Diario di un venditore improvvisato

venditore

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Lunedì, primo pomeriggio.

E’ una giornata d’estate limpida, stabile, luminosa, che ripropone quel particolare incanto di cui parlavo nel post precedente.
Nel calendario della Co.Ta.Bo. è l’inizio della settimana lavorativa mensile in cui tutti i tassisti, soci della cooperativa, sono tenuti a presentarsi in segreteria per il regolamento delle pendenze contabili.
Quindici copie (per ora) del mio libro, ancora fresche di stampa, sono già là, in attesa di essere acquistate dai miei colleghi, avvisati dell’opportunità da un messaggio che ho fatto diffondere sul videoterminale del taxi, e da una locandina che ho affisso all’entrata, oltre che da una nota nella consueta circolare dei comunicati mensili, che verrà loro consegnata contestualmente.
Per me, nelle vesti di autopromotore, è il secondo principale canale destinato alle vendite; il primo, come diversi lettori abituali hanno potuto constatare di persona, è l’invito che ho diffuso via internet, tramite la posta elettronica e i messaggi personali di Facebook.
(E chi non è stato contattato personalmente, può saperne qualcosa di più cliccando qui).

“Comunque vada sarà un successo” ripeteva ossessivamente Piero Chiambretti in un ormai lontano festival di Sanremo; credo di poter dire la stessa cosa.
Perché l’operazione di propaganda telematica, che ho cercato di realizzare con toni colloquiali e non troppo invadenti, ma nello stesso tempo in modo piuttosto diffuso ad amici vecchi e nuovi, reali e virtuali, mi ha già ripagato con le molte reazioni affettuose, incoraggianti, a volte addirittura entusiastiche che ho ricevuto. Al di là del numero di copie che riuscirò a vendere, questi contatti, e il rinsaldarsi nell’occasione di tante amicizie sincere, costituiscono già un bellissimo risultato.

Poi, almeno spero, verranno alcuni commenti di chi avrà terminato la lettura dei sessantadue racconti, e relative duecentossessantacinque pagine.
Un po’ d’apprensione nasce dal contrasto fra la necessaria spavalderia di qualsiasi azione promozionale che si rispetti, e la sana coscienza dei miei limiti di scrittore; ma è vivacemente contrastata dalle attestazioni di stima ricevute più che mai in questa occasione, così come, devo confessarlo, dalle riletture di brani del libro che ho fatto a più riprese …per vedere di nascosto l’effetto che fa, e l’effetto è sempre stato positivo.
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Martedì, primo pomeriggio.

Ieri dunque ho scelto il primo giorno utile, per il mio turno di pagamenti in Co.Ta.Bo., poco prima della chiusura degli uffici: volevo verificare l’avvenuto passaggio di consegne fra le due segretarie, al loro cambio della guardia per le ferie.
L’abbronzatissima Katia, appena mi ha visto, mi ha annunciato di aver venduto una copia del libro, e mi ha consegnato in una busta il primo incasso in assoluto della mia carriera letteraria. Ho fatto buon viso a cattivo gioco, ma speravo che l’esordio della distribuzione fosse un tantino più vivace… E alla fine gliene ho porto una copia omaggio intonsa, come avevo già fatto con la sua collega, per ringraziarla della collaborazione. Un sorriso festoso e molto riconoscente ha illuminato il suo viso scuro come di mulatta.
Poi, terminate le pratiche mensili ed effettuato il rifornimento di metano, mi sono immesso nei consueti flussi di traffico e di lavoro, curioso di osservare le nuove reazioni dei colleghi al mio casuale incontro nei posteggi, visto che nei tre giorni precedenti, per impegni di carattere vacanziero, quasi non avevo lavorato.
Ebbene, il nulla, se escludiamo sfumature, qualche sguardo curioso o diffidente e qualche sorriso, il tutto ben difficilmente interpretabile come davvero legato alla mia nuova, o quasi, connotazione pubblica.
L’unica reazione inconfutabile era stata sabato verso sera, nel poco tempo dedicato al lavoro: una vecchia conoscenza di questi miei resoconti, il mio collega di taglia XXL, affiancato in stazione, aveva abbassato il finestrino e, con espressione di forte scherno, mi aveva detto:
“Allora hai riempito un libro con quelle stronzate che scrivi tu!”
Avevo cercato di rispondergli per le rime: “Quando imparerai a leggere e scrivere te ne regalo uno.” Ma l’incontro mi aveva segretamente avvilito.

