Le stelle di San Silvestro

Cielo stellato.
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Lavorerò fino alle dieci, ora in cui cercherò di essere già a casa, nel silenzio strano e nella quiete protettiva di casa, esattamente come gli anni scorsi; le feste hanno innanzi tutto una dimensione di rito e questo è il mio rito.
Non l’ho nascosto a chi mi chiedeva come la passerò, l’ultima dell’anno di grazia 2013, confidandogli la pericolosità delle strade (e degli ospiti estemporanei della Cavallona) in questa notte di lavoro, ma nascondendo in realtà la cosa più importante, che è questa sorta di celebrazione privata, estrema e pure ormai abituale.

Radio2 si è già collegata a Roma col Circo Massimo, sede di un grande concerto che avvicenderà diversi nomi interessanti della nostra musica: Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Nina Zilli e tanti altri. Alla conduzione radiofonica due esperti musicali, ma soprattutto due voci amiche: quante ore ho già passato in questi anni in compagnia di Silvia Boschero? E che bella scoperta, in quest’anno ormai al lumicino, quella di John Vignola. La voce rivela, di una persona, intime sfumature della personalità, e così, con due persone come loro, mi sento autenticamente in confidenza.
Le strade, percorse da un traffico velatamente aggressivo e spinoso fin da quando mi ero messo alla guida intorno alle sei e mezza, ora sono già attraversate da un’atmosfera febbrile; qualche deficiente ha già anche sparato i primi botti. Ho mantenuto finora una calma profonda e un rapporto molto cordiale con i miei ospiti, ma ora comincio ad accusare l’irritazione.

Hanno chiamato da via Marconi, ero fuori porta, segno che le richieste si stanno già moltiplicando.
Una coppia matura, mi chiedono di portarli in uno degli hotel di fronte alla stazione, un percorso brevissimo; la fantasia mi porta a immaginare una camera d’albergo anonima proteggere l’intimità di una notte d’amore clandestina.
Nel passare davanti alla fermata dei taxi della stazione vedo una fila di gente in attesa; bene, troverò subito una nuova corsa.

Regolata quella dei due amanti, devo aspettare che il flusso del traffico mi permetta di tagliare l’intera carreggiata per entrare nel percorso verso il punto di carico. In quel mentre mi giunge una nuova chiamata. Resto titubante qualche secondo poi, con scelta più istintiva che razionale, la confermo. Viene da un reparto insolito della grande area dell’Ospedale Sant’Orsola.

L’irritazione aumenta, quando poi stento a trovare il reparto, e, una volta trovato, non vedo nessuno ad attendermi. Provo a richiamare il richiedente, mi risponde una voce maschile dalla portineria, con la gentilezza e la complicità di chi, come me, sta lavorando questa notte: “Guardi che è una signora di ottantatrè anni, si è diretta verso il viale centrale.”
Alla fine la trovo, una vecchietta curva accompagnata da una badante. Sale davanti, accanto a me, ed è terribilmente loquace, recriminante, con una vocina stridula e sdentata che sembra la parodia di sè stessa. Ma è lucida. E la badante mi dice che devono andare a Imola.
“Va bene” rispondo, ancora una volta quasi d’istinto, senza pensare troppo a quel che significa.

Che, in realtà, significa uscire da quell’atmosfera di città in pre-ebollizione, e, con un tuffo vertiginoso, ritrovarsi lanciato su un’autostrada semideserta, nel buio e nel silenzio della campagna punteggiato raramente dalle luci intermittenti di lontani alberi di Natale.
“Quante stelle” fa la vecchietta stridula, che ha terminato già da un po’ il suo fiume di patetiche lamentazioni.
“Certo,” rispondo con la calma consumata che è servita senz’altro fin qui ad acquietare la personcina fastidiosa al mio fianco: “è una notte molto limpida.” La badante continua imperterrita a parlare al telefono a bassa voce in una lingua dell’Est.
Giunti a Imola le due donne fanno a gara nel darmi le indicazioni stradali, e fra una rotonda, una deviazione e l’altra, giungiamo a destinazione.

I cartelli indicatori dell’autostrada mi aiutano a trovare la via del ritorno. Sono le dieci meno dieci, il mio rito casalingo dovrà aspettare una mezz’ora buona, ma va bene anche così: già ora nessuno mi può distrarre dall’agognata quiete in compagnia con me stesso, mentre corro con la velocità automatica impostata a centotrenta all’ora.
E posso finalmente ascoltare anche un po’ del concerto. C’è il gruppo ‘Radici nel cemento’, con un reggae in romanesco che decanta la gastronomia della capitale. Mah!

