Dal Savena all’Arno – Primo capitolo

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Prologo e prima tappa

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Ripercorrere la Via degli Dei, cioè il cammino da Bologna a Firenze ‘per antichi sentieri’ (secondo la didascalia dell’originaria guida Tamari) è rimasta per me una di quelle idee dormienti, di un sonno profondo e molto silenzioso, per lunghi anni.
Dico ‘ripercorrere’ in quanto che, in epoca abbastanza lontana da aver dimenticato quasi tutto, già lo feci nella prima delle due edizioni allora proposte e guidate dal mio amico Roberto, tramite il gruppo escursionistico che entrambi frequentavamo. Si trattò di una versione concentrata in tre giorni, con l’ausilio di mezzi pubblici da Bologna a Madonna dei Fornelli e da Fiesole a Firenze.

Non so quando mi sia venuta l’idea di farne una mia speciale versione ‘casa – Firenze centro’ tutta a piedi, con un percorso di avvicinamento al tracciato ufficiale da qui dove abito, nei pressi della Borgatella di San Lazzaro.
Ricordo invece quando e perché quell’idea si è fatta progetto: poco prima di Pasqua decisi di regalarmi per l’estate una settimana di vacanza in più, rispetto alle due che ero solito concedermi, grazie alla maggiore disponibilità di tempo e denaro concessami dalla recente estinzione del mutuo per l’appartamento. Una settimana di fuga dal clima cittadino spesso insopportabile in luglio e agosto.
E così l’idea dormiente si è risvegliata di soprassalto, diventando passione progettuale, quella che ti porta a fare convulse ricerche in internet in piena notte e anche, proprio il giorno di Pasqua, un giro esplorativo in automobile per verificare (invano) l’esistenza di posti d’appoggio per la marcia di avvicinamento, in una delle varianti possibili, poi scartata.

Doveva essere un’esperienza solitaria, espressione innanzi tutto di libertà, come l’idea di uscire di casa con lo zaino in spalla, dopo averne deciso il momento quasi da un giorno all’altro, chiudere a chiave e andare. Poi, come spesso succede, sono sceso a qualche compromesso.
Il mio amico versiliano Massimo, con cui c’è una sintonia quasi perfetta su tante tematiche e abitudini di vita (soprattutto in campo etico-ecologico, per così dire), con molta delicatezza si è proposto di accompagnarmi in qualche tratto.
Durante la comune vacanza a Senigallia per il ‘Caterraduno’ abbiamo concordato di condividere la quarta e quinta tappa del mio progetto, e abbiamo anche prenotato gli alloggi per le due notti relative; e io ho anche completato l’opera con tutte le altre mie prenotazioni. Meglio essere vincolati al tragitto giornaliero piuttosto che rischiare di non trovare un tetto dopo molte ore di cammino.

E giunge finalmente l’ora-x, che sembrava di là da venire al tempo delle prime concitate fasi di progettazione.
Avevo a lungo fantasticato, mi ero visto in cammino sui larghi stradoni che percorro spesso, in automobile, per andare a comprare frutta e verdura biologica alla bottega di Agriverde, e immaginavo la scena alle prime luci del mattino, per sfruttare le ore meno torride della giornata.
Anche in questo caso la realtà è stata diversa, perché, senza alcuno sforzo, alle due e mezza di mercoledì 8 luglio mi sono alzato per completare i preparativi, e alle quattro in punto sono uscito di casa, sotto un cielo ancora notturno e la luna all’ultimo quarto.

A passo leggero e dinamico, nella notte estiva abbastanza fresca da non sudare. E nel silenzio, rotto da rari uccelli notturni e poi dal brontolio sommesso di una fabbrica insonne.
Non c’è, nella realtà del momento, quella magia e quell’incanto di cui si veste una situazione nella fantasia dell’attesa così come poi nel ricordo. Mentre cammino me ne rendo conto e non me ne sorprendo, piuttosto penso ad ascoltarmi: la mia andatura leggera, soddisfacente, e le sensazioni che mi procura lo zaino. Sono solo cinque chili, compresi gli scarponi che sono riuscito a farci stare dentro: ho ridotto al massimo il bagaglio, ma il senso che mi seghi le spalle mi porta a tenere le bretelle tese con le mani per attutire un po’ quel fastidio. Dovrò abituarmi, speriamo.
E poi quel lievissimo indolenzimento sotto il ginocchio destro, per ora non preoccupante, speriamo.

Mi fermo ripetutamente il tempo di qualche fotografia con la macchinetta digitale, cercando di evitare (senza troppo successo) che, col buio, vengano mosse.

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La frazione Pulce, e in breve tempo mi sono già mangiato tutto il tragitto fino a quel gioiellino di villaggio chiamato Farneto, mentre comincia ad albeggiare. Un cartello, sempre ignorato le rare volte in cui sfreccio di qui col taxi, indica l’ingresso alle omonime grotte, ingresso che tuttavia si nasconde alla vista.

Si prosegue in lieve salita verso Botteghino di Zocca, valicando il confine fra il mio comune e quello di Pianoro. Mi diverto a tagliare le curve, tanto non passa nessuno. E ho un sobbalzo di grande spavento quando un silenziosissimo ciclista, solitario come me, a cui stavo tagliando la strada, mi dice: “Attenzione!” senza malanimo.
Mi rendo conto che la prima tappa di avvicinamento, piuttosto breve, mi permetterà di arrivare a destinazione di primo mattino, e non mi dispiace, sia per motivi climatici che di strade sgombre.
Nello zaino ho anche il tablet, quello in dotazione per il taxi, utile per la preziosa connessione a internet (che il mio telefonino pre-bellico non sa neanche cosa sia). Mi fermerò due o tre volte, in questa prima tappa e anche nelle successive, per scattare un paio di ulteriori fotografie da accludere a un breve resoconto quotidiano destinato agli amici di Facebook.

A Botteghino mi aspetto di trovare sulla destra la via Donini indicatami da Google Map, e la realtà non mi tradisce: è la via che, come segnalano le indicazioni stradali, conduce a Pianoro, superando una piccola sommità che serve a saggiare il mio passo in salita.
Il panorama si estende, mentre sorge il sole.

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Dalla sommità della collina si domina la zona industriale di Pianoro e la valle del Savena, su cui si trova il mio traguardo odierno, cioè la frazione di Pianoro Vecchio (sì, proprio ‘Vecchio’ al maschile).
Una frana ha interrotto la via Leopardi, quella che avevo annotato da Google Map, e così mi tocca scendere verso il centro di Pianoro (quello ‘Nuovo’), perdendo un po’ di quota che dovrò poi recuperare in salita lungo la via Nazionale, cioè la statale Bologna-Firenze della Futa.
In questi vialetti alberati c’è una strana atmosfera quieta, quasi festiva.
Pianoro Vecchio comunque non è lontano, e non è neanche esteso: in breve tempo vedo e raggiungo l’insegna dell’albergo prenotato.

Sono le otto e un quarto.
Entro nel locale sotto l’insegna, mi dicono che l’entrata dell’hotel rimane nel cortile posteriore.
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Note di percorso:

dubito che la mia variante al percorso standard della Via degli Dei possa servire a qualcuno, comunque, nel caso, mi è stato suggerito (proprio all’immediata vigilia della partenza) di passare per Monte Calvo, salendo dalla via Bellaria di fronte al Circolo ARCI, per scendere poi verso Pianoro su sentiero segnato del CAI.
La mia opzione notturna mi ha fatto preferire il percorso descritto, su strada asfaltata.
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Attenzione: contestualmente alla pubblicazione di ogni capitolo, trasmetterò tutte le migliori immagini su Facebook, in sei appositi “album fotografici”, uno per giornata di viaggio.
Per accedere al primo album, clicca qui.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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