Ieri sera, dunque, speravo che qualcuno, durante una sosta, mi si avvicinasse per chiedermene una copia, o almeno per parlare della novità. Proprio niente, neanche i pochissimi con cui ho un po’ di confidenza e un rapporto di simpatia, quelli con cui mi capita di chiacchierare ogni tanto.
Delusione, e sindrome crescente di addio sogni di gloria…

Oggi la giornata è cominciata molto meglio, anche e soprattutto grazie a una bellissima sorpresa, di tutt’altro genere, nel conto corrente: felicità è scoprire l’accredito di un forte rimborso per un’antica imposta non dovuta, e reclamata con un ricorso di durata biblica. Di questi tempi, è un evento più unico che raro.
E poi ancora un contatto di un’amica di Facebook, che promette di passare dalla sua libreria abituale, presente nella mappa di quelle convenzionate, per richiedere il libro.

E’ ora di andare a recuperare l’auto dal meccanico, per l’ennesimo capitolo dell’odissea del climatizzatore difettoso, e per cominciare quindi una nuova serata di lavoro.
Non mancheranno gli aggiornamenti su entrambe le epopee.
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Immagine da: leggesabatini.it/venditore.html

Informazioni su Franz

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13 risposte a Diario di un venditore improvvisato

  1. RosaOscura ha detto:

    Finalmente è uscito il tuo libro! Sono molto contenta del tuo esordio letterario, caro “collega scrittore”, era ora!
    A settembre (ora sono in pieno fermento lavorativo) ne acquisterò volentieri una copia.

    P.S: oggi ho pubblicato la tua bella recensione al mio libro “Universi gravidi”. Chiedo scusa per l’enorme ritardo, ma credimi, ultimamente la mia testa è concentrata sulla mia nuova passione: la danzaterapia.

    Un bacione grande grande

    Giò

    • Franz ha detto:

      Cara “collega scrittrice”, mi farà certamente piacere la tua lettura della mia raccolta, naturalmente quando ne avrai il tempo e la voglia.
      Mi fa altrettanto piacere che tu abbia pubblicato sul blog la mia breve recensione del tuo libro, e, ancor di più, saperti tanto coinvolta in un’attività appassionante e con un alto valore sociale.

      Bacione grande grande a te!

  2. lucarinaldoni ha detto:

    Sappiamo un po’ tutti che il nostro pittoresco composito contradditorio autoindulgente Paese (cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa, cantava beffardo Freak Antoni in un album pubblicato poche settimane prima che l’Ubriaco di Arcore vincesse le sue prime elezioni) legge pochissimo, scrive ancor meno ed è anche in coda alle graduatorie mondiali di accesso ad Internet, e quando ci va è spesso solo per mostrare le pudenda in webcam. Che viene da dire “Ma come cxxxo passate il tempo libero, decerebrati che non siete altro?”.

    Pubblicare un libro in Italia è quasi come puntare sul 37 giallo alla roulette ed aspettare pazientemente che esca. Come dicono nella Città Eterna dove di fatalismo se ne intendono alla grande, “Hai visto mai?”.

    La creaturina vagolerà sconsolata ed atterrita in un mondo ostile e irridente che ne minerà l’autostima fino alle estreme conseguenze. Ma ne sarà sempre e comunque valsa la pena come supremo momento di impegno civile ed etico-morale.

    Il rapporto dell’artista (quale tu sei per vocazione naturale) con la plebe distratta e ignorante mi ricorda un po’ l’albatro ferito di Baudelaire deriso e umiliato dalla ciurma di uno scalcinato mercantile, e un po’ il marziano di Flaiano, che si aggira ubriaco e incompreso per l’Urbe finchè un gruppo di ragazzotti, anche loro di taglia XXL per eccessiva ingestione di rigatoni co’ ‘a pajata, lo apostrofa con un trasteverino “Ah marzianoooooooo”

    • amanda ha detto:

      sul fatto che si scriva poco in Italia avrei da ridire: vengono pubblicati ogni giorno centinaia di nuovi libri, questo è un motivo per cui poi non trovano spazio

      • lucarinaldoni ha detto:

        Specifico meglio per l’amica Amanda (nomen omen, non le si può che voler bene) che in Italia si “scribacchia” o si sbatacchia a caso sulla keyboard nella quantità industriale da lei ricordata, ma si “scrive” veramente poco. E spesso, per un intreccio del destino, vengono premiati gli sbatacchiatori a caso e perversamente ignorati gli scrittori degni di tal nome.

        Precisatorii saluti.

    • Franz ha detto:

      Per Luca.
      Ecco un altro punto a favore del lancio della mia barchetta nell’oceano, solcato da pochi pescherecci, dell’editoria: il tuo generoso, spumeggiante e dotto commento, che, al contrario della creaturina vagolante da te raffigurata, rafforza l’autostima di chi tale creaturina ha generato.
      Comunque, come ho scritto in risposta al primo commento di Amanda, non credo di aver stipato nella barchetta un carico eccessivo di aspettative.

