La sera del primo gennaio

osteria vignola.
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La barba era già rasata dal pomeriggio del 31, prima che andassi a trovare, come ogni anno, gli anziani genitori di un mio vecchio amico (a proposito di riti); profumo niente, mi sono vestito sportivo, giacca a vento viola e cuffia di lana nera in testa, che è facile si debba camminare e siamo appena sopra lo zero.
La Cavallona mi aspettava quieta: “Ciao Cavalla, stasera non si lavora, si va a trovare un’amica un po’ pazza.” L’ho messa in moto e sono uscito dal garage. E mi sono immesso nel traffico rado, quieto, appagato, di questo giorno di festa così particolare.
L’ho lasciata nel posteggio dei taxi di Piazza Roosevelt, mancavano meno di dieci minuti alle nove, e i riflettori sull’attigua area di parcheggio pubblico sparavano lamine di luce vivida, sotto il cielo nero e una luna limpida e grassoccia.
“Andiamo, mi tocca pure questa” ho pensato senza eccessivo entusiasmo, e mi sono diretto verso la vicina Piazza del Nettuno, attraverso una Piazza Maggiore già ripulita: della notte brava precedente restava solo il palcoscenico da smontare e l’impalcatura del rogo del vecchione. Gli occhi puntati laggiù intorno alla fontana, cercavo di scorgere e riconoscere Christine, finché non mi sono trovato a due passi dalle sirene di marmo che gettano acqua dal seno, sotto la nobile, rassicurante, possente figura del dio dei mari.

Dopo pochi minuti d’attesa ho sentito alle mie spalle pronunciare il mio nome, con voce un po’ sbarazzina e un’erre francese inconfondibilmente moscia, ancor più della mia.
“Christine!” e le ho offerto il migliore possibile dei miei sorrisi: “Bonne année!”
“Une bonne année a toi, mon ami” e ci siamo scambiati tre baci sulle guance, come usa da loro.
L’ho guardata negli occhi verdi e pungenti; anche lei era sportiva, guanti neri di lana, giacca a vento verde, un ciuffo di capelli chiari sulla fronte spuntava da una curiosa cuffia multicolore con una specie di cordina per le tende, o per le campane, che veniva giù dall’apice per finire in una palla di lana sopra il seno.
“Dove mi porti?” mi fa.
“Ah, non mi sono preparato Christine… Le altre volte hai sempre condotto tu le danze.”
“Questa volta voglio fare la signora: anch’io, non è vero?, ho la mia evoluzione” e mi guarda furbescamente.
La fisso pure io, per un attimo di intesa profonda. E sento che nel volgere di pochi secondi abbiamo già ingranato, e la mia diffidenza è volatilizzata, e passeremo sicuramente bene un po’ di tempo.
“Mah, di posti aperti la sera del primo gennaio ho paura ce ne siano pochi. Ascolta, c’è un osteria qui vicino, in una stradina dietro la questura, conosco il proprietario, delle volte l’ho portato a casa in taxi. Andiamo a vedere.”
“Allons, enfant” e infila la mano e il braccio confidenzialmente nel mio.
“Allons enfant de la patrie” ribatto pacato.
Nel breve tragitto passiamo davanti a una salumeria, di quelle un po’ ricercate. La mia amica osserva la vetrina poi intona, con la spontaneità che ben ricordo:
“Bologna è una ricca signora,
che fu contadina”
Le faccio immediatamente il coro:
“Benessere, ville, gioielli,
e salami in vetrina… Conosci Guccini?”
“Je l’aime bien, sì, mi piace.”

Raggiungiamo in breve l’osteria: ha l’insegna spenta, ma proprio in quel momento il proprietario, con la sua grossa corporatura piegata in avanti, sta armeggiando con le chiavi nella porta d’entrata.
“Buonasera, sta aprendo?”
“Buonasera, veramente ero venuto a riordinare. Ma se vi accontentate, una pastasciutta e una buona bottiglia ve la posso rimediare.”
“Grazie” e penso che tutto va per il verso giusto, e lo guardo con gratitudine, sperando che riconosca in me quel tassista con cui, seduto davanti, ha più volte chiacchierato nel rincasare di notte.

Ci fa strada e accende le luci nel locale seminterrato; c’è del disordine, e fa un po’ freddo.
“Mettetevi comodi, adesso scaldiamo subito un po’.”
Ci sediamo in uno dei pochi tavolini dall’aspetto quasi ordinato, senza toglierci i giacconi.

“Allora questa volta hai deciso di non stupirmi con i tuoi effetti speciali, per divertirti.”
“No non ne hai bisogno” e mi rivolge uno sguardo di una dolcezza inaspettata, a cui segue qualche attimo di un bel silenzio denso.
“Dimmi qualcosa di te, non so niente, dove vivi, cosa fai, oltre a occuparti degli amici estemporanei.”
“La mia casa è nella regione Champagne-Ardenne, non molto lontano da Paris, abito da sola, vicino a un vecchio mulino ad acqua. Ma spesso sono in giro, ho amici in tutto il mondo, e quando posso li vado a trovare. Per vivere faccio varie cose, qualche traduzione da fare, qualche sito internet da progettare, qualche esibizione come maga o cantante, e ho anche una piccola agenzia che si occupa di assistenza domiciliare. Amo la vita, e la varietà delle situazioni.”
“Questo l’avevo già capito…” e mentre ribatto così, sento che quella sua affermazione mi inonda, e mi fa bene, come se potesse riaprire delle condutture sclerotizzate dal tempo.

“Vi sto preparando degli spaghetti con dell’ottima bottarga che mi han portato dalla Sardegna” ci interrompe l’oste.
“Bene” faccio io, sorvolando sull’ennesima trasgressione di queste feste alla mia dieta vegana.
“Nell’attesa vi porto un buon bianco. Può andar bene un pignoletto delle nostre colline?”
“Ottimo, chilometro zero, o quasi.”

Christine, che sempre più evidentemente dimostra di aver letto il mio racconto di ieri notte, mi chiede della mia mattinata podistica; le racconto di una luce chiara e splendente, che un miglior auspicio di inizio di anno non avrei saputo immaginare, di tetti bianchi, di campi innevati appena butterati di verde, e delle dita congelate sotto due paia di guanti.
E la conversazione prosegue come un fiume vivo ma tranquillo, forse simile a quello che scorre vicino alla sua lontana casa, in un quadro che immagino incantevole e fatato.
Assaggiamo qualche sorso di vino come aperitivo, poi arriva la pastasciutta fumante. Mangiamo con appetito e gioia. La sensazione di freddo dell’ambiente spoglio va scomparendo, e al suo posto si sta diffondendo la poesia di un incontro fatto di semplicità e comunicazione profonda.
Entrambi ripuliamo per bene il piatto col pane, per non perdere niente di quella prelibatezza di sugo, poi Christine, che ha adocchiato in un angolo una chitarra racchiusa nella sua custodia, senza chiedere niente a nessuno si alza e la va a prendere, toglie la custodia, si torna a sedere, controlla l’intonazione e la accorda brevemente.
Poi comincia ad arpeggiare, con un tocco vellutato e magico e, dopo un’introduzione che mi sembra di riconoscere, intona:

E un’ altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire “sono”
o forse perchè è un modo pure questo per non andare a letto
o forse perchè ancora c’è da bere
e mi riempio il bicchiere.

La grazia e l’intensità del suo canto attraggono anche il proprietario del locale, che interrompe le sue attività e viene a sedersi al tavolo accanto.
Conosco bene la canzone, ma non voglio spezzare l’incantesimo e mi limito anch’io ad ascoltare, ma alla fine della prima strofa lei mi fa cenno di accompagnarla.
Cerco, nei limiti delle mie possibilità, di contribuire alla magia:

E l’ eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
a dir “Dove ho mancato, dov’è stato?”,
a dir “Dove ho sbagliato?”

E poi ancora, a due voci:

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t’annoi
e tutti i dubbi tuoi…

E così via, strofa dopo strofa, accompagnati da quel tocco d’angelo sulle corde della chitarra, in un crescendo di poesia e lirismo.
Adesso, sì, in questi attimi fuori dal tempo, ecco che anch’io sento di amare la vita, e la varietà delle situazioni…
.
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Dopo, abbiamo dialogato ancora, finendo quella bottiglia, poi l’oste ci ha portato delle fettine di torta di riso e due bicchierini di vino passito, e la conversazione, sulle nostre vite, sull’evoluzione, sugli obblighi e le occasioni, i casi e le necessità, l’arte di donare e di ricevere, è scorsa via sempre più fluida.
Per qualche momento mi è venuto naturale prendere le sue mani nelle mie, e lei si è lasciata fare con abbandono.
.
.
“Ragazzi fra un po’ devo chiudere.”
“Certo, ora andiamo.”
Ho pagato il conto e ringraziato di cuore, porgendo la mano alla forte stretta dell’uomo.
Poi siamo usciti nella notte gelida e tersa di una Bologna antica e nuova, morta e viva come è nell’evoluzione di ciascuno di noi.
E Christine si è fatta accompagnare, a bordo della Cavallona, in un residence fuori porta, ti prego non mi chiedere di star fuori ancora mi ha detto, domattina devo prendere il treno molto presto.
“Lo so, ormai conosco le regole del gioco con te: attimi di rapimento, e poi salutarsi e sparire per un anno, o forse per sempre.”
“Che vuoi farci è la vita.”
“E noi l’amiamo, la vita, vero?, e la varietà delle situazioni.”
“Bien sûr, mon ami, certamente.”

“Ciao Christine, bonne année” ho ripetuto una volta giunti al suo residence.
E ci siamo baciati sulle guance, tre volte, come usa da loro.
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Per ascoltare la “Canzone di notte n.2” di Francesco Guccini, clicca qui.
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Immagine dal sito: tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g1842074-d3494633-i89199169-Antica_Trattoria_Moretto-Vignola_Province_of_Modena_Emilia_Romagna.html

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12 risposte a La sera del primo gennaio

  1. amanda ha detto:

    ‘sta benedetta Christine lancia sempre il sasso e immancabilmente nasconde la mano

    • Franz ha detto:

      Oh come sei tranchante, per dirla alla francese!
      In fondo ognuno ha il suo ruolo, e quello di Christine non è quello dell’amante, e neppure dell’amica, ma, direi, quello di una straordinaria catalizzatrice.

  2. Sari ha detto:

    Questo tuo racconto mi è piaciuto così tanto da segnalarlo nel mio blog. Vedo che l’hanno letto in tanti e ne sono lieta.
    In questo tuo brano hai saputo creare un’atmosfera che si trova solo in certi quadri felici e che una mia ospite ha chiamato “da film”. Io penso sia una perla, formata, strato su strato, dal tuo amore per la scrittura e la bellezza.
    Ciao.

    • Franz ha detto:

      E per me è una pietra preziosa questo tuo commento, e il regalo che hai voluto farmi offrendo il racconto alla platea delle tue e dei tuoi sensibili amici.
      Grazie di cuore!

  3. trudy1970 ha detto:

    Che bello, caro Franz che la tua giornata di riposo come hai accennato nell’altro post abbia regalato a noi tuoi lettori un’altra magica pagina uscita dalle dita e dai tasti del tuo pc. Si perché Christine ha fatto capolino “ti ha fatto cù cù” dietro ad una pagina vuota della tua della tua fantasia. Hai accolto l’invito ed eccovi qua, tutti e due, a farci sentire i vostri dialoghi, nell’atmosfera attonita di una serale, neppure troppo fredda Bologna, post bagordi silvestriani, di una città silente ancora sbrucciacchiata e fumante dai fuochi e dai petardi della notte precedente.Avete trovato un’osteria che vi ha accolto, davanti a un piatto fumante di pasta, vi siete scaldati, vi siete raccontati, confidati un sacco di cose di un 2014 appena finito, Non te l’aspettavi vero caro Franz?? Che anche per Christine, gli anni passano, che dietro la sua “sana pazzia” fatta di colori, bizzarrie vestiti scarpe e cuffie strane da francese o anglosassone menefreghista lei sia così cambiata??, Sarai rimasto meravigliato come lei, pur continuando ad avere l’entusiasmo come una bimbetta frizzante, di scoprire quello che la vita le riserva ogni ora, abbia imparato a camminare, invece che correre sempre, a fermarsi su se stessa, ad apprezzare, ad assaporare tutte le sfumature anche le più nascoste, anche quelle nell’ombra che l’istinto dell’irrazionale ti nasconde, Proprio come la mattina dell’uno gennaio, dove col gruppo podistico di cui faccio parte, ho fatto quel giro meraviglioso su per San Luca e Casaglia, e lo stesso giro l’ho fatto due volte: la prima volta da sola perchè era presto, ma la seconda volta l’ho ripetuto col gruppo, quando il sole era già alto, il cielo di un azzurro terso e unico ed offriva colori, calore ed allegria, con risate tra noi del gruppetto, a quel paesaggio fiabesco e surreale della neve che copriva i boschi da una parte e dall’altra della strada. Tornando a noi: questa volta Christine, così controcorrente anticonformista come te, … ha sempre poco tempo, perché va di fretta….., la vita scorre, non torna indietro e non si volta a guardare quello che hai tralasciato, ……e deve correre pure lei….abituata a fermarsi con le persone e le situazioni lo stretto necessario, ha sempre un treno, che l’attende,…. in qualche stazione …..abita lontano. Ed anche questa volta ha un treno da prendere l’indomani…., E questo inizio 2015 l’hai iniziato ottimamente, caro Franz, perché Christine ti ha dedicato molto tempo, si è trattenuta più del solito (quasi una notte intera) a raccogliere le tue confidenze, i tuoi pensieri…la tua anima. Ciao caro Franz di nuovo abbraccione e bacione di buon 2015. ….mi raccomando continua a deliziarci dei tuoi racconti.
    ,,,,A proposito sono già “in ansia” per l’undicesimo canto della Cavalloide ristabilita??
    Non farmi aspettare troppo!!
    😉 🙂

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Trudy, del tuo contributo così ricco e vivo.
      Riprendendo la mia risposta al tuo commento nel post precedente, mi riempie di grande e piacevole sorpresa vedere come il personaggio di Christine davvero sembri ormai vivere di vita propria, nella fantasia tua e di chi, come te, ne sente raccontare, e pur solo una volta all’anno: addirittura, quando parli di lei, mi sembra che aggiungi al suo ritratto qualche sfumatura che sfuggiva anche a me…
      Certo, ho cominciato davvero bene questo anno nuovo, sia grazie alla compagnia virtuale e coinvolgente di Christine, sia soprattutto grazie all’affetto e alla stima delle amiche e amici che mi seguono.
      Abbraccione e bacione augurali ricambiati, e a rileggerci (spero presto) con il nuovo canto cavalloide!

  4. lucarinaldoni ha detto:

    Che Bologna sia città di grande sensualità che favorisce e amplifica gli incontri lo sapevo di mio. Anche gli incontri più improbabili, anzi guarda, più sono improbabili e più vengono amplificati fino a splendere di una loro strana insospettata legittimità.
    Anche senza consumazione, eccetto quella gastronomica.

    Questo sarà il racconto di punta di un possibile “Posto di guida 2.0”, I suppose.

    • Franz ha detto:

      Certo, la scenografia ha il suo bell’impatto su qualsiasi evento che coinvolga anime ed esseri pensanti, e quella della città dove sono nato, cresciuto e dove lavoro quotidianamente svolge egregiamente le sue funzioni.
      Quanto a una nuova raccolta di storie tratte dal blog, al momento l’ipotesi mi è molto lontana: l’esperienza della prima è stata importante e gratificante, sia pur con tutti i suoi limiti, ma l’idea di ripeterla non mi è di alcuno stimolo nuovo.

  5. lagiraffa ha detto:

    Anche Christine matura .. e tu ci regali sempre un ritratto magico e affascinante della tua città e del tempo che vola via senza fare sconti. Caro Franz, è sempre un piacere leggerti. Quegli spaghetti fumanti, poi, saranno forse un omaggio alla lontana terra d’origine? Chissà 🙂
    un abbraccio

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Giraffa, dei bellissimi complimenti, che so sinceri.
      Quanto alla bottarga di mùggine made in Sardinia, sicuramente la mia scelta sarà stata inconsciamente guidata da quella parte delle mie radici saldamente ancorate alla tua affascinante isola.
      Ciao, un abbraccio a te. 🙂

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