Novantotto per cento vegan

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C’è un’azione quotidiana, nella nostra vita, che più di ogni altra ha ripercussioni sia sull’organizzazione della compagine umana, sia sulla salute dell’ambiente, sia sulla nostra stessa salute: alimentarsi.
Gran parte di noi ha un atteggiamento fondamentalmente passivo, riguardo alle scelte alimentari, in quanto non abbastanza consapevole di tali ripercussioni, e dunque si rende corresponsabile di ingiustizie planetarie (fame, sete, guerra, malattia, dolore, morte), dello sconvolgimento ambientale che minaccia in tempi brevi l’estinzione non solo di molte specie animali, ma anche di quella umana, e infine dei propri disturbi di salute.
Ovvero, per vederla in positivo, non è consapevole delle straordinarie potenzialità di cambiamento rappresentate proprio da tale essenziale e fisiologica abitudine.

Tutte le affermazioni e considerazioni di questo scritto sono frutto del mio personale cammino di consapevolezza, informazione ed esperienza su me stesso, e, a parte poche eccezioni, non sono suffragate da link ad altre voci ispiratrici o consonanti, sia per mancanza di tempo, sia perché mi interessa soprattutto sollecitare, stimolare, suggestionare, provocare, magari, se mi riuscisse, anche in maniera forte: l’apparente arbitrarietà delle mie espressioni potrà, facilmente, essere messa al vaglio tramite le ricchissime possibilità di approfondimento offerte da internet su questi argomenti.
Tutte le “buone pratiche” (così dette in campo soprattutto ecologico), hanno un impatto certamente trascurabile se applicate da un singolo individuo, ma assumono rilevanza nella diffusione collettiva; è per questo che sto scrivendo queste righe, anche in contrapposizione a un atteggiamento molto morbido che tendo ad avere nella vita associata, dato che non amo mostrarmi come una bestia rara, nè, caratterialmente, contraddire, polemizzare, contrastare il punto di vista altrui. Peraltro la disciplina alimentare che mi sono dato è sì piuttosto stretta e lontana dai modelli correnti, ma non è intransigente e lascia spazio a deroghe e concessioni, in qualche raro caso affrontate in ambito individuale, più frequentemente nelle occasioni condivise, come una cena o una vacanza in compagnia.
Questo atteggiamento mi rende indubbiamente più umano e simpatico rispetto a certi veri e propri bacchettoni del vegetarianesimo, senza d’altra parte sminuire il valore individuale complessivo della mia scelta, che in fondo non cambia se applicata il novantotto per cento delle volte anziché il cento per cento, ma è pur vero che finisce per nascondere agli altri, insieme al mio esempio, l’urgenza di affrontare un cambiamento in nome della consapevolezza di cui parlavo, ostacolando dunque così proprio il principio della diffusione. Come dicevo, cerco di ovviare a tale limite con questo scritto, in cui mostrerò senza titubanze le mie rinunce e conquiste dietetiche.

Un tempo non lontano consideravo i vegetariani, e a maggior ragione i vegani, alla stregua dei seguaci un po’ fanatici di qualche strana setta; non avrei certo immaginato di scegliere anch’io quella strada di apparente rinuncia, resa nel mio caso ancor più stretta da ulteriori regole, come spiegherò più sotto. L’informazione, e l’approccio graduale su me stesso, anche per tentativi ed errori, mi hanno portato all’attuale regime, che come ogni cosa è ancora migliorabile, ma sul quale non mi sogno neanche di retrocedere, tanto lampanti sono ai miei occhi le relative premesse, implicazioni, e ricadute positive, quanto meno sulla mia salute. Da oltre un anno sono scomparsi dalla mia vita influenze, frequenti raffreddori con sinusite, fenomeni allergici; raggiungo livelli di sonno profondo che non conoscevo; il tono vitale e la gioia di vivere, compresa quella di mangiar bene, sono aumentati (pure in presenza di contrattempi a raffica come lo scorso settembre…). E nello stesso tempo ho la percezione di aver compreso il devastante inganno della produzione industriale e della grande distribuzione, che sacrificano sistematicamente, strutturalmente, ovviamente, la salute degli individui (e del loro ambiente globale) all’unico criterio che le sostengono, cioè il profitto economico immediato. Chi si interessa un po’ a quello che succede
negli allevamenti per la produzione di carne, o del latte, o delle uova, scoprirà cose raccapriccianti, e cambierà atteggiamento di fronte a cibi ritenuti da sempre indispensabili, solo per abitudine appresa e condivisa, nonché per la facilità di trovarli, ben confezionati e in grande abbondanza, al supermercato.
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Le considerazioni salutistiche, tuttavia, così come quelle di lotta alla crudeltà verso gli animali, sono state per me solo un prezioso corollario e arricchimento concettuale, rispetto a un cambiamento di abitudini alimentari dettato in prima battuta dalle sole considerazioni ecologiche e sociali.
L’impatto ambientale degli allevamenti è infatti un lusso insostenibile, per quanto riguarda sia il consumo di risorse primarie (alimenti per gli animali, forza motrice, dunque elettricità e petrolio, ma soprattutto acqua), sia le emissioni di Anidride Carbonica ed altri gas, dalle quali deriva l’effetto serra e lo sconvolgimento climatico, emissioni di cui gli allevamenti sono il principale artefice.
Il nutrimento vegetale e l’acqua che si sacrificano in grande quantità per la crescita degli animali da macellare, per l’alimentazione nei Paesi ricchi, sono tolti dalle bocche di quasi un miliardo di persone che soffrono la fame e la sete: la Terra ha sufficienti risorse alimentari per sfamare un’umanità sempre più numerosa, non altrettanto se indirettamente destinate all’alimentazione carnivora.

