Ali

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E’ da dopo Pasqua, secondo la mia percezione, che le richieste di trasporto in taxi sono drasticamente calate e i nostri posteggi sempre più spesso strapieni di auto bianche in attesa.
Per garantire l’abituale redditività bisogna dedicare al lavoro un maggior numero di ore, rimedio che peggiora ulteriormente la saturazione di offerta, oppure cercare di sfruttare al massimo le giornate buone, per eventi straordinari o semplicemente perchè di sabato o domenica. Il sabato la pedonalizzazione totale della cosiddetta “T”, che è la zona intorno all’incrocio fra le tre strade principali del centro, al di là delle infinite polemiche che sta suscitando (anche fra i colleghi), in fin dei conti si è rivelata un bel regalo per noi, grazie all’aumento delle richieste e a tutti i giri contorti che siamo costretti a fare, a tassametro acceso, per aggirare l’ostacolo. La domenica sera, invece, ora che è cominciata la stagione delle gite al mare, garantisce un flusso quasi ininterrotto di clienti in arrivo alla stazione ferroviaria.

Tanto lavoro, poco traffico, supplemento tariffario festivo e poi notturno: le condizioni ideali per rimettere un po’ in sesto il bilancio.
Domenica sera più che mai ho potuto approfittarne, con indubbio piacere, e con sollievo; compreso quello, a posteriori, di non essermi accorto, alla guida, dell’ennesima forte scossa di terremoto, quella che ha fatto crollare, nella flagellata bassa modenese, la torre di Novi.

Ma non si carica sempre e solo in stazione; dopo la mezzanotte, quando ormai avevo deciso di fare l’ultima corsa, mi è arrivata una chiamata dalla via Ferrarese. Nelle note sul videoterminale il solo stringatissimo nome del richiedente: Ali.
Ma all’indirizzo, raggiunto in meno di due minuti, non c’era nessuno. Luci di emergenza, attesa poco convinta; dopo qualche altro minuto segnalo sul video la corsa a vuoto e riprendo la via della stazione.
Nello stesso identico punto in cui mi era arrivata la richiesta, l’inconfondibile suono di una chiamata dalla centrale: “Guarda che hanno richiamato da via Ferrarese, riesci a tornarci?” la voce della centralinista è garbata e piacevole.
“Va bene, ci vado, grazie.”
Stessa inversione di marcia fatta poco prima, stesso rapido avvicinamento, stessa scena: nessuno.
Un solo minuto d’attesa, poi abbandono nuovamente quell’angolo di città che ha deciso, letteralmente, di prendermi in giro.
Con una precisione impressionante, esattamente nel punto delle due chiamate precedenti, torna a farsi viva la centralinista: “Ha richiamato, si era sbagliato il numero, non era il novantadue ma il duecentonove…” mi dice con tono divertito.
“Va bene, speriamo che sia la volta buona!”

Ali mi sta aspettando, ed entra con la coda fra le gambe; la sua remissività mi fa passare subito il nervosismo accumulato, tanto più quando mi comunica la destinazione: vuole andare a San Lazzaro, il mio comune, dunque una pacchia come ultima corsa della mia serata.
Mi chiede se bastano trenta euro.
“Certo, ne bastano anche meno di venti.”
In realtà alla fine il tassametro supererà i trentacinque (nonostante non avessi nemmeno impostato, pietosamente, la tariffa extraurbana) dopo che, giunti all’uscita di San Lazzaro, mi avrà fatto proseguire per tutta la complanare, poi fino a Osteria Grande, e poi ancora in cima alle colline a Sud della via Emilia. Insomma San Lazzaro era solo l’antipasto, e l’esca un po’ furbescamente gettata per non sentirsi dire di no.

Ali ama conversare, e parla discretamente l’italiano: vive e lavora nel nostro Paese da oltre dieci anni, ha una moglie e una figlia, e un fratello che gli aveva prestato il motorino di cui però ha forato una gomma.
Ali non si chiama Ali. “Sono molto belli i nomi di donna arabi” gli dico quando mi confida il nome della sua bambina, “mentre voi uomini vi chiamate tutti Mohammed oppure Ali.” E a questo punto mi snocciola una serie infinita di differenti nomi maschili, compreso il suo, di tutto il parentado. “Ma Mohammed è il nome più bello che ci sia” aggiunge: “che nome c’è più bello di Mohammed?”