Finito il brano giamaic/capitolino, è la volta di…
La musica di una chiamata al mio telefono mobile si sovrappone a quella della radio. Sul visore dell’apparecchio un numero in chiaro e non in rubrica; decido di rispondere; infilo l’auricolare e abbasso il volume della radio.
“Eccomi” sento dire dall’altra parte.
La mia mente vaga, sembra sfuggire al mio controllo.
“Eccomi, ciao” ribadisce la voce femminile, una voce che ho già sentito.
“Sì?” balbetto titubante.
“Ueh, adesso non dirmi che non mi aspettavi, che metto giù subito.”
“Eccoti.”
“Così va meglio. Come va?”
“Ciao Christine, sì in fondo forse ti aspettavo, senza rendermene conto. Poi mi spieghi chi ti ha dato il mio numero.”
“Basta chiedere, no? Ho telefonato in Co.Ta.Bo. e ho chiesto di te, e di avvertirmi quando avresti spento il tassametro e chiuso il collegamento con loro.”
“Non ci credo, le centraliniste sono sempre molto riservate. Comunque sia, il telefono mancava alla collezione. Dunque… in sogno il primo anno, dal vivo intorno al fuoco il secondo, il terzo nel mio desiderio vano  e l’anno scorso per radio.”
“Bravò, hai buona memoria.”
“E dove sei ora, che cosa vuoi dirmi quest’anno? Non lo vedi, non ho più bisogno di te, di niente, sto bene, sono sereno, se mi dicessero che il mio 2014 sarà come il 2013 sarei contento.”
“Uh quanto parli.”
“Già, gli anni scorsi eri tu la chiacchierona. Dimmi almeno dove sei.”
“Sono a Roma.”
“Da sola?”
“Con un’amica.”
“Avanti allora, se mi hai chiamato qualcosa ce l’avrai da dirmi.”
“Ehi amico, così non va, capisco che non ti piace una presenza femminile con frequenza annuale, ma intanto a qualcosa credo di essere servita. E sono finita anche nel tuo libro, no?”
“Hai ragione, Christine. Forse sono io che non voglio ascoltare.”
“Peut-être, può essere.”
“Ma vedi, fra una corsa e l’altra di questa serata convulsa mi interrogavo sulla magia.”
“Cioè?”
“Cioè cinquantotto compleanni, cinquantanove feste di Natale, cinquantanove capodanni, uno in fila all’altro… Ti sembra possibile poter provare ancora un po’ di magia? E quella che è finita nei miei racconti nel blog, grazie a te, e poi nelle pagine del libro, sembra ancora più scolpita nella roccia, impossibile da riprodurre. Anche perchè, in fondo, sono fra le pagine migliori della mia vita adulta.”
“E il bambino dov’è andato?”
“E’ là, lontano, nel mondo fatato e terribile dell’infanzia. E’ là, solo, che prepara i festoni in vista della notte di capodanno coi parenti, e compone, su fogli da disegno neri tagliati in due metà, la scritta ‘B-U-O-N-1-9-6-6′. E’ lontano, sempre più irraggiungibile…”
“Povero ragazzino solitario.”
“Eh sì, amica cara, se è a lui che ti stai rivolgendo.”
“Un po’ a lui un po’ a te.”
“E allora, come ti sembra possibile che ci sia ancora un piccolo spiraglio di magia, ora, adesso, nel presente. Nel presente che incombe, che sfugge, che passa…”
“Non chiedertelo, taci, fa silenzio.”
“Mh…” e un silenzio denso si impadronisce immediatamente di noi, mentre la Cavallona divora placida i chilometri sotto le stelle e il cielo nero.

“Sai, Christine…”
“Dimmi.”
“L’anno scorso mi hai fatto suonare al portone di sotto, ricordi?”
“Ben sicuro.”
“E c’era quella giovane mamma con i due neonati.”
“Scommetto che non l’hai più vista.”
“Certo, sono scherzi da farsi? Però dopo qualche mese l’appartamento è stato finalmente abitato definitivamente da una coppia giovane, e in maggio è nata una bimba. Sai, me l’han fatta vedere che aveva un giorno di età. E qualche settimana fa mi ha sorriso, e io ho fissato i miei occhi in quei suoi occhioni turchesi, e quasi mi sentivo mancare dalla profondità.”
“Allora un po’ di magia c’è ancora.”
“Forse sì, forse mi manca solo un figlio, o un nipotino, ormai.”
“Che fa? Di occhioni turchesi al mondo ce ne sono tanti, non è questo che conta?”
“Certo che i tuoi te li tieni ben lontani dai miei…”
“Ehi, non vale, non dicevi di stare bene così, e di non voler niente di più?”
“Sì, Christine, forse vorrei solo contemplare di più le miracolose concentrazioni di grazia che ogni tanto incontriamo.”
“Basta volerlo, no?”
“Basta volerlo.”
“E ora ti saluto che la mia amica mi sta chiamando.”
“Allora ciao, mi pare che non ci sia altro da dire quest’anno.”
“Ciao, però fa una cosa, quando arrivi a casa continua a ascoltare la radio che sento in sottofondo.”
“E’ Radio2”
“Sì, proprio quella. D’accordo?”
“D’accordo, Christine, ciao, au revoir.”
“Au revoir, bonne année mon ami.”