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La scelta vegana, cioè il passaggio dall’abolizione della sola carne a quella di tutti i cibi di origine animale (pesce, latte e derivati, uova e derivati), è avvenuta per me come logica conseguenza delle scelte iniziali, e il conforto di tutte le motivazioni (salutistiche, politiche, animaliste) consonanti con quella fondamentale, di carattere ambientalista.
Ed è in omaggio a quest’ultima e primaria motivazione, che, come accennavo prima, ho reso ancor più stretto il repertorio dei cibi a mia disposizione, scegliendo di evitare quelli provenienti dall’estero, sia come materie prime sia come produzione. La logica del chilometro-zero, cioè di cibi che non abbiano comportato viaggi e relativo consumo di petrolio e inquinamento ambientale, è purtroppo al momento irrealizzabile, ma quello dei confini nazionali mi è sembrato un buon compromesso.
Che tuttavia significa rinunciare, ad esempio, alle banane, agli ananas, ai pompelmi, alle arachidi, alla cioccolata, al caffè, al tè, al pepe, eccetera, e studiare con molta attenzione le etichette sui prodotti da acquistare, anche per evitare, ad esempio, l’olio di palma, che somma ai danni della distanza quelli della distruzione delle foreste pluviali.
A questo punto, soprattutto alle parole ‘cioccolata’ e ‘caffè’, mi immagino la reazione di fastidio da parte delle lettrici e dei lettori di queste righe. Ma non mi lascio spaventare e anzi rincaro la dose, aggiungendo alcune altre mie privazioni di carattere prettamente salutistico, in base a quanto sono venuto a scoprire leggendo diversi articoli degni di attenzione.
I cibi troppo raffinati fanno male: meglio evitare tutto ciò che è fatto con farina di tipo ‘zero-zero’, e dunque addio al pane bianco, ai prodotti freschi di pasticceria, a pizze, piadine e a gran parte dei biscotti e dei dolci confezionati.
Ma fa male, e doppiamente, anche quello che viene venduto di solito come pane integrale o biscotti integrali, in quanto preparato con farina tipo ‘zero-zero’ e successiva aggiunta di crusca.
Lo zucchero bianco è frutto di una serie spaventosa di trattamenti: da evitare, e dato che quello di canna proviene dall’altra parte del mondo, meglio sostituirlo con miele, fruttosio, melassa di barbabietola, succo d’acero.
Il sale normalmente in commercio è anch’esso vittima di un processo di raffinazione che lo priva dei suoi preziosissimi e numerosissimi oligo-elementi minerali, rendendolo nocivo, al contrario del sale marino integrale, che si può tendenzialmente usare senza problemi.
Il caffè e il tè, oltre a venire da lontano, inibiscono l’assunzione di ferro di origine vegetale, che invece è agevolata dalla vitamina C, presente negli agrumi e in moltissimi ortaggi, primo fra tutti il peperone.

E ora, dopo tante eliminazioni, vediamo qual è il repertorio di cibi a disposizione per la mia effettiva dieta quotidiana, e poi da dove me li procuro abitualmente.
Fra i carboidrati, pane fatto con pasta madre e vera farina integrale o semi-integrale, di grano o di farro o di segale; riso integrale; farro perlato; pasta di semola o cous-cous; patate esclusivamente biologiche (le altre assorbono i pesticidi), biscotti fatti con autentica farina integrale, di grano o di farro.
Legumi di ogni genere, in particolare la soia (ricchissima di proteine), anche tramite il tofu.
Seitan, derivato dal glutine del grano o del farro, altro alimento ricco di proteine.
Frutta, verdure e ortaggi di stagione, una vera e propria miniera di vitamine, sali minerali, proprietà salutari di regolazione e prevenzione; una citazione di merito per cipolle e aglio, che, oltre a possedere virtù taumaturgiche, regalano sapori straordinari.
I cosiddetti “semi oleosi”, altra miniera d’oro: di girasole, canapa, sesamo (particolarmente ricchi di ferro), zucca, lino.
Frutta secca, in particolare noci di Sorrento.
Olio extra-vergine d’oliva.
Cibi conservati: olive, lupini, spezie (come l’origano, la maggiorana, la salvia, e in particolare il timo, ricchissimo di ferro), infusi (in particolare quello di semi di finocchio, che previene il meteorismo).
E infine, da non dimenticare, tanta acqua del rubinetto, soprattutto a stomaco vuoto, lasciata decantare qualche minuto per far liberare il cloro, e una piccola compressa alla settimana di vitamina B-12, l’unico vero tallone d’Achille della dieta vegana.

