Feste di primavera e progetti di libertà

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Un seguito di giornate di una delle più spettacolari primavere che io ricordi, mi ha portato ormai a ridosso di un’altra di quelle ‘pietre miliari’ sul cammino annuale, di cui mi piace spesso parlare su queste pagine. Alludo alle due feste civili: 25 Aprile e Primo Maggio. Ed è l’occasione per fare un nuovo pieno di luce e di serenità profonda, sia con lo sguardo fisico sia con quello interiore.

La festa della Liberazione nazionale, quest’anno al settantennale, preceduta di qualche giorno (il 21 aprile), dalla ricorrenza della Liberazione di Bologna, ci ripropone ogni volta, insieme alle testimonianze dei ragazzi chiamati a un destino di eroismo troppo immenso e aspro e crudele per la loro età ed entusiasmo, anche le immagini in bianco e nero dell’arrivo degli alleati e delle strade piene di gente carica di una gioiosità che ha qualcosa, nello stesso tempo, di ingenuo, di sano, di vitale e soprattutto di primigenio. L’alba di una nuova civiltà, il germoglio di una nuova pianta, e non c’è bisogno, per una volta, di considerare come la corruzione delle coscienze, insieme all’avidità e arroganza della ricchezza e del potere, abbiano intaccato quella pianta, ormai diventata un vecchio albero in parte rinsecchito e corroso dalle muffe. Lasciamoci inondare, ancora una volta, dalla luce di quei lontani giorni, e di questa prorompente primavera.

E poi c’è il Primo Maggio; similmente, pensare alla degenerazione, di deriva liberista, che ha colpito il mondo del lavoro in questi ultimi anni, cancellando sfacciatamente e progressivamente le conquiste civili di oltre un secolo, toglierebbe la voglia di festeggiare. Ma allo stesso modo è bello prendersi una giornata di riposo, di sana e luminosa lentezza, e di quiete, rotta solo dalla musica dal vivo dei due concertoni: quello tradizionale di Roma che, pure in calo di significati, continua a portare sul palco alcuni cantanti e musicisti interessanti, ma soprattutto quello di Taranto, evento di tradizione molto più recente, ma anche molto più vivo e autentico, e in crescita anno dopo anno, anche grazie all’effetto trainante di quel generoso e geniale musicista/condottiero che in arte fa Caparezza.

Le due feste, grazie a un mese d’aprile tanto solare e fiorito, ne rappresentano quest’anno un culmine e una consacrazione; parimenti, la mia vita sta conoscendo un periodo sereno, nelle linee generali e anche in alcuni significativi dettagli. Come per esempio il traguardo dell’estinzione del mutuo per la casa, la cui rata mensile assorbiva quasi cinque giorni di lavoro. La Cavallona si è messa a far la brava e il suo motore canta così bene che mi è passata la voglia di pensionarla, e penso che la lascerò galoppare ancora a oltranza. Presa che ho la decisione, la frizione si è rotta, costringendomi a una spesa imprevista ben superiore alla prima rata del mutuo appena evitata, ironia della sorte. E comunque non mi ha fatto pentire della scelta.

Con la nuova disponibilità economica, ho pensato per prima cosa ad alleviare, in prospettiva, le condizioni di lavoro estive, che quando viene il caldo soffocante diventano molto dure. L’idea iniziale è stata quella di concedermi, alla bisogna, brevi fughe di un paio di giorni in qualche località di montagna nel vicino Appennino, oltre alle mie due singole settimane tradizionali di vacanza (Senigallia per il ‘Caterraduno’ fra giugno e luglio, e Dolomiti Bellunesi dopo Ferragosto). Poi, elaborando quell’idea, è tornato a galla un mio vecchio progetto, che è andato imponendosi con autentica passione, tanto che tendo a metterlo a punto nei dettagli come se fosse imminente. Non appena le previsioni meteorologiche saranno di tempo stabile (per almeno sei giorni) e temperature molto alte, alle prime luci dell’alba uscirò di casa con lo zaino in spalla e destinazione Firenze, tutta a piedi, raggiungendo dapprima in due tappe l’itinerario escursionistico della ‘Via degli Dei’ che parte da Bologna attraverso Sasso Marconi, Monzuno e Madonna dei Fornelli, dove appunto si concluderà il mio percorso di avvicinamento, e proseguendo poi, in altre tre tre tappe (con alloggio in piccoli albergi o campeggi), verso il Passo della Futa, il Mugello e Fiesole, prima di un’ultima tappa dedicata all’atterraggio sul capoluogo toscano, dove conto di passare una serata, e una notte in ostello. Ritorno in treno: trenta minuti di alta velocità a fronte di sei giorni di cammino…

La sensazione di libertà e di avventura che mi dà l’idea di chiudere la porta di casa e partire a piedi, senza dover rendere conto a nessuno, è inebriante. Ho cominciato a parlarne con gli amici più stretti. Uno di loro, che è in contatto con il soccorso alpino, mi ha messo in guardia contro il rischio di perdermi, offrendosi di comunicare al presidente il mio piano di spostamenti, data la frequenza di smarrimenti che appunto contraddistingue quel lungo percorso. L’avvertimento non mi ha scoraggiato, e mi ha portato piuttosto ad approfondire la documentazione. Ho ritrovato in casa una guida che lo descrive minuziosamente, praticamente passo passo. Poi, curiosando fra i molti siti che ne parlano, ho trovato addirittura un resoconto con le correzioni da apportare alla guida nei punti in cui si è rivelata imprecisa o superata. Credo a questo punto di aver esorcizzato abbastanza il rischio di perdermi.

Due sere fa, poi, ho raggiunto un altro gruppo di amici, per concedermi in loro compagnia un’oretta di pausa dal mio lavoro. Ho cercato di manifestare anche a loro il mio entusiasmo per l’idea che tanto mi appassiona. “Mah, così da solo? E se ti fai male? Mi raccomando resta sempre in contatto GPS…” Non c’è niente da fare, la dimestichezza con la solitudine spaventa chi non ne è provvisto, e sono i più. Oltre a quel senso di enorme libertà che dicevo, sono convinto che partire da solo mi darà una disponibilità all’incontro con persone e situazioni molto più ricco rispetto a quello che può avere un gruppo più o meno numeroso.

Anche se, per motivi di sicurezza (lasciando la casa sguarnita), non pubblicherò la data di partenza, non mancherò successivamente di lasciare i miei resoconti narrativi sul blog e fotografici su Facebook. Ma se ne parlerà fra un bel po’; ora è tempo di tornare con la mente a queste meravigliose feste di primavera.
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Immagine da: panorama.it/foto/25-aprile-1945-liberazione/

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