Un po’ turbato un po’ arricchito da quel mio appuntamento, ormai fisso ma sempre profondo, giungo finalmente a casa.
Mi metto i vestiti comodi, poi vado in cucina a prepararmi un infuso in cui inzuppare il mezzo panettone avanzato dal Natale.
Sono quasi le undici, accendo la radio e senza fatica trovo la stazione di Radio2.
Non riconosco Naïf Herin, la brava cantautrice valdostana che mi capitò di ascoltare dal vivo a un ‘Caterraduno’ di diversi anni fa, se non quando, al termine dell’esibizione, viene intervistata da Silvia e John.
E il mio stupore è grande quando, prima di congedarsi, dice:
“Sono stata incaricata di fare un augurio speciale, se posso, a una persona che è rincasata da poco, e ci sta ascoltando, e teme di aver perso il senso della magia. Ecco, volevo solo dirgli di non fare quello sbaglio, perché lo spazio per la magia sta esclusivamente nei nostri cuori.”
“E’ un bell’augurio” ribatte Silvia: “Possiamo farlo, insieme a te, a chiunque ci ascolta?”
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——–
Immagine da: angolodicielo.altervista.org/phpbb/guardando-il-cielo/itinerari-poetici-mitici-curiosi-nel-cielo-stellato-t4027.html

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9 risposte a Le stelle di San Silvestro

  1. trudy1970 ha detto:

    Eccola qua Christine, caro Franz, eccola qua a farti fare il resoconto e a raccontarcelo di questo 2013 appena trascorso. La “tua”Christine” perchè tu l’hai creata, ma anche di noi che leggiamo di te attraverso queste pagine. Christine come tramite tra le nostalgie del passato dei treni persi non realizzati – o per destino o per scelta – treni che non tornano più. Ma Christine è li, come ogni fine anno, a dirti guarda Franz cos’hai realizzato, cos’hai fatto: un libro! Quale testimonianza! Direi meravigliosa. Non avrai figli o nipoti. Ma ai posteri lasci tracce di te che chi oggi ha nella sua libreria leggerà e lascierà ai propri discendenti! E ancora Christine ci suggerisce di guardare con un po’ di magia, di fantasia e fatalismo davanti al futuro che ci aspetta. E possibilmente di vivere questo 2014 anche con ottimismo. Sicuramente sul piano personale, ma soprattutto sul piano nazionale, sociale e mondiale. Buon Anno Franz. Grazie per le emozioni che riesci a regalarci. Un abbraccio.

    • Franz ha detto:

      Grazie a te, carissima, per il tuo consueto contributo, ma soprattutto per le tue parole tanto gentili.
      Anche se il caratterino di Christine è piuttosto restio a espliciti complimenti, forse è vero che indirettamente le sue parole aiutano a fare un bilancio sereno e positivo dell’anno passato (e in effetti la mia piccola avventura della pubblicazione mi ha regalato fin qui diverse gioie), ma il suo ruolo principale è, come dici tu, di indirizzare lo sguardo in avanti positivamente.
      Seguiamo il suo insegnamento, e il tempo di un intero anno che ora si spalanca davanti a tutti noi si arricchirà di momenti magici.
      Auguri di cuore!

  2. lagiraffa ha detto:

    La magia somiglia tanto alla poesia, che ci fa vedere il mondo con le sfumature dipinte dal nostro cuore. Buon anno, caro Franz, ti auguro di conservare sempre la tua magia. Un abbraccio

  3. Sari ha detto:

    E’ indispensabile seguirti per capire in pieno tutte le sfumature della tua scrittura… per fortuna io lo faccio da tempo.
    Tanti auguri di pace, serenità, magìa e tanta scrittura (un po’ di sano egoismo me lo concederai)
    Felice 2014!

    • Franz ha detto:

      Sono auguri molto belli, cara Sari, e il tuo finto egoismo mi è di grande sprone.
      Un anno sereno e costellato di gioie a te e a chi ti è caro.

  4. amanda ha detto:

    un anno di magia per te, allora, Franz 🙂

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