Per quanto riguarda gli approvvigionamenti, cioè la spesa, mi servo:
da vicini produttori (non biologici) per la frutta e la verdura; in particolare c’è, a pochissima distanza da casa mia, un’azienda agricola che completa la propria offerta con prodotti non locali, come gli agrumi;
dal supermercato ‘Natura Sì’ per gli alimenti biologici, in particolare il riso integrale, le patate, i pomodori pelati, il pane, i biscotti, i corn-flakes, il sale marino integrale, i semi oleosi, alcuni prodotti sfiziosi come il latte di mandorle o la crema di nocciole e carrube; legumi secchi, tofu, seitan, cous-cous, olio extra-vergine di oliva;
a volte dai vari mercatini biologici settimanali di produttori della provincia, per pane integrale, frutta e verdura;
all’Ipercoop, per legumi secchi, olio extra-vergine biologico di oliva, seitan e tofu, infusi;
la pasta, in genere, la accumulo come frequente premio standard ricevuto al termine delle corse podistiche organizzate che faccio talvolta la domenica mattina;
da venditori via Internet, per ciò che non riesco a trovare in altro modo, in particolare le noci di Sorrento e i preziosissimi semi di canapa.

Immagino l’obiezione, a questo punto, di chi abita in zone meno servite da questi tipi di prodotti.
Ebbene, esitono diversi circuiti via internet che, anche con modalità particolarmente comode, portano cibi biologici a domicilio.
Segnalo questo sito, quest’altro e, solo per Bologna, quest’altro.
E poi, un po’ dappertutto, ci sono i G.A.S. (gruppi d’acquisto solidale), la cui intera rete nazionale fa capo a questo sito.

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Ecco, sono finalmente riuscito a confessarmi pubblicamente e a fare la mia ufficiale dichiarazione d’amore per una dieta sana e rispettosa; avevo in mente questo argomento da diversi giorni, ma non trovavo il tempo di affrontarlo, cosa che avviene ora in felice coincidenza con due vicine scadenze: la Giornata mondiale dell’Alimentazione, martedì 16 ottobre (vedi qui) e la Giornata mondiale Vegan, giovedì 1 novembre (vedi qui).
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Immagini da: http://lucianabaroni.blogspot.it
http://www.campagneperglianimali.org/galleria/allevamenti/phpslideshow.php
http://www.veganzetta.org/?p=3

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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36 risposte a Novantotto per cento vegan

  1. RosaOscura ha detto:

    I tuoi pezzi forniscono sempre interessanti spunti di riflessione…

    SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO… Giusto?

    Abbracciatona di inizio settimana!

    Giò

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Giò.
      La massima che citi sembra paradossale, ma ha un importante fondamento di verità, visto che l’alimentazione, e più in generale lo stile di vita, influiscono moltissimo sul pensiero e sul proprio cammino.
      Abbracciatona ricambiatissima!

  2. Nuovo Maestro Poli ha detto:

    Pargolo,
    sai che ammiro la coerenza delle tue scelte di vita, che rifulge anche da questo scritto, come pure ti è noto che, attiualmente ancora, io sono molto più vicino all’umano TADS che non all’eroico Franz (mi riferisco soltanto agli orientamenti valutativi, e scelte personali concrete, messi in gioco da questo articolo) . Ma una cosa, pargolo, ti invidio: non di aver perduto il piacere della carne, del pesce, del caffè, della cioccolata…per averli sostituiti con piaceri più intensi (perché dovremmo dubitare della tua testimonianza?). Quanto a questo, sto volentieri con Tads e non lascio il certo per l’incerto: chi si trova bene non cambia, è una regola di vita universale. Ti invidio piuttosto, pargolo, la tua maggiore libertà: CHI NON TEME PIU’ DI PERDERE LE SEMPLICI GIOIE DEL PALATO, NON HA PIU’ PAURA DI NIENTE, NON E’ PIU’ RICATTABILE. Non ha nulla da temere da una possibile rivoluzione o imposizione restrittiva, non teme la svolta planetaria della decrescita alla quale sembra che siamo avviati (come specie, se non come singoli).

    • Franz ha detto:

      Una decrescita forzata, come quella che giustamente paventi, costituirà una violenza e una privazione anche per chi si troverà più pronto e allenato, e poi, comunque, di doman non v’è certezza. Preferirei quindi riscuotere la tua invidia per il confortante livello di salute fisica e psichica che, qui ed ora, le mie nuove regole mi hanno già regalato.

