Una tradizione estiva

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Il tanto bramato diradarsi, di incombenze, rumori, necessità; l’avvento del tempo più lento, e di un silenzio che ha qualcosa di sacro, così come la diffusa luce diurna, e il riposo mentale. Ecco le sensazioni che dominano, come previsto, il panorama solstiziale.
Ma anche, non appena raggiunto il simbolico passo sulla vetta, la prima lunga ondata di caldo afoso africano, che rende difficoltosa qualsiasi azione, e incerto il confine fra benessere e depressione strisciante, fra certezze e dubbi sul livello di salute psico-fisica a cui hai dedicato tanta attenzione.
Turno di riposo in posizione strategica, sabato, così che anticipando solo di un paio di giorni le ferie previste per la vacanza a Senigallia si può ottenere un salutare lungo stacco dal lavoro.
La prima idea era stata di andare verso sera in centro, a godere per la prima volta dell’isola pedonale, versione estesa-ed-integrale, istituita ormai abitualmente nei fine settimana, per poi magari fermarmi un po’ in piazza Maggiore tramutata in spettacolare cinema all’aperto, con quello schermo gigantesco e le luci spente sui palazzi medievali.
Poi l’idea di rinunciare a varcare la soglia del garage ha avuto la meglio, e il bisogno di un po’ di distrazione dalle pareti di casa ha trovato un compenso nell’obiettivo di raggiungere a piedi il festival dell’Unità in località Cicogna, quest’anno assurto a rango regionale e magari, una volta là, seguire da un padiglione-bar all’aperto la sfida europea fra Spagna e Francia.

Verso le otto di sera un sole ancora alto e ancora troppo caldo illumina il mio procedere, fra una campagna incantata da quella stessa atmosfera beneficamente e beatamente diradata che si diceva.
Poco dopo il sottopasso della ferrovia vedo già la vicina prospettiva di auto parcheggiate ai bordi della strada, i primi movimenti di persone, e poi i primi suoni inconfondibili di voci e musiche amplificate.
Quasi a sorpresa, mi prende il fastidioso dubbio morale sulla liceità di approfittare di un evento tanto connotato a nome e gloria di un partito che ormai disprezzo profondamente. Poca cosa per farmi cambiare strada: mi riprometto solo, con autentico sollievo, che non andrò al più blasonato e frequentato ed esteso festival provinciale al Parco Nord, quando ci sarà in settembre.

Osservo una coppia sulla sessantina, la prima fra tante che mi appariranno come il cuore pulsante della festa, almeno per quanto riguarda il pubblico. Coppie abbigliate con curata eleganza, e propense ad atteggiamenti reciprocamente dolci (alcune si tengono per mano come adolescenti), a testimonianza del benessere balsamico con cui vivono questa tradizionale ed evidentemente rituale circostanza.
Un tipo con una vistosa casacca colorata sorveglia il passaggio di entrata, simboleggiato da due grandi colonne-cassette di legno con su scritto ‘offerta libera’. Sguscio al di là senza mettere le mani in tasca.
Il movimento di gente è piacevole e tonificante, come sempre succede quando le persone sono rilassate e non troppo accalcate; sento che questa atmosfera mi fa bene, e anche il caldo opprimente sembra quasi allontanarsi.
Uno dei primi grandi capannoni, sulla sinistra, assomiglia tanto alla canonica pesca di beneficenza (o per meglio dire di finanziamento…), non fosse per quel perentorio cartello: ‘Gioco del tappo’; fra i tanti regali esposti sulle lunghe scansie, domina, in bella vista, l’oggetto del desiderio: una colorata mountain-bike.
Ecco il classicissimo reparto crescentine e tigelle, dove mi viene da pensare con fastidio alle smisurate quantità di prosciutto immolato alla voracità dei frequentatori, e poi, poco oltre, già il primo padiglione-bar, con due video televisivi innalzati sopra i tavolini. Ci sono ancora diversi posti comodi, manca ancora una mezz’ora all’inizio della partita, ma preferisco andare a fare la mia ordinazione per occuparne uno. Vado al tavolo della cassa, e dopo rapida consultazione della lista, ordino un cornetto gelato, chiedendomi in cuor mio se un giorno smetterò di fare deroghe, sia pur non frequenti, alla mia dieta vegana. Solo una volta seduto osservo, ma senza troppi rimpianti, il cartello che pubblicizza le fette di cocomero fresche, e vedo un altro avventore farsene servire una, formato gigante, e con il suo trofeo raggiungere il proprio tavolino.
Intorno a me, oltre a qualcuna delle solite coppie sessanteni, ci sono raggruppamenti di uomini, più o meno della stessa età, un gruppo familiare allargato con cane barboncino abbaiante, poi qualche bambino, e poi due ragazzine dalla voce acuta e dal seno appena pronunciato, che si piazzano sotto un video in adorazione alle prime immagini dello spogliatoio della Spagna.
Assaporo ancora questa relativa serenità diffusa, prima che l’inizio della partita catturi la mia attenzione.
Un addetto è andato a manovrare intorno ai due video per aumentare il volume, ottenendo il risultato di spegnere tutto, per qualche secondo, fra una contenuta disapprovazione; alla fine riesce nell’intento, ma, dopo le note degli inni nazionali, non si riuscirà a sentire una sola parola della telecronaca, sovrastata dal forte rumore di fondo, di voci che parlano animatamente, di annunci e musiche più lontane.
Anche l’attenzione alla partita non è febbrile, e solo il goal della Spagna produce un piccolo boato; per il resto qualche commento che denota una passione calcistica sicuramente non debordante.

