San Lazzaro in my mind

san_lazzaro_portico_viaemilia.
Da sei anni e mezzo mi sono trasferito da Bologna nel limitrofo comune di San Lazzaro di Savena, la cui notorietà deriva in gran parte dal casello sull’Autostrada Adriatica (che si intravede dalle mie finestre) e in secondo luogo dalla goliardica canzonaccia dedicata alla sua Fiera, che Francesco Guccini cantò e divulgò negli anni ’70.
Parafrasando Giorgio Gaber, potrei dire: “Io non mi sento sanlazzerese, ma per fortuna, o purtroppo, lo sono”. Questo soprattutto perché, fin da molti decenni prima che ne diventassi cittadino, l’espansione urbana della mia vecchia città ha reso San Lazzaro molto più simile a un suo proprio quartiere residenziale per la borghesia medio-alta, che a una cittadina autonoma.

In questi ultimi giorni, tuttavia, anche qui sono successe delle cose importanti e in parte nobilitanti.
Lunedì scorso, 3 giugno, in una sala del municipio, si è svolta l’assemblea di bilancio della ‘Comunità energetica’, nata un anno e mezzo fa intorno a un progetto partorito e fatto crescere da alcuni sanlazzaresi molto volonterosi.
Si tratta di un’iniziativa di azionariato popolare per l’installazione, in accordo e simbiosi con il Comune, di alcuni pannelli solari fotovoltaici sul tetto di una scuola primaria.
Oltre al valore ambientale, e a quello pedagogico per i bambini della scuola e per le loro famiglie, il progetto si connota anche come investimento, prevedendo la remunerazione ai soci della quota di energia immessa e venduta in rete poiché eccedente sui consumi.
Ci guadagna il Comune, che vede completamente abbattute le spese di energia elettrica di quella scuola, e ci guadagnano qualcosa anche i sottoscrittori, annualmente, constestualmente al rimborso, in vent’anni, del capitale investito.
Avevo aderito con l’acquisto di una sola quota (di duecentocinquanta euro) e poi avevo seguito l’iter del progetto tramite il blog della Comunità energetica : sapevo dunque che l’installazione era stata effettuata, sia pur in extremis, entro la fine del 2011;

fotovoltaicosanlazzarosapevo che diverse difficoltà burocratiche erano state superate, facendo così da apripista per iniziative similari in altri Comuni, e poi non avevo più ricevuto aggiornamenti, salvo, ora, l’invito all’assemblea, per l’approvazione del bilancio e la prima distribuzione di proventi ai soci.
Sono stato dubbioso, se sacrificare o meno gran parte di una mia serata di lavoro, ma poi ho deciso di partecipare, un po’ per motivi pratici, cioé evitare il fastidio di ottenere la mia quota successivamente, un po’ per il piacere di vedere in faccia, per una volta, un gruppo di concittadini sensibili alle tematiche ambientali, sia al di là che al di qua del tavolo assembleare.
E’ stata un’esperienza molto interessante e confortante, e non solo per i sontuosi venticinque euro che mi ha fruttato. Ho avvertito, nelle persone che hanno condotto la serata, un’energia fattiva, cioé lo spirito a modificare la realtà con iniziative intelligenti e incisive.
Hanno spiegato come il Comune sia stato condotto per mano a collaborare, a superare le molte titubanze iniziali, e a dare fiducia al comitato, fino a un risultato superiore alle attese, poche settimane fa, sulla scia del successo di questa prima iniziativa: l’offerta, a titolo gratuito, di un’area agricola non lontana dal centro, ai fini di un nuovo progetto di azionariato popolare, questa volta per la costituzione di un’azienda agricola biologica. I soci partecipanti, secondo i piani, verrebbero remunerati tramite prodotti agroalimentari, in modo dunque ancora più diretto ed efficace rispetto a quanto già realizzato con i pannelli.
Un fermento di altre iniziative di studio e abbozzi di progetti (idroelettrico, vecchi mulini, ricerche sulla fusione fredda, e altro ancora) cercano solo, secondo l’appello lanciato da quel tavolo, menti, braccia, tempo ed energia di nuovi volontari.
Ha preso la parola anche il promotore di ‘San Lazzaro in transizione’, che ha spiegato come la Comunità energetica non sia che una costola di questo progetto più ampio, che ha aderito ed è stato certificato dal movimento internazionale delle ‘Transition towns’ (clicca qui per saperne di più) e ha avuto recentemente anche l’onore di un articolo apparso sul blog di Rob Hopkins, che di tale movimento è il fondatore (clicca qui).
Venerdì prossimo, 14 giugno, ci sarà la Festa di San Lazzaro in Transizione, al Parco della Resistenza dalle 17.30 ‘a notte inoltrata’ (vedi qui).

Sul finire dell’assemblea, è stato ricordato che l’indomani pomeriggio, martedì 4 giugno, si sarebbe svolto il quattordicinale mercatino dei produttori locali, non distante dalla piazza principale (Piazza Bracci), dove, per una felice coincidenza (non so se casuale) era già prevista una manifestazione di protesta contro il progetto di costruzione di un nuovo quartiere abitativo, con un numero esorbitante di inutili palazzine e palazzoni, in una zona di splendida campagna nella frazione di Idice.

La protesta è stata organizzata dalla lista civica ‘Noi cittadini’. Il Movimento 5 stelle non è infatti presente a San Lazzaro, ma ha captato immediatamente il caso, e, sia pur non in particolare evidenza, ha piazzato sul blog di Beppe Grillo un articolo dal titolo ‘Fermiamo la colata’ (vedi qui) e un bel servizio filmato di Nikilnero, lo storico videomaker a Cinque Stelle di Bologna (vedi qui).