  3. TADS ha detto:

    …che una posizione essenzialmente edonistica di dominio sulla natura sia esattamente la madre di tutti gli sconvolgimenti ambientali che minacciano seriamente di estinzione l’umanità in tempi molto brevi….

    ecco Franz, hai detto le stesse cose scritte da me, il problema non è essere vegani o onnivori, la vera questione consiste nella gestione corretta delle risorse, nel combattere gli effetti collaterali della industrializzazione alimentare (vedi obesità, ecc. ecc.).

    con questo ti saluto cordialmente, non voglio monopolizzare il dialogo, questo è un altro argomento su cui non troveremo mai punti d’incontro, forse il bello di confrontarsi è anche questo, non siamo obbligati a condividere le visioni su tutto.

    solo una richiesta amichevole, se me la consenti, non amo dialogare con link estrapolati dalla rete, se parlo con te esprimi il tuo pensiero, magari senza mandarmi in giro per il web a cercare conferme.

    come amo fare ogni tanto… ti saluto con stima e rispetto postandoti una battuta, sperando di strapparti un sorriso:

    “l’Italia è la patria delle eccellenze alimentari, eccellenze soprattutto costituite da formaggi, carni e insaccati, roba che tutto il mondo si lecca baffi e dita, diventare vegani in questo Paese è un pò come avere un harem affollato da strafiche e tagliarsi l’uccello” :mrgreen:

    alla prox

    TADS

    • Franz ha detto:

      In realtà, secondo le mie regole, è come entrare nell’harem per due giorni interi dopo altri novantotto di vita sana: …e allora, sai che goduria! 😀

  4. Franz ha detto:

    Ho trovato la notte scorsa, grazie a Facebook, questo interessante video, in cui un medico vegano espone il suo punto di vista con chiarezza, pacatezza e competenza. Clicca qui.

  5. TADS ha detto:

    Caro Franz,

    quel “contemporaneamente” non è provocatorio bensì analitico, non voglio riportare sul tuo spazio tutto ciò che ricordo di quella lunga discussione. La terra non ha aree coltivabili sufficienti per sfamare sette miliardi di vegani, esistono popoli che vivono in zone prive di vegetazione e il loro sostentamento è dovuto solo a cibi di origine animale. Ci sarebbe pure da dire alcune cose sulla infinità di animali da pasto che dovrebbero essere smaltiti, sulle conseguenze ambientali in caso di abbandono dei pascoli, sulla evoluzione niente affatto positiva della fauna acquatica in caso di cessazione della pesca, ecc. ecc. Non è assurdo ipotizzare che se l’umanità diventasse tutta vegana si estinguerebbe. L’uomo ha rotto certi equilibri e non può far altro che cercare di rimediare mantenendoli artificialmente, cosa che oggi non avviene, sia chiaro. Esistono, anche nelle grandi città, negozi alimentari in cui è possibile acquistare carne, uova e latticini di qualità e genuinità garantita. Similitudini genetiche a parte… mangio carne e pesce perché mi piacciono, se qualcuno vuole cibarsi di bacche e acqua sorgiva non troverà in me opposizioni di sorta ma respingo ogni qualsivoglia forma di indottrinamento.

    I capoccioni che comandano il mondo dovrebbero, spinti da popoli saggi ma decisi, rivedere i concetti delle risorse alimentari e della loro distribuzione, questo lo ribadisco con fermezza, così come ribadisco con fermezza la necessità di regole più ferree e a misura di salute sulle produzioni alimentari, a dirla tutta condanno anche il commercio e il consumo di primizie fuori stagione. Fatto salvo che comunque non condivido il terrorismo alimentare “alimentato” dai vegani integralisti, non penso neanche si possa attestare l’altissima qualità dei derivati della soia prodotti a livello industriale. Mi aggregherei volentieri ad una campagna di educazione alimentare nel caso questa mirasse, in modo esplicito e martellante, al consumo di prodotti autoctoni, come si usava fare nei tempi passati, se poi un valdostano vuole mangiare pomodori pachino originali è giusto che li paghi a peso d’oro.

    I ragazzi dovrebbero tornare a far colazione con latte fresco e pane fatto in casa con farine pure, altro che merendine e porcherie varie, dovrebbero mangiare polli e conigli cresciuti liberi nell’aia, bistecche di manzo allevati in verdi pascoli e via andando. Per me è questo un traguardo importante, credo lo sia anche per la natura. Il palato ha le sue esigenze, il mio le ha, mi piace cucinare e pure mangiare bene, ovviamente nella giusta misura, senza eccessi e tenendo sempre d’occhio gli indicatori della salute, non rinuncerei mai a questo piacere con surrogati, anche perché, come disse qualcuno, è discutibile il “vivere da malati per morire sani”.