Finito il primo tempo decido che la mia serata mondana può finire qui.
Mi allontano, varco nuovamente le due piccole torri monetarie dell’ingresso, e sono di nuovo sulla strada che mi porta verso casa.
In cielo le ultime luci crepuscolari di una lunghissima giornata di sole; nell’aria, ultima a diradarsi, la sola voce del banditore della tombola che estrae i numeri.
E li annuncia con chiarezza, e una certa calibrata velocità, utile a far fruttare maggiormente la serata, con la vendita delle cartelle per un nuovo giro collettivo di piccole e antiche speranze.
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Immagine da: http://dagliappenninialleonde.blogspot.it/2010/06/la-cucina-abruzzese-di-qualita-alla.html

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24 risposte a Una tradizione estiva

  1. Loretta ha detto:

    Ciao sei ancora caterpillato?
    Come è stato?

    • Franz ha detto:

      Ciao, cara Loretta.
      Purtroppo il Caterraduno è finito sabato; sarebbe bello se quello straordinario clima durasse di più.
      Spero di riuscire a scrivere e pubblicare presto un nuovo post, su questo ed altri argomenti.

  2. lagiraffa ha detto:

    Perdona l’ignoranza, caro Franz, ma il Festival dell’Unità è una prosecuzione delle Feste dell’Unità? Io ho dei ricordi bellissimi delle Feste dell’Unità, mi ci portavano i miei, mio padre era ed è, nel cuore, comunista e si impegnava ad organizzarle ogni anno. Ricordo un clima di amicizia, e un particolare che mi colpì tantissimo: tutti si davano del “tu” pur non conoscendosi e, a precisa domanda di bimbetta ormai educata a modi più formali, la risposta fu: “be’, ci diamo del tu perchè siamo tutti compagni!” e la cosa mi piacque tanto, insomma, l’idea di essere tutti amici e fantasie varie era bellissima agli occhi di una bambina. Poi, col tempo, ho capito che non proprio tutti erano amici ma quello è un altro discorso. Che bella Senigallia, ogni anno mi propongo di andare al CaterRaduno ma, per impegni vari, non riesco a farlo.. Buona estate, caro Franz 🙂

    • Franz ha detto:

      Carissima, non ti so spiegare bene la differenza fra feste e festival dell’Unità; credo che questi ultimi siano di maggior rilievo, e non legati territorialmente al solo quartiere di competenza.
      Un dolce contributo, questo tuo, che proviene dagli anni incantati e fiabeschi dell’infanzia, e che arricchisce ulteriormente la conversazione a più voci sul tema.

      Sono tornato lo scorso pomeriggio da Senigallia; ogni anno la settimana di grazia sembra sempre più corta. Davvero ti perdi un evento irripetibile e indescrivibile, sia pure fra pregi (molti) e difetti (qualcuno), che variano in qualche modo di anno in anno.
      Ho viaggiato su un carro bestiame non refrigerato nella giornata più calda della storia della Terra. W l’Italia degradata e …diversamente campione d’Europa!
      Buona estate a te, cara Lady G! 🙂

      • lagiraffa ha detto:

        Hai anche ballato il tango a Senigallia? Sono sicura che si sia creata una bella atmosfera, è proprio per quel motivo che mi piacerebbe andarci.. Mi piace la definizione della nostra Italia diversamente campione d’Europa, in fondo, a che servirà mai una coppa? 😀 Un abbraccio.

