La Cavalloneide – canto ottavo

cavalloneide otto.
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Nelle successive giornate, le sonnacchiose giornate cittadine dell’ultima decade di agosto, la Cavallona, in attesa dell’intervento finalmente risolutivo, corregge il tiro (chissà come e perché) su quell’altra saltuaria fastidiosa segnalazione: non più ‘aggiungere olio’ ma, correttamente: ‘malfunzionamento sensore livello olio’.
Poi, domenica, la settimana finisce nella solita maniera, cioé con l’auto parcheggiata davanti all’officina; questa volta, però, prima dell’ennesima traversata notturna per tornare a casa, ne estraggo tutto il materiale di lavoro che mi servirà sul taxi di scorta, operazione sempre delicata per il rischio di dimenticare qualcosa.

Come indicatomi dalla segretaria della Co.Ta.Bo., il lunedì mattina la chiamo alle nove, per accapparrarmi una delle vetture di scorta.
Brutte notizie, al momento sono tutte occupate. “Mi raccomando, appena se ne libera una avvertimi, per favore.” Spengo il telefono e cerco di riprendere sonno.

Come già successe in un altro agosto ormai lontano (di cui resta traccia in questo stesso blog e nel libro), mi ritrovo come agli arresti domiciliari: isolato in questa casa lontana da tutto e con un’imponderabile quantità di tempo libero, anzi di tempo vuoto, davanti.
Quando decido di alzarmi, in tarda mattinata, mi è molto chiaro che dovrò combattere lo spettro della depressione e che per farlo la prima cosa, come avvenne allora, sarà andare a far la spesa, camminando per una quarantina di minuti, fino al centro commerciale di Villanova di Castenaso.

Nella cassetta della posta c’è il voluminoso, pesante e ingombrante catalogo dell’IKEA; lo prendo con me per buttarlo nel primo cassonetto della carta da riciclare; e via, ad andatura spedita in un’atmosfera vivida di vento freddo, di grigio chiarore, di estranee automobili sfreccianti.
Non troverò nessun cassonetto, non solo nell’intero percorso, ma neanche una volta raggiunto il centro commerciale, nonostante il relativo mezzo periplo che mi costringerò a percorrere, prima di cedere definitivamente all’idea di buttarlo nei rifiuti indifferenziati.

Il signor M. mi chiama nel pomeriggio. “Selis abbiamo scoperto. Non ci crederà, era un bullone rotto nella testata, anche noi facevamo fatica a crederci.”
“Beh, l’importante è che l’abbiate trovato.”
“Adesso aspettiamo il pezzo, poi rimontiamo il motore.”
“Ci vorrà tutta la settimana?”
“Mah, ci vogliono sempre almeno quei due-tre giorni di attesa. Appena arriva ci attiviamo.”
“Va bene, anche perché non ho trovato l’auto di scorta, sono disoccupato.”
“Ah…” avverto chiaramente l’espressione contrariata, ma che non trova parole.

Il tempo libero e l’ossessione della sua cronica scarsità: ora d’improvviso come una sconfinata prateria, o piuttosto come un austero deserto.
Potrei riprendere in mano letture e scritture che giacciono abbandonate, ascoltare musica, trasmissioni televisive o via internet, darmi ai lavori domestici con più calma e cura del solito, insomma dedicarmi a tutto ciò che viene sacrificato nel resto dell’anno.
E invece l’insolito isolamento e inattività mi costringeranno soltanto a proseguire quell’iniziale lotta contro la depressione, con le armi conosciute: qualche allenamento di corsa podistica, buone dosi di riposo e preparazione di pasti confortanti.

L’indomani, martedì, mi telefona la signora Lorella: si è liberata una vettura di scorta.
Ma le rispondo che rinuncio: mercoledì avrò comunque il turno di riposo, e giovedì ho intuito che potrebbe essere già pronta la Cavalla guarita; dunque per una sola presumibile serata di lavoro non vale la pena, la complicazione e la spesa (quasi cinquanta euro al giorno di noleggio) di rimettermi alla guida su un’auto che non è la mia.

