La difficile e appassionante arte di alimentarsi

Polenta.
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In uno dei miei ultimi post mi sono soffermato sul valore della lentezza e del riposo.
La conquista di tale acquisizione teorica (e soprattutto il difficile cammino per farla diventare abitudine costante di vita) è una delle due grandi rivoluzioni nella mia esistenza di questi ultimi anni; l’altra, a cui dedico questo nuovo articolo, è la trasformazione della mia alimentazione in senso vegano, che significa, per i pochi che non lo sapessero, rinuncia a carne, pesce, latte e derivati, uova e derivati.
Questo blog ha accompagnato e testimoniato a più riprese questa mia evoluzione, ma non mi dispiace ora tornarci sopra, in una sorta di compendio di quanto ho imparato fin qui, con la speranza di fornire un servizio utile a chiunque capiti su queste righe.

La mia scelta, vegetariana dapprima vegana poi, fu dettata da un principio di consapevolezza ecologica: avevo appreso che la fabbrica del cibo di origine animale ha un impatto sulle risorse naturali (acqua, foraggi, popolazione ittica, foreste sostituite da pascoli, energia, equilibrio climatico minacciato dalle emissioni) non sostenibile a livello mondiale, e la mia coscienza reclamava di non contribuire a tale dissesto.
E’ stato dopo tale scelta iniziale che ho cominciato ad approfondire gli argomenti delle due altre fondamentali possibili motivazioni: quello etico di contrasto alle crudeltà verso gli animali e quello salutistico.
Ho imparato un sacco di cose; nel primo versante riguardo all’enorme diffusione di pratiche di tortura sconvolgenti, sottostanti e ben nascoste alla presentazione dei prodotti alimentari nei supermercati, nelle mense e nei ristoranti; nel secondo caso, ed è stata la scoperta più straordinaria, di quanto lontani siano i modelli alimentari correnti (compresa la famosa dieta mediterranea, il cui riconoscimento dell’UNESCO come patrimonio mondiale immateriale dell’umanità ha compiuto tre anni proprio in questi giorni) da una dieta veramente adatta ed efficace per gli esseri umani.
Senza volere, avevo imboccato una strada che si rivelava, in base a quanto andavo leggendo e sperimentando in prima persona, quella più ricca di ricadute positive per la mia salute, per il mio equilibrio psico-fisico e per il livello di energie a disposizione.

Alimentarsi correttamente, sostituendo cibi inadatti e malsani con quelli idonei e virtuosi, è un’arte complessa e non può prescindere da una ricerca di informazioni (e magari anche un confronto)  appassionata e continuativa; anche questo ho dovuto imparare: molti fra gli elementi nutrizionali di origine vegetale hanno dei pro e dei contro, e solo la massima varietà e l’armonia delle composizioni si rivelano efficaci.
Tale complessità è un po’ scoraggiante per quanto riguarda il desiderio di diffondere i propri progressi, a vantaggio della salute altrui e per la salvaguardia dell’ambiente mondiale tanto sconsideratamente aggredito, perché alla denuncia di dannosità e pericolosità delle abitudini correnti non si può associare una semplice ricetta sostitutiva (e già questo sarebbe arduo), ma un cammino di conoscenza e di esperienza individuale che dà i suoi frutti progressivamente nel tempo.
Il fatto che sia una trasformazione difficile e radicale tuttavia non vuol dire che non sia urgente, e dunque cerco e cercherò sempre di dare il mio contributo alla diffusione di nozioni sane, confortato peraltro dalla constatazione di quanto negli ultimi tempi, grazie soprattutto a internet, tali informazioni abbiano preso a viaggiare con le proprie gambe, diffondendo nuove abitudini vegetariane che una volta sembravano un capriccio esoterico, a me per primo.

Concluderò questo articolo con una serie di piccole regole che ho appreso progressivamente, alcune anche recentissimamente; ora, invece, mi preme fornire un elenco dei principali elementi nutrizionali di uso comune negativi per la salute, anche per sottolineare la radicalità della trasformazione a cui accennavo.
Mi è impossibile circostanziare le mie affermazioni, sia nella “parte distruttiva” che in quella “costruttiva”, ma ogni curiosità di approfondimento può essere soddisfatta molto facilmente tramite Google o qualsiasi altro motore di ricerca.

