Ripensando a Senigallia

La Rocca Roveresca.
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Continua, lunghissima e lenta, la mia personale e spontanea e preziosa ricerca del tempo perduto. Che mi ha portato a trascurare questo blog, come mai era avvenuto negli otto anni della sua esistenza.
Spero di riprendere, prima o poi, a pubblicare con frequenza maggiore e più regolare; per adesso la cosa appartiene alla quantità di rinunce che, in cambio di un progresso nella qualità della vita, ho assunto come abituali.

Due articoli fa, parlando del concertone del Primo Maggio, tornavo sul concetto di pietre miliari lungo le mie annate. Alcune settimane or sono, cioè l’ultima di giugno, ne ho valicata un’altra, per la decima volta; sicuramente la più piacevole. Si tratta della vacanza a Senigallia per il “Caterraduno”, la manifestazione dedicata agli ascoltatori della trasmissione radiofonica “Caterpillar” su Radio2.
I pochi fedelissimi, che hanno seguito i miei scritti nel corso degli anni, conoscono lo straordinario rilievo che ho sempre dato a questo appuntamento, dedicandogli sempre almeno un articolo, solitamente corredato da fotografie. Alcune volte addirittura scrissi, e pubblicai direttamente da un locale internet-point, le mie impressioni in diretta, prima dell’articolo più meditato di consuntivazione al mio ritorno.
E’ curioso, voltandosi indietro, ripensare allo straordinario stato di grazia che si è ciclicamente diffuso da quei dolci luoghi e palcoscenici, e che ha coinvolto e permeato, insieme a me, i partecipanti a quelle settimane; è curioso soprattutto in considerazione del trattarsi di un evento di nicchia, ignoto alla stragrande maggioranza della nazione.
Sintetizzarne gli elementi fondamentali è arduo e inevitabilmente riduttivo, ma può essere utile per ulteriori considerazioni personali; dunque ci provo.

Il sentirsi parte di una popolazione, distinta e affine per sensibilità etica, ecologica e sociale, che manifesta le proprie caretteristiche costitutive in appuntamenti condivisi (e, negli orari canonici, trasmessi radiofonicamente) improntati alla gioia più scanzonata e all’improvvisazione creativa di stampo intelligentemente ironico, ma anche all’impegno per sostenere le battaglie antimafia di Libera, associazione diventata partner fisso, con la finale presenza, immancabile, di don Luigi Ciotti.
L’alternarsi, in un fitto calendario, di altri appuntamenti stimolanti dal punto di vista musicale, culturale, artistico, umano.
La concentrazione di intelligenze creative e inclini all’allegria giocosa nel gruppo degli organizzatori e degli ospiti abituali.
La facilità di instaurare rapporti di amicizia con i propri simili, i componenti di tale popolazione.
E infine un po’ di scenografia: il sole, la vacanza, il lungomare, il magnifico centro storico di Senigallia e la Rocca Roveresca, possente, con il suo giardino (dove un anno, non lo dimentico più, vagai come un’anima persa ferita e confusa, nel non voler accettare la fine incomprensibile di quell’amore travolgente e sbagliato, sbocciato qualche mese prima in città), i gestori della mia pensioncina diventati negli anni degli amici, le colazioni in giardino, le cene, e la bicicletta dell’albergo su cui pedalare serenamente verso il centro, lungo la pista ciclabile che costeggia il litorale Sud, accanto alle ragazze a ai ragazzi in costume sui campi da beach-volley o ai tavolini dei bar.

Come un gatto che ringhia per difendere il suo boccone preferito, almeno un paio di volte, al ritorno sulla Terra, cioè a casa, scrissi del mio disagio che il miracolo annuale fosse finito così presto, e della paura che non potesse più ripetersi, ad esempio quando si diffuse la notizia della sostituzione del direttore di Radio2.
Invece l’evento si è perpetuato, e probabilmente resisterà anche l’anno prossimo al cambio del sindaco e del consiglio comunale per le previste elezioni, ma, come nel destino ciclico di qualsiasi equilibrio complesso, da un paio d’anni ha conosciuto una netta involuzione.
I fattori scatenanti sono stati due: la divisione della squadra in due diverse redazioni e trasmissioni radiofoniche quotidiane (entrambe presenti, e parzialmente interagenti fra loro, nel corso del raduno) e l’appannamento, a seguito di un malanno grave, della brillantezza di Massimo Cirri, il principale punto di riferimento nella conduzione della trasmissione e per gli aspetti culturali e sociali. All’apparenza, a parte l’aver perso quei chili di troppo che aveva, sembra sempre la stessa persona, sempre propensa alla battuta; ma le sue battute sono diventate per gran parte scontate, ripetitive, ingombranti, infantili, narcisistiche, benché sempre accompagnate, durante il raduno, dalle benevole, esagerate e acritiche risate del pubblico, soprattutto quello femminile, di suoi adoratori a prescindere. E anche il suo impegno sociale sembra molto annacquato e ormai lontano dalle tematiche più vive e brucianti.
Quanto allo sdoppiamento della squadra, la nuova formazione (quella che trasmette alle sei di mattina) sembra a sua volta distante da quel nucleo ideale in cui mi riconoscevo, connotato dall’attenzione preminente ai temi dell’ecologia e della “decrescita felice”, a cui non si capisce come possa rapportarsi l’ideologia neo-liberista di Marco Ardemagni (forse il principale artefice della rottura) e la sua straripante passione per il mondo del calcio.