    Restringendo il raggio… noi Italiani siamo fortunati, molto più di tantissimi popoli, in ogni regione abbiamo prodotti di eccellenza, vegetali e animali, reperibili facilmente, un GAS potrebbe acquistare tranquillamente da contadini seri, oltre a frutta e verdura, anche uova e carni bianche sottratte alle deprecabili logiche economiche delle industrie.

    Per ciò che concerne l’aspetto morale… animali come maiali, polli, conigli, ovini e bovini non hanno funzioni diverse dal produrre cibo, questa è la loro unica ragion d’esistere, come si è già detto il problema sta nel COME allevarli, non nel perché. Uccidere una balena significa danneggiare l’ecosistema, trasformare un maiale in culatello, salsicce, lardo, prosciutto e leccornie varie è quasi un dovere sociale. E’ una mia opinione, opinabilissima ma molto radicata.

    TADS

    • Franz ha detto:

      Caro TADS,
      l’ipotetico passaggio da un modello alimentare a un altro, su scala globale, non è esente da temporanei effetti collaterali, proprio alla stregua di quanto avviene individualmente in chi intraprende un cambiamento radicale di dieta (quest’ultimo caso è onestamente citato nella bella e pacata intervista a un medico vegano che mi è stata segnalata su Facebook la notte scorsa, e che sto per pubblicare nel commento qui sopra, e per comodità linko anche qui).
      Questo non toglie nulla all’insostenibilità ambientale e sociale del modello attuale, e all’urgenza di modificarlo.
      Trovo scorretto focalizzare, esclusivamente e inesorabilmente, quegli effetti collaterali, fino all’affermazione davvero paradossale che non ci siano sufficienti aree coltivabili, quando anche la deforestazione amazzonica è funzionale alla creazione di nuovi pascoli per la crescente voracità carnivora degli umani, e comunque mi sembra inconfutabile la differenza abissale di impatto ambientale fra una bistecca e un piatto di ceci.
      E senza alcuna intenzione di indottrinamento, e solo per amore di polemica (sia pur in me scarsissimo), ribatto alla tua mancante, quanto facilmente condivisibile, propensione per bacche e acqua sorgiva, con la necessità, opportunità e bellezza del cambiamento delle proprie abitudini. Ti posso assicurare che non mi sono mai appassionato al cibo, alle sue proprietà e anche ai relativi sapori quanto ora; pur riconoscendo il valore delle tradizioni gastronomiche di cui il nostro Paese è particolarmente ricco, non posso fare a meno di osservare il diffuso pessimo rapporto con l’alimentazione delle attuali obese popolazioni ricche, la nostra compresa, mentre, spostando il discorso all’ambito politico, ritengo che immaginare un mondo in cui il potere, spinto da una saggezza diffusa, si dia finalmente regole di sostenibilità, sia un esercizio sterile, e un ottimo alibi per chi non ha voglia di mettersi in gioco, unica cosa che invece può incidere, di pari passo con il cambiamento individuale, anche su quello collettivo.
      Due parole infine sulla tua molto radicata opinione sulla missione planetaria dei maiali. La mia opinione, altrettanto opinabile e altrettanto radicata, e immune da pietismi di stampo animalista, è che una posizione essenzialmente edonistica di dominio sulla natura sia esattamente la madre di tutti gli sconvolgimenti ambientali che minacciano seriamente di estinzione l’umanità in tempi molto brevi.

    • Silvana ha detto:

      ….Uccidere una balena significa danneggiare l’ecosistema, trasformare un maiale in culatello, salsicce, lardo, prosciutto e leccornie varie è quasi un dovere sociale….
      Scusa Franz, ma queste di TADS sono parole sante pure per me.

      • Franz ha detto:

        Non devi chiedere scusa a me, cara Silvana, ma piuttosto ai maiali!
        E se hai tempo e voglia, vai a dare un’occhiata all’ultimo articolo che ho linkato su Facebook: spiega due o tre “simpatiche” cose sull’argomento.