Allora, ecco qua a che cosa è urgente dire di no, più o meno in ordine decrescente di urgenza:

– alcool (soprattutto superalcolici; il vino ha invece anche alcuni elementi positivi);
– carne di qualsiasi tipo;
– diversi tipi di grassi presenti in molti prodotti industriali;
– olio di palma, diffuso in moltissimi prodotti industriali (biscotti, merendine, crackers, Nutella, eccetera): deleterio per l’ambiente, perchè causa della distruzione delle foreste tropicali, ma sembra accertato che sia anche dannoso per la salute);
– sale raffinato;
– zucchero;
– uova prodotte industrialmente;
– latte prodotto industrialmente;
– burro e formaggi prodotti industrialmente;
– pesce d’allevamento;
– farina raffinata tipo “00” (presente fra l’altro nel pane solitamente in commercio, nei crackers, nei biscotti, nelle merendine, nella pizza, nella pasta fresca);
– pane, crackers e biscotti cosiddetti integrali, prodotti con farina “00” e aggiunta di crusca (fanno doppiamente male);
– conserve alimentari di cui non si conosce personalmente il produttore;
– caffè;
– tè;
– cacao.

E avrò probabilmente dimenticato qualcosa, ma credo che un simile elenco dimostri già una sufficiente connotazione rivoluzionaria.

Prima di passare all’elenco dei cibi sani e delle buone regole, voglio segnalare il mio incontro, avvenuto solo pochi giorni fa sul suo sito, con le idee di un vero e proprio guru italiano dell’alimentazione vegana. Si chiama Valdo Vaccaro, e il suo blog (che linko qui) è ricchissimo di informazioni circostanziate a livello scientifico. Poiché la paginazione nel blog non è pratica e intuitiva, linko inoltre qui una pagina-manifesto delle idee principali, e qui un altro articolo, lungo ma molto interessante, che ho trovato cercando informazioni, sempre all’interno del sito, sulla vitamina B12, considerata solitamente il tallone d’Achille delle diete vegane.

Ed ora veniamo a un sommario elenco degli alimenti buoni e delle buone pratiche che ho imparato fin qui:

– Acqua: importantissimo berne tanta, soprattutto a stomaco vuoto; quella del rubinetto è normalmente più che indicata per la salute, oltre che per l’ambiente; anche se molto “dura”, cioè ricca di calcare, non provoca calcoli ai reni (vedi qui), ma anzi contribuisce a colmare il fabbisogno quotidiano di Calcio. L’eventuale presenza di Cloro è facilmente neutralizzabile lasciando decantare l’acqua qualche secondo prima di berla.

– Frutta e verdura crude di stagione: la lettura delle teorie di Vaccaro, ma anche la mia esperienza di questi ultimissimi tempi, mi hanno fatto rivalutare come davvero essenziali questi alimenti; ho imparato a mangiare crude anche verdure come i broccoli, il cavolfiore, il cavolo cappuccio, la verza; la presenza di pesticidi è in gran parte scongiurata nei prodotti biologici, e sarebbe tuttavia più alta se immessa nel nostro organismo tramite alimenti di origine animale. Deviando il discorso sulle tematiche ambientali, credo che la scelta di non consumare prodotti provenienti da Paesi lontani (come per esempio la banana e l’ananas) consenta comunque una scelta molto ampia, ai fini della varietà alimentare, altro elemento importantissimo.

– Semi oleaginosi (zucca, sesamo, canapa sativa, lino, girasole, pinoli): ricchissimi di sali minerali e di altri elementi preziosi. E’ opportuno lasciarli in ammollo molte ore in acqua tiepida e leggermente acidificata, affinché l’inizio del processo di germinazione liberi i fitati, che sono considerati ‘antinutrienti’ perché saccheggiano i sali minerali (soprattutto Ferro e Calcio) contenuti negli altri alimenti.