      • Franz ha detto:

        Ti assicuro che “una bella atmosfera” è una definizione molto riduttiva: gli elementi che concorrono a generarla (anche se non ho ballato il tango…) sono evidentemente così numerosi e concentrati, che rendono quella settimana scarsa un fenomeno che non ha paragoni in tutto il resto dell’anno. Almeno per quanto mi riguarda, cioè grazie agli elementi ambientali (in senso esteso) che mi fanno stare bene; ma sarei pronto a scommettere che la cosa varrebbe anche per te.

        Non mi è dispiaciuta, in fondo, la disfatta finale degli azzurri del pallone (o nel pallone), benché la somma algebrica fra motivazioni opposte mi abbia permesso comunque di seguire da tifoso anche questa competizione. E poi, fra l’altro, ho potuto poi lavorare oltre due ore ieri notte, mentre le finestre di casa spalancate la rendevano abitabile: la cosa sarebbe stata impossibile se gli azzurri avessero vinto… 🙂

        Questo, ed altro ancora, prossimamente su questi schermi, quando troverò la voglia e la forza di pubblicare un nuovo post.
        Nell’attesa, cara Giraffa, ricambio l’abbraccio.

  3. Carlo ha detto:

    Solito amabile racconto, carissimo.
    Su tutto, però, mi ha incuriosito un aspetto: prestar seriamente attenzione alla condotta morale legata alla dieta vegana ti imporrebbe anche di non mangiare il gelato!?
    Mi pare davvero, in senso lato e più che mai affettuoso e amichevole, ‘follia’… specie con quest caldo!

    • Franz ha detto:

      Carissimo, capisco il tuo punto di vista, che probabilmente avrei condiviso per gran parte del mio passato.
      Credo però che il corretto punto di vista sia, paradosalmente, considerare follia l’idea di nutrirsi, ovvero (in fondo ancor più grave), di trastullarsi con cibi di origine animale, anche solo indiretta, come il latte nel caso dei gelati.
      Le ragioni di questo paradosso diventano evidenti quando ci si avvicina alla corretta informazione sulle implicazioni ambientali, animaliste e salutiste di tali comportamenti.
      La coscienza di questi aspetti si sta diffondendo molto in questi ultimi tempi, ma resta ancora di nicchia rispetto alla logica del consumismo acritico e compulsivo che ha “nutrito” (questa volta in senso simbolico) intere generazioni.
      Tuttavia la strada che per ora ho scelto, non senza dubbi e possibili ripensamenti, non è integralista, ma propensa alla concessione di qualche trasgressione, soprattutto in situazioni di compagnia. Penso che la proiezione su larga scala di un approccio come questo sarebbe sufficiente ad evitare le ripercussioni negative di tutte le tre catogorie che dicevo.
      Un caro saluto da Senigallia, a un solo giorno, purtroppo, dalla fine di questa mia annuale oasi di vacanza e socialità.

      • Carlo ha detto:

        Allora buone vacanze (per le prossime 24 h) e approfitta della situazione per qualche strappo alla regola: una bella pizza piena di mozzarella filante e qualche bella coppetta di gelato! 😉
        Sarebbero le uniche cose alle quali, se diventassi vegano, non potrei mai rinunciare.

      • Franz ha detto:

        Ehm, la mozzarella nella pizza (o meglio quel surrogato industriale spacciato per mozzarella, e capace di sopportare le alte temperature dei forni per le pizze) veramente l’avevo già eliminata da anni, ordinando sempre pizze “rosse”.
        Ma, a parte qualsiasi altra considerazione, mi incoraggia ed entusiasma quel tuo “se diventassi vegano”, ipotesi che, ti assicuro, è di solito scartata a prescindere, come del resto facevo anch’io.

        • Carlo ha detto:

          Non la scarto perché non amo la carne… il fatto è che, purtroppo, eccezion fatta per pomodori, piselli e carote amo molto poco la verdura e, anche quella che mangiucchio, mi finisce nel piatto raramente.
          Non amo nemmeno i formaggi, per via dei loro caratteristici odori (adoro il parmigiano, in compenso, e mi piace anche la provola), ma non saprei stare invece senza latte, che ingurgito a ettolitri, mozzarelle di bufala (specie d’estate, con un filo d’olio, origano ed un pizzico di sale) e uova.