  6. Riri52 ha detto:

    Leggendo il tuo articolo mi è venuto in mente che ho conosciuto e conosco alcune persone vegane e anche alcune macrobiotiche, con cui ho fatto esperienze molto interessanti. Tanto che a periodi divento anche io macrobiotica, abbandonando anche certe verdure e frutta: patate, pomodori, peperoni e zucchine oltre alla frutta tipo le banane. Sono periodi in cui sto bene e che mi aiutano a superare i periodi di stanchezza o di depurazione. Ma non riesco ad andare avanti per sempre. Alterno. Non so se vada bene, ma almeno mi depuro per un poco. Come sai il cibo è anche cura, quindi se mi ammalo adeguo la cucina. Non è faticoso, basta fare l’abitudine. Tipo usare i semi vari ( lino, zucca, sesamo ecc) per condire le verdure, oppure mettere un piccolo pezzettino di alga kombu nell’acqua dei fagioli da cuocere per evitare problemi di gonfiore. Poi gli impacchi di semi di lino per la bronchite e i suffumigi con la camomilla. Avrei altri consigli, ma un buon manuale dice tutto. Ma ai tortellini non rinuncio. Non posso. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Neanch’io rinuncio ai tortellini, mia cara! Fanno parte, nelle grandi occasioni, di quel due per cento di trasgressione alle regole che mi concedo a cuor leggero e in sostanziale coerenza.
      Per quanto riguarda la dieta macrobiotica, mi sembra che sia motivata da esclusive considerazioni salutistiche e non di sostenibilità ambientale: non rinuncia, infatti, se c’è da cucinare un pesce minacciato di estinzione o un ortaggio proveniente dall’altra parte del mondo.
      Restando sul tema della salute, sulla quale hai constatato i benefici di certe modifiche, è sempre da ricordare che prevenire è molto meglio che curare!

      Un salutone salutista ed ecologico.

  7. TADS ha detto:

    caro Franz,
    la vita è fatta di scelte, sempre rispettabili, ancor di più quando sono frutto di lunghe riflessioni e approfondite ricerche. Sono onnivoro, moderatamente onnivoro, mangio di tutto un pò e cerco comunque di acquistare sempre prodotti di qualità, Italiani e magari, come te, a chilometro zero.

    la mia dieta settimanale comprende carne, pesce, formaggio, latticini, ecc. ecc., sarà una mia lacuna civica ma non mi sento in colpa quando addento una bistecca. Personalmente credo che il ripristino degli equilibri mondiali, in tema di alimentazione, più che attraverso scelte blandamente integraliste come le tue, lo si raggiunga attraverso un rivisitazione dei consumi, delle produzioni e della distribuzioni degli alimenti. La natura ci ha fatto onnivori, la questione è come esserlo a livello comportamentale. Negli USA esiste il problema della salute minata dai fast-food, questo è vero, ma lo è anche il fatto che milioni di Americani sono costretti a mangiare con pochi dollari al giorno e non ci sono alternative alle varie catene dei suddetti.

    Anni addietro su un forum partecipai ad una lunga conversazione collettiva in merito, mi colpì un intervento che suonava pressapoco cosi: “se tutti noi diventassimo vegani contemporaneamente, ci estingueremmo in poco tempo”. Non condivido totalmente ma non è difficile comprendere quali problematiche si verrebbero a creare.

    un caro saluto

    TADS

    • Franz ha detto:

      Carissimo,
      mi sembra che la tua scelta (o quanto meno preferenza) per prodotti a chilometro zero abbia le stesse motivazioni all’origine di quella mia vegetariana e poi vegana, cioè considerazioni di sostenibilità ambientale.
      Il consumo critico è un atto politico, e, proprio come il voto, se esercitato da una sola persona modifica solo impercettibilmente gli equilibri, locali o mondiali che siano, mentre con la diffusione può raggiungere risultati sostanziali. D’altra parte nelle categorie di rivisitazione che tu stesso auspichi, metti al primo posto proprio i consumi.

      Quanto ai pericoli per la salute di cibi anche selezionati con criteri di qualità, credo che siano inevitabili: le tagliatelle preparate artigianalmente dalle “sfogline” ancora presenti dalle mie parti hanno fra i principali ingredienti le uova, su cui gravano gli esasperati criteri di iperproduzione, che significa non solo maltrattamenti agli animali, ma anche una loro alimentazione inadatta e potenzialmente dannosa alla nostra salute.

      Sulla nostra natura onnivora, infine, tieni presente che il nostro patrimonio genetico si discosta di una percentuale davvero minima rispetto a quello degli scimpanzè, che si nutrono di frutta e semi. La capacità carnivora sembrerebbe dunque un adattamento della nostra specie a condizioni e possibilità più recenti nei lunghissimi tempi dell’evoluzione.

      Infine, non riesco a trovare giustificazioni a quell’affermazione provocatoria sugli esiti autodistruttivi di una conversione vegana collettiva, anche perché l’ipotesi stessa (quel “contemporaneamente”) è priva di senso.

      Un caro saluto a te.

  8. Franz ha detto:

    Ho ricevuto poco su Facebook dall’amica Patrizia un interessantissimo articolo che sfata, in modo ragionato, l’esigenza di integratori minerali di vitamina B-12 in una dieta vegana.
    Ne consiglio la lettura anche per tutte le ricchissime considerazioni di contorno: clicca qui.