– Frutta secca (noci, mandorle, nocciole, fichi secchi, eccetera): altra fonte preziosa di energie e di salute; non mi è ancora del tutto chiaro se il problema dei fitati esista anche in questo caso; nel dubbio, solitamente procedo allo stesso trattamento.

– Pane: alimento completo, ma solo se prodotto con farine integrali e lievito naturale (“pasta madre”).

– Cereali (orzo, miglio, riso, semola di grano, farro, avena, segale, eccetera): ammollo necessario prima della cottura.

– Polenta integrale di mais: ottima e, nelle confezioni a cottura rapida, praticissima per piatti veloci.

– Legumi (lenticchie, fagioli, ceci, piselli, cicerchia, eccetera): fonti di proteine vegetali; ammollo necessario prima della cottura. Ho smesso di consumare soia e derivati (tofu, tempeh), che per l’alto contenuto di proteine di solito hanno un ruolo principe nelle diete vegane, dopo la lettura di questo inquietante articolo.

– Seitan: prodotto, di consistenza carnosa, tratto dal glutine del grano o del farro: ottima fonte di proteine vegetali.

– Olio: non dimentichiamoci un giusto apporto di grassi; l’olio extra-vergine di oliva è uno dei più sani. Temo che la sua grande diffusione abbia però ripercussioni negative a livello ambientale, o almeno così ricordo di aver letto in un articolo moltissimo tempo fa.

– Sale: il sale marino integrale è un elemento straordinario, almeno a detta della dottoressa Sabine Eck, che ne ha fatto un suo cavallo di battaglia, scrivendo un libro sull’argomento, e vari articoli fra cui questo.

– Melassa: ottimo dolcificante, ricco di sali minerali fra cui il Ferro, tratto dalla lavorazione della canna o della barbabietola da zucchero. I consueti motivi di sostenibilità ambientale mi fanno naturalmente preferire la seconda versione, di cui esiste un prodotto austriaco.

– Alga spirulina: fantastico integratore naturale (proteine, Calcio, Ferro, altri minerali); ne ho comprato un vasetto via internet quando ho saputo dell’esistenza di un paio di produttori nazionali, fra cui questo. E’ un po’ cara, ma i suoi benefici mi sembrano già evidenti.

Ciò che in definitiva ho imparato, per concludere, è a diffidare dell’industria alimentare, che è per sua natura animata da finalità economiche (esasperate come lo sono sempre nel nostro modello socio-economico liberista ormai al declino), e che dunque considera la salute dei consumatori un vincolo, tutt’al più un richiamo pubblicitario, e mai un fine.
Non si spiegherebbero altrimenti gli allarmi che, in modo ricorrente, colpiscono questo o quel prodotto: ultimo, in ordine di tempo, quello sulle uova alla diossina (vedi qui), pubblicato da zio Beppe non più di poche ore fa.

Ho finito (per ora). Ah, dimenticavo: l’esperienza mi ha insegnato anche che le gioie della gola sono paradossalmente enfatizzate per chi si avventura in questo appassionante cammino.
Dunque, buon appetito! 😉
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Immagine da: ansonmills.com/recipes/470

Informazioni su Franz

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6 risposte a La difficile e appassionante arte di alimentarsi

  1. trudy1970 ha detto:

    Caro Franz, parlare di alimentazione vegana con me sfondi una porta aperta. Da più di dieci anni, grazie ad un medico omeopata ho eliminato carne e derivati dalla mia alimentazione. Perché feci questa scelta? Perché soffrivo di patologie e il medico mi diede una dieta apposita con un insieme di rimedi naturali da osservare. Ottenni ottimi risultati. Poi feci ulteriori indagini sulle allergie e intolleranze alimentari e corressi ulteriormente la mia alimentazione, quindi sono anch’io una grande ricercatrice. Comunque, non conoscevo il grande luminare VALDO VACCARO e ti ringrazio tanto per averlo linkato. Ho letto molto su di lui e mi ha aperto ulteriori porte su ciò che non conoscevo ed ha affermato cose che già sapevo.
    Impostare la propria vita e salute è un binario unico: non puoi discernere uno stile di vita dalle abitudini quotidiane. All’alimentazione associo una vita all’insegna dello sport (aerobico, in tutti i sensi, fuori all’aria aperta –bicicletta e corsa; in palestra (fitness, zumba, spinning) ed aggiungo che non ho mai fumato.
    Pur partendo da approcci diversi dai tuoi, oggi, anch’io seguo un discorso ecologico: provenienza, kilometraggio zero o quasi, da agricoltura biologica delle nostre parti o per lo meno prodotto in Italia. Ora nelle etichette, oltre che controllare gli ingredienti, sono ancor più scrupolosa nella provenienza –che non vengano prodotte dalle zone della bass’Italia dove sono state trovate le discariche di tutti i rifiuti sotterrati, per anni, e che ora la natura -grida vendetta- restituendo dai terreni tutta la schifezza velenosa che ha dentro!
    Al di la’ di tutte le considerazioni che fai (distruzioni delle colture per far posto a colture che portino profitti vedi mais ecc., ) ed ancora distruzione della fauna ittica inquinamento atmosferico… La cosa che più mi ha colpito è stato in uno degli scritti di Valdo: come il male e la tortura terribile che fanno alle mucche per produrre più latte possibile: continue e sfibranti gravidanze, “costrette” a far passare dalle loro mammelle -piene di mastiti, doloranti lacerate ferite sanguinanti- litri e litri di latte per le industrie casearie. Il dolore gratuito ed inutile per la sete di potere non la posso sopportare nei confronti di nessuno, neanche degli animali!
    Nonostante le attenzioni, la mia vita abbastanza sana la salute non è stata generosa con me: sono stata operata di gravi patologie, e probabilmente, grazie alla mia tenacia, l’ho avuta vinta ed ora sto bene! Vivo e vivrò con la consapevolezza di aver fatto il possibile per me stessa. Probabilmente se non fossi stata così drastica e severa con me stessa, almeno quanto te, non sarei qui a risponderti…
    QUI NON SONO D’ACCORDO con VALDO VACCARO sull’uso della diagnostica messa a disposizione per indagini approfondite in caso di patologie: ….che se pure invasive come le colonscopie (incontro con strumentazioni e con medici, dovunque ci sia accorciamento ansiogeno del respiro e di visite mediche a non finire…) penso tutto il male possibile ed immaginabile, d’altronde è solo con queste strumentazioni che ti puoi salvare la vita –come è successo a me-. L’importante è affrontare questi phatos con qualcuno vicino se uno non è in grado di contenere la propria emotività e stato d’animo.
    Sul valore della lentezza e del riposo, ancora per me, non è tempo, mi sento ancora molto indietro oggi i miei ritmi quotidiani non me lo permettono…qui ho molto da lavorarci. Ora concludo questo mio lungo intervento con una citazione di Valdo Vaccaro:
    BASILARE È CONSUMARE ALIMENTI ADATTI ALLA NOSTRA FISIOLOGIA E ALLA NOSTRA SENSIBILITÀ
    Esiste indubbiamente una intelligenza innata del corpo umano, una intelligenza sicura che non ha nulla a che vedere con quella cosciente del cervello e che, essendo immensamente più sofisticata della nostra mente pensante, rende il corpo capace di produrre regolarmente tutte le proteine che gli sono necessarie, nel modo migliore, utilizzando i prodotti della digestione degli alimenti, purché essi siano confacenti alla nostra anatomia, alla nostra fisiologia, ai nostri istinti.
    Ciao a tutti!! )

    • Franz ha detto:

      Cara Trudy,
      credo che tu possa andare molto fiera di un cammino che ti ha portato a superare gravissimi problemi di salute e mi sembra di leggere, nel tuo lungo commento, lo stesso desiderio di diffusione di buone pratiche che ha ispirato il mio articolo.
      Ti ringrazio dunque del ricco contributo; cercherò di ribattere solo a un paio di punti.