        • Franz ha detto:

          Il mondo vegetale è estremamente vario, e ricchissimo di tesori nutrizionali: ti sollecito ad approcciarlo con più curiosità e interesse.
          A differenza del problema dell’energia, che non si risolve senza una revisione di tutto il nostro stile di vita quotidiano, l’alimentazione vegetariana, e soprattutto vegana, rappresenta una soluzione (peraltro l’unica), più che sufficiente al problema della nutrizione, sostenibile ecologicamente e disponibile per tutta l’umanità.
          E nello stesso tempo evita di avvelenarsi alle fonti inquinate e corrotte dei cibi che subiscono processi industriali tesi al profitto (latte in primis).

  4. Riri52 ha detto:

    Grazie per l’informazione: la festa della Cicogna è già in funzione. Vorrei dire la mia sulle feste dei partiti, che frequento, anche con il piacere di incontrare conoscenti o amici. Il mondo delle feste dei partiti era un mondo come gli altri, i volontari partecipavano con grande entusiasmo, come tutti volontari per l’idea comune e per il divertimento personale. Per l’importanza dei ruoli fuori dalla vita solita e per l’allegria che c’era. Conosco molto da vicino l’adrenalina che prende chi fa le feste, anche se io non ho mai partecipato attivamente. Ora, invece, con il declino globale, la crisi e i partiti che non si sa più cosa sono diventati e l’età che avanza per i volontari, siamo alle ultime repliche. Perciò godete ancora per poco delle tagliatelle o dei tortellini fatti a mano o del ballo alla filuzzi fuori dalle balere. Tra qualche anno anche le feste andranno in pensione e a noi non rimarrà che passeggiare per le strade accaldate, e prendere un gelato dove si può. Anche questo fa parte del cambiamento in atto. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Grazie a te, cara Riri, per le tue considerazioni.
      Credo che la tua diagnosi che lascia poche speranze al perpetuarsi della tradizione sia condivisibile; però il testimone di questa usanza penso che potrà essere ripreso con nuove modalità: ad esempio dal movimento 5 stelle, che sembra stia crescendo clamorosamente. Già ci fu la “Woodstock” a Cesena, ed è verosimile che altre occasioni di festa verranno riproposte, perché rispondono ad esigenze sempre vere di divertimento e contestuale propaganda politica.
      Un salutone da Senigallia.

      • Riri52 ha detto:

        Franz, sono andata alla Festa della Cicogna e ti ho pensato : c’era una camminata non competitiva con molta gente di ogni età e forma fisica. Molto simpatico. Mancavi solo tu!!
        Salutami il mare di Senigallia. Ciao Riri52

      • Franz ha detto:

        Ciao Riri, le cosiddette camminate, che ogni domenica si svolgono sul territorio provinciale, e d’estate spesso anche nei tardi pomeriggi infrasettimanali, sono davvero adatte a gente di ogni età e forma fisica, sia per la possibilità di itinerari più o meno lunghi, sia perché qualsiasi andatura è consentita e frequentata.
        Sono sempre occasioni sane e vivaci; se ti può interessare ti invierò il calendario per questo secondo semestre del 2012.

  5. TADS ha detto:

    Sicuramente chi è cresciuto nuotando in ruspanti usanze meglio rivive gai ricordi, essendo io un Torinese incanutito poco incline alle “delizie gastronomiche e musicali” offerte da falce e martello in festa, mi astengo dal giudicare i festival Emiliani. L’unico al quale ho partecipato come viandante per caso, è stato quello che si è tenuto qui al parco Ruffini durante la segreteria di Fassino, ricordo solo la solita litania antiberlusconiana e una tremenda puzza di carne arsa su piastre grondanti grasso, per non parlare di ciarpame in vendita presso stand di varia natura merceologica.

    Forse il declino di una ideologia si evince anche dal calo qualitativo delle attività ludiche, la potente macchina organizzativa del vecchio PCI ha preso ad arrugginirsi, costine, mazurche e san Giovese non aggregano più come una volta. E’ questo che intendevo con il: “sentirsi soli tra la folla”.