Il lento, austero, lungo, difficile vuoto delle ore e dei giorni è interrotto, poi, il mercoledì pomeriggio da un’altra telefonata. Si tratta del servizio clienti della Volkswagen che mi ha cercato a campione, sì proprio ora, per controllare il mio grado di soddisfazione sull’ultimo intervento di una loro officina concessionaria.
La coerenza verso me stesso mi impone risposte molto nette e taglienti: ribadisco che è stata sbagliata due volte la diagnosi; vorrei spiegarmi meglio, ma la giovane interlocutrice, con fare da studentessa meticolosa, mi costringe dentro gli stretti recinti di risposte precostituite.
Mi batte il cuore, mi sembra di stare dando un colpo di mannaia su un rapporto di fiducia e simpatia maturato negli anni.
“Consiglierebbe quest’officina a dei suoi conoscenti: molto abbastanza poco per niente?”
“Per niente.”
“Le sue dichiarazioni saranno inviate anche all’officina: preferisce che restino anonime o possiamo trattarle con il suo nominativo?”
Ci penso un attimo: “Metta pure il mio nominativo.”

L’episodio non mi aiuta: nel silenzio mi regala una lunga scia di echi dolorosi.

E viene giovedì, la giornata della grande attesa, almeno nelle mie aspettative. Niente, nessuno si fa vivo, le ore passano lente, un altro giorno di lavoro buttato al vento. Se ne riparla domani.

Venerdì ‘deve’ essere il giorno risolutivo, non ci sono santi. Ma il telefono continua a tacere, per tutta la mattina e nel primo pomeriggio; finché cedo, e richiamo io.
Mi risponde l’impiegata: il signor M. è occupato con un cliente, la richiama appena si libera.
E scorrono altri minuti, qualcuno, molti, troppi.
Decido di passare all’azione: mi vesto, preparo le due borse di materiale che avrei dovuto trasferire nell’auto di scorta e mi avvio lungo le solite strade che portano al capolinea del diciannove.
C’è il sole ma non si suda. Una dolce quiete sovrasta la zona della stazione di San Lazzaro, dove aspetto l’arrivo dell’autobus col telefono mobile, sempre muto, in mano.
Che tace anche durante il ben noto tragitto lungo la via Emilia, e poi in quell’altro chilometro abbondante da fare a piedi, in lieve salita, a passo molto deciso.
Giro l’angolo e mi trovo di fronte la rampa in fondo alla quale c’è il portone aperto dell’officina. Ora mi spiegheranno che cosa succede.
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(continua)
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10 risposte a La Cavalloneide – canto ottavo

  1. Mirella Giordani ha detto:

    O novello Odisseo, tra Scilla (la meccanica?) e Cariddi (i meccanici?), abbiti tutti i miei migliori auguri!

    • Franz ha detto:

      Probabilmente il passaggio di quello stretto costò meno tempo del mio alla nave di Ulisse; e sicuramente meno di questo mio centellinato racconto.
      Mi tengo stretti i tuoi auguri a posteriori, grato per questa tua nuova visita.
      Ciao!

  2. trudy1970 ha detto:

    Ops!!! Scusa il ritardo nel risponderti all’0ttavo canto della bestiola bianca!!
    Ma i seggi elettorali (deludenti) nel risultato mi hanno catturato prima, durante e dopo…
    Ma eccomi qua caro Franz!
    …..Non c’è cosa peggiore del vuoto del tempo più lento del normale che sembra non trascorrere mai, nell’attesa, accompagnato dalla despressione e dal senso di impotenza di quello che ti passa sulla testa e nella tua vita senza aver alcun potere per far si che le cose vadano diversamente… ti tocca aspettare e basta… eppoi in agosto con il deserto della città, e ancor peggio con gli amici via in vacanza, poca gente in giro….
    L’oblio che ti lascia attonito e svuotato di qualsiasi desiderio di fare qualunque cosa, con il solo pensiero fisso -come e tra quanto verrò fuori da questo incubo- cercare di distrarti con passeggiate benefiche…allenamenti podistici per pensare il meno possibile ……solo palliativi!
    Hai fatto bene per un giorno o due ad evitare il viaggio e il trasbordo per l’auto di scorta, ma quella attesa “troppo lunga” e quel silenzio assordante per riavere la cavalla bianca ha smosso in te un impeto di rabbia più che giustificata, soprattutto perchè quei famigerati “dottori”, dopo diversi tentativi, supposizioni di malanni vari, facendoti perdere tanto tempo e denaro, sembravano noncuranti e fregarsene che a te l’auto servisse per lavorare e non per sfizio o passeggio. Il punto non è avere tempo libero, di cui tutti siamo assettati, perchè dobbiamo incastrare e far quadrare tutto, ma è come siamo motivati dentro a gestirlo. E’ difficilissimo con l’amarezza, la delusione, gestirlo positivamente: cosa te ne fai di tanto tempo libero imposto, e non per scelta . Non ce la potevi fare a mettere mano, come avresti voluto, a tutti quei progetti in sospeso, quando dentro di te non eri nè tranquillo nè sereno.
    Ed ecco l’enne (scusa la terminologia) presa per il culo: -Sa Sig. Selis per colpa di un bullone ops!! Si è rotta la testata….!!! Ma per favore quanto mi piglierete ancora per i fondelli?? Incompetenti e assurdi meccanici?? Che non siete altro…cambiate mestiere che è meglio!!
    Hai fatto stra-bene a rispondere negativamente al questionario e a sfiduciarli…
    Ciao carissimo……ti aspetto al varco del Nono canto della cavalloide rampante…. un confortante e grande abbraccio :-).