E’ molto devoto. Mi dice, con voce quasi minacciosa, che il terremoto è un segnale che ci sta inviando Dio perché è arrabbiato con gli uomini, e che un’altra volta Dio stava per mandare sulla Terra una grande distruzione, poi vide un uomo bravo, che credeva in Dio e leggeva il Corano.
“La conosco anch’io una storia simile” cerco di intromettermi citando una leggenda, forse ebraica, che mi viene in mente: “alla fine Dio per quel solo giusto risparmia tutta la popolazione.” Ma non mi lascia parlare, e mi racconta un primo finale, ben diverso, della terribile vicenda: “Dio gli disse che anche se era un uomo bravo, non aveva parlato, pur sapendo tutto il male che facevano gli altri, e così punì tutta la popolazione. Un’altra volta stava per mandare un’altra grande distruzione, ma questa volta vide gli occhi innocenti di un bambino e non lo fece.”

Ali, o come caspita si chiama, è scrupoloso. Quando vede che il tassametro supera i trenta, estrae trentacinque euro e vuole darmeli subito; quando poi il tassametro supera anche i trentacinque, mi dice che mi darà quello che manca una volta a destinazione, da suo fratello. Ribatto che se si tratta di qualche euro non importa, non cambia la mia vita. Mi risponde manifestando molta gratitudine.

Le luci di una grande casa colonica, quasi in cima a una collina, sono il nostro punto di arrivo. Ali ora dovrà subire la ramanzina del fratello che gli aveva prestato il motorino.
A me non resta che lanciarmi in discesa, verso l’incanto delle luci della pianura, laggiù.

Più tardi, una volta a letto stento lungamente ad addormentarmi, poi il primo sonno è interrotto quasi subito dall’impressione di una forte scossa di terremoto. Decido di restare, per il resto della notte, nel dubbio se si trattasse solo di suggestione, e, per il resto dei miei giorni, in un altro dubbio: chissà se ho fatto il mio dovere di parlare…
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Immagine da: http://www.masali.com/Romanzi/Perla/netsurfing.htm

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10 risposte a Ali

  1. annamaria49 ha detto:

    Non sapevo fossi nella terra duramente colpita, sono contenta d’apprendere che stai bene e che puoi continuare a svolgere il tuo lavoro, certamente con molte difficoltà.
    Gli avvenimenti disastrosi ci sono sempre stati, è vero che l’uomo si è maggiormente incattivito, avrebbe bisogno di una lezione, ma Dio disse anche che mai più avrebbe mandato un Diluvio Universale. Ciò che accade nel mondo deve farci migliorare per poter vivere in una terra migliore sotto molti punti di vista: l’ambiente, la giustizia, il lavoro, la sicurezza. Auguriamoci che i cambiamenti ci saranno una volta per tutte.
    Forza e coraggio, un caro saluto.
    annamaria

    • Franz ha detto:

      La città di Bologna, e immediati dintorni, è tutto sommato alla periferia di questi interminabili fenomeni sismici; non abbastanza però da evitare qualche danno e soprattutto molto spavento, spavento che mi sembra risvegliare le paure più profonde e ancestrali di ciascuno di noi.
      Certo, anche se tanti morti e tante distruzioni potevano essere evitate, bisogna trovare l’occasione di un rinnovamento anche in una calamità come questa.

      Grazie delle tue parole e un caro saluto a te.

  2. RosaOscura ha detto:

    Un futuro multietnico che forse spaventa un pò… come tutti i cambiamenti…

    Felice di sapere che stai bene e che non hai subito danni dal terremoto.

    Grande abbracciatona!!!

    Giovanna

    • Franz ha detto:

      La capacità di adattarsi ai cambiamenti è un segno di maturità, ma purtroppo viviamo ancora in mezzo a troppa gente immatura…

      Grazie per il pensiero e grande abbracciatona ricambiatissima!