Ma mi accorgo di essere sceso troppo nei dettagli, che non possono interessare chi non segue le trasmissioni radiofoniche in oggetto, e torno immediatamente al registro iniziale, quello del diario, del libro di bordo.

Quest’anno dunque, ne ero ben cosciente, ero partito contento per la vacanza ma con aspettative di gran lunga inferiori al passato.
E questo mi ha permesso di godere appieno dei molti appuntamenti interessanti, a volte sorprendenti (ne cito solo tre, in ordine di apparizione: il mandolino di Carlo Aonzo, il suo incredibile percussionista e tutto il suo gruppo musicale; l’umanità palpabile dell’alpinista Simone Moro nei suoi racconti di avventure mozzafiato; la debordante chitarra elettrica di Anna Calvi che sembra voglia sconvolgere l’eleganza degli arrangiamenti così come quella della sua stessa voce e presenza scenica).
E poi, la parziale caduta di quelle caratteristiche di straordinario evento popolare, ha trovato una compensazione nel veder fiorire, come mai prima, l’armonia e il piacere della condivisione nel gruppetto degli amici più stretti, in gran parte conosciuti là negli anni passati, con cui mi sono ritrovato.
Dunque è stato in ogni caso un periodo di “grazia”, un po’ meno pubblica un po’ più privata.
E dunque è giusto “rin-graziare” l’esistenza per questo nuovo dono, e non dimenticarmi mai di essere “grato” anche per quella collana di esperienze così speciali che potei vivere negli anni passati.
Certo, un po’ di rimpianto resta, mentre viene da pensare che niente potrà mai più sostituire tanta concentrazione di grazia.
E mi vedo pellegrino, alla continua ricerca proprio di quella grazia pubblica, condivisa, di popolo, la stessa, guarda caso, che ha fatto da sfondo al mio articolo precedente qui nel blog, in cui i deludenti risultati elettorali erano vissuti in contrapposizione a un altro momento di passione corale, che avevo vissuta a Roma, in Piazza San Giovanni, il venerdì precedente il voto.

Il mio cammino di ricerca personale, come esordivo, continua, e la fascinosa voragine del futuro, percepita quasi sempre come limite (ogni anno, ogni giorno più stretto), è bello per una volta immaginare che mi dispensi prima o poi nuovi regali di grazia e di profondo rinnovamento, nel vissuto interiore ma anche e soprattutto (sappiamo bene quanto sia urgente) in quello della condivisione pubblica.
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8 risposte a Ripensando a Senigallia

  1. amanda ha detto:

    Io sono molto triste per questa ulteriore nuova frammentazione perché adoro l’ironia, la concretezza, la capacità dialettica di Natascha Lusenti e trovo che dovrò abituarmi alla presenza di Elasti dal prossimo anno anche se, per come scrive, penso che sia molto affine ai modi ed alle tematiche di Caterpillar. Al Caterpillar del mattino era stato affidato il compito di commentare i mondiali di calcio quindi di necessità virtù di calcio si sarà molto parlato, ma credimi al mattino i temi etici, politici che hanno sempre distinto la nostra trasmissione preferita non sono mai mancati. Li aspetto a settembre tutti, anche se il Caterpillar storico da un po’, per lavoro, non riesco a seguirlo, compresa questa nuova appendice del sabato e della domenica mattina

    • Franz ha detto:

      Dei tuoi guidizi mi fido ciecamente, e dunque non metto in discussione le capacità di Natasha Lusenti. Tuttavia, come mi sembra di averti già accennato in passato, la sua presenza al Caterraduno dell’anno scorso non piacque, né a me né a una buona parte dei presenti, a causa di un suo tono percepito come aristocratico, altero, non intonato con lo spirito scanzonato di fondo; nell’edizione di quest’anno poi non si è presentata, dunque non classificabile.
      Apprendo da te della sua sostituzione nella prossima edizione, come pure dell’esistenza delle appendici di trasmissione nei fine-settimana, che comunque, per i miei bioritmi, penso che resteranno in un fuso orario non raggiungibile.
      Per finire, presto annuncerò una piccolissima sorpresa che mi vedrà protagonista, per qualche breve momento di gloria, su Radio1, giusto per non farsi mancare niente! 🙂

      • amanda ha detto:

        una sorpresa?! Per quanto riguarda l’assenza dela Lusenti era giustificata da motivi di lavoro, come ha spiegato nelle ultime giornate, doveva andare in Oriente per registrare materiale per un programma autunnale, non so se proprio quello del weekend di radio2 o uno televisivo

        • Franz ha detto:

          Gisutificazione accettata 😉 (comunque, anche a Senigallia, alle sei di mattina, non avrei proprio avuto il piacere…).

  2. trudy1970 ha detto:

    Caro Franz la vita è bella perchè è varia e noi siamo belli perchè sappiamo essere diversi, sappiamo inventarci continuamente o quasi, (ricordati che non è da tutti) e quindi destiamo interesse. Con l’età apprezzo sempre di più dialoghi e persone di qualità che di quantià. Quindi non ti rammaricare se oggi sul blog pubblichi meno di ieri. Poco importa se è una fase della tua vita passeggera o meno. Chi ti apprezza va ogni tanto a sbirciare sul tuo sito e se c’è qualcosa di nuovo ti legge e ti scrive come sto facendo ora io. Anch’io da tempo sono una seguace dei conduttori e del Catteraduno stesso, a cui ho partecipato a diverse edizioni. Io, a differenza di te, ascolto Solibello Ardemagni alla mattina presto mentre mi preparo per andare a lavorare, nell’orario di prima serata non riesco perchè sono ancora in ufficio. Spesso penso alle passate edizioni del Catteradun0 dì come erano diversi gli stessi artefici della manifestazione, delle tante persone conosciute in quelle occasioni di amici persi ed altri con cui tutt’ora sono in contatto, di avventure vissute con slancio e passione in quei giorni. Ma è bello ricordarli così con gioia entusiasmo tristezza e amarezza allo stesso tempo. Ricordare, ogni volto, ogni sguardo incrociato mi colora il cuore e la mente, perchè mi hanno trasmesso tutto quello che mi potevano dare nel pubblico e nel privato. Ebbi la grande fortuna di conoscere personalmente Don Ciotti tutt’ora conservo un libro che comprai un anno e in cui mi ci feci scrivere una dedica da lui. Certo che la divisione del gruppo conduttore del Catteraduno non ha giovato molto alla loro immagine pubblica. Pur rimanendo nei loro capi saldi dovrebbero avere il grande coraggio di reinventarsi e di riproporsi con cose nuove.
    Poi se alla fine, durante la manifestazione rimane un aspetto di nicchia ricreatosi con gli amici storici con cui ci si rivede li è bello pure quello, si torna a casa con uno stato di grazia che dura fino al successivo Catterraduno. Ciao Franz Un abbraccione.

    • Franz ha detto:

      Cara Trudy, accolgo e faccio mia la positività del tuo commento.
      Forse è proprio il cocktail di “gioia entusiasmo tristezza e amarezza allo stesso tempo” che può fornire il propellente per procedere sempre, senza stancarsi, alla ricerca di nuove circostanze in cui la condivisione è accompagnata, in qualche misura, da un particolare stato di grazia.
      Quanto al “reinventarsi e di riproporsi con cose nuove” delle due redazioni e relativi conduttori, non mi sembra un’ipotesi davvero auspicabile: preferirei che non andassero cancellate del tutto le tracce delle vecchie atmosfere.
      Ciao, abbraccione ricambiato.

  3. Sari ha detto:

    Bentornato Franz, ti aspettavo. Ti ho letto ma ho bisogno di rileggerti per commentare e tornerò presto. Ciao, è sempre un piacere leggerti.

    • Franz ha detto:

      Dopo un’assenza così lunga, non mi aspettavo una reazione così immediata al mio nuovo scritto. Grazie, sei proprio un’amica!
      Ciao, a presto ritrovarci sui rispettivi blog.

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