  9. Loretta ha detto:

    Che dire, quando ti leggo mi sento una mezza cartuccia.
    Non sono sicura che mi faccia bene vedere quanto sei determinato, organizzato,
    informato ecc. ecc. :-))
    Io che, (una vita fà ora sarei in pensione ) devo ancora capire il significato
    della mia vita e delle scelte da fare, invece sono sempre a lasciare tutto
    a metà senza concludere nulla, e ne avrei da dire sulla mia alimentazione,
    ma non ce la posso fare, però ti invidio ( benevolmente) e leggerti risveglia
    la mia coscienza assai intorpidita.
    Ciao Ciao

    • Franz ha detto:

      Come ho scritto, l’intento di questo post era proprio quello di provocare, a fronte di un mio atteggiamento fin troppo condiscendente (e dunque sterile) nella vita associata.
      Mi fa dunque piacere quello che mi dici, anche se con persone sensibili come te il mio compito è un po’ troppo facile… 😉
      Comunque, ti dico per esperienza che l’interesse intorno all’alimentazione diventa progressivamente una vera e propria passione, da cui spero proprio che anche tu venga contagiata.
      Ciao!

  10. lucarinaldoni ha detto:

    Come non farsi venire in mente la lunga memorabile scena iniziale di “2001 Odissea nello Spazio” di quell’assoluto genio del Secolo Breve che è stato Stanley Kubrick? Una scena che lascia capire, con un linguaggio tutto analogico ed ostensivo, che la dimensione carnivoro-predatoria dell’Homo Saepe Non Sapiens coincide con le sue istanze di dominio unilaterale sulla natura e sulla Madre Terra. Una civiltà contadina di coltivatori (e, al limite, piccoli allevatori) è pacifica ed autosufficiente. Una civiltà carnivora è naturalmente predatoria, invasiva ed invadente, irrequieta e violenta.

    Questo per dire che dietro certe scelte, come la tua (che come sai io condivido in toto a livello culturale sed modo minima parte a livello pragmatico) ci sono ragioni che vanno anche al di là del salutismo, dell’animalismo e di qualunque altro -ismo.

    Nel mio piccolo di personaggio intessuto i contraddizioni ma non di ipocrisie, per diverse volte nella mia vita ho intenzionalmente ridotto il consumo di grassi animali a beneficio di frutta e verdura, sempre con enormi vantaggi sul piano del benessere psicofiico e anche dell’estetica. E attualmente attraverso uno di quei momenti.

    Tra l’altro trovo contradditorio chi vuole fare il vegetariano soft ingozzandosi però di latticini e uova: non è chi non veda e non sappia che uova e latte, per la loro stessa funzione biologica di nutrimento perinatale (subito prima e subito dopo la nascita) sono le sostanze animali che contengono le macromolecole più astruse e pestilenziali che la natura possa produrre.

    E per altro tra un filetto di pollo ai ferri e delle patatine fritte in olio di semi vari qualunque salutista opterebbe per la prima pietanza.

    A me piace, lo ripeto, vedere nella tua scelta l’esito di una profonda scelta di campo che convive saggiamente con la crescita esponenziale ma sogna e progetta la decrescita. Con una altrettanto saggia capacità di evitare gli estremismi (lo vedi che gli ismi sono sempre pericolosi e impropri).

    Visto che oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione mi impegno a fare il quasi-vegan fino alla mezzanotte. Non ti prometto però che a mezzanotte e uno non mi scappi mangiata una mozzarella.

    • Franz ha detto:

      La tua citazione del (forse) capolavoro di Stanley Kubrick è interessante, e la tua lettura di quella sequenza è probabilmente più approfondita della mia, che vi ho sempre letto solo una conquista esaltante di progresso.
      Non sapevo, e mi fa ovviamente piacere, che anche la tua dieta sia, almeno a periodi e parzialmente, vegana.
      E faccio il tifo e gli scongiuri perché, terminata l’odierna Giornata dell’Alimentazione, quella mozzarella resti al freddo del tuo o di qualche altro frigorifero!

  11. duhangst ha detto:

    Non mangio carne, salvo in rarissime occasioni, solo pesce e verdura, ma sinceramente non credo arriverò mail al punto di essere vegano.

    • Franz ha detto:

      La tua posizione (che è stata per un certo periodo anche la mia) è già un buon passo verso la sostenibilità, ma …”mai dire mail” ( 🙂 ) circa una conversione completamente vegana della tua dieta. Anche il pesce che giunge sulle nostre tavole è spesso allevato in condizioni esasperate e con nutrimenti pericolosi, oppure è depredato in modo massivo, brutale e distruttivo dell’ecosistema; molte specie sono seriamente a rischio, a cominciare dal tonno rosso.
      Per quanto riguarda latte e uova, invece, ti rimando alla mia risposta al primo commento, quello di Sari (Sari con la I), e al commento successivo al tuo (cioè precedente graficamente), quello di Luca Rinaldoni.

  12. Sara ha detto:

    io mi sto veganizzando, per altro i formaggi di cui sono ghiotta mi fanno male, credo che ci siano troppi conservanti.
    E poi un conto è il formaggio che posso prendere dal pastore che porta le pecore nere a Luni, altro quello dell’iper.
    Cerco di essere vegan/bio quando posso e fondamentalmente ecocompatibile.
    Un bacio da un’amica un po’lontana.