      Il carattere di impegno civile ed etico-morale (e aggiungerei politico) è insito in ogni operazione motivata da intenti positivi e non inquinata da spinte egoistiche; nel caso della produzione artistica, tuttavia (sia essa soltanto ambìta o pure riuscita), il primo obiettivo non è di carattere etico ma estetico, e ha a che fare con la gratuità, e la consonanza fra autore e fruitore dell’opera.
      Che spero si realizzi innanzi tutto con gli amici come te.

    • Franz ha detto:

      Per Amanda.
      Concordo: le opere scritte non solo vengono pubblicate a dismisura, ma se contiamo anche quelle che quotidianamente ricevono le case editrici, il totale è impressionante.
      Peraltro il diffuso bisogno di scrivere (scarsamente corrisposto da lettori) è piuttosto evidente anche qui nel decadente mondo dei blog artigianali.

  3. amanda ha detto:

    ora tu vorresti farmi credere che pensavi che gente che non solo non ha mai comprato un libro, ma che non legge mai nulla, facesse entrambe le cose solo perché sei tu e che tu riuscissi dove l’editoria da anni non riesce con tutte le menti addette al marketing che si cimentano per trovare l’uovo di colombo?

    • Franz ha detto:

      Amica mia, le mie ambizioni editoriali, ti assicuro, erano e restano molto modeste, e tuttavia ciò non toglie che quest’avventura mi diverta molto e, come ho scritto, sia già un successo, in termini di contatti sinceri, che in fondo è l’obiettivo dello stesso scrivere.
      Quanto alle aspettative sui colleghi, erano fondate su qualche giudizio positivo che ricevo a volte sui miei articoli nella rivista sociale, e dall’aver visto un mio collega, che pubblicò a pagamento un libretto di poesie (sulle quali stendere un velo pietoso è il minimo che si possa fare) venderne diverse copie. Ma lui, al contrario di me, è un chiacchierone estroverso, e questo fatto non l’avevo considerato.

      • Carlo ha detto:

        Credo che alla fine tutto dipenda da quelle righe con cui chiudi questa risposta. Per scrivere bisogna essere scrittori, ma per vendere dei venditori. Di più, dei politici.
        Dunque, se vuoi rifilare il tuo libro a chi ti conosce, dovrai sfoderare la tua affabilità nascosta, altrimenti temo che la diffidenza verso il mezzo (il libro) poco diffuso nel Paese abbia il sopravvento. E i tuoi colleghi mi sembran tutti gente un po’ troppo adulta per cambiare ora le proprie abitudini… dovresti davvero essere un Berlusconi dell’editoria (bei tempi, quando faceva solo quello)!
        Altrimenti, dovrai basarti solo sul tuo indubbio talento e sperare in un pizzico di fortuna in più che porti la tua opera nelle case di tantissimi sconosciuti.
        Certo è che esser letti da chi ti conosce è tutta un’altra cosa…
        Auguroni e buona estate!
        Carlo.

        PS piccola postilla sul collega che ha la simpatia inversamente proporzionale alla taglia: io quella sua risposta tagliente la leggo come inequivocabile segnale di invidia…
        Roba che dovrebbe farti sentire tronfio, altro che amareggiato!

      • Franz ha detto:

        Carissimo, la tua diagnosi di stampo sociologico non fa una grinza, e d’altra parte sei o non sei il massimo esperto sul più grande (e orribile) venditore della storia dell’universo??? 🙂
        Certo la riservatezza, cioè la paura di essere invadenti, fa a pugni con le tecniche promozionali, ma c’è anche da dire che il desiderio di un’ampia diffusione non è per me un dogma, una necessità o una malattia, ma soltanto un gioco divertente e appassionante.
        E’ vero, pure nel contatto mediato dalla pagina scritta il rapporto di conoscenza personale e amicizia conta moltissimo, e rende tutto ancor più significativo.

        Per tornare al mio collega mister-simpatia, il mio racconto dell’episodio non è stato generoso nei confronti di chi, al di là dei suoi limiti caratteriali, considero comunque una persona su cui poter contare in caso di necessità, come peraltro testimoniai in passato qui sul blog.

        Grazie per le parole di stima, e per l’augurio di buona estate, che ricambio di cuore!

        • Carlo ha detto:

          Eh,eh, massimo esperto forse no, temo che se lo fossi rischierei io stesso di scivolare in qualche malattia mentale, o comunque di finire intrappolato nel suo vortice di menzogne. 🙂 Ma apprezzo davvero il complimento!
          Quanto al libro, che dire… credo proprio che me ne comprerò una copia! 😉

        • Franz ha detto:

          Hai ragione: come dice il proverbio, chi frequenta il nano impara a naneggiare…
          Mi fa molto piacere la tua intenzione di procurarti il mio libro; spero che ti piaccia e non ti annoi. Mi saprai dire!
          Un caro saluto.

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