La Cavalloneide – canto quarto

cavallona4.
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Ancor prima del nuovo appuntamento tuttavia, cioè il venerdì, decido per una nuova spedizione in modalità-levataccia: la notte precedente le robuste zampe della Cavalla si sono rimesse a scricchiolare in modo preoccupante; per fortuna (o magari per ennesima prova dell’intelligenza dell’animale) soltanto sul finire del turno di lavoro, ancora una volta.

Sono un po’ sul chi vive mentre mi dirigo in officina, in una nuova vivida e tiepida mattina di sole, ma presto il riproporsi del rumore metallico, all’uscita di una rotonda affrontata velocemente, mi tranquillizza.
Viene deciso un altro giro esplorativo col Signor T. (l’aiutante anziano del signor M.) alla guida e io nel posto accanto.
Imbocchiamo via dell’Angelo Custode, verso la collina di Monte Donato; il signor T., mentre conduce in modo molto regolare, mi preannuncia, con la sua vocetta un po’ chiassosa, e poi indica, la via dove abitò in passato.
Dopo Monte Donato ci dirigiamo sulla via collinare verso Paderno: sono strade che conosco bene, per averle percorse in passato nei miei allenamenti podistici, e questa mattina è tutto molto bello, nell’attuale festival agostano di luci, colori, e suoni un po’ smorzati.

Già, e il rumore? Niente, niente di niente.
“Non dipenderà dal modo di guidare?” chiedo.
“Non credo” mi risponde.
“Posso provare a guidare io?”
Il signor T. accetta di buon grado; appena possibile ci fermiamo e scambiamo di posto.
Riparto affrontando curve e salite come un pilota di rally; il mio passeggero non si scompone, evidentemente fiducioso nelle mie capacità di controllo del galoppo sfrenato della Cavallona.
Sfrenato sì, ma silenzioso.
“Sembra impossibile, ha fatto il rumore fino all’entrata in officina.”
“Ah, è sempre così…”
Poi, all’improvviso, quasi timidamente, l’animale si degna di esibire per due o tre secondi il clangore metallico, in un rettilineo in lieve discesa.
“Ecco!”
“Sì, ho sentito, viene da là” e indica la parte destra dell’avantreno, mentre la bianca Cavalla si rimette a galoppare silenziosa.
Noi due umani parliamo a lungo, cerco di spiegargli le condizioni in cui si verifica il fenomeno.
Decidiamo di tornare in città e provare qualche rotonda.

L’intera spedizione, con alternanza nella guida e nelle condizioni stradali, dura un’ora buona, e l’unico frutto resta alla fine quell’unico breve accenno di “clang clang clang”. Sufficiente tuttavia per un nuovo controllo mirato, che decidiamo di posticipare al lunedì, insieme a quelli già in programma per la perdita d’acqua.

Il pomeriggio, dopo aver recuperato un po’ di sonno, ancor prima del solito mi preparo per lavorare: sto per affrontare le tre sere e notti del fine settimana, quelle normalmente più remunerative, con un po’ di apprensione, sperando di poterlo fare senza intoppi, e di portare a casa un bel po’ di dobloni più necessari che mai.
Ma già all’interno del garage mi aspetta un’altra brutta sorpresa: noto subito che una ruota posteriore è sgonfia. Non è a terra, ma è visibilmente deformata sotto il peso inerte della vettura.
Non possiedo una ruota di scorta; l’urgenza della situazione mi impedisce pensieri di autocommiserazione: andrò in Co.Ta.Bo., presso l’officina. Anche se da qualche tempo si sono messi in proprio e non sono più dipendenti della cooperativa, di certo non mi negheranno il loro aiuto.
L’importante è riuscire ad arrivarci in sicurezza e prima che chiudano: è venerdì anche per loro, è l’ultimo venerdì prima di Ferragosto, anche per loro.
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(continua)
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Immagine da: maalox.blog.deejay.it/2007/03/15/seeeee/

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10 risposte a La Cavalloneide – canto quarto

  1. lucarinaldoni ha detto:

    In questi giorni bagnati e infangati penso che la Parma, il nostro bellissimo torrente che ospita un ecosistema che quasi nessuna realtà urbana al mondo possiede, quando arrivano dei visitatori importanti, come il presidente della European Food Society Authority (quella che Berlusconi si vantava di aver regalato a Parma strappandola a Helsinki con artifici di latrin lover o Rodolfo Lavandino) si fa trovare in secca, mezza truccata mezza no, coi bigodini ancora su così che il tipo possa ironizzare “Avete dei bellissimi ponti, peccato che vi manchi il fiume…”. Poi si esibisce in pittoreschi spettacoli di varietà a beneficio dei soli indigeni (anche se a esondare è stato il suo affluente Baganza, quindi non abbiamo avuto la Parma Voladora ma il Baganza in libera uscita).

    O alternativamente penso a quelle coppie litigiose che quando vengono convinte ad andare da un terapeuta familiare tornano dei fidanzatini di Peynet.

    O anche al leone feroce dello zoo che quando arrivano i bambini sonnecchia che sembra il gatto Silvestro, poi i bambini vanno a vedere le scimmie e lui sbrana il custode.

    Misteriosamente, secondo i cànoni della fisica quantistica, la presenza di un osservatore modifica i fenomeni, e non ci si può fare un bel nulla.

    • Franz ha detto:

      Il tuo sguardo scientifico sulla realtà aiuta a comprenderla, ma non spiega perché mai la realtà stessa, in questi casi, dà la netta impressione di prendere bellamente per i fondelli i propri osservatori.
      Auguro a te, alla tua magnifica città e al relativo bravo sindaco, di uscire presto dall’emergenza e di ritrovare, ove necessario, tutta la serenità perduta.

  2. Sari ha detto:

    Guarda nel dizionario cavallonese-italiano e vedi di tradurre quel “clang clang clang”… chissà che non si riesca a capire cosa c’è che non va…
    Qui si sorride ma penso che, salendo in auto, provi ansia… lo farà, non lo farà, che sarà?
    Auguri! (Aspetto qui, con pop corn e succo biologico la prossima puntata)

  3. trudy1970 ha detto:

    Ohhhhh!!!! Finalmente il 4° atto della commedia tragi-comica. Ah ah ah….pretendevi che ti facesse sentire il “clang clang clang” per farti contento?? Magari che diventasse un “clong clong clong” forte che echeggiasse per tutte le colline bolognesi (perchè ormai la “povera disgraziata” te e gli altri l’avete spompata per bene a forza di farle fare su e giù per le colline bolognesi, conosce ogni albero ogni filo d’erba di quelle strade piene di curve), sbalottata,senza pietà, a destra e manca perchè la sentiste “rantolare” te e tutta quella specie di dottori meccanici travestiti da professori esperti, e alla fine presa dalla disperazione non potendone più ha emesso un flebile “cling” uno solo per farvi contenti e la lasciaste in pace. Vorrei vedere te se “scricchioli” e uno ti costringesse a camminare lo stesso, ti trascini i piedi con delle fitte di dolore sicuramente lo mandi a quel paese con tante e tante parolacce. Lei si è difesa come ha potuto! E lo sai che i malacci non vengono mai da soli, stufa dura anche la ruota sgonfia (o forata) le è venuta alla mansueta bestiola e tu trovi un’ospedale chiuso la porti in un’altro…. Insomma se tu che torturi leo o lei che tortura te?? Al prossimo atto. Il consueto abbraccio. E a presto 😉

    • Franz ha detto:

      Vedo con piacere che sai entrare nei meandri della psiche della mia adorabile bestiaccia, e dunque aiuti così i lettori, compreso il sottoscritto, a decifrarne e compatirne i comportamenti.
      E vedo anche con piacere che il racconto viene sempre reso un po’ meno tragi- e un po’ più comico dai tuoi coloriti commenti.
      Grazie, e a presto, spero, per il quinto canto.

  4. amanda ha detto:

    ma come non hai la ruota di scorta se con l’auto ci lavori?

    • Franz ha detto:

      Come gran parte delle vetture a metano, non è prevista la ruota di scorta ma un corredo fai-da-te per riparare piccole forature.
      In molti, poi, mi hanno consigliato di ignorare quest’ultima opzione, anche in considerazione della gratuità del carro-attrezzi prevista dalla nostra assicurazione.
      Questo non toglie che dotarsi comunque di una ruota di scorta potrebbe essere una buona norma di prevenzione, ma finora ho preferito evitare la spesa, l’ingombro e l’impatto ambientale di tale acquisto.

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