Dal Savena all’Arno – Ottavo capitolo

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Sesta tappa: un trampolino verde e l’atterraggio finale
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Poco dopo le sette sono già nella bella sala ristorante sulla veranda, nella zona in fondo, riservata ai clienti della pensione. Spero di aver anticipato abbastanza l’arrivo della coppia milanese: non ho voglia di socializzare, tanto meno con persone che sento lontane dal mio mondo.
Ordino, sempre allo stesso ‘pacato’ personaggio dell’accoglienza, una pastasciutta e il solito piatto di formaggi misti.
“Avete birre artigianali?”
“No, soltanto Moretti e Beck’s.”
“D’accordo, vada per la Moretti.”

Intorno alle sei Massimo mi ha mandato un messaggio dal treno, mi diceva che anche quell’ultima discesa gli era costata fatica.
Il piatto di formaggi (da dimenticare) mi arriva mentre sono intento a inviargli un ulteriore messaggio, in tono ironico, sull’eccellente birra Moretti che sto sorseggiando.
Mi risponde che, al tavolo della sua famosa pizzeria, è già arrivato del pane integrale fatto con pasta madre e una squisita birra artigianale, per la mia rovente invidia.
Di lì a poco, eccoli, arrivano anche i Milanesi, e il cameriere li fa accomodare proprio nel tavolino di fronte al mio, senza che loro mi abbiano scorto.
Faccio buon viso a cattivo gioco, rivolgendo una bonaria battuta su di loro al cameriere stesso; si voltano sorpresi e mi salutano con calore abbastanza autentico.
Mi chiedono a che ora sono arrivato; gli spiego della scorciatoia che abbiamo imboccato prima della Badia del Buon Sollazzo.
Poi vogliono sapere esattamente il nome della pizzeria fiorentina tanto decantata dal mio amico, per segnalarla al loro ‘coach’.

Poco prima che finisca la cena si rivolgono ancora a me, facendomi partecipe del consiglio che hanno ricevuto circa il tragitto finale, verso Firenze l’indomani: quello di percorrere la Vecchia Fiesolana, per evitare di essere arrotato da qualche automobile.
Chiedo loro se mi possono lasciare la cartina, il tempo di andare in camera per fotografarne la parte interessata.
Quando gliela riporto, grazie al cielo non si dimostrano propensi a trattenermi ancora in chiacchiere.

Torno a incontrarli la mattina seguente, quando scendo per colazione mentre loro l’hanno appena terminata.
E poi di nuovo, con sorpresa, più tardi, mentre ho già lo zaino sulle spalle e li vedo scendere.
“Credevo foste già a Fiesole!”
“Eh no” fa la signora, “siamo lenti nei preparativi”.
Mi avvio di buon passo, abbastanza sicuro di non incontrarli più, come in effetti avverrà.

La distanza stradale qui da Olmo a Firenze è di diciotto chilometri, cioè poco più di tre ore di marcia, ma il criterio della Via degli Dei non è certo quello di fare sempre il tragitto più breve; dunque, anziché scendere gradualmente verso la destinazione, bisogna prima conquistare un’ultima vetta, il Poggio Pratone.
Ne vale la pena: il percorso fra praterie e boschi è un finale assaggio, quasi già nostalgico, di una natura carezzevole di praterie e boschi, mentre la salita svela dall’alto, sempre più chiaramente, la città dei Guelfi e Ghibellini, come una bella signora che appare lontana e inaccessibile.

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La cima, a settecento metri di altezza, è adornata da una specie di spaventoso copricapo, un imponente ripetitore della Telecom.

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Al di là della sommità, una comoda strada sterrata, di collegamento con il ripetitore, fra alti tronchi frondosi conduce a un reticolo di strade, asfaltate e non, a volte mancanti delle indicazioni per puntare su Fiesole. Mi tocca chiedere indicazioni a un paio di ciclisti che ho ancora una volta la fortuna di incontrare.

Ed eccola, finalmente, la piccola città, che appare come tenacemente abbarbicata a un dirupo.
Ecco le sue prospettive scoscese, e il suo centro, con le sue vestigia di storia, moderna e più remota.

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Dall’alto di un balcone, patetiche insegne del partito berlusconiano in via di estinzione, proprio qui in terra di forte tradizione comunista, appaiono datate come quei residui motti fascisti, che talvolta capita ancora di leggere in campagna sui muri delle vecchie cascine.

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Entro nel primo bar dotato di un paio di tavolini.
“Buongiorno signora, ha qualcosa da mangiare di salato?”
“No, questa mattina non sono potuta andare al panificio, ho solo delle paste di pasticceria.”
“Bene, allora ne scelgo una, e una birretta. Posso sedermi al tavolino?”
“Finché vòle.”
Ha un certo che di quotidiano, quieto e gradevole, questa presenza, che mi dà conforto e silenziosa compagnia.
Mi siedo scavalcando il lungo guinzaglio a cui è lagato un mansueto cagnolino, a cui riservo una grattata sulla testa pelosa e polverosa, ricevendo in cambio un paio di leccate sul dorso della mano.
Estraggo la mia guida, su cui leggo che il sentiero escursionistico per raggiungere Firenze si diramava dalla strada prima di Fiesole. Poco male, non starò certo a tornare sui miei passi, ormai.
Cerco di studiare l’immagine della cartina dei Milanesi fotografata ieri, ma i dettagli non sono chiari.
Allora mi collego a internet e chiedo a Google Maps il percorso a piedi da qui a Firenze, mi faccio prestare una biro dalla signora e comincio a trascrivere su un foglietto la lunga lista delle indicazioni dettagliate.
Intanto è entrato un avventore, ha l’accento strano e appare molto indaffarato nei preparativi dell’imminente evento dell’estate fiesolana: sta per arrivare Dario Argento, a cui verrà consegnato un premio alla carriera.

Anche questa sosta, particolarmente rilassante, giunge al termine: zaino in spalla, pago il conto ed esco, nella tarda mattinata un po’ grigia e già afosa.
Con il foglietto dei compiti, come un bravo alunno, mi metto a seguire le indicazioni che ho annotato. Sono di un livello di dettaglio tale, da risultare quasi incomprensibili e farmi alla fine propendere per seguire la strada che ho imboccato, che dovrebbe trattarsi proprio della Vecchia Fiesolana suggeritami ieri sera.
La città di Firenze, che dall’alto del Poggio Pratone sembrava così lontana, ora appare sempre più a portata di gambe, ragione buona per aumentare l’andatura. Il traffico è abbastanza sopportabile.

Raggiungo la città, il punto d’arrivo della mia lunga traversata, in una periferia che si rivela lontanissima dal centro: la strada che sto percorrendo, che pure sembra importante, non è neppure elencata nella piantina turistica che ho con me.
Mi tocca chiedere a un passante, che deve riflettere un po’ prima di indicarmi la via più breve per Santa Maria Novella: è da quelle parti l’ostello che ho prenotato per concedermi una serata e una mezza giornata di finale vacanza fiorentina.
Afa, grigiore, agglomerati urbani sgradevoli, traffico convulso e chiassoso; il tragitto verso il centro sembra infinito. L’accoglienza riservatami dalla Signora Inaccessibile, che ho impiegato sei giorni di cammino per raggiungere da casa mia, è tutt’altro che cordiale.
Ho intenzione di fare una fotografia col tablet, una bella immagine che caratterizzi bene, anche per contrasto con le precedenti, il mio arrivo a Firenze, per il quotidiano aggiornamento su Facebook seguito da tante amiche e amici.
Alla fine, evitando nell’inquadratura un gruppo di belle ragazze nordeuropee, sedute sul prato nel giardino adiacente, immortalo un torrione della Fortezza da Basso, con il retroscena, in primo piano, di uno strano teatro di legno e, sul palco, il profilo di alcune figurine bidimensionali, sempre di legno.

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Di lì a poco raggiungo un’ala laterale della stazione di Santa Maria Novella, da cui posso accedere a un sottopassaggio che mi permette di oltrepassare i binari, per uscire nella via in direzione del mio ostello.
Suono al campanello per farmi aprire.
Incombente, sopra la porta d’entrata e una breve scaletta, c’è la vetrina del piccolo ufficio accoglienza, e una ragazza dall’accento straniero che mi riceve con un bellissimo sorriso.
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Note di percorso:

Come accennato, le indicazioni del CAI, abbastanza frequenti nel corso di questa tappa, si rivelano tuttavia scarse al termine della strada della Telecom di Poggio Pratone.
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Attenzione: per accedere al sesto ‘album fotografico’ in ambiente Facebook clicca qui.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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