Un po’ sulla scia dell’entusiasmo di quella bella serata, un po’ per fare la spesa al mercatino, l’indomani sono passato dalla sede della manifestazione: la quantità di persone e gruppi presenti era incoraggiante.
Ma è stata la visione di quel filmato di Nikilnero che mi ha riempito di forte indignazione, e fatto rimpiangere la mancanza di movimenti agguerriti come i ‘No-tav’ valsusini e anche i ‘No-people mover’ bolognesi.
Forse è solo questione di tempo: mai darsi per vinti.
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Immagini da: certosa.cineca.it/chiostro/luoghi.php?ID=150&tipo=immagini&img=1
e da: radio.rcdc.it/archives/san-lazzaro-solare-81738/

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8 risposte a San Lazzaro in my mind

  1. Romina ha detto:

    Credevo che tu vivessi a Bologna-city e invece no. 😀 Così puoi beneficiare di qualche paesaggio bucolico, ogni tanto. Almeno spero, perché non conosco San Lazzaro.

    Io vivo nel centro storico di Modena, in mezzo a un fitto reticolo di strade. Casa molto grande, d’autunno e d’inverno si sta benissimo, mentre d’estate mi assale un certo senso di claustrofobia, unito al desiderio di vedere campi e prati a perdita d’occhio.

    Buon proseguimento di settimana!

    • Franz ha detto:

      Ormai la maggior parte della brulicante popolazione mondiale vive nelle metropoli, dove evidentemente è più facile l’accesso ai mezzi di sostentamento.
      La cosa sembra paradossale, perché è la campagna che dovrebbe garantire le risorse primarie, non solo, ma le città e le metropoli sono luoghi in cui le possibilità di una vita adatta alle più vere esigenze umane sono normalmente degradate e deficitarie.
      Qui da me, è la prima campagna oltre l’area metropolitana, anche se in lontananza il brontolio continuo dell’autostrada rovina un po’ l’incanto.
      E prima vivevo come te in centro città, ma proprio non lo rimpiango.

      Una buona estate a te!

  2. comunitaenergetica Riccardo Tonelli ha detto:

    Grazie mille per il resoconto-racconto della serata.
    Riccardo

  3. lucarinaldoni ha detto:

    A parte che una delle glorie di San Lazzaro di Savena, anche se un po’ offuscata dal drastico passare del tempo, è il Guerin Sportivo, storico mensile, poi settimanale, poi quindicinale e infine di nuovo mensile, che trattava e ancora tratta lo sport con totale rinuncia al luogo comune e al facile giro fraseologico, e ha ospitato firme come Indro Montanelli, Gianni Brera, il Conte Rognoni (che lo definiva “epocale ebdomadario”), Gianni Mura, Gualtiero Zanetti (che Wikipedia non ricorda, non annovera, non menziona ma la mia inesausta memoria per fortuna sì) e l’ingiustamente sottovalutato ma assolutamente geniale ex-campione del Rischiatutto Alfredo Maria Rossi.

    Era contro le mura del Guerin che si schiantava l’obeso piccione proveniente dal Parco Ducale, nutrito ad erbazzone, torta fritta e spalla cotta, che doveva recarti in dono una pregiata bottiglia di Lambrusco dei colli langhiranesi, rammenti?

    Dei tuoi concittadini Alberto Tomba e Cristina d’Avena magari accenniamo di sfuggita per semplice completezza d’informazione, e son sicuro che tu sia pienamente d’accordo su questa scelta.

    Dal tuo post si deduce e si intuisce (perché col tuo consueto pudore e understatement non lo espliciti, lo butti lì di sfuggita e quasi di nascosto spiando poi da una feritoia del castello per vedere se il lettore se ne accorge o meno) un contenuto ma evidente sentimento di amore e di appartenenza per questo ex-paesino di campagna che oggi è un paesone post-industriale un po’ in imbarazzo a capire l’atteggiamento che dovrà adottare in questi tempi di apparente gattopardesco cambiamento [mi vengono dei paralleli con Sesto San Giovanni e Collecchio, che conosco decisamente meglio di San Lazzaro, cittadine (anche se Sesto ha le dimensioni di Ferrara ma rispetto a Milano sembra una borgata) a cui i gattopardeschi cambiamenti di cui sopra han tirato scoppole ben più pesanti e indigeste].

    Come sempre mi manca (per ora) il tempo di nuotare nel mare calmo e pieno di boe indicatrici delle tue garbate proposte di approfondimento (altrove sembra di trovarsi nel Mar dei Sargassi o nel Triangolo delle Bermude, nell’Esagono delle Antille, nell’Icosaedro del Baltico), ma non ovviamente quello per lasciare una traccia dei miei ormai incurabili disordini mentali in un blog dove so che posso farlo in piena e amichevole libertà.

    Con osservanza

    • Franz ha detto:

      Sempre gradite le ricchissime tracce di tanto fertili e fervidi disordini mentali e per le citazioni che arricchiscono il composito quadro sanlazzarese.
      In effetti è vero: ho maturato per la mia nuova cittadina di residenza un piacevole senso di appartenenza, per non dire d’amore che è una parola grossa.
      E questo nonostante la mia abitazione si trovi oltre la periferia di una sua minuscola frazione chiamata Borgatella, e nonostante chiunque, in gran parte della giornata, passi per la via Emilia su cui sorge il centro città (proprio all’altezza di quel bel portichetto che si vede nell’immagine, relativo al palazzo muinicipale), rimane ‘folgorato’ soltanto dalla lentissima processione di automobili fra un semaforo e l’altro.
      Ma l’appartenenza (…sempre per evitare il succitato sostantivo) è cieca!

  4. amanda ha detto:

    eppur si muove 🙂

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