    TADS

    • Franz ha detto:

      Credo che un quadro già abbastanza ricco su luci e ombre del fenomeno sia già contenuto nei commenti che precedono, per cui non insisterò in analisi similari.
      Quanto alla situazione del presente, ribalterei il tuo punto di vista: mi sembra che tracce ancora molto vive di quanto di buono ha saputo produrre nel tempo quella tradizione continuino a resistere per inerzia, benché ora in pessime mani.
      E dunque il sentirsi soli, lì dentro, è drammatico solo se rapportato alla situazione complessiva.

      Ancora un saluto!

  6. Luca ha detto:

    Le feste dell’Unità emiliane, fino a pochissimi anni fa, esprimevano con allegra protervia la sostanziale egemonia politico-culturale del PCI (e dei suoi successivi espigoni) sul territorio: frequentate per una piccola minoranza da attivisti e militanti, per la stragrande maggioranza da simpatizzanti psico-gastrici (stante la bontà e, nel caso delle feste nazionali, l’estrema varietà della cucina che spaziava da Bertinoro a Yokohama e ritorno) e per una non piccola minoranza da indifferenti, creavano un’unità edonistica con la u minuscola che nulla aveva a che fare sia col giornale che col complesso e tuttora controverso processo di unificazione di 20000 campanili in qualcosa che somigli a una plausibile Ipotesi Di Nazione.

    Oggi sopravvivono a sè stesse come il pensionato di Via Paolo Fabbri 43 (sia nel senso dell’indirizzo che nel senso dell’album). Non c’è più il rituale auto-espiatorio dell’industrialotto reggiano che serve i tortelli in tavola ai suoi operai, contribuendo così alla pacificazione sociale in nome di un socialcapitalismo all’erbazzone.

    E forse non risuona neppure più l’inno della sinistra postcomunista, quella “Canzone popolare” di Ivano Fossati col suo andamento sinuoso & insinuante, sia nella versione originale che in quelle un po’ goffe di artisti da piano bar che avevano esagerato coi Tequila Sunrise.

    Quanto e come il Pd abbia diritto di occupare questo mitico spazio, me lo domando anch’io nè trovo risposta. Il tutto mi ricorda un po’ i Nomadi senza Augusto, i tortelli d’erbetta con gli spinaci al posto delle erbette, il sabato sera con Carlo Conti invece di Lelio Luttazzi e simili amenità.

    Appuntamento (forse) a Senigallia, quando e come non lo so (avrebbero cantato i Ricchi e Poveri) ma in una qualche maniera sicuramente.

    • Franz ha detto:

      Il tuo quadro degli ingredienti storici delle Feste dell’Edonismo Unitario è molto efficace e per tanti aspetti vero. Ma forse, per una volta, la tua analisi è incompleta, o addirittura ingenerosa. Perché dimentica il poderoso apporto di volontariato che le sosteneva (e tuttora le sostiene) dal punto di vista organizzativo, e, da quello partecipativo, comunque una sana atmosfera di festa paesana dai molteplici aspetti, di cui forse il ballo liscio era (e continua incredibilmente ad essere) quello più incantevole.
      Che poi tutto questo ora sia diventato la bandiera di quel comitato d’affari e malaffari chiamato PD è una contraddizione stridente che rischia di soffocare per sempre il perpetuarsi della tradizione.
      Ti aspetto con gioia a Senigallia, dove e quando mi comunicherai!

  7. amanda ha detto:

    io ho dei ricodi bellissimi delle feste dell’unità di Padova (alcuni dei miei primi concerti) e soprattutto di quelle di Occhiobello la Luna sul Po delle maratone di ballo liscio a tutte le età che solo a starli a guardare era una festa mai mi sono sentita sola era una partecipazione così profonda da parte di tutti che si creava un clima nico

    • Franz ha detto:

      Stranamente, da residente in una delle roccaforti del vecchio comunismo italiano, non posso vantare uno scrigno di ricordi vivi e pulsanti come i tuoi. Un po’ per le mie radici familiari di un cattolicesimo piccolo borghese ben più liberista (anzi tendenzialmente destrorso) rispetto a quello di Don Camillo, un po’ per il mio percorso personale, che comunque vi si è tenuto troppo prudenzialmente alla larga.
      E così non mi resta che osservare, con occhio distaccato ma con grande simpatia, le molte eredità dell’antica tradizione.

  8. TADS ha detto:

    a volte ci si sente soli tra la folla

    TADS

    • Franz ha detto:

      E’ molto vero, e spesso la sensazione è di fastidiosa estraneità; nel caso che ho raccontato, invece, le sensazioni erano decisamente gradevoli.

      Un saluto.

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