  3. Riri52 ha detto:

    Come paese multietnico prenderei gli Usa, dove i banchi stanno per essere superati dagli altri. Non so come sarà in futuro, ma per ora le culture, anche non volendo, si mescolano. Intaccano i fondamentali, anche se nessuno lo vuole: per tutto i cellulari e il pc. Sono gli egoismi primari che peggioreranno, penso, la paura di quello che si perde per la crisi.

    • Franz ha detto:

      Il futuro sarà prevedibilmente sempre più multietnico, e la cosa sarà una risorsa per tutti, se si eviterà di appellarsi al buon tempo antico in nome di un’integrità culturale ormai anacronistica.
      Mi spaventa molto di più una nuova integrità, quella testimoniata dall’uso inutile e avvilente di termini inglesi nella nostra lingua.

  4. lagiraffa ha detto:

    Ciao Franz, mi fa piacere avere tue notizie, mi pare di capire che, nonostante la forte scossa, non abbia subito gravi danni, è così? Speriamo che la terra si plachi un po’ e dia tregua alle persone coinvolte. Un abbraccio 🙂

    • Franz ha detto:

      Cara Giraffa, i danni delle diverse scosse a Bologna sono stati molto limitati: pochi edifici dichiarati inagibili e molta attenzione alla già minacciata Torre Asinelli, che con la dirimpettaia Garisenda (entrambe pendenti), sono il simbolo più forte della città.
      Solo un po’ di spavento, legato sicuramente a paure ancestrali, e comunque particolarmente vissuto da chi abita nei piani molto alti degli edifici (non è il mio caso).
      Speriamo davvero che le popolazioni davvero colpite, a una trentina di chilometri da qui, possano ritrovare presto la serenità e condizioni di vita più normali.

      Grazie per il pensiero e un abbraccio a te. 🙂

  5. Luca ha detto:

    La sfida della multietnicità ci sollecita e solletica costantemente: in un mondo talmente globalizzato da far sembrare il concetto di “villaggio globale” di Marshall Mc Luhan (che compie 50 anni, il concetto e ovviamente non l’autore, e meriterebbe un post, ma non so se ne ho il tempo e/o la voglia o peggio ancora la lucidità necessaria e sufficiente) un datatissimo eufemismo, le tensioni xenofobe e razziste invece di tacitarsi si moltiplicano.

    Un 2000 futuristico e il Medio Evo prossimo venturo di cui pontificavano i futurologi 40 anni fa si scazzottano furiosamente.

    Chissà se Ali, o Muhammed da Casablanca che sta alla cassa del bellissimo praticissimo economicissimo Internet Center di Via Bixio ovviamente a Parma, lo sanno.

    E se lo sanno come la vivono. E se la vivono come la digeriscono.

    Del resto il tuo post non è un post militante nè pro nè contro la multietnicità (e lo zio Beppe propende lievemente per la seconda ipotesi, ma spero peraltro che Pizzarotti sia anche qui indipendente dal suppsto leader come finora si è dimostrato, memore dell’aureo principio “uno vale uno”): è un post letterariamente descrittivo che lascia al lettore (comodo, veh?) farsi un giudizio.

    Così sia.

    • Franz ha detto:

      Sarà anche comoda la deriva descrittiva, ma, in fondo, il racconto della realtà è per sua natura inglobante e integrante (e nei rari casi più felici anche intrigante): a chi è soggetto di discriminazione interessa principalmente entrare nella realtà ed essere trattato con normalità, anche se poi non so se Ali gradirebbe davvero leggere questa pagina…

      Sono ben contento di avere un testimone attento di come andranno le cose a Parma anche quando i riflettori della cronaca saranno del tutto spenti, sul rivoluzionario governo stellato.
      Intanto, la mia grande amarezza della disputa iniziale fra Pizzarotti e lo zio è stata molto mitigata dalla splendida notizia della collaborazione richiesta e ottenuta di Maurizio Pallante.

      Ad maiora.

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