ha detto:

      Tutto lascia prevedere, in effetti, che verrò rimborsato e che, come dici, tu “qualcuno pagherà dopo aver rotto“.
      Vorrei che fosse la stessa cosa da parte dei veri responsabili della crisi del debito pubblico… e invece a pagare sono soprattutto i più deboli.
      Buona settimana a te, e, certo, sempre all’erta! 🙂

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