      Come ho scritto, mi sono avvicinato molto di recente agli scritti del dottor Valdo Vaccaro; vi ho trovato, nei metodi, una grande attenzione a suffragare le affermazioni con criteri scientifici, e, nei contenuti, la conferma di una nostra naturale e biologica predisposizione all’alimentazione vegana (e in particolare crudista e fruttariana). Era quest’ultimo punto che mi stava molto a cuore, stanti le perplessità relative alle eventuali carenze (vitamina B12, Ferro, Calcio, Magnesio) apparentemente connesse appunto a tale scelta di alimentazione.
      Non ho letto (anche se mi è sembrato di intuire) sue posizioni contrarie a qualsiasi approccio clinico chirurgico che anche a me, per la mia attuale formazione, sembrerebbero pericolosamente radicali.
      Sono ben lieto, comunque, che, almeno per quanto riguarda il tuo caso, la somma dei decorsi clinici e dell’attenzione a uno stile di vita molto sano, sia risultata vincente.

      Per quanto riguarda lo sfruttamento esasperato del latte delle vacche, mi era già noto da tempo, ed è proprio uno dei casi più evidenti degli orrori che si nascondono dietro la proposta innocua e invitante dei prodotti di consumo. Aggiungo che le consuetudini di violenza verso gli animali e verso l’ambiente hanno sempre ricadute anche nella salute dell’uomo: nel caso del latte, le mastiti provocate alle vacche dallo sfruttamento innaturale sono “curate” con antibiotici le cui tracce restano abbondantemente nel latte prodotto e confezionato.

      Per quanto riguarda infine la nostra capacità innata di autoregolarci, penso che vada affiancata, come ho scritto, da un cammino di conoscenza, e, aggiungo qui, di regolari controlli clinici, perché le abitudini errate che ci sono state imposte dalla cultura corrente, e l’insalubrità dell’ambiente in cui viviamo (a partire dall’aria che respiriamo, estendendo il discorso al rumore a cui siamo sottoposti nelle città, fino ai condizionamenti a ritmi di vita esasperati), confondono i segnali più naturali e sani del nostro organismo, rendendoli insufficienti, seppur sempre fondamentali.

      Ancora un grazie, ciao.

  2. Loretta ha detto:

    Interessantissimo! Ma per ora ancora vegetariana. 🙂
    Ciao

  3. lucarinaldoni ha detto:

    C’è chi ancora crede che l’Umanità possa salvarsi; ma se lo farà, ciò non avverrà in grazia e in virtù dell’arrivo di un deus ex machina o di una machina ex deo. Se l’Umanità si salverà (e a volte ci credo anch’io, magari oggi no ma l’altro ieri sì e quanto prima ci crederò ancora) ciò avverrà per un movimento dal basso, che i mass media del Terzo Millennio raccoglieranno, amplificheranno e moltiplicheranno in magiche sequenze di progressioni geometriche che, ad insaputa e fuori dal controllo dei potenti, modificheranno con lenta ma costante evoluzione le abitudini, i costumi, il modo di vivere mangiare stare insieme acquisire e scambiare beni e servizi.

    I custodi della modernità bolleranno questi cambiamenti come inquietanti ritorni ad un incombente grigio e tetro Medio Evo ma verranno spazzati via dalla colata lavica mentre consumeranno il loro ultimo hamburger nei loro fetidi fastfood.

    O almeno mi piacerebbe sperarlo, e poter vedere almeno l’inizio di questa palingenesi prima di passare a un diverso modo di trasmettere le mie energie nell’Universo.

    Un fraterno saluto.

    • Franz ha detto:

      Il tuo bellissimo commento mi ha evocato subito, nei contenuti, quanto da un po’ di tempo sta affermando Jacopo Fo, con una positività quasi stridente di questi tempi, circa l’esistenza sotterranea e non dichiarata di un fantastico movimento mondiale di rinnovamento, nato dalla somma e interazione di un’enorme quantità di spinte collettive, organizzate in movimenti locali su specifici temi, e forse anche individuali.
      Linko qui l’ultimo articolo della serie.
      E ricambio il fraterno saluto.

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