    • Franz ha detto:

      Ho molto piacere (e in fondo non ne dubitavo) che anche tu cerchi di affrontare con consapevolezza le tue scelte alimentari.
      Per quanto riguarda il formaggio di Luni, poi, ti assicuro che, all’occasione, non mi tirerei certo indietro…!

      Un bacio a te, da un amico un po’ lontano geograficamente (ma poi in fondo neanche tanto), ma vicino col cuore. 🙂

  13. TerryGolosaCioccolatosa ha detto:

    Che dire, ho letto tutto ovviamente (una volta ogni tanto eh dirai te sarebbe ora) tanto di cappello per tutto quello che sai che fai che sei. ciaooooooo

    • Franz ha detto:

      Cara Cioccoterry, in sei anni e mezzo di buon vicinato non mi avevi mai fatto un complimento così bello.
      Devo preoccuparmi??? 😯

      • TerryMissssss ha detto:

        Ma sai con l’età divento più saggia o più dolce, o comunque magari tante volte i miei complimenti sono mimetizzati che nessuno neanche te che mi capisci non riesci a capire….. spiegata mi sono?

      • TerryMissssss ha detto:

        ah…. dimenticavo: no non ti devi preoccupare in quel senso ah ah ah eh eh eh eh eh sai i rapporti a distanza non funzionano mai eh eh eh eh eh (come si fanno le faccine?)

      • Franz ha detto:

        Ho capito, cara Miss saggia, dolce e mimetica: devo proprio preoccuparmi, ma esclusivamente per te, e non per un problematico “rapporto interregionale”…!!! (eh eh eh eh ehccetera ehccetera…) 😀

  14. Sari ha detto:

    Bella decisione e bell’articolo, Franz. Ho letto tutto e guardato anche i link che proponi e penso che tutto è troppo caro. Il bio è un lusso, in questo tempo di necessari risparmi.
    Io mangio tanta frutta, verdura e pochissima carne… ma consumo formaggi, di cui sono ghiotta, e uova (per queste ultime mi sento in colpa anche se compero quelle allevate a terra perchè non so se questo significhi che le galline stanno meglio o solamente che sono prigioniere a terra invece che in batteria).
    Della tua fede alimentare mi è piaciuto il non rigore… il concederti ogni tanto un “tuffo” nella cena con gli amici e qualche vacanza dal veganesimo.
    Gola! Ecco, se tutti mangiassimo per vivere e non per ingozzarsi, ci sarebbe davvero cibo per tutti, senza privazioni. Invece ci si abbuffa e il tragico è che si sa che la salute ne soffre ma si corre allegramente incontro a un destino di malati.
    Coraggio, occorre anche coraggio per cambiare stile di alimentazione e vita e cercherò di prestare più attenzione a cosa/come/dove acquisto i generi alimentari. Grazie.
    Sari

    • Franz ha detto:

      Sapienza popolare insegna che i soldi spesi per la salute (in questo caso certamente quella personale, ma anche ambientale) sono spesi bene; e anche che il tempo è denaro, e i servizi a domicilio ti risparmiano quello da dedicare alla spesa. A parte questo, penso che l’iscrizione a un G.A.S. permetta acquisti alimentari con le stesse caratteristiche ma più a buon mercato. Io finora non l’ho fatta perché penso che sia più indicata per chi ha famiglia, e relative quantità di ordinativi necessari, e anche perché, a causa dei miei tempi sempre contingentati, mi riuscirebbe difficile andare a ritirare i pacchi nei luoghi e orari degli appuntamenti standard.

      Anch’io, all’inizio del mio percorso vegetariano, mangiavo spesso formaggi (di alcuni tipi dei quali anch’io ero ghiotto) e pensavo impossibile poter rinunciarvi; la mia scelta di abbandonarli è stata poi confermata da quanto ho letto sui processi industriali di produzione del latte: le mucche vengono tenute in vita solo per i pochi anni in cui possono essere sfruttate, e in tale periodo vengono spremute in maniera continuativa, tenendole innaturalmente sempre gravide; molte di loro sviluppano così delle mastiti, e per questo sono imbottite di antibiotici, i cui residui finiscono nel latte.

      E’ vero, l’atteggiamento comune nei confronti del cibo è viziato dalla gola, ma anche da molti altri condizionamenti di carattere più socio-culturale; è solo parzialmente vero, invece, che “se tutti mangiassimo per vivere e non per ingozzarsi, ci sarebbe davvero cibo per tutti, senza privazioni”, in quanto le risorse che mette a disposizione la Terra sono insufficienti se destinate alla produzione di carne.

      Grazie a te, cara Sari, per i complimenti e soprattutto per il bel contributo!

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