    • Franz ha detto:

      Carissima Trudy, hai già detto tutto, completando con le tue considerazioni il quadro di quelle giornate di vuoto.
      L’unica cosa che non mi sento di condividere è l’atteggiamento di supponenza del signor M. e soci, che metterebbe evidentemente in mostra la tua ricostruzione.
      Sono convinto non ci sia stato menefreghismo o addirittura strafottenza: in più occasioni, anche durante lo stesso calvario della Cavalloneide, l’attenzione umana nei confronti di un vecchio cliente mi è apparsa buona; direi a posteriori che quello che ha scarseggiato drammaticamente sia stata la capacità di capire il malfunzionamento, al di là dell’interpretazione dei sintomi più immediati, che fra l’altro avviene ormai in modo automatizzato con strumenti diagnostici elettronici.
      Se avessi percepito malanimo, non avrei certamente avuto remore e profondo dispiacere nel dovermi scontrare con loro.

      Grazie del consueto contributo e abbraccio ricambiato, ciao.

  3. Sari ha detto:

    “Molto abbastanza poco per niente?” Un po’ mi fanno ridere ma molto più spesso m’infastidiscono questi modi di catturare un’opinione. Fra il “molto” e il “per niente” (entrambi rari) c’è tutta una realtà che non interessa ma che andrebbe invece puntualizzata, se si desiderasse per davvero il benessere del cliente.
    Beh, i complimenti che ti vengono rivolti non li definirei buoni ma giusti. Nel tuo raccontare non scorre sangue ma sentimenti… i tuoi e i nostri che sai provocare. Mica roba da poco…
    Ciao.

    • Franz ha detto:

      Grazie carissima e fedelissima lettrice, conforti anche tu, con le tue belle parole, il mio desiderio di continuare a scrivere, minacciato dai pensieri e ritmi quotidiani.
      Per quanto riguarda le statistiche di opinione, hai certamente ragione, ma temo che la semplificazione delle risposte sia inevitabile per catalogare campioni rappresentativi, e, se ci pensi, è materia addirittura di un corso di laurea.
      Ciao cara Sari, buona settimana!

  4. amanda ha detto:

    maremma comincia ad essere angosciante

  5. lucarinaldoni ha detto:

    Questa epopea della vita quotidiana continua ad affascinare ed avvincere. Paragonata con altri post che descrivevano mirabolanti avventure nella Bologna notturna, città notoriamente dalle mille sorprese e dai mille risvolti, ha il fascino forte e saporito della semplicità. Come certi grandi musicisti che, a un certo punto del concerto, imbracciano la chitarra acustica o si siedono al pianoforte e avvolgono la platea con poche magiche note.

    Saper parlare di quelli che Guccini chiamerebbe “i drammi che commuovon te soltanto” (non a caso da “Canzone della vita quotidiana”) oggettivamente non è da tutti.

    E quindi la stima dei tuoi lettori si perpetua imperterrita.

    • Franz ha detto:

      I tuoi complimenti sono come sempre esagerati, ma non ti nascondo che mi confortano molto dal concreto sospetto di stare infliggendo ai pochi residui (ma irriducibili) seguaci di questo antico blog la punizione di uno stillicidio ossessivo.
      Da parte mia utilizzo questi ‘drammi che commuovon me soltanto’ come esercitazione di scrittura e strumento di perpetuazione del blog medesimo, in attesa di nuovi sviluppi su entrambi i fronti.
      Comunque grazie, e (minaccia o promessa che sia